Translate

mercoledì 31 ottobre 2012

Partigiani Ennahdha bloccano scuole, uffici e negozi a Kerkennah ennesima prova forza partigiani governo

Decine di sostenitori di Ennahdha, partito egemone del governo tunisino, hanno fatto, questa mattina, irruzione nelle scuole e negli uffici pubblici di Kerkennah, facendo uscire dalle prime tutti gli alunni e costringendo alla chiusura delle seconde.

L'azione di forza e' venuta dopo che ieri, nella citta' del sud del Paese, si era svolta una manifestazione della societa' civile e dei partiti di opposizione contro l'insediamento dei nuovi vertici della delegazione municipale, per decisione del governo. Stamattina i 'nadaouhisti' sono scesi dapprima in strada, per protestare, rivolgendo poi la loro rabbia contro scuole e uffici pubblici (come le Poste). Stessa sorte per negozi e magazzini, costretti ad abbassare le saracinesche. 

(ANSAmed)

Attacco a caserma polizia: Due salafiti uccisi, uno e' il vice imam



TUNISI, 31 OTT - Due salafiti sono rimasti uccisi nell'attacco ad una caserma della polizia a Douar Hicher, in Tunisia, e degli scontri che sono seguiti. Uno dei morti e' il vice-imam della moschea Nour. Tre agenti della Guardia nazionale e della Polizia risultano gravemente feriti. I disordini sono cominciati quando i salafiti hanno tentato di liberare un confratello arrestato per avere ferito un ufficiale della Guardia nazionale. 

(ANSA)

Stampa: Uomini politici accusati di tentato golpe

Alcuni importanti uomini politici tunisini, tra i quali Beji Caid Essebsi, presidente del partito d'opposizione Nidaa Tounes ed ex primo ministro ad interim nel periodo post rivoluzione, sono sotto inchiesta con l'accusa di avere tentato di abbattere l'attuale governo. Lo riferisce il sito Business News, citando due fonti. L'inchiesta e' condotta da un giudice istruttore del tribunale di Tunisi.

Sempre secondo Business News, tra gli inquisiti ci sono anche l'ex Ministo delle Difesa e degli Esteri Kamel Morjane e due ex Ministri dell'Interno, Ahmed Friaa e Mohamed Jegham. Del presunto complotto avrebbero fatto parte anche due noti uomini d'affari tunisini, Kamel Letaef e Ne'ji Mhiri. Per alcuni degli indagati il giudice istruttore avrebbe emesso il divieto di espatrio.

L'indagine sarebbe stata avviata sulla base di una denuncia, presentata dall'avvocato Cherif Jebali, definito ''ex quadro del Ministero dell'Interno e vicino al potere'', rimasta per molti mesi all'esame del pubblico ministero e solo la scorsa settimana trasmessa al giudice istruttore.

Nonostante l'inchiesta sia ancora alle prime battute per quanto riguarda la fase istuttoria, alcuni avvocati molto conosciuti in Tunisia e ritenuti esponenti della parte laica del Paese si starebbero apprestando ad ufficializzare l'assunzione della difesa degli inquisiti. Tra essi gli avvocati Ahmed Ne'jib Chebbi, Bochra Bel Hadj Hmida, Mokhtar Trifi e Abdessattar Ben Moussa.

Alcuni osservatori ritengono che quanto sta accadendo rientri nella tensione che si e' determinata nella vita politica tunisina. 
(ANSAmed)

martedì 30 ottobre 2012

Spagna: Tunisia protagonista rassegna cinema arabo Catalogna Dal 7 all'11 novembre, anche Siria, Algeria, Palestina e Irak

MADRID, 30 OTT - La mostra del cinema arabo e mediterraneo della Catalogna, in programma dal 7 all'11 novembre alla Filmoteca di Catalogna, nel quartiere del Raval di Barcellona, proporra' un ciclo di otto produzioni, film e documentari, provenienti da Irak, Siria, Palestina, Algeria e Tunisia. Ne danno notizia fonti dell'Istituto europeo per il Mediterraneo (IEMed).

Organizzata dalla Ong 'Sodepau', la rassegna ha la Tunisia come paese invitato e sara' inaugurata dalla regista tunisina Sonia Chamki, con il film 'Dones militants', un ritratto delle candidate alle prime elezioni libere del Paese. Sempre dal paese magrebino provengono altre due proposte del ciclo: 'Croniche della rivoluzione', un documentario di Habib Mestiri sulla rivoluzione che guarda al futuro, una coproduzione franco-tunisina; e 'Vivere qui', del regista Mohamed Zran, che torna alla sua citta' natale di Zaszis, al sudest del Paese, per girare un affresco della Tunisi contemporanea. La rassegna propone, inoltre, come piatto forte il film, 'Il pentito', del regista Merzak Allouache.

(ANSAmed)

Da oggi rientro pellegrini, problemi per aerei

Il primo giorno di rientro dai Luoghi sacri degli oltre novemila pellegrini tunisini si annuncia all'insegna dell'incertezza per problemi legati ai voli dall'Arabia Saudita.

Tunisair, compagnia di bandiera tunisina, ha gia' annunciato che potrebbero esserci ritardi, anche consistenti, a causa della saturazione degli aeroporti sauditi e quindi delle ripercussioni sul rispetto degli orari.

La compagnia, per ridurre al minimo i disagi, ha anche provveduto a noleggiare un aereo, oltre ai tre Airbus 320 dedicati all'operazione rientro.


(ANSAmed)

Ricerca: da Napoli basi rete Euromed biotecnologie Agrofood




Puntiamo a costruire una rete dei distretti delle biotecnologie formato dai paesi europei che si affacciano sul Mediteraneo e dai paesi nordafricani e del Medio Oriente. Un'operazione difficile, ma su cui puntiamo molto''. Cosi' Luigi Iavarone, vicepresidente Vicario della Camera di Commercio di Napoli, ha aperto oggi la Euro-MED Conference on Biotechnology in Agrofood che si e' svolta a Napoli e ha visto la partecipazione degli esponenti del distretto delle biotecnologie CampaniaBioScience ed i rappresentanti di bioregions italiane (Sicilia, Sardegna, Lombardia) e dell'area Mediterranea.

La nascente rete Med dei centri di ricerca sulle biotecnologie in agrofood avra' come capofila il centro Bionegev, in Israele, e sara' incentrata sui temi dell` alimentazione e della ricerca applicata alle cure mediche. Temi su cui sono impegnti anche gli istituti stranieri coinvolti oggi nell'appuntamento napoletano, dal Cluster biotecnologico delle Baleari, in Spagna, all'Istituto Pasteur di Tunisi, fino centro agrobiotech del Negev, in Israele. ''In Campania - ha ricordato l'assessore regionale alla ricerca e all'universita' Guido Trombetti - ci sono sei distretti tecnologici di ricerca che comprendono anche il centro per le biotecnologie. Per loro ci sono finanziamenti per 400 milioni di euro e costituiscono quindi una grande occasione per la Campania, che puo' essere presente in maniera forte a livello internazionale''. Al centro la prospettiva di far incontrare ricerca e impresa, per attirare investimenti. Cosa riuscita al BioIB delle Isole Baleari, in Spagna, che ha attirato investitori dalla Svizzera e dalla Germania. ''Nel nostro distretto - spiega Pep Lluis Pons Hinojosa, del BioIb - operano 43 soggetti, tra aziende private e universita'. Negli ultimi mesi i fondi statali stanno diminuendo ma siamo comunque riusciti ad attirare investitori stranieri.

