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venerdì 22 novembre 2013

Italiani a Tolosa

Sito che offre informazioni per coloro che vogliono trasferirsi a Tolosa.

http://italiani.toulouse.free.fr/





Se avete bisogno di altre informazioni sulla questa magnifica città del Sud-Ovest della Francia potete contattarmi direttamente. I miei recapiti si trovano nella sezione contatti in alto nella barra delle pagine. 

L'importanza degli italiani all'estero

Prodi vince per un pelo: determinanti i voti degli italiani all'estero


Dopo un'interminabile giornata elettorale, segnata dalla continua altalena dei risultati e delle proiezioni, Romano Prodi, il lider della coalizione di centro-sinistra, ha annunciato all'una di notte (ora italiana) la vittoria nelle elezioni legislative. "Abbiamo voltato una pagina e dobbiamo lavorare per unificare il paese e per applicare il nostro programma" ha detto il professore davanti ai suoi sostenitori che erano rimasti per tutta la notte nella piazza Santi Apostoli a Roma aspettando i risultati finali. Non è ancora comparso in pubblico Silvio Berlusconi, il leader della Casa delle Libertà e attuale primo ministro, ma il suo portavoce Paolo Bonaiuti ha già contestato i risultati elettorali, reclamando una verifica dei conteggi.
Il conteggio definitivo dei voti per la Camera dei Deputati dà la vittoria all'Unione di centro-sinistra con una differenza di appena 25.224 voti, ma Romano Prodi e i suoi alleati possono beneficiare del premio di maggioranza che gli garantirà automaticamente 340 dei 630 deputati. Più complessa è la situazione al Senato, l'altro ramo del Parlamento italiano: qui la formazione comandata da Prodi ha ottenuto 158 seggi contro i 156 di Berlusconi, grazie ai voti degli italiani all'estero che sono stati determinanti per raggiungere la maggioranza al senato.
Per tutto il giorno l'Italia è rimasta col fiato sospeso seguendo lo scrutinio dei voti. Subito dopo la chiusura delle urne, alle 15 ora locale, l'istituto Nexus aveva annunciato una proiezione che dava a Prodi un vantaggio da 4 a 5 punti percentuali. Ma, via via che lo spoglio procedeva, la situazione si era equilibrata e poi addirittura invertita. Di conseguenza il centro-sinistra si era visto costretto a rimandare la festa prevista e lungamente attesa.
In ogni caso i dati finali riflettono la situazione di un Paese profondamente diviso, dopo varie settimane di campagna aspra e piena di insulti, caratterizzata in particolare dalla aggressività, dalle dichiarazioni polemiche e dai toni violenti del premier Berlusconi. A parte questo il compito di Romano Prodi non si presenta affatto facile, dal momento che la sua coalizione è fragile e in disaccordo su vari punti del programma e la situazione economica del Paese è catastrofica, con una crescita nulla e un deficit pubblico fuori controllo. (11/04/2006)

Articolo preso da: http://www.ponto.altervista.org/Noticias/Focus/elez_it.html


giovedì 3 ottobre 2013

Cambiamento blog viveretunisia

L'Attività del viveretunisia.blogspot.com come ben sapete si è interrotta il 26 luglio 2013. Le cause che hanno portato a questo evento sono molteplici. Una fra tutte la voglia di aumentare lo spettro di azione delle mie idee e riflessioni in un mondo sempre più globalizzato. Restare nei soli confini della Tunisia non dava modo al blog di incrementare le sue visite ormai stagnatesi intorno alle 600 al giorno e soprattutto riduceva di molto la mia ispirazione quotidiana. I cari lettori di quel blog trasformatisi in paoloiduce.blogspot.com non ne rimarranno delusi poiché la Tunisia sara spesso citata in quanto sempre nel mio cuore e nei miei pensieri.

Concludo mandando un caro saluto al vecchio preside della scuola italiana di Tunisi, il Dott. Emanuele Minardo, che finalmente ha deciso di ritrarsi in pensione, e alla nuova preside, sperando che possa gestire la scuola con equità ed autorevolezza.

Buona lettura

Paolo Lo Iudice

venerdì 26 luglio 2013

Tunisia: forte adesione a sciopero

(ANSA) - TUNISI, 26 LUG - L'adesione allo sciopero generale indetto oggi in Tunisia per protestare contro l'uccisione di Mohamed Brahmi ha ottenuto una fortissima adesione, soprattutto nel pubblico impiego. Tutti i piu' importanti negozi del centro di Tunisi non hanno aperto, come invece hanno fatto piccoli esercizi commerciali. Divisi, sullo sciopero, gli operatori del settore dei trasporti: quelli dei treni e dei bus si stanno astenendo dal lavoro, quelli della metropolitana di superficie e dei tassisti no.


Tunisia: Brahmi, killer è un salafita

(ANSA) - TUNISI, 26 LUG - A uccidere l'oppositore Mohamed Brahmi è stato un salafita, Boubaker El Hakim, che ha usato la stessa pistola utilizzata nell'omicidio di Chokri Belaid. Lo rivela il ministro dell'Interno tunisino, Lotfi Ben Jeddou, che ha anche reso noto il nome del presunto complice, Lotfi Ezzine, pure lui sospettato di essere legato alla frange più estremiste salafite. Il ministro ha poi aggiunto che ci sono gia' 14 indagati per l'agguato di ieri.



giovedì 25 luglio 2013

Divani come nuovi

Tunisia: ucciso membro opposizione

(ANSA) - TUNISI, 25 LUG - Mohamed Brahmi, membro dell'opposizione tunisina e' stato ucciso a colpi di arma da fuoco a Tunisi. Lo riferisce un emittente radiofonica locale.

