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sabato 29 settembre 2012

Nuovi ambasciatori Tunisini nominati all'estero



Liste primaire des ambassadeurs Tunisiens à l’Etranger

Elenco nuovi ambasciatori Tunisini  nominati all'estero:


Lista degli Ambasciatori nominati all'estero:
Téhéran: KhaledZitouni
Beyrouth: Hatem Sayem
Jakarta: Mourad Belhasen
Varsovie: Slim Ben Jaafar
Seoul: Mohamed Ali Nafti
Sana’a: Djamel Jouili
Prague: Moncef Hadjri
Belgrade : Abdelmadjid Hamlaoui
Dakar: Eskander Denguezli
New York: Khaled Khiari
Londres: Nabil Ammar
Athènes: Tarak Saadi
Kuwait: Mohamed Fatnassi
Abidjan: YAssine Elwad
Kinshasa: Taoufik Hnenna
Budapest: Abderraouf Betaïeb
Berne: Tarek Ben Hmida
Abuja: Romdhane Fidh
Helsinki: Zohra Ladgham
Stockholm: Fatma Omrani
Benghazi: Brahim Rezgui
Bonn: Hichem Marzouki
Munich: Afifa Mlah
Palermo: Samir Jemaii 

Laura  Fischetti

Tunisia, dopo 10 anni riapre fabbrica Isuzu

Ha ripreso la sua attivita' a Kairouan, dopo un fermo durato ben dieci anni, la fabbrica Isuzu, che opera nel settore della componentistica per automezzi. Un fatto molto incoraggiante in un panorama industriale tunisino in forte sofferenza e che sta registrando evidenti ripensamenti da parte del capitale straniero, pur se nell'anno sono state gia' create oltre 5 mila societa'.

La ripresa delle attivita' della fabbrica Isuzu e' stata annunciata dal suo direttore generale, Hamadi Atrous, che s'e' detto sicuro che il riavvio della produzione avra' effetti benefici anche per altre imprese della componentistica.

La direzione generale della Isuzu ha deciso di reclutare 500 impiegati (250 dei quali gia' in servizio) con l'aiuto della Direzione regionale per l'impiego. (ANSAmed)


venerdì 28 settembre 2012

Arrestati 5 cittadini tunisini dai Carabinieri di Pisa


Arrestati 5 cittadini tunisini dai Carabinieri di Pisa


Cinque spacciatori tunisini sono stati arrestati dai carabinieri della Compagnia di Pisa dopo che
due di loro sono stati sorpresi in flagranza di reato mentre
cedevano stupefacenti. Gli altri tre sono stati trovati in un
appartamento della zona residenziale della città, utilizzata
come un'autentica centrale di spaccioI militari hanno infatti seguito gli spostamenti di due nordafricani che avevano l'incarico di cedere lo stupefacente in strada ai tossicodipendenti e hanno atteso il momento del
passaggio di mano della droga, poi sono intervenuti arrestandoli. Successivamente, i carabinieri hanno individuato anche l'appartamento nel quale si sviluppava il resto
dell'attività illecita e vi hanno fatto irruzione sorprendendo altri tre tunisini: in casa c'erano anche 22 dosi di cocaina e 15 grammi di eroina, oltre a mille euro in banconote
contraffatte. Per questo i cinque arrestati devono rispondere, oltre che di detenzione a fine di spaccio, anche dell'accusa di detenzione di banconote false. In un'altra operazione, a Cascina (Pisa), la compagnia di Pontedera ha arrestato uno spacciatore
marocchino, già noto alle forze dell'ordine, trovato in possesso di 10 grammi di hashish e 8 mila euro presumibilmente provento di spaccio.