Per noi e' molto importante anche far parte di reti internazionali per scambiare conoscenze e mettere in luce i nostri studi''.

In particolare, nel campo, il BioIb si sta concentrando sull'estrazione di principi attivi dalle piante per scopo terapautico, una frontiera molto interessante per ''un arcipelago che si basa sul turismo - spiega Hinojosa- e che quindi ha poche porzioni di territorio da dedicare alle coltivazioni''. Un altro aspetto fondamentale della ricerca e' quello della sicurezza alimentare, su cui si lavora al Centro Pasteur di Tunisi, dove si tiene sotto controllo ''la qualita' di alcune specie che vivono nel Mediterraneo e che sono destinate al consumo umano'', spiega Hela Kallel, dell'istituto tunisino.

''Siamo impegnati - prosegue - a cercare ad esempio i livelli di alcune biotossine che possono essere contenute nelle cozze destinate poi all'esportazione verso i paesi dell'Unione Europea''. Ma i campi di ricerca sono molti a cominciare dai vaccini, fino agli studi epidemiologici sullo sviluppo di particolari tipi di virus. ''E' chiaro - conclude Kallel - che siamo molto interessati a rafforzare i legami con gli altri ricercatori del bacino del Mediterraneo, anche per migliorare l'attivita' di formazione che vede attualmente impegnati 200 giovani ricercatori tunisini presso il nostro istituto''. 
(ANSAmed).

Sharia su donne Egitto e Tunisia

La Sharia si sta abbattendo sulle donne egiziane e tunisine e l'Occidente stenta ad aprire gli occhi e a rendersene conto. I partiti musulmani saliti al potere in questi due Paesi stanno erodendo i diritti delle donne. E' questo, in sintesi, l'allarme lanciato oggi pomeriggio a Roma nel corso dell'incontro 'Le rivoluzioni nel Medio Oriente: quale futuro per le donne?", organizzato dall'Associazione Summit, presieduta dall'on. Fiamma Nirenstein, vicepresidente della Commissione Esteri della Camera.

Con la vittoria dei Fratelli musulmani e di Ennahda, la situazione femminile in Tunisia ed Egitto sta velocemente peggiorando. Diritti consolidati da oltre cinquant'anni (in Tunisia) e tutele difficilmente ottenute (in Egitto), rischiano infatti di venire spazzati via. ''Con gli estremisti moderati al potere, le cose non potranno che peggiorare'', ha sottolineato Valentina Colombo, docente di Geopolitica del mondo islamico presso 'Universita' Europea di Roma. ''Con la rivoluzione - ha ricordato - le donne tunisine hanno rischiato di ritrovarsi con un art.28 che da una situazione di uguaglianza con gli uomini le avrebbe portate a ritrovarsi in una situazione di complementarita' tra i due sessi''. Un pericolo poi rientrato, rammenta la studiosa, ma non bisogna certo abbassare la guardia.

''Il preambolo della Costituzione tunisina - rimarca - pur non parlando espressamente di Sharia, utilizza una formula molto chiara e pericolosa quando viene scritto che ''nulla deve contraddire i precetti eterni e fondanti dell'Islam''. In questo modo, conclude la ricercatrice, ''sappiamo che la donna varra' la meta' dell'uomo''. Altro Paese, stesso modo di giocare con le parole. L'Egitto delle prime elezioni libere dopo l'era Mubarak inganna gli elettori, sostiene la giovane egiziana, attivista per i diritti delle donne e blogger, Dalia Ziada. ''Durante la campagna elettorale i Fratelli musulmani sono stati estremamente abili. Sono riusciti ad ingannare i cittadini''. ''L'Islam siamo noi'', dicevano. ''Chi si oppone al governo è un nemico di Dio, non del governo''. Oggi, ricorda la direttrice dell'Ibn Khaldun Center for Development Studies, non bisogna abbassare la guardia. Bisogna lavorare per difendere i diritti delle donne e formare anche i giovani con l'aiuto dell'Occidente''. Quel che l'Occidente puo' fare concretamente per difendere le donne, ha detto l'on. Nirenstein, e' imporre a questi Paesi un 'condizionalismo'. ''Concedere loro i soldi soltanto se i diritti fondamentali saranno tutelati e inseriti nelle singole costituzioni''. Questo, ha concluso ''e' quello che possiamo fare davvero''. 

(ANSAmed)

El Aridha, denunceremo eletti transfughi

Rischia di finire in un'aula di giustizia la decisione di alcuni eletti di el Aridha nell'Assemblea costituente di abbandonare il partito per aderire ad altri. La decisione, riferisce il sito di radio Mosaique, e' stata presa dopo che, nei giorni scorsi, alcuni eletti hanno ufficializzato il loro passaggio dal gruppo di El Aridha (partito conservatore) a quelli di Nidaa Tounes o dell'Unione patriottica libera. Per el Aridha si e' davanti ad una compravendita del voto ed a un tradimento degli elettori. A dirimere la vicenda sara' chiamato il Tribunale amministrativo.





 (ANSAmed)

Hrw, arbitraria rimozione 72 magistrati

L'ong Human Rights Watch ha definito ''arbitraria ed ingiusta'' la revoca, decisa dal ministero della Giustizia tunisino, di 72 magistrati.

In un comunicato diramato questa mattina e di cui da' notizia il sito Tunisie Numerique, Hrw sostiene che la decisione e' ''pericolosa'' perche' conferma il ''sequestro'' del potere giudiziario da parte di quelle esecutivo. Per questo Human Rights Watch sollecita all'Assemblea Costituente l'adozione di un progetto di legge che faccia presiedere la promozione o la revoca di magistrati ad una commissione provvisoria composta da appartenenti al potere giudiziario.

Il ministro della Giustizia, Noureddine Bhiri, ha, sino ad oggi, revocato 82 magistrati accusandoli di essere implicati in fatti di corruzione.

 (ANSAmed).

Governo cede 49,96% Banca Tuniso-Qatariota

Lo Stato tunisino comincia a fare cassa, cedendo la sua partecipazione in importanti istituti di credito. Come e' il caso della Banca Tuniso-Qatariota, di cui, secondo quanto riferisce un comunicato, il Ministero delle Finanze tunisino ha annunciato l'intenzione di cedere il suo pacchetto d'azioni, pari al 49,96 per cento del totale. Il resto del capitale dell'istituto di credito e' in mano qatariota, piu' precisamente della Qatar National Bank.