Brahmi, ex segretario generale del Movimento del Popolo e deputato dell'Assemblea costituente tunisina e' stato assassinato questa mattina in un agguato nella sua abitazione dell'Ariana, nella zona nord della Grande Tunisi. Secondo le prime notizie, Brahmi e' stato falciato a colpi di arma da fuoco a Cite' Al Ghazela, raggiunto da 12 pallottole.





mercoledì 24 luglio 2013

100 followers!!!

Abbiamo raggiunto i 100 followers!!






Grazie a tutti i nostri lettori!!

Seconda rivoluzione?

di Giuliana Sgrena 

«Quanto sta accadendo in Egitto alimenta la nostre speranze e potrebbe avere una influenza sulla Tunisia, perché il nemico comune sono i Fratelli musulmani» «Quello che sta succedendo in Egitto alimenta le nostre speranze. Gli ultimi avvenimenti fanno parte di un processo rivoluzionario e potrebbero avere una influenza sulla Tunisia, perché egiziani e tunisini hanno di fronte lo stesso nemico: i Fratelli musulmani, sono una rete internazionale con ramificazioni ovunque, è lo stesso fascismo». È l'opinione di Basma Khalfaoui, avvocata e moglie di Chokri Balaid, il leader del Fronte popolare tunisino assassinato il 6 febbraio scorso. Abbiamo incontrato Basma a Milano, dove è stata invitata da Sel per partecipare alla sua Festa nazionale. Da sempre militante della sinistra e del movimento delle donne, dopo l'assassinio del marito, Basma Khalfaoui è diventata l'icona della Tunisia che si batte per l'affermazione dei valori della rivoluzione contro il progetto teocratico di Ennahdha, il partito islamista al potere.






continua su: Globalist



giovedì 18 luglio 2013

Costituzione tunisina, verso il traguardo

tunisia
E’ arrivata alla firma la quarta bozza della Costituzione tunisina, firmata il primo giugno scorso dal presidente dell’Assemblea Mustafa Ben Jafar. Ho avuto modo di leggere il prezioso lavoro di esegesi di Pietro Longo, ricercatore in Diritto Musulmano e dei Paesi Islamici all’Università di Napoli l’Orientale e Vice Presidente del Centro Italiano di Studi sull’Islam Politico pubblicato sul “Corriere di Tunisi”, unica testata in italiano di tutto il Maghreb. Conoscendo il rigore e la visione laicista del suo direttore, Silvia Finzi, intellettuale e docente, mi sento di utilizzarlo come fonte almeno per supposta onestà intellettuale. Le questioni critiche non sono ancora risolte e potrebbe confermarsi l’ipotesi di un referendum popolare. In ogni caso l’attenzione si concentra sui seguenti nodi, rispettivamente la natura dello Stato, il ruolo della religione, alcuni diritti legati alla libertà, cruciale in un paese che esce dalla dittatura e al dilemma istituzionale del presidenzialismo o parlamentarismo.
La via sembra quella di un semi-presidenzialismo sbilanciato a favore del Primo Ministro per temperare i rischi di qualsiasi personalismo, con decentramento amministrativo (comunità locale e regioni). Se l’opinione pubblica, soprattutto internazionale, punta il dito sul partito di maggioranza,EnnahDa, forte del 41% dei voti, vero è che il suo peso non è stato esclusivo. Lo stesso Iyadh ben Achour, uno dei massimi giuristi tunisini (del quale conosco e apprezzo alcune opere), ha recentemente espresso parole di apprezzamento in merito perché a suo parere il partito al governo ha compreso i vantaggi dell’edificare il nuovo Stato su basi civili piuttosto che religiose. Così ad esempio sulla questione femminile, è l’unico partito ad avere una sostanziale parità di deputate. Non esiste un riferimento alla menzione della shariʻa sebbene si chieda che il capo dello stato, uomo o donna che sia, venga scelto tra un tunisino di fede e pratica musulmana. Qualcosa di molto simile esiste comunque nella Costituzione della Norvegia e nessuno ha mai sollevato il problema.
Per cenni si può rilevare la posizione preminente della religione islamica rispetto alle altre religioni, pur rispettate; la sottolineatura dell’inviolabilità dei diritti della persona e della libertà sebbene sussistano spazi interpretativi relativamente ampi essendo la costituzione molto sintetica e anche il ruolo dello Stato- al quale è affidata la protezione della famiglia perno della società – non è definito nel dettaglio di tutte le funzioni. In fatto d diritti mi pare doveroso sottolineare il diritto al lavoro (dignità), citato per primo, quindi alla sanità e all’educazione (obbligatoria e a carico dello Stato fino al 16° anno); infine libertà di espressione risolta nel solo articolo 40. Un’attenzione specifica è dedicata ai diritti del fanciullo. Altro elemento da evidenziare la sottolineatura della divisione tra i tre poteri che regolano lo stato per non incorrere in pericolose e pregresse ‘contaminazioni’ con un focus sul potere giudiziario anche se i casi di eventuali rimozioni non sono definite appieno.
Ilaria Guidantoni 

Siria. Adolescenti tunisine e somale schiave del sesso per i ribelli.