Tunisia, vittoria dimezzata per salvare la “uguaglianza” uomo-donna


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Aveva fatto ovviamente scalpore, nel mondo, la recente proposta di legge di En-Nahdha ( “La Rinascita”), partito fondamentalista ora al potere in Tunisia, di abolire la parità uomo-donna, sancita dalla Costituzione da quando, 56 anni fa, è nato lo Stato moderno ed indipendente tunisino.  L’organo politico legato ai Fratelli musulmani, aveva ipocritamente chiesto che il testo costituzionale facesse diventare la donna “complementare” all’uomo (un modo palesemente subdolo per considerarla inferiore).
Le donne, con diversi uomini, sono scese in piazza a protestare il 13 agosto scorso, Giorno della Festa della Donna in Tunisia e dello Statuto personale voluto da Habib Bouguiba nel 1956, statuto che da sempre ha stabilito proprio l’ “uguaglianza” della donna con l’uomo ( a Bourguiba è dedicata anche la piazza scelta per la manifestazione).
Ebbene, queste ( e questi) manifestanti hanno vinto: le donne hanno vinto, ottenendo il mantenimento di una Costituzione tra le più avanzate del mondo arabo, e “a livelli occidentali” per quanto riguarda i diritti femminili.
Ma è sempre e comunque dura scalfire le tradizioni tribali, tanto più con En-Nahdha che domina il Paese (lo stesso En-Nahdha che Mercoledì 26 settembre ha votato in favore del niqab il velo integrale).
Ad esempio è ancora difeso il matrimonio “cotumier”, il matrimonio forzato per una figlia (che spesso non conosce nemmeno il futuro sposo). E questo non solo nelle famiglie povere e di bassa istruzione.
Inoltre è notizia del 26 settembre, che una ragazza è stata accusata di “indecenza” da due poliziotti (udite, udite) arrestati per aver abusato di lei (ma saranno tenuti in carcere, se va bene, solo per sei mesi). Lo ha denunciato una ONG tunisina, che include l’Associazione delle Donne Democratiche Tunisine e la Lega Tunisina dei Diritti Umani.
Il pretesto dei due stupratori era che la ragazza si trovava appartata, in una posizione definita “immorale”, con il suo fidanzato. Quest’ultimo, mentre la giovane veniva violentata,  è stato ammanettato da un terzo agente.
Lo ha riferito il ministro dell’Interno. Tutto ciò significa “trasformare le vittime in accusati” e costringere i due ragazzi “a rinunciare ai loro diritti”, hanno detto le associazioni umanitarie.
Insomma, alla luce dei fatti, certo, se costituzionalmente le donne tunisine (grazie al loro coraggio) rimangono “uguali” agli uomini e hanno comunque un’arma per difendersi, esse continuano a rimanerlo soprattutto sulla carta. La vittoria delle donne tunisine, dunque, si può definire una vittoria dimezzata. Ancora una volta, altro che “Primavera araba”.

Professionista calcio tra assalitori ambasciata

Tra le migliaia di salafiti che, il 14 settembre, assalirono e sacccheggiarono l'ambasciata americana a Tunisi c'era anche un calciatore professionista, Abdesslam Bouhouche, che figura nell'elenco dei ricercati dalla polizia.

Bouhouche gioca nel El Gawafel Sportive, squadra di Gafsa (capoluogo del distretto minerario tunisino), che milita nella Ligue 1, corrispondente alla serie A italiana.

Tramite il suo avvocato, riferisce il sito Tunisie Numerique, il calciatore ha ammesso d'essere stato davanti all'ambasciata Usa e di avere partecipato alla manifestazione, ''ma di non avere commesso alcun atto contro la legge''. Per Bouhouche, le accuse sono state mosse contro di lui solo perche' e' un ''barbus'', come vengono chiamati in Tunisia gli appartenenti alla corrente salafita. In effetti il calciatore ha il viso incornicato da una foltissima barba ma senza baffi, come la maggioranza dei salafiti, e ha la tipica macchia sulla fronte provocata dal rispetto delle cinque preghiere quotidiane, quando i fedeli musulmani toccano ripetutamente il tappeto rituale. (ANSAmed)

Governo: Aumento pensioni ma ripensare sistema




Il sistema pensionistico tunisino e' considerato tra i piu' efficaci al mondo, ma anch'esso d'ora in avanti, visti i mutamenti che sta registrando la societa' anche in termini di prospettive di vita, dovra' ripensare al suo ruolo e ai suoi meccanismi. Ne e' convinto il governo che, se da un lato annuncia che si lavorera' prima possibile ad un aumento delle pensioni, dall'altro sottolinea come il sistema necessiti ormai di correttivi, che devono essere importanti, per evitare che esso vada in sofferenza, come peraltro gia' evidenziato da alcune analisi economiche.