Gli interlocutori potenziali dello Stato tunisino nell'operazione sono ''investitori strategici del settore'', di ''levatura internazionale'' e dotati dei mezzi necessari ''per contribuire al rafforzamento della redditivita' della banca e al consoidamento della sua posizione nel settore bancario tuisino''.

Il complesso procedimento per la cessione del pacchetto di minoranza delle azioni della Banca Tuniso-Qatariota si atricolera' in due fasi, come consuetudine quando si tratta di operazioni di questa importanza, portata e potenziale respiro internazionale.

La prima fase sara' quella della prequalifica (quando cioe' i potenziali acquirenti fanno una dichiarazione di interesse), mentre la seconda sara' riservata alla presentazione delle offerte (ovvero il controvalore per ciascuna azione, ma con una proposta complessiva) da parte di quei soggetti che avranno superato la prima selezione.

La scadenza della presentazione delle proposte e' stata fissata - per singoli soggetti o consorzi di investirori - per il 20 novembre.

La macchina burocratica della valutazione delle offerte e' stata gia' definita, tanto che la fase della preselezione sara' completata, secondo l'agenda redatta dal Ministero delle Finanze, ento il 29 novembre, quando il suo esito sara' reso pubblico. La Banca Tuniso-Qatariota (Tbq e' l'acronimo con cui e' conosciuta internazionalmente) e' stata costituita nel 1982.

Nel 2004 ha ottenuto - prima in Tunisia - l'autorizzazione a svolgere tutte le attivita' bancarie, in quanto istituto internazionale. Il suo capitale e' di sessanta milioni di dinari (circa trenta milioni di euro).

(ANSAmed)

Onu: Tunisia avanza candidatura consiglio sicurezza 2020-21


 La Tunisia ha ufficializzato la sua candidatura come uno dei dieci membri non permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per il biennio 2020-2012.

In base alla turnazione geografica, la Tunisia siede nel Consiglio di sicurezza ogni vent'anni. Dalla sua entrata all'Onu (12 novembre del 1956), la Tunisia ne ha fatto parte nei bienni 1959-1960, 1980-1981 e 2000-2001. 


(ANSAmed).

lunedì 29 ottobre 2012

Polpi Asia finti nostrani, maxi sequestro A Ravenna trovate 13 tonnellate, oltre 100 mila euro di valore

Tredici tonnellate di polpi, per un valore all'ingrosso di oltre 100 mila euro, sono state sequestrate dalla Capitaneria di Porto di Ravenna. Provenienti da paesi asiatici e dell'indo-pacifico, erano transitate da Tunisia e Marocco, fino ad essere introdotte sul mercato nazionale con una etichetta diversa da quella corretta.

Il pesce, che si trovava presso un centro di distribuzione all'ingrosso, era pronto a essere commercializzati presso ristoranti e vendite al dettaglio.

Vende alcol, mozzate dita A La Manouba. Ferito gravemente ufficiale polizia

Un commerciante di bevande alcoliche tunisino si è visto mozzare 4 dita di una mano da parte di un gruppo di salafiti a La Manouba. L'episodio sarebbe avvenuto nella notte tra sabato e domenica, nelle stesse circostanze poi culminate con l'aggressione di un ufficiale della Guardia nazionale, colpito alla testa forse con un coltello e tuttora in gravi condizioni. Lo riferisce il sito arabofono Assabah News

Ansa

Islam: pellegrini tunisini morti, polemiche su visti

La morte di otto tunisini durante il pellegrinaggio ai luoghi santi dell'Islam ha aperto una polemica sulle procedure di rilascio delle autorizzazioni all'Haji. I decessi, a quanto si e' appreso, sono tutti riconducibili a cause naturali, la cui "griglia" di requisiti richiesti per autorizzare il viaggio era tassativa sul fatto che gli aspiranti pellegrini dovessere avere condizioni di salute tali da consentire loro di affrontare le fatiche del pellegrinaggio senza timori.

Ali Ellefi, che segue i pellegrinaggi per conto del Ministero degli Affari religiosi, ha detto alla Tap che sarebbero 500 i tunisini che, sebbene in cattive condizioni di salute per gravi patologie, hanno comunque ricevuto l'autorizzazione al viaggio.

Cosi' come in altri Stati arabi, e' lo Stato tunisino a regolamentare i viaggi nei luoghi santi, anche in base alla contingentazione delle autorizzazioni fissata dalle autorita'dell'Arabia saudita.

(ANSAmed)

Salafiti troppo tollerati,protesta Guardia nazionale Dopo ferimento ufficiale, ancora grave in ospedale

Da oggi e per tre giorni gli uomini della Guardia nazionale tunisina porteranno, al braccio, un drappo rosso per protestare contro quella che ritengono l'eccessiva tolleranza che viene riservata ai salafiti, uno dei quali, nella notte tra sabato e domenica, ha ridotto in fin di vita un ufficiale. Il comandante Ben Slimane, capo della brigata di pubblica sicurezza di La Manouba, era intervenuto, a Douar Hicher, per sedare un litigio tra un gruppo di venditori di bevande e i salafiti che li stavano per aggredire. Secondo il sindacato di base della Guardia nazionale di La Manouba (che ha il pieno appoggio di quello nazionale), i salafiti non sono perseguiti nonostante il loro comportamento illegale e il ricorso all'uso di armi bianche e bottiglie incendiarie. I salafiti, dopo ogni loro azione, si rifugiano nelle moschee Ennour e El Khalil, all'interno delle quali le forze di polizia non entrano, cosa che gli agenti addebitano ai loro superiori.

(ANSAmed)

domenica 28 ottobre 2012

Donne e lavoro, Nord Africa e Medio Oriente in coda classifica Solo 22% con impiego o affari, anche se godono diritti economici


Protesta di donne tunisine
Le donne sono solo il 22% della popolazione occupata nell'area Mena (Medio Oriente e Nord Africa), e il 27% in media in Egitto, Giordania, Libia, Marocco e Tunisia. Le quote piu' basse a livello mondiale, dove il massimo impiego femminile si registra nell'area Estremo Oriente- Pacifico (il 70%) e dove l'area sub-sahariana presenta, grazie all'agricoltura, la stessa percentuale dell'Unione Europea (64%, contro il 46% dell'Italia). Parte da queste cifre - basate su dati di Ocse, Banca Mondiale, Unhcr e Ilo - uno studio sui Diritti economici della donna in Egitto, Giordania, Libia, Marocco e Tunisia che la consulente Ocse Serena Romano ha presentato a Roma, in occasione del soggiorno di sette imprenditrici libiche organizzato dalla associazione Pari o Dispare con il sostegno del Mae e dell'Eni.
Epppure, osserva la consulente parlando con ANSAmed, un aumento dell'occupazione e dell'imprenditorialita' femminile potrebbe far crescere in modo significativo il Pil dei Paesi meno sviluppati. Lo ha rilevato solo pochi giorni fa l'Economist, in un'interessante proiezione di quanto accadrebbe in Egitto se, entro il 2020, l'impiego delle donne (ora fermo al 24%) raggiungesse la stessa quota di quello dell'uomo: il Pil salirebbe del 34% - niente male per un'economia che ha risentito dei recenti rivolgimenti politici.