i chiama Jihad ennikah, matrimonio con chi fa la guerra santa. Le vittime sono ragazzine tunisine o somale, costrette a diventare schiave del sesso per i miliziani siriani anti Assad.
Siria. Adolescenti schiave del sesso per i militari pro-AssadHanno quattordici anni o poco più. Vengono prelevate dalle zone più povere della Tunisia e dellaSomalia per essere trascinate in Siria, dove vengono consegnate ai militari ribelli. Da quel momento in poi il loro compito è soltanto uno: soddisfarli sessualmente.
Sono stupri in piena regola, giustificati da una pratica religiosa inventata da uno sceicco arabo, Mohammed al-Arifi, il quale ha istituito una  fatwa che chiarisce come i soldati possano "esercitare il loro diritto ai rapporti sessuali, cosa che rafforza il loro coraggio e accresce le loro capacità e la morale durante il combattimento". Il nome di questa "legge" è "jihad ennikah", ovvero "matrimonio con chi fa la guerra santa".
Un miliziano tunisino ha spiegato al quotidiano "Assarih" il metodo con cui le ragazzine vengono "reclutate". Ovviamente devono rispondere a rigidi requisiti, come essere praticanti indossatrici di velo integrale. Vengono portate via da casa con la promessa del paradiso e poi trasformate in schiave del sesso, costrette a sottostare alla libido dei soldati, consenzienti o meno. Una volta che i militari si stancano di loro, basta ripetere tre volte una stessa formula e sono ufficialmente ripudiate, così che i soldati possano trovarne altre. Spesso, da questi rapporti, nascono figli illegittimi che devono convivere con la macchia infame, discriminati per sempre.
Nonostante la diffusione del fenomeno, il Ministro per gli Affari Religiosi ha spiegato di non sapere nulla al riguardo della Jihad e di condannarla in ogni sua forma.

mercoledì 17 luglio 2013

Ripercussioni sull’economia italiana; Multinazionali … ecco chi dice addio all’Italia








E almeno altre sette si apprestano a farlo ento il 2014.
Pesano la , le e l’incertezza del diritto.
Anche per gli italiani.
Dall’ fuggono cervelli, e .
Venti grandi colossi internazionali hanno battuto la ritirata dai nostri confini negli ultimi due anni.
Altri sette potrebbero presto fare lo stesso.
 ha appena annunciato la messa in vendita di 870 pompe di benzina lungo tutta la penisola.
In questo caso non dovrebbero esserci particolari ripercussioni sull’ italiana o sui livelli occupazionali: l’asset (valutato 1,3 miliardi) fa gola a molti: dall’Api dei Brachetti Peretti, alla Erg dei Garrone fino alla Saras dei Moratti, ma anche a Esso, Tamoil, Rosfenet e persino a qualche fondo di private equity.
Ma il dato fa comunque riflettere. Anche perché Shell non è certo la prima multinazionale a lasciare la Penisola da quando ha avuto inizio l’ondata recessiva. E non sarà l’ultima. Molti altri gruppi, probabilmente a breve seguiranno questa stessa strada. Le ragioni del gruppo anglo-olandese vanno cercate, oltre che in motivazioni interne al colosso (il piano di dismissioni ammonta, complessivamente, a 10 miliardi di euro), anche nelle tasse decisamente elevate sulla benzina, nella forte contrazione dei consumi e del crollo del traffico a causa della crisi. Ma a spingere i giganti internazionali fuori dal territorio italiano sono anche le classiche “malattie” della Penisola a cui sono appese attività e : il cuneo fiscale che rende il lavoro eccessivamente oneroso, il deficit infrastrutturale, la burocrazia infinita e di fatto, l’incertezza legale costante, i tempi eccessivamente lunghi per ottenere i pagamenti per via giudiziale.
CHI HA GIA’ DATO L’ADDIO. Nel recente passato, ovvero negli ultimi cinque anni, hanno detto addio o arrivederci all’Italia tra gli altri: Alcoa (per l’Arabia Saudita), Dainese (per la Tunisia), Carrier (per la Romania), Rossignol (Romania), Sykes Italia (per la Romania), Yamaha (per la Spagna), Koia (per Dallas) e la Schneider Electric. Nokia Siemens ha poi chiuso il settore ricerca di Cinisello (per la Cina), Glaxo il centro di ricerca di Verona e, successivamente, anche la fabbrica di Baranzate; Electrolux ha dimezzato la propria presenza sul territorio; Motorola la ricerca di Torino, Astrazeneca il sito produttivo di Caponago; Sanofi Aventis la riceca; Pfizer il polo di ricerca oncologica di Nerviano (passato oggi sotto il Servizio sanitario regionale lombardo). Jakob Muller ha spostato tutto in Cina, Merck ha chiuso il centro di ricerca di Pomezia; la giapponese Agc flat glass l’impianto di Salerno; Kering (ex Ppr) la catena Fnac (il ramo d’azienda è stato rilevato da Dps Group, titolare del marchio Trony). E l’elenco potrebbe continuare ancora per molte righe. Ovviamente il rischio che, chi ha già preso parzialmente la via d’uscita dal Paese prosegua e completi il percorso è più che concreto.
E CHI SI APPRESTA A FARLO. E i prossimi nomi in lista si possono già segnalare.Bridgestone ha annunciato che vuole chiudere lo stabilimento di Bari entro la prima metà del 2014 lasciando a casa 950 lavoratori. La decisione, secondo quanto attestato dal colosso giapponese, è dovuta alla contrazione del mercato degli pneumatic in Europa dove a quanto pare resistono (anche se con qualche difficoltà) solo i produttori di pneumatici di alta gamma. Sempre nel settore delle quattro ruote, l’attenzione su quelle cehe sono le intenzioni di Fiat per il prossimo futuro è sempre altissima. Nonostate le continue rassicurazioni del Lingotto («non chiuderemo altri stabilimenti in Italia») da anni si teme il progressivo ritiro dai confini nazionali a favore dei Paesi low cost sul fronte produttivo e a favore degli Usa a livello direzionale e di ricerca.
Aptargroup, multinazionale Usa attiva nella produzione di erogatori per bevande e flaconi per profumeria, ha parlato della chiusura di uno dei due stabilimenti italiani. E proprio in questi giorni anche il colosso farmaceutico a stelle e strisce, Merck Sharp & Dohme, ha comunicato ai suoi dipendenti italiani che, a partire dal 1 gennaio 2015, chiuderà anche lo stabilimento di Pavia, l’ultimo baluardo produttivo rimasto nel Paese. Starebbe per chiudere i battenti anche Ceam (gruppo Utc-Otis), attiva nella produzione di ascensori e presente da oltre 60 anni nel nostro Paese. I vertici della multinazionale hanno deciso di spostare produzione e progettazione in Spagna, lasciando qui solo l’attività commerciale a causa della domanda modesta e del costo del lavoro elevato. Tnt a fine giugno ha anticipato anche la decisione di lasciare anche la sede di Avellino all’interno del piano di progressivo abbandono del territorio a favore di Paesi più vantaggiosi sul fronte dei costi. Infine, la multinazionale svedese Dometic, attiva nella produzione di prodotti per la refrigerazione e in particolare condizionatori per camper, ha annuncio la chiusura di tutte le sedi italiane eccetto una sede forlivese in seguito alla decisione di spostate tutta la produzione in Cina.
ANCHE LE AZIENDE LOCALI TRASLOCANO. Non sono solo le multinazionali a cercare fortuna altrove. Secondo l’ultima ricerca realizzata dall’Ufficio studi della CGIA di Mestre sono state oltre 27mila le aziende italiane che al 31 dicembre 2011 (ultimo dato disponibile) hanno trasferito all’estero in tutto o in parte la propria attività.
Di queste bene 2.562 sono andate in Francia dove viene apprezzata la certezza del diritto e la burocrazia ridotta ai minimi termini, seguita da Stati Uniti (2.408 aziende), Germania (2.099 imprese), Romania (1.992 unità produttive) e Spagna (1.925 aziende). Cina è al settimo posto con 1.103 imprese. fonte
Per non parlare poi dell’ultimo miracolo svizzero dove sono approdate dal Nord Italia molte attività imprenditoriali attirate dagli incentivi fiscali e dalla tassazione rasoterra.
ITALIA in VENDITA. Preoccupa poi la vendita di brand storici italiani agli stranieri, un processo in corso da anni ma, che negli ultimi giorni ha subito (con Loro Piana e Cova vendute a Lvmh e Pernigotti a un gruppo turco) una preoccupante accelerazione.
Al di là delle congetture legate alla difesa dell’italianità dei nostri marchi che nel mondo rappresentano l’eccellenza del made in Italy, il problema più concreto è presto detto: il rischio è lo svuotamento finanziario delle prede seguito dalla delocalizzazione della produzione e quindi dalla chiusura di stabilimenti e dalla perdita di . Un rischio concreto: di Fiorucci (acquisita nel 1990 dalla giapponese Edwin International) a Milano è rimasto solo il centro design.