Ad affrontare questo nodo destinato ad aprire un deciso confronto nel Paese - che da sempre vede nel regime pensionistico un decisivo ammortizzatore sociale - e' stato il ministro degli Affari sociali, Khalil Zaouia, che ha si' annunciato l'aumento delle pensioni, ma ha anche anticipato la necessita' di intervenire per evitare che, nei prossimi anni, l'intero sistema collassi sotto il peso di una forte esposizione debitoria non piu' sostenibile con il solo ricorso agli aiuti dello Stato.

Le cifre che Zaouia (molto apprezzato, in Tunisia, per la sua schiettezza e, quindi, per i modi spicci con cui affronta i problemi affidati al suo dicastero) ha fornito sono, infatti, problematiche. La Cassa nazionale di sicurezza sociale (l'equivalente dell'Inps italiano), su cui grava gran parte del peso delle pensioni tunisine, tra il 2016 e il 2020 conoscera' un deficit ''importante'' e che potrebbe incidere nell'ordine di 500 milioni di euro. ''Questo deficit - ha detto con parole chiare il Ministro - costituira' una minaccia reale sulla continuita' della Cassa e il bilancio dello Stato''.

Di fronte ad un deficit di tali dimensioni, occorre, ha aggiunto Zaoulia, trovare delle nuove risorse per il sistema delle pensioni. Di ricette ce ne possono essere molte quanto diverse, ma la piu' facile e scontata e' sicuramente decidere l'aumento dell'eta' pensionabile (oggi, in media, e' di 65 anni). Una ipotesi destinata a fare stocere il naso a molti, soprattutto a quelli che vedono tale soglia vicina e che scatenerebbe, dai partiti dell'opposizione, una deriva populistica nella lunga campagna elettorale che il Paese si trovera' presto ad affrontare. Un'altra possibile soluzione passa per l'aumento delle quote che vengono corrisposte alla Cassa. Ma anche su questo potrebbe aprirsi un dibattito, per trovare un ''giusto mezzo'' che non appesantisca l'impegno delle aziende e, contemporaneamente, non allegerisca le buste paga.

(ANSAmed)

Elia Finzi


Elia Finzi
Elia Finzi
Domenica 16 settembre, all’età di 85 anni, ci ha lasciati Elia Finzi, storico Direttore del Corriere di Tunisi, il giornale in lingua italiana (l’unico rimasto nel mondo arabo), di cui era direttore dal 1963. Pur afflitto da problemi di salute, non aveva mai lasciato la direzione della testata, contribuendo a raccontare la Tunisia contemporanea, con un particolare interesse per la recente rivoluzione dei gelsomini. Il mondo dell’informazione italiana all’estero perde un punto di riferimento, un uomo che ha rappresentato per la nostra comunità a Tunisi un pilastro e una guida insostituibile. Oltre a dirigere il giornale, su cui firmava in ogni numero l’editoriale “Nostri problemi”, Finzi è stato presidente del Comites e uno dei fondatori della FUSIE (Federazione Unitaria della Stampa Italiana all’Estero).
Il primo numero del Corriere venne dato alle stampe nel 1869, per poi essere chiuso durante il protettorato francese (1881-1956). Un silenzio lungo, dovuto anche alla volontà delle autorità coloniali francesi di vietare qualsiasi pubblicazione in lingua italiana. Il Corriere di Tunisi, dal marzo del 1956, anno in cui fu rifondato dal padre Giuseppe, non ha più interrotto le pubblicazioni sebbene la comunità italiana si sia fortemente ridotta e nonostante le difficoltà economiche che a più riprese ne hanno messo a dura prova l’esistenza.