 I cinque Paesi presi in esame garantiscono alla donna, sul piano normativo, tutti i diritti economici: dalla possibilita' di avere un impiego, una proprieta' o l'accesso al credito a quella di avviare un' impresa. ''Il problema e' che - osserva Serena Romano - il diritto di firmare un contratto mal si concilia con l'obbligo di obbedire al marito''.

Insomma, quanto riconosciuto dalle leggi dello Stato rischia di cozzare contro il diritto consuetudinario o lo statuto della persona come definito dalla religione, in particolare la legge islamica. In base alla quale, per esempio, una donna eredita dai genitori la meta' del fratello, ha una potesta' molto limitata sui figli e, se sposata, in Egitto e in Giordania puo' avere un passaporto solo con l'accordo del marito.

E' con limiti come questi che si scontra la reale possibilita' per una donna di lavorare fuori casa o fare l'imprenditrice. Perche', osserva ancora la consulente, e' difficile avere un'azienda o un lavoro se non si puo' viaggiare, dare la cittadinanza e l'accesso ai servizi pubblici ai figli in caso di soggiorno all'estero, discutere di affari o lavorare in fabbrica se non si puo' uscire liberamente di casa o si deve rientrare prima di una certa ora. Diversa poi la situazione legislativa dei cinque Paesi su alcune questioni particolari come la parita' di retribuzione con l'uomo (non formalmente assicurata in Tunisia), la non discriminazione sessuale (non garantita in Egitto e Giordania), la difesa dalle molestie sessuali sul lavoro (effettiva solo in Marocco), la possibilita' di avviare iniziative giudiziarie (carente ancora in Egitto e Giordania).

Cortocircuiti e contraddizioni che si evidenziano anche in rapporto alla Cedaw, la Convenzione Onu per l'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne: ratificata da tutti i cinque Paesi in esame (come dall'Arabia Saudita, del resto) ma sempre con riserve (tranne nel caso del Marocco, ma solo dal 2011) legate alla statuto della persona e alla sharia. Insomma, sottolinea la studiosa, ''la legge consuetudinaria o la sharia spesso regolano le norme sullo statuto della persona, e possono cosi' avere un impatto decisivo sui loro diritti economici e la possibilita' di avere un'impresa o una carriera. Ma l'eguaglianza puo' solo essere una''. 
(ANSAmed).

venerdì 26 ottobre 2012

Tunisia, bilancio amaro a un anno dalle elezioni

Alla contrapposizione attuale si è giunti a causa della non volontà di dialogo, nonostante il recente tentativo dell'UGTT di creare un tavolo di conciliazione nazionale


Tunisi, 26 ottobre 2012, Nena News -23 ottobre 2011: la Tunisia andava al voto: per la prima volta, dall'indipendenza, il popolo esercitava liberamente la propria volontà attraverso le urne. Con grande gioia e con uno straordinario senso di disciplina, fieri della libertà riconquistata, i tunisini attesero per ore ai seggi in una bellissima e indimenticabile giornata di sole. Le foto di donne e uomini sorridenti che mettevano in bella mostra il loro dito tinto di inchiostro fecero il giro del mondo.

23 ottobre 2012: in una Tunisi blindata da polizia, invasa da figuri in passamontagna nero e fucile in mano e con truppe dell'esercito dislocate nei vari punti sensibili (ambasciate, ministeri e.supermercati), il governo provvisorio formato dalla coalizione fra il partito islamico Ennahdha e altri due partiti di centro-sinistra, il Congrés pour la République e Ettakatol, celebra un po' in sordina, suo malgrado, l'anniversario, di fronte alla seduta plenaria dell'Assemblea Nazionale Costituente.

Quest'ultima, lungi dall'aver terminato l'elaborazione della nuova costituzione, è assediata dall'esterno da due gruppi contrapposti di manifestanti (solo alcune centinaia, in verità): da un lato "la Ligue pour la protection de la révolution" (vicini a Ennahdha) e dall'altro membri di associazioni laiche e semplici cittadini della borghesia "illuminata". I primi, chiamati in piazza dal capo del partito islamico Rached Gannouchi, rivendicano la legalità dei loro comitati (che a ben guardare, non avrebbero più ragione di essere, essendo operative istituzioni elette democraticamente) e sostengono la legittimità del governo. Legittimità che invece viene contestata dal gruppo che fronteggia a colpi di insulti i partigiani del governo, in quanto tutti i partiti in lizza per le elezioni nel 2011 (ad esclusione del Congrés pour la République) avevano firmato un accordo per stabilire il limite di un anno per la redazione della Costituzione.

All'Avenue Bourghiba, cuore pulsante della capitale, nel frattempo gruppi di giovani tentavano di manifestare anch'essi contro l'inanità del governo e le sue promesse non mantenute. Ma stuoli di poliziotti sbarravano il passaggio a chiunque. Persino la gradinata del Teatro Municipale (uno dei simboli della rivoluzione) veniva sgomberata da agenti in borghese. Nessuna violenza, ma certamente una rivisitazione in chiave nadhaoui dei metodi di Ben Alì. Da tempo, specialmente nei social networks, giravano appelli apocalittici per il 23 ottobre che, nelle intenzioni di alcuni, doveva essere la giornata del grande "Dègage" al governo. Sembrava che masse di oppositori dovessero dare l'assalto alla Kasbah e farla finita una volta per sempre con un governo che per la verità era già alquanto discreditato. Nessuno però era in grado di proporre un'alternativa costruttiva e credibile. Da parte sua, Ennahdha incitava i suoi a difendere la rivoluzione (a cui non ha contribuito) dai suoi "nemici" e il sempre famigerato Ministero degli Interni predisponeva un imponente e funzionale apparato securitario.

L'opposizione istituzionale e il nuovo partito Nidaa Tounes((d'ispirazione neo-bourghibista e liberista, fondato qualche mese fa dall'ex primo ministro Beji Caid Essebsi) hanno preferito sfilare il giorno prima per timore di scontri violenti. Lo hanno fatto anche per protestare contro la violenza politica che per la prima volta ha fatto un morto nella città di Tataouine: Il coordinatore regionale del partito Nidaa Tounes Lotfi Naguedh, ucciso durante gli scontri con membri della Ligue pour la protection de la révolution. Anche il Fronte popolare (nato recentissimamente dall'alleanza fra partiti della sinistra marxista e nazionalisti arabi) ha sfilato, ma con una manifestazione separata. 