martedì 16 luglio 2013

Lampedusa, immigrati sfilano nella via principale dell’isola per protesta Manifestazione degli immigrati a Lampedusa. Protestano contro le schedature con le impronte digitali

 Ospiti del centro d’accoglienza a Lampedusa, martedì mattina alcuni immigrati, circa una quarantina, di origini sub-sahariane, sono scesi in strada sfilando nella via principale della maggiore delle isole Pelagie, protestando, in modo non chiaro per chi era presente, tanto che si pensava all’inizio fosse contestazione legata al cibo. Invece il motivo dovrebbe essere per le impronte digitali. Presenti anche i carabinieri per la salvaguardia dell’ordine pubblico. Ma si sarebbe trattato di una protesta pacifica. Alcuni turisti si sono spaventati, pensano che potesse scatenarsi una rivolta che li avrebbe messi in pericolo. Altri sono rimasti ad osservare quanto stava accadendo. Non sono state diffuse notizie di tensioni o ferimenti durante il corteo di dimostranti

lunedì 15 luglio 2013

Bari - Controlli dei Carabinieri: 6 arresti Comando Provinciale di Bari

I Carabinieri della Compagnia di Bari Centro, supportati da militari del XI Btg "Puglia", hanno arrestato  sabato scorso un 19enne ed un 31enne, rispettivamente originari della Tunisia e del Gambia, e in un'altra circostanza un 31enne originario del Gambia, tutti ritenuti responsabili di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.
I militari, nel corso di uno servizio effettuato in Piazza Umberto, hanno sorpreso i primi due stranieri mentre cedevano una dose di marijuana ad un georgiano poi segnalato quale consumatore di droga alla competente Autorità. Gli extracomunitari, invece, immediatamente bloccati e sottoposti a controllo sono stati trovati in possesso di ulteriori 2 grammi della stessa sostanza e 20 euro in contanti. Tratti in arresto, su disposizione della Procura della Repubblica di Bari, sono stati associati presso la locale casa circondariale.

giovedì 11 luglio 2013

Tunisia: città fortificate e campi da golf

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Non solo la capitale attira l'attenzione. Dopo l'immancabile passeggiata nella Medina di Tunisi, patrimonio culturale dell'Unesco e la visita al Bardo, il museo più ricco al mondo di mosaici romani, si parte per la costa sud orientale.
Loggiati  moreschi, colori pastello, case a due piani, balconi in ferro battuto laccato di azzurro come le grate panciute alle finestre. Ulivi, palme, agavi, fichi d'India, bouganvillee di tutti i colori e profumi di menta e gelsomino.
Terra rossa, strade assolate e trafficate che all'improvviso si aprono sull'azzurro profondo del mare. Dove sono passati Fenici, Greci, Romani, Arabi e Normanni. Fino al protettorato francese di fine '800 che ha segnato la Tunisia con i grandi viali alberati e i palazzi liberty della capitale.