Marzouki: Batteremo estremisti, Costituzione pronta a gennaio



 I salafiti "non sono un pericolo solo per la nostra democrazia" e la nostra immagine all'estero", ma anche "per le relazioni con i nostri amici, gli americani". Lo ha detto il presidente tunisino Moncef Marzouki, in un'intervista ad Associated Press, da New York, dove oggi è intervenuto all'Assemblea generale delle Nazioni unite. "Più aspettiamo, peggio sarà. Non abbiamo scelta, avverà un giro di vite", ha promesso Marzouki, in seguito alle minacce degli estremisti contro l'ambasciata Usa a Tunisi.
La scorsa settimana, alcune migliaia di manifestanti hanno attaccato l'ambasciata americana, abbattendo la bandiera a stelle e strisce, e innalzandone una legata all'estremismo musulmano. Nel corso della protesta quattro manifestanti hanno perso la vita e altre decine sono rimaste ferite. Il capo di Stato ha anche promesso che il governo proteggerà i diritti delle donne e le libertà di religione, mentre porterà avanti il processo per costruire una robusta democrazia. Marzouki ha anche sottolineato di aver esortato le forze di sicurezza a non intraprendere pratiche di tortura o altri abusi, ma ammesso che sarà difficile evitarlo.
Il presidente ha quindi spiegato che stanno proseguendo le operazioni di scrittura della nuova Costituzione, che sarà pronta a gennaio, attorno al secondo anniversario della rivoluzione. La redazione della Carta è vista da molti come un test per valutare l'influenza degli islamisti sul processo di riforme del Paese nordafricano. All'interno del documento, il presidente ha anche assicurato che non permetterà l'utilizzo della parola 'sharia', la legge islamica. Marzouki dovrebbe opporre resistenza anche alle leggi sulla blasfemia, a cui non vuole dare spazio nella Costituzione. Nella Carta, ha poi aggiunto, le relazioni tra uomini e donne saranno definite dalla parola 'uguaglianza'

giovedì 27 settembre 2012

Tunisia: stuprata e accusata, ministro contro media


TUNISI - Il ministero dell'Interno tunisino ha 'bacchettato' media e associazioni che si sono schierati al fianco di una ragazza che, dopo avere denunciato tre poliziotti per violenza sessuale, è stata a sua volta messa sotto accusa per comportamenti contrari alla morale.

La ragazza, la cui vicenda e' diventata un caso nazionale, nelle scorse settimane, aveva denunciato una violenza subita, a inizio settembre vicino ai giardini di Cartagine, da parte di alcuni agenti che, in servizio di pattugliamento, avevano sorpreso lei e il fidanzato appartati in una vettura. Secondo la giovane, mentre un poliziotto immobilizzava il fidanzato gli altri due le avevano usato violenza. lei aveva denunciato l'accaduto, ma per gli agenti coinvolti, tutti e tre arrestati, era stata sorpresa in atteggiamenti contrari alla morale. E, nella loro difesa, gli agenti hanno trovato accanto il Ministero dell'Interno che, nel riferire le accuse alla ragazza, aveva cercato di alleggerire la posizione processuale dei suoi uomini, riportando le circostanze contestate alla giovane.

La vicenda giudiziaria - il processo è stato rinviato all'udienza di martedi' prossimo, 2 ottobre - ha scatenato la reazioni delle associazioni femminili che, per la ripresa del procedimento intendono manifestare davanti al tribunale.

Intanto il ministero dell'Interno tunisino ha 'bacchettato' media e associazioni schierati al fianco della ragazza, sostenendo che sulla vicenda sono state assunte posizioni critiche senza conoscenza del fascicolo processuale. Per Faouzi Jaballah, il dirigente del Ministero che ha incontrato i giornalisti, "la giustizia si basa su fatti e i giudici hanno dei dossier che esaminano e sui quali si poggeranno i loro verdetti". Jaballah ha comunque sottolineato che i primi risultati dell'inchiesta confermano la violenza. (ANSAmed)

Cos'è il progetto Godem?