A questa drammatica contrapposizione di posizioni, si è giunti a causa della non volontà di dialogo fra le due parti, nonostante il recente tentativo da parte dello storico sindacato dell'UGTT di porre intorno ad un tavolo i tutti i partiti per cercare di trovar un consenso per proseguire la transizione nella fase post 23 ottobre. Tentativo fallito per ripicche e dispetti reciproci delle parti in causa, ma soprattutto perché non ha coinvolto i veri protagonisti delle rivendicazioni sociali ed economiche del paese.

E a ciò si aggiunga il fatto che , nonostante la tanto sbandierata "democraticità" del partito Ennahdha, quest'ultimo non abbia rinunciato a tentare di iscrivere nella costituzione la Chaaria, a ridimensionare il ruolo della donna nella società, a controllare i media, ad utilizzare l'indubbia sensibilità religiosa della popolazione contro i cosiddetti "miscredenti", mantenendo rapporti più che ambigui con le frange salafite violente E i partiti non confessionali dell'alleanza governativa, il CPR e Ettakatol che dovevano rappresentare l'argine alle pretese egemoniche di Ennahdha, non si sono in alcun modo dimostrati all'altezza del compito, appiattendosi completamente sulle posizioni del partito islamico, per banale attaccamento al potere. Ennahdha ha giocato però in modo intelligente con le opposizioni, facendole cadere nella trappola del discorso identitario e religioso. 

Da oltre un anno infatti il dibattito politico, all'interno e all'esterno della Tunisia, si è ormai cristallizzato in maniera preponderante sugli attentati al sacro e sull'identità arabo-musulmana del popolo tunisino, sviando totalmente l'attenzione dai problemi reali del paese. Una grande responsabilità di ciò ricade anche sui partiti dell'opposizione che, anch'essi staccati dai bisogni dei diseredati e delle fasce emarginate del popolo, sono caduti nel facile tranello di Ennahdha, estremizzando una situazione che poteva più saggiamente trovare un equilibrio. Partiti anche di sinistra che avrebbero facilmente trovato ben altri argomenti per portare avanti battaglie più utili per il paese perché è indubbio che l'attuale governo non ha neppure cominciato ad affrontare la situazione economica gravissima caratterizzata da una inflazione al 5,6% e da una crescita negativa. Il programma economico di Ennahdha, redatto da 140 esperti, ha apportato soltanto lievi cambiamenti rispetto a quello presentato dal governo di Caid Essesbsi, eredità a sua volta dei progetti di Ben Alì. Ed ha lasciato intatte le disparità fra le regioni ricche della fascia costiera e quelle povere dell'interno e di parte del Sud.

Perché non portare alla ribalta queste problematiche, ponendosi a fianco delle lotte che ormai da mesi sono riprese a Sidi Bouzid, a Gafsa, a Gabes? Vi è tutta una parte della popolazione che sta lottando senza l'appoggio di nessun partito contro la disoccupazione dei giovani, contro i concorsi per l'accesso ai posti di lavoro nell'azienda statale mineraria, truccati come sotto Ben Alì, con sit in e scioperi della fame a cui il governo sa solo rispondere con la repressione e l'arresto dei manifestanti, definendo "immorali" le rivolte. Vi sono i giovani feriti durante la rivoluzione che, abbandonati a se stessi, spesso vedono aggravarsi le loro condizioni e di cui nessuno vuole più parlare, media e partiti dell'opposizione compresi. Eppure mettersi dalla loro parte, difenderne il diritto alla salute, il loro diritto ad una giustizia indipendente che avvii processi equi che condannino i colpevoli della repressione, dovrebbe essere la cosa più naturale per una opposizione degna di questo nome. 

Opposizione che appare dunque del tutto dedita a perpetuare lo scontro frontale con il governo in maniera ottusa, priva di un linguaggio che la metta in grado di comunicare con le classi popolari, e anche di memoria storica , dato che è arrivata a raccogliere firme per lo scioglimento del partito Ennahdha (do you remember Algeria?), invece di porsi come credibile alternativa a fianco delle lotte e delle rivendicazioni popolari. Che continuano in tutto il paese, a dispetto del silenzio stampa che le circonda, portate avanti da chi è già sceso in piazza contro la dittatura dell'RCD e che ancora ad oggi non ha rappresentanza all'interno dell'Assemblea Costituente.

Tunisia: chiude industria tedesca a Gabes,non c'e' sicurezza

(ANSAmed) - TUNISI, 26 OTT - Il gruppo tedesco Weisskar ha deciso di chiudere (per almeno un anno) la sua fabbrica di Gabes perche' non ci sono le minime garanzie per la sicurezza. La decisione, destinata a dare un colpo duro all'economia della zona, e' stata gia' comunicata al Governatore di Gabes. La Weisskar, che opera nel settore del vetro, per l'avvio della fabbrica aveva recentemente investito 35 milioni di euro, dando lavoro a 300 persone. La decisione, ha detto la direzione generale della societa' al Governatore, ''e' irrevocabile'' ed e' dovuta ''all'assenza di sicurezza a Gabes'' ed al mancato avvio, per come richieste dal gruppo tedesco, di un servizio di navetta per i container verso il porto di Gabes, cosa che ''ha creato grande pregiudizio alle attivita'''. Appresa la notizia una quarantina di dipendenti, tra operai, impiegati e quadri, si sono riuniti per chiedere alle autorita' regionali di garantire i loto diritti. La Weisskar ha comunque assicurato che onorera' tutti gli impegni assunti.

Tunisia: governo cede a produttori e aumenta prezzo latte

(ANSAmed) - TUNISI, 26 OTT - Con una decisione che arriva nei giorni della piu' importante festivita' dell'islam, il governo tunisino ha deciso di aumentare il prezzo del latte, dopo le fortissime pressioni da mesi esercitate dalle organizzazioni dei produttori, che ritenevano ormai erosi i margini di redditivita' dall'attuale regime. Dal 4 novembre, quindi, il prezzo per litro di latte crescera' di 90 millimes, cioe' l'equivalente di cinque centesimi di euro. L'aumento, secondo Selon Moncef Ben Salem, ministro dell'Agricoltura, va incontro alle richieste dei produttori e comunque non penalizza i consumatori. Il Ministero dell'Agricoltura negli ultimi giorni ha deciso di importare cinque mlioni di litri di latte per regolare il mercato.