Scendendo a sud, si scopre il grande golfo di Hammamet., con le città di Sousse, Monastir  e Mahdia.Qui si dispongono le migliori strutture turistiche, villaggi, hotel cinque stelle ricchi di ogni comfort, tutte le attrezzature sportive, spiagge perfettamente curate, una vegetazione rigogliosa. Fiore all'occhiello sono i campi da golf sul mare, che si sviluppano ondulati di fronte al blu. In cielo  enormi colorati parapendii, sui prati eleganti giocatori con le sacche da golf e le macchinine per spostarsi. Il primo e più importante campo da golf di tutta la Tunisia è El Kantaoui Golf Course, a pochi chilometri da Sousse, inserito nella zona turistica di El Kantaoui, realizzata negli anni '70.

La zona si sviluppa intorno al porto turistico più ampio e attrezzato della Tunisia, che raccoglie imbarcazioni da tutto il mondo, definito un porto giardino per la ricchezza della sua splendida vegetazione, che lo rende una delle località balneari più piacevoli del Mediterraneo. El Kantaoui Golf Course, disegnato dall'architetto Ronald Fream su più di 130 ettari, disposti tra il mare e le colline, offre un paesaggio affascinante su due campi da 18 buche l'uno. Protagonista di gare internazionali, è stato classificato da Mena Travel Awards come miglior percorso da golf del Medio Oriente e dell'Africa del Nord.

Un'altra splendida struttura per giocare a golf è Palm Links Golf Course a Monastir, disteso su un terreno naturale di dune e di palmeti. Il percorso comprende anche tre buche a bordo del mare. Il Golf Course é completato da una Accademia di golf  con numerose facilitazioni per sviluppare la conoscenza e la preparazione a questo sport anche per i più piccoli talenti. A parte la piacevolezza della costa, non si può andare in vacanza in Tunisia e ignorare le città intorno alle quali sono sorte tutte le strutture turistiche.

Sousse, Monastir, Mahdia hanno un passato nobile e glorioso, come dimostrano i monasteri fortificati, le porte imponenti in pietra, le mura di cinta enormi, le altissime torri di guardia. Una tipica struttura che si ritrova sia a Sousse che a Monastir è il Ribat. Monastero/fortezza abitato da "monaci" guerrieri, il Ribat presenta di solito una possente struttura chiusa da mura merlate molto spesse, cortili interni dove si affacciano su due piani le celle dei monaci e almeno un'alta torre di vedetta. I Ribat erano costruiti non solo a scopi difensivi, contro i continui attacchi di nemici provenienti dal mare, ma anche per scambiare, attraverso le torri di guardia, messaggi e informazioni. Il Ribat di Monastir, affacciato sul mare, é il più bello di tutta la Tunisia. Costruito negli ultimi anni dell'VIII° secolo per difendere la costa, si presenta come un quadrilatero di mura color ocra munite di possenti bastioni e dominate dal nador, la torre cilindrica di vedetta.

Intorno a questi enormi monasteri/fortezze, si sviluppa il centro storico delle città con la piazza animata, il suk con il mercato coperto, le bancarelle, le distese di ceramiche colorate al sole, minareti e moschee. In cima alle torri di guardia del Ribat, dove si sale facendo un centinaio di gradini, si domina uno spettacolo immenso. Anche perché queste sono città di mare e quindi il panorama spazia dalla fitta rete di stradine, le case bianchissime, le tende del mercato, gli uliveti lontani, immersi nella terra rossa, fino al mare blu, dove volano gabbiani e aquiloni.
Mahdia, invece, ha una struttura diversa che giustifica la sua fortuna nella storia della Tunisia.Arroccata su un promontorio che si distende sul mare, questa cittadina  fu la prima capitale dei Califfi Fatimidi  nel X° secolo. L'accesso al promontorio, considerato inespugnabile e tutto fortificato, è costituito dall'imponente porta Skiffa el Kahla,  "il portale oscuro", spessa oltre 10 metri, che il venerdì, giorno di mercato, si trasforma in una vera caverna di Ali Babà, degna delle Mille e Una notte. Dalla porta si accede alla medina con tutte le strutture tipiche, la moschea, il palazzo del Califfo, le botteghe artigianali. Mahdia è sempre stata una cittadina famosa per l'artigianato dei tessuti e dei gioielli, in particolare per gli abiti nuziali tradizionali, che solo le donne vendono all'interno del mercato del venerdì: sete vivacissime intrecciate a fili d'oro come nelle filigrane dei gioielli e tessute con simboli antichissimi della tradizione, anche della cultura ebraica, poiché l'attività della tessitura fu portata qui dagli immigrati ebrei provenienti dalla Libia.
di Franca D. Scotti

mercoledì 10 luglio 2013

Dalla Tunisia alla Somalia, nascono i primi figli della “jihad del sesso”

Inviate in Siria dalle organizzazioni islamiche con il pretesto del “matrimonio temporaneo”, molte giovani tornano in patria con figli che non conosceranno mai i padri e che saranno considerati illegittimi

Sono tornate a casa per dare alla luce i loro bambini: non sono madri qualunque, non sono donne che forse con la maternità si sentono complete. Sono le ragazze tunisine, partite da mesi verso la Siria, con il solo scopo di regalare ai guerriglieri anti-Assad qualche istante di intimità. Incontri fugaci, spesso in case a poche decine di metri dalla linea del fuoco, che per molte di loro si sono tradotte in una gravidanza, foriera di un dramma che le marchierà a vita, così come toccherà ai loro figli. 