GODEM
Gestion Optimisée des Déchets en Méditerranéewww.ciudad-programme.eu/grant.html 

Gestione dei rifiuti - Il progetto GODEM mira a instaurare un efficace scambio di best-practice in materia di gestione ecosostenibile dei rifiuti tra autorità locali e regionali europee e quelle del bacino meridionale del Mediterraneo (Libano, Marocco, Tunisia) . Le attività progettuali beneficiano di un finanziamento pari 692.979 Euro.
I principali obiettivi del progetto sono: lo studio di fattibilità di un impianto di compostaggio a Tripoli; l’analisi delle modalità di raccolta differenziata presso Rabat in Marocco; l’edificazione di un centro raccolta rifiuti a Sousse, Tunisia; l’elaborazione di un piano per lo smaltimento ecosostenibile dei materiali di scarto delle strutture alberghiere di Mahdia e Djerba Houmt Essouk, Tunisia.
I partner coinvolti sono 13 tra municipalità, regioni, associazioni di Libia, Marocco, Tunisia, Spagna, Belgio, Italia e Francia. La Regione Marche ha aderito alla partnership e ha assunto l’impegno di svolgere la fase progettuale relativa alla gestione sostenibile dei rifiuti delle strutture turistiche.
Programma: CIUDAD Cooperation in Urban Development and Dialogue


Ciudad, presto rete autorita' locali Med su gestione rifiuti Conferenza progetto Godem si terra' in Tunisia a novembre






Sara' lanciata a novembre una nuova rete di autorita' locali e regionali del Mediterraneo sulla gestione sostenibile e integrata di risorse e rifiuti.

L'occasione, riferisce il sito web di Enpi (www.enpi-info.eu), e' la conferenza del 13 e 14 novembre che si terra' a Mahdia (Tunisia) e chiudera' il progetto per ottimizzare la gestione dei rifiuti nel Mediterraneo (Godem), realizzato nell'ambito del programma Ciudad finanziato dall'Ue.

La rete ACR+ Med di autorita' locali e regionali per la gestione integrata e sostenibile delle risorse e dei rifiuti nell'area del Mediterraneo (ISWRM) e' uno dei principali obiettivi e risultati del progetto Godem. Sara' aperta ad enti locali, ma anche a imprese, docenti, ong, istituzioni finanziarie, fornitori di tecnologie e servizi, agenzie internazionali nell'area geografica dell'Unione per il Mediterraneo. ACR+Med tiene conto delle specificita' della regione e dello scambio di esperienze fra citta' e regioni dei Paesi del Mediterraneo e dell'Europa.

Il progetto Godem e' stato realizzato in Libano, Marocco e Tunisia. 

(ANSAmed)

Per l’Economic Freedom of the World i paesi economicamente più liberi risultano Hong Kong, Singapore, la Nuova Zelanda e la Svizzera, mentre l’Italia si colloca in una desolante ottantaduesima posizione nella graduatoria complessiva, giusto sotto Tunisia, Grecia e Paraguay.



E’ uscita in questi giorni l’edizione 2012 di “Economic Freedom of the World”, il  sulla  pubblicato ogni anno dal think-tank liberale Cato Institute.
Lo studio misura i paesi di tutto il mondo sulla base di una quarantina di indicatori, suddivisi in cinque categorie: peso dello Stato, sistema legale, politiche monetarie, libertà di commercio internazionale e regolamentazioni.
I dati si riferiscono al 2010 ed i paesi economicamente più liberi risultano Hong Kong, Singapore, la Nuova Zelanda e la Svizzera, mentre l’Italia si colloca in una desolante ottantaduesima posizione nella graduatoria complessiva, giusto sotto Tunisia, Grecia e Paraguay.
Più in dettaglio, l’Italia va decisamente male per quanto riguarda la spesa pubblica, la pressione fiscale, le regole su assunzioni e licenziamenti, il ruolo della contrattazione collettiva e la burocrazia. Abbiamo brutti voti anche per quanto riguarda l’infrastruttura legale, in particolare per quanto riguarda la protezione dei diritti di proprietà, l’attuazione dei contratti e l’imparzialità dei tribunali.
A tirarci un po’ su è solo il capitolo sulle politiche monetarie, dato che i vincoli imposti dalla presenza dell’Euro hanno determinato – almeno finora – bassa inflazione ed un’espansione monetaria contenuta.

Nell’ultimo decennio l’Italia ha accusato una diminuzione della libertà di mercato in termini assoluti, ma quello che davvero sconcerta è la regressione in termini relativi, cioè in relazione agli altri paesi d’Europa e del mondo.
Rispetto al rapporto precedente, ad esempio, l’Italia ha perso dodici