Tunisia: Bei, 200 milioni euro a sostegno sistema bancario

TUNISI, 26 OTT - Duecento milioni di euro saranno stanziati, dalla Banca europea degli investimenti, attraverso lo strumento finanziario Femip, a sostegno del sistema bancario tunisino. Femip e' il programma per la ''Facilitazione euromediterranea d'investimento e partenariato''. Ad annunciarlo e' stato il vicepresidente della Bei, Philippe de Fontaine Vive, secondo il quale ''se tutto andra' come previsto, una prima tranche di 100 milioni sara' sbloccata entro la fine del 2012 e io verro' nel prossimo dicembre per firmare i contratti di prestito''. Sara' la sesta linea di credito attivata dal Femip a favore della Tunisia, vista la forte domanda delle banche e delle socita' di leasing che vi operano. (ANSAmed)


Tunisia: prossima visita delegazione Consiglio d'Europa

STRASBURGO, 26 OTT - Si recheranno in Tunisia dal 29 al 30 ottobre Edmond Panariti, ministro degli esteri dell'Albania - paese che attualmente presiede il Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa - e Jean-Claude Mignon, presidente dell'Assemblea parlamentare dell'organizzazione paneuropea. I due incontreranno il Presidente, Moncef Marzouki, il presidente dell'assemblea costituente, il capo del governo, il ministro degi esteri, i leader dei partiti politici, e rappresentanti della societa' civile. Obbiettivo della visita e' esprimere un forte supporto politico per la cooperazione tra il Consiglio d'Europa e la Tunisia, cooperazione con cui dal 2011 l'organismo europeo sta promuovendo i diritti umani, la democrazia e lo stato di diritto nel paese del Nord Africa. Mignon rinnovera' inoltre l'invito all'assemblea costituente a richiedere lo status di partner per la democrazia presso l'assemnblea parlamentare del Consiglio d'Europa. (ANSAmed)


giovedì 25 ottobre 2012

Euromed: Commissione Ue, arrivano programmi per investimenti ISMED e ISMED Risk and Cost Sharing Toolkit per infrastrutture

Nuovi programmi in arrivo dalla Commissione europea per rilanciare gli investimenti privati nei Paesi partner vicini del Mediterraneo. Il primo programma a sostegno della regione e' l'ISMED (Investment Security in the Mediterranean Region), che sara' attuato insieme all'Ocse e potra' contare su 1,5 milioni di euro. ISMED si occupera' di condurre valutazioni sul livello della protezione degli investimenti fornito dalle autorita' locali, identifica le carenze e formula raccomandazioni per affrontarle.

Una parte dei 220 milioni di euro di sovvenzioni previste dal Neighbourhood Investment facility (Nif) fino alla fine del 2013 servira' a lanciare il kit sulla condivisione dei costi e del rischio (Risk and Cost Sharing Toolkit) di ISMED. Queste iniziative potrebbero portare almeno due miliardi di euro di risorse dalle istituzioni finanziarie europee in diversi progetti di infrastrutture nei paesi vicini dell'Ue. ''Questi strumenti innovativi - ha commentato il commisario Ue alla politica di vicinato, Stefan Fule - sono disegnati per aiutare i nostri paesi partner ad attirare in maniera piu' efficace investimenti necessari per il settore privato, destinati a grandi infrastrutture'', con un impatto positivo su ''crescita, posti di lavoro e vita quotidiana per le persone nella regione''.

 (ANSAmed)

Tunisia al bivio, intraprenda la strada dei diritti umani chiede Amnesty International

Ai progressi nel campo dei diritti umani seguiti alle dimissioni del presidente Zine El Abidine Ben Ali si contrappongono gli arretramenti fatti segnare dall'attuale governo, il cui impegno per le riforme appare dubbio. È questo il giudizio espresso da Amnesty International a un anno dall'elezione dell'Assemblea costituente nazionale tunisina.  

In un nuovo documento intitolato "Un passo avanti, due passi indietro?", l'organizzazione esamina la situazione dei diritti umani in Tunisia dall'ottobre 2011, evidenzia alcune tendenze preoccupanti e sottopone una serie di raccomandazioni. Nei mesi successivi all'uscita di scena di Ben Ali, il governo ad interim aveva fatto importanti passi avanti sulla strada delle riforme, tra cui la ratifica di alcuni fondamentali trattati internazionali sui diritti umani. Le autorità avevano inoltre ordinato il rilascio dei prigionieri politici e di coscienza condannati prima della rivolta, introdotto nuove leggi sulla libertà di stampa e abrogato le norme che limitavano la creazione di associazioni. Il nuovo governo non ha dato seguito a queste iniziative e alcuni suoi passi indietro hanno gettato un'ombra sulla reale intenzione della Tunisia di proteggere i diritti umani. "La Tunisia è stata la culla degli straordinari eventi che hanno scosso la regione nel 2011. Pur riconoscendo che le autorità hanno preso misure per affrontare l'eredità di violazioni dei diritti umani, i passi avanti non sono stati abbastanza e ora vediamo preoccupanti segnali che mettono a rischio le riforme esistenti e altre di cui ci sarebbe urgente bisogno" - ha dichiarato Hassiba Hadj Sahraoui, vicedirettrice del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International. Negli ultimi mesi sono aumentate le restrizioni alla libertà d'espressione; artisti, giornalisti, scrittori e altre persone critiche nei confronti del governo sono stati perseguiti col pretesto di mantenere l'ordine pubblico e la morale pubblica. Le persone ferite durante la rivolta e le famiglie dei manifestanti uccisi sentono che la verità è lontana e attendono ancora giustizia e riparazione. Le autorità tunisine paiono inoltre non potere o non voler proteggere persone prese di mira da attacchi di gruppi ritenuti legati alle formazioni salafite. Lo stato d'emergenza, in vigore dal 14 gennaio 2011, è stato rinnovato più volte, l'ultima delle quali fino alla fine di ottobre di quest'anno. Contro i manifestanti, che continuano a scendere in strada in diverse zone del paese per esprimere insoddisfazione per la lentezza delle riforme, è stata usata forza eccessiva e non necessaria. Nell'anno trascorso dall'elezione dell'Assemblea costituente nazionale, Amnesty International ha ricevuto denunce di torture e di altri maltrattamenti, molte delle quali da parte di persone che hanno riferito di essere state picchiate nel corso delle manifestazioni, degli arresti e della detenzione. Un altro segnale preoccupante è stata la decisione del nuovo governo di respingere le raccomandazioni rivolte dal Consiglio Onu dei diritti umani durante l'Esame periodico universale della Tunisia, in particolare quelle relative all'abolizione della pena di morte e delle leggi discriminatorie contro le donne e alla decriminalizzazione delle relazioni omosessuali. "Il paese è al bivio. Le autorità devono cogliere l'attuale opportunità storica, affrontare la dolorosa eredità di violazioni dei diritti umani del passato, sancire i diritti umani universali nelle leggi e nella prassi e rendere lo stato di diritto una realtà della nuova Tunisia. La Costituzione, che verrà definita nei prossimi mesi, è un test chiave per mostrare se la Tunisia punterà fermamente o meno sui diritti umani e sullo stato di diritto" - ha concluso Sahraoui.