Si chiama jihad al nikah, formula abbastanza bizzarra per definire queste unioni che durano lo spazio di un atto sessuale, che per queste ragazze si è ripetuto per chissà quante volte e che hanno affrontato convinte che a questo le ha chiamate la loro religione, la loro adesione ad una «guerra santa». Un concetto lontano per le ragazze tunisine che di guerre non ne hanno mai vissuto o di cui mai sono state testimoni. I loro figli, non solo nati al di fuori del matrimonio (cosa di per sé gravissima nell’islam), ma di cui non si conosce il padre, sono destinati ad essere, come si dice in Tunisia, solo delle «x», senza un padre, senza un cognome, soprattutto senza una famiglia perché le loro madri vanno incontro al ripudio da parte dei genitori, dei fratelli, delle sorelle che, sebbene musulmani convinti e militanti, non potranno mai sopportare questa vergogna. 

La Stampa

Ramadan - Alcuni musulmani hanno iniziato ieri, altri oggi, altri ancora non prima di domani

Il complicato inizio del Ramadan
La sera di lunedì 8 luglio studiosi, religiosi e semplici fedeli musulmani di tutto il mondo hanno puntato i loro cannocchiali al cielo, o lo hanno semplicemente fissato intensamente dopo il tramonto, cercando di scorgere la luna nuova: la sua apparizione dà il via al Ramadan, il mese sacro dedicato al digiuno, dall’alba al tramonto, e alla preghiera. Il Ramadan – che in arabo significa “mese torrido” – è il nono mese del calendario lunare islamico, non ha una cadenza fissa e dura tra i 29 e 30 giorni. Stabilirne il primo giorno è piuttosto complicatoogni paese e ogni comunità segue le sue regole. Alcuni fedeli hanno deciso di affidarsi ai calcoli astronomici, per cui la luna nuova sarebbe spuntata nella sera di lunedì: hanno quindi iniziato il digiuno dall’alba di martedì. Così ha fatto per esempio il Fiqh Council of North America, il gruppo di studiosi islamici punto di riferimento dei fedeli che vivono in Canada e negli Stati Uniti.
Molti musulmani però preferiscono affidarsi alla tradizione e far iniziare il mese sacro con l’avvistamento vero e proprio della luna, notevolmente influenzato dalle condizioni atmosferiche. Per questo motivo nella maggior parte dei paesi arabi il Ramadan è iniziato oggi, mercoledì, dato che lunedì la luna non era stata avvistata. Così ha deciso per esempio il governo saudita basandosi sull’opinione delle autorità religiose del regno, condivisa dalle guide religiose nella maggioranza dei paesi arabi: Giordania, Kuwait, Qatar, Yemen, Oman, Egitto e Emirati Arabi Uniti (dove il Comitato di avvistamento della luna non aveva mai impiegato così tanto tempo per stabilire l’inizio del mese sacro).
In India invece a causa del cielo molto nuvoloso provocato dai monsoni «la luna non è stata avvistata» neanche martedì notte, come ha spiegato il Comitato di avvistamento della moschea Jama Masjid di Delhi, una delle più grandi del paese. Per questo motivo quasi certamente il digiuno inizierà non prima di giovedì.
Secondo i fedeli durante il Ramadan – parola che in arabo significa “il mese torrido” – Dio rivelò al profeta Maometto i versi del Corano. Durante questo periodo i musulmani devono dedicarsi alla purificazione, sia fisica che morale: la prima regola del Ramadan prevede che digiunino – non toccando né cibo né acqua – dall’alba al tramonto. Sono esentati dal divieto gli anziani, i malati, le donne in gravidanza, le persone in viaggio, i minori di undici anni e, più in generale, tutti quelli a cui il digiuno potrebbe comportare dei rischi di salute.
Durante il Ramadan i musulmani sono anche tenuti alla carità con i poveri e alla preghiera e, sempre dall’alba al tramonto, sono tenuti a evitare i rapporti sessuali, il fumo e, ovviamente, l’alcool, ma anche le cattive azioni, le menzogne, le calunnie e i litigi. In questo periodo molti musulmani si recano in pellegrinaggio alla Mecca, la città santa dell’Islam, rileggono il Corano interamente e si dedicano a maggiori attività di preghiera. Una volta tramontato il sole, familiari e amici si riuniscono insieme e dopo aver mangiato un dattero – come usava fare il profeta Maometto – iniziano a cenare: spesso si tratta di veri e propri banchetti in cui vengono servite grandi portate e un sacco di dolci, mentre le persone si scambiano regali. Il rispetto del Ramadan è uno dei cinque pilastri dell’Islam: chi contravviene volontariamente ad alcune delle sue regole ha l’obbligo di rimediare attraverso atti di carità verso i bisognosi, come offerte di cibo o di denaro, o attraverso il prolungamento dell’astinenza fino a un periodo di 60 giorni.

martedì 9 luglio 2013

Comunicato Farnesina 09/07/2013

Sicurezza

Tenuto conto dell’attuale situazione nell’area, con particolare riguardo agli eventi in corso in Egitto e in Libia, anche in Tunisia è raccomandabile un atteggiamento di rafforzata prudenza, sia negli spostamenti, sia nella frequentazione di luoghi di assembramento.