Tunisia: disoccupati assaltano e bruciano caserma polizia


(ANSAmed) - TUNISI, 25 OTT - La caserma della polizia di Teboulbou (nel sud del Paese) e' stata assaltata e incendiata, la scorsa notte, da decine di giovani disoccupati, che nelle ore precedenti avevano impegnato in durissimi scontri le forze di sicurezza. Altri incidenti si erano registrati nella serata di martedi'. La polizia ha eseguito molti fermi tra i giovani dimostranti. Teboulbou si trova nel governatorato di Gabes, teatro, nelle ultime settimane, di vivaci proteste da parte di giovani disoccupati che reclamano un posto di lavoro. Gli incidenti sono cominciati quando e' giunta la notizia che un giovane, rimasto ferito negli incidenti di martedi', era stato portato nell'ospedale di Sfax per l'aggravarsi delle sue condizioni. L'intensita' degli scontri si era attenuata in un primo momento per le fortissime piogge che si erano abbattute su Teboulbou, ma quando le precipitazioni sono finite, i disordini sono ripresi.

Tunisia: peschereccio italiano liberato dopo intervento Marina militare

(Adnkronos) - Questa mattina, su segnalazione del peschereccio italiano 'End', la nave Comandante Foscari della Marina militare, in servizio di Vigilanza Pesca nel Canale di Sicilia, e' intervenuta, su disposizione del Comando in Capo della Squadra Navale, in aiuto al peschereccio Twenty One della flotta di Mazara del Vallo, fermato da una motovedetta della marina tunisina. Nave Foscari si e' diretta verso la posizione del peschereccio e ha lanciato l'elicottero imbarcato per chiarire la situazione. "Grazie allo spirito di collaborazione da tempo in atto tra i due Stati ed in particolare -rileva una nota- tra la Marina Militare tunisina e italiana, oltre all'efficace coordinamento tra le autorita' diplomatiche italiane e le autorita' militari locali ed alla presenza in zona della nave e del suo elicottero", il peschereccio e' stato liberato alle 10.30.


Nuovo comunicato del M.A.E.


Oggi il Ministero degli Affari Esteri ha emanato un nuovo comunicato riguardante la Tunisia, si consiglia a tutti i viaggiatori, soprattutto ai turisti, di visitare la pagina di Viaggiare Sicuri.


Calcio: Arbitri marocchino e algerino per finali Champions tra i tunisini dell'Esperance e gli egiziani del Al Ahly

 Sono stati designati gli arbitri che dirigerano la finale (con gare di andata e ritorno) della Champions league d'Africa di calcio tra i tunisini dell'Esperance e gli egiziani del Al Ahly.

La commissione degli arbitri della Caf ha infatti affidato la direzione delle due partite all'algerino Jamel Himoudi e al marocchino Bouchaib Lahrech.

Himoudi arbitrera', il 4 novembre, la prima finale, in programma nello stadio cairota di Borj al Arab, Lahrech dirigera' quelal di ritono, il 16 novembre, nello stadio di Radés, alla periferia sud della capitale tunisina. 
(ANSAmed)

Alimentare: Tunisia fa i conti con crisi settore lattiero Nonostante produzione, importera' 5 milioni di litri latte

 La Tunisia e' costretta a fronteggiare una crisi, drammatica quanto annunciata, nel settore lattiero e per questo dovra' importare cinque milioni di litri per fare fronte alle esigenze del mercato interno, gia' messo in allarme dall'oramai scontato, ma non ancora ufficializzato, aumento dei prezzi di uno dei principali alimenti di base.

Una misura, destinata ad incidere sensibilmente sulla 'bolletta' dell'import tunisino, annunciata dal direttore generale delle Industrie alimentari, Noureddine Agrebi, nonostante il fatto che ci sia uno stock di disponibilita' che ammonta a 13 milioni di litri di latte e ad una produzione giornaliera che viene stimata in un milione e 300 mila litri.

Ma i cinque milioni di litri importati saranno vitali per equilibrare un mercato che registra una costante crescita di consumi e quindi impone una programmazione delle quantita' da mettere ogni giorno a disposizione dei consumatori.

La crisi e', in un certo senso, endemica per quanto riguarda il latte sterilizzato, ma e' anche conseguenza delle tensioni che si stanno registrando in seno ai produttori che chiedono, ormai da tempo, degli aumenti generalizzati: alla produzione, alla trasformazione e, infine, alla vendita.

Ma i problemi non sono esclusibamente legati alle dinamiche del mercato interno (che, ormai da anni, fa registrare incrementi a ritmo costante, ai quali la produzione interna non riesce a dare risposte esaustive), quanto al dilatarsi del fenomeno del contrabbando, che depaupera gli scaffali degli esercizi tunisini, a tutto vantaggio di altri mercati.

Soprattutto quello libico, dove il prodotto e' ricercato, ma soprattutto pagato a prezzi certo piu' alti di quelli praticati in Tunisia. Un problema che, comunque, non riguarda solo il latte, ma moltri altri prodotti alimentari e al quale il governo, nonostante gli sforzi, annunciati con grande clamore, non riesce a porre un freno. L'erosione dei margini di guadagno, dovuti alla situazione di crisi complessiva, ha d'altra parte fatto registare il ridimensionamento delle attivita' di molti allevatori, che, nell'incertezza sul futuro, preferiscono ridurre la loro attivita', piuttosto che rischiare di vedere il latte non accettato dai centri di raccolta regionali.

Nel 2012 la produzione nazionale di latte sterilizzato si e' attestata intorno ai 430 milioni di litri, che, in termini assoluti, potrebbero anche essere sufficienti a 'saziare' il mercato interno, ma che soffrono di troppe variabili, legate anche a incertezze sul futuro politico del Paese, conseguenza del deteriorarsi della situazione della sicurezza. 
(ANSAmed)

Social network video mostra elenco nomi con accanto gli importi pagati per partecipare corteo pro Ennahdha Video mostra elenco nomi con accanto importo

 Potrebbe creare imbarazzo in Ennahdha, partito che monopolizza il potere in seno alla maggioranza in Tunisia, un video che gira da ieri sera sui social network e che attesterebbe che molte delle migliaia di persone che hanno partecipato, martedi', ad una manifestazione a favore del governo sarebbero stati pagati. Il video, riferisce oggi il sito Kapitalis, mostra un foglio di carta, dimenticato su uno dei pullman che ha portato i ''sostenitori'' di Ennadha davanti alla sede dell'Assemblea costituente, sul quale ci sono scritti decine di nomi con accanto numero di telefono e l'ammontare di una somma (da 10 a 40 dinari, cioe' da 5 a 20 euro). Ai supporter sarebbero stati forniti anche una bottiglia d'acqua minerale e un panino a testa.

Martedi', davanti al palazzo della Costituente, nel quartiere del Bardo, si sono fronteggiate due manifestazioni, pro e contro il governo. Alcuni degli oppositori hanno sventolato banconote verso i sostenitori di Ennahdha, irridendoli. (ANSAmed).

Condannato sceicco salafita, incito' a violenza

Il tribunale di primo grado di Tunisi ha condannato ad un anno di reclusione lo sceicco salafita Abu Iyadh per i disordini del 14 settembre contro l'ambasciata americana, in segno di protesta contro il film "L'innocenza dei musulmani".

Le accuse per le quali Iyadh è stato condannato sono incitamento all'omicidio e alla violenza. Abu Iyadh è latitante già dalle ore successive ai disordini, nei quali rimasero uccise quattro persone ed almeno un centinaio restarono ferite.

(ANSAmed)

Libia, uomo fermato in Tunisia per attacco a consolato Usa di Bengasi


 Un ragazzo di 28 anni tunisino, sospettato di avere legami con l'attacco condotto l'11 settembre scorso contro il consolato Usa in Libia, a Bengasi, è stato preso in custodia.
Secondo quanto riferisce il portavoce del ministero dell'Interno tunisino, Tarrouch Khaled, il giovane si chiama Ali Harzi. "Il suo caso - ha dichiarato Khaled ad Associated Press - è nelle mani della giustizia". A Washington il dipartimento di Stato Usa non ha per ora commentato. A inizio mese, il segretario alla Difesa Leon Panetta aveva detto che gli Stati Uniti stavano tenendo sotto osservazione gli arresti di due tunisini fermati in Turchia che sembravano avere connessioni con l'attacco al consolato. Nell'assalto persero la vita l'ambasciatore Christopher Stevens e altri tre diplomatici americani.

http://italian.irib.ir

mercoledì 24 ottobre 2012

Trasporti: Tunisair fa conti con 2011 nero, - 73 mln euro





Il 2011 e' stato un anno nero per Tunisair, la compagnia di bandiera tunisina, che ha accusato perdite per circa 73 milioni di euro. I dati ufficiali dell'esercizio 2011 - che peraltro confermano abbondantemente le previsioni che erano state fatte nel corso dell'esercizio - sono stati pubblicati oggi dal sito Wcm, che ricorda come il 2010 si era, invece, chiuso con un segno positivo, sia pure per poco piu' d'un milione di euro.

Questa perdita è dovuta principalmente alla diminuzione del 6,93% dei ricavi (489 milioni di euro contro poco piu' di 500).

Ad incidere fortemente sui numeri del bilancio 2011 anche l'aumento consistente dei costi per il personale.

(ANSAmed)

Pmi: Berd, con 20 mln euro, aiuta imprese Marocco e Tunisia

La Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Berd) ha deciso di stanziare venti milioni di euro da finalizzare a sostegno dei progetti delle piccole e medie imprese che operano Marocco e Tunisia.

I fondi provengono dal Maghreb Private Equity Funi III, che ha come principale obiettivo quello di proporre alle Pmi un finanziamento sotto forma di fondi propri, quasi propri o titoli di credito assimilabili alle azioni.

Il fondo, riporta oggi il sito Wmc, ''privilegia le societa' familiari ben dotate d'un potenziale di sviluppo delle loro attivita' a livello regionale o internazionale e d'aumento del loro capitale a lungo termine''.

(ANSAmed).

Islam: Allarme rosso su strade per la Festa del Sacrificio

Si avvicina a grandi passi la Festa del Sacrificio che, insieme alla forte significazione religiosa per gli islamici, praticanti o meno, porta con se', come per quelle di altre religioni, degli aspetti profani. Come i pranzi ricchi, ripetuti e sostanziosi che li caratterizzano, ma soprattutto con gli incidenti della strada che, inesorabilmente, punteggiano le ore successive.

La Festa del Sacrificio, che in Nord Africa, comincia venerdi' e si protrae sino a sabato, ha un ''protocollo'' culinario ben determinato e pressoche' uguale in tutti i Paesi.

Si comincia, intorno alle 11:00 del primo giorno, con lo sgozzamento dei montoni - momento cui presenzia tutta la famiglia, bambini compresi -, che vengono subito macellati per il mechwi, la grigliata che apre i festeggiamenti. Non deve sorprendere l'ora del mechwi perche' la giornata comincia molto presto, alle 6, con la preghiera del Sacrificio, alla mosche, che si protrae per due ore. Poi e' il turno della klaya, carne e fegato sulla brace abbondantemente cosparso di sale e spezie. L'ultimo giorno il culmine culinario e' il couscous con l'osban (interiora di montone, riempiti di carne, spezie, fegato e molti altri ingredienti, tra cui la piccantissima arissa).

Il musulmano praticante, nonostante la oggettiva pesantezza delle pietanze, non beve vino, limitandosi a bibite gassose, acqua, the sempre molto dolce o caffe'. Ma chi invece, prendendo alla lettera il corano, dove non si fa menzione del divieto di bere alcolici, preferisce del vino o della birra talvolta eccede, e questo diventa un pericolo reale quando riprende la strada di casa in macchina se e' stato ospite di amici o, quasi sempre, dei genitori. Nel Nord dell'Africa gli incidenti stradali sono una piaga e, settimanalmente, non c'e' quotidiano o sito che non pubblichi le agghiaccianti statistiche dei rispettivi Ministeri dei Trasporti. I quali, da anni ormai, hanno avviato una campagna per sensibilizzare i guidatori ad agire con prudenza, a non mettere a repentaglio la loro vita e quella di altri mettendosi al volante dopo avere bevuto qualche bicchiere di troppo. Inviti e raccomandazioni che pero' non hanno, almeno sino ad oggi, sortito grandi rsultati perche', immancabilmente, dopo le libagioni della Festa del Sacrificio i morti, nei Paesi dell'Africa settentrionale, si contano a decine.

Da venerdi' mattina, quindi, sulle strade ci saranno molte pattuglie della Polizia. Ma la loro presenza resta solo un deterrente e niente di piu'. 
(ANSAmed)

Governo: Tasso di crescita al 4,5% nel 2013

 Il governo tunisino punta ad un tasso di crescita, per il 2013, del 4,5 per cento ed a un contenimento del debito pubblico al 5,9 per cento rispetto al 6,6 per cento dell'anno in corso.

E' quanto si legge in un comunicato del Ministero delle Finanze, il cui responsabile e' Slim Besbès.

Per quanto riguarda la legge di bilancio per il 2013, riferisce il sito specializzato African Manager, le stime sono basate sulla mobilitazione di risorse proprie, sul miglioramento del rendimento fiscale, sulla gestione delle risorse provenienti dai crediti e sull'adozione di una politica di gestione dei debiti pubblici. Besbés ha anche affermato che il bilancio dello Stato per l'esercizio 2013 necessita della mobilitazione dei finanziamenti necessari per realizzare le riforme strutturali gia' decise.

(ANSAmed)

Rimanete sempre aggiornati!!