In vista dell’imminente inizio del mese di “Ramadan” (10 luglio 2013), é altresì consigliabile prestare attenzione al rispetto degli usi e costumi locali.

In considerazione di possibili manifestazioni, legate agli eventi che si stanno attualmente sviluppando in Egitto, è vivamente raccomandato di assumere ogni utile informazione sulla situazione di sicurezza nel Paese, seguendo anche i mezzi di informazione locali.
Nonostante il miglioramento del contesto generale di sicurezza nel Paese, grazie anche ad un maggiore spiegamento delle Forze dell’Ordine, non sono rari gli episodi di minaccia all’ordine pubblico ascrivibili, oltre che alla situazione socio-economica (manifestazioni anti-governative dovute alla diffusa disoccupazione e, in alcuni casi, a rivendicazioni di carattere salariale, con blocchi di strade, di attività commerciali ed industriali, danneggiamenti di uffici e trasporti pubblici, scuole, ospedali), anche a componenti di matrice religiosa ultraconservatrice (movimento salafita).

Tenuto conto della delicata fase politica attraversata dalla Tunisia, continua ad essere vivamente consigliato un atteggiamento di rafforzata prudenza, evitando, nel limite del possibile, i luoghi di assembramento e di elevare l’attenzione durante gli spostamenti, specie negli orari notturni in zone isolate. Tale raccomandazione va intesa sia nell’area della Grande Tunisi sia in altre località della Tunisia. Ad ogni modo, si invitano i connazionali, residenti e non, a tenersi costantemente informati attraverso i media locali ed internazionali sugli sviluppi della situazione in atto, segnalando la propria presenza alla Sede diplomatica italiana a Tunisi (ambitalia.tunisi@esteri.it). 

Si evidenzia che il Governo ha prorogato una volta ancora lo stato di emergenza sino al 2 ottobre 2013. Si tratta di un provvedimento che consente, in ogni momento, qualora le necessità di ordine pubblico lo richiedano, di decretare il coprifuoco sull’intero Paese o su determinate aree della Tunisia interessate da fenomeni violenti. Si segnala infine la persistenza delle difficoltà che continuano a registrarsi presso i valichi di frontiera terrestri tra Libia e Tunisia a causa delle improvvise chiusure disposte dalle Autorità libiche che, oramai da alcune settimane, causano disagi alla circolazione stradale nei due sensi.



Rolland Garros aviatore - 23 Sett 2013 - Celebrazione in Tunisia

Il 23 Settembre 2013 é il centenario della traversata del famoso pilota francese Rolland Garros che dalla Francia, via Genova, Corsica, Sardegna é arrivato – un po’ a corto di carburante – qui in Tunisia a Biserta.

La federazione aeronautica francese  organizza un grande raid ed un bell’evento mediatico anche qui in Tunisia.

Gli aerei dovrebbe atterrare su una pista provvisoria preparata in riva al mare a Biserta.

Leggi di Roland Garros cliccando su :




Il Grande Spettacolo dell'Acqua

dal 27 luglio al 25 agosto tutte le sere ore 21.30 - Lago San Pietro, Monteverde (Av)




C’è un luogo dell’anima, dove ogni sera si ripete la stessa magia, quella de Il Grande Spettacolo dell’Acqua®, il progetto di solidarietà della Fondazione Insieme per..., che nell'oasi naturalistica del Lago di San Pietro si traduce nella realtà di una messa in scena imponente: un intreccio di emozioni che cattura e incanta. Quando il sipario d’acqua si apre, il gioco delle luci, dei colori, delle fontane e gli archi musicali accompagnano gli attori, il corpo di ballo e le intense voci narranti di Elena Sofia Ricci e Leo Gullotta, in un viaggio emozionale dove al racconto si lega il sogno. 
Il testo è ispirato a Gerardo Maiella (1726-1755), il Santo del popolo, l’uomo che si rivela un outsider straordinario, che senza indugio ha messo la propria fede al servizio degli umili, degli ultimi. Attraverso i dialoghi è la vita di Gerardo a scandire i ritmi della narrazione, restituendoci una riflessione sull'essenza stessa dell’uomo.
Tutto cominciò qui. Da questa terra. Una terra di rocce aride e di campagne rigogliose, di acque sotterranee e di montagne imprevedibili, dove la luce stessa ha un colore di un altro colore. 

lunedì 8 luglio 2013

Sospeso il collegamento con Tunisi Il motivo: la sistemazione delle navi

La compagnia Grimaldi non effettuerà la linea per tre mesi. Chiesta soluzione alternativa.

È arrivata la conferma ufficiale, ma era già nell’aria da più di una settimana: dal
prossimo 18 luglio le navi del gruppo Grimaldi non effettueranno più la linea
Trapani-Tunisi e viceversa. Il collegamento sarà sospeso - si dice almeno per
ora - per circa tre mesi e la motivazione ufficiale sembra essere la sistemazione
della nave. È questo un altro colpo per l’economia precaria della provincia.
Le navi Grimaldi, in questi ultimi anni, avevano svolto un servizio prezioso alla
società, alla città e provincia di Trapani (ma anche dell’intera Isola), ai numerosi tunisini e a quei cittadini che usufruivano di questo servizio, turisti e operatori economici.

Se ci atteniamo alle cifre, notiamo che il flusso di passeggeri, merci e auto
è stato considerevole. Nel solo anno 2012 con un totale di 49 viaggi in andata e ritorno sono stati trasportati 14.523passeggeri (5.921 in arrivo e 8.602 in partenza).
Da notare anche che l’affluenza è stata tale e lo è tuttora, soprattutto nei mesi estivi e che ogni volta rimangono a terra dalle 10 alle 20 persone. Per il comparto merci sono state trasportate 13.442
tonnellate di prodotti (4.864 in arrivo e 8.578 in partenza), con 673 tir imbarcati (288 in arrivo e 385 in partenza). Per il settore autovetture sono state fatte salire 4.483 macchine (1.846 in arrivo e
2.637 in partenza), per un totale di metri lineari 5.678 (2.400 e 3.278).
Ci si chiede da più parti - associazioni e operatori turistici, economici e sociali - come mai questa sospensione avvenga nel periodo estivo, momento in cui il fabbisogno di un mezzo di trasporto è maggiore e non nella stagione invernale.

L’associazione «Italia-Tunisia» appena avuta la conferma della notizia si è messa immediatamente in contatto con la Compagnia Grimaldi per chiedere le motivazioni che l’hanno indotta a interrompere l’importante collegamento per l’intera provincia e non soltanto in un
periodo molto affollato e ha invitato la stessa a soprassedere alla sospensione,
rimandandola al periodo invernale. Inoltre è stato chiesto che venga trovata una
soluzione alternativa che riduca il disagio che la sospensione comporterà per gli utenti.



Attori arrestati dopo aggressione da parte salafiti durante performance che ricordava assassinio Belaid

TUNISI, 08 LUG - Diciannove attori di un collettivo tunisino sono stati aggrediti, da un gruppo di salafiti, mentre a Le Kef stavano rappresentando una piece che ricordava l'assassinio dell'esponente dell'opposizione Chokry Belaid. Ma, paradossalmente, la polizia li ha arrestati - non avviando invece alcuna azione nei confronti degli aggressori - con l'accusa di avere attentato alla bonta' dei costumi. Gli attori sono stati liberati ieri pomeriggio, ma oggi dovranno comparire davanti ad un magistrato per l'udienza di convalida.

Il collettivo si chiama Fenni raghma ânni e stava rappresentando ''Gatlouh'' (Loro l'hanno ucciso) ispirata all'omicidio di Belaid, assassinato in un agguato dai contorni ancora misteriosi il 6 febbraio scorso.

Il collettivo e' noto per la crudezza e la veridicita' con cui mette in scena le sue performance, spesso incentrate su eventi politici o sociali tunisini. (ANSAmed).

venerdì 5 luglio 2013

MADE in ITALY

Sarà il Medio Oriente il paracadute del 'Made in Italy', mortificato in patria dalla crisi. E' quello che indica uno studio presentato oggi a Roma durante il XII forum del Comitato Leonardo, il quale, ogni anno, scatta una fotografia dello stato di salute del Made in Italy, mettendo a confronto istituzioni, mondo del credito e imprenditori. La ricerca, realizzata dall'Agenzia Ice in collaborazione con Prometeia, ha un titolo eloquente: 'Oltre i BRICS, nuovi mercati per il Made in Italy'.

''In pochi anni - è stato spiegato durante la presentazione - i BRICS sono diventati player global. Finita la loro fase propulsiva, però, si rivelano anche mercati difficili, spesso affollati e con un'offerta locale sempre più agguerrita''. Da qui, la necessità di andare 'oltre i BRICS', cercando di individuare quali mercati mostrino maggiore potenziale e facilità di operare per le imprese italiane. In altre parole, gli analisti hanno operato una sorta di ricognizione geografico-economica orientata al domani, da cui si apprende che, tra i 25 mercati emergenti più appetibili per il nostre imprese, ben 8 sono rappresentati da Paesi nordafricani o mediorientali. Non solo: se si parla nello specifico di aziende che producono beni di consumo, allora Emirati Arabi, Arabia Saudita, Qatar e Marocco (insieme a Messico e Malesia) sono in particolare i più attrattivi.

I parametri presi in considerazione dai ricercatori ICE-Prometeia sono molteplici: stato di sviluppo, potenzialità dell'economia, dinamiche demografiche, Pil pro capite, ma anche livello di rischio, dazi e sistema distributivo.

Nello specifico, per quanto riguarda i beni di consumo, "la variabile considerata più rilevante è la soglia di reddito (stimata in 11.500 dollari pro capite a parità di potere d'acquisto)", vale a dire circa 9.000 euro. L'Arabia Saudita è in cima alla lista anche tra i Paesi con maggiore potenziale per gli investimenti italiani; rientrano in questa categoria pure Tunisia e Marocco. Se si parla invece di infrastrutture, "demografia e urbanizzazione guidano la crescita": e i mercati con maggiori potenzialità per l'Italia sono l'Egitto (dove si stimano oltre 80 miliardi di investimenti entro il 2020), la Nigeria e l'America Latina. "Per cogliere le opportunità presenti in questi Paesi - concludono i ricercatori - è necessario che le aziende italiane si concentrino sulle specificità merceologiche e settoriali dei singoli mercati". L'errore da non commettere, invece, è quello di "perdere la visione di sistema". Del resto, il successo del Made in Italy è "storicamente frutto di eccellenze diffuse", che hanno saputo sfruttare "il comune denominatore della qualità, con un forte effetto di traino anche per altri settori".

Rimanete sempre aggiornati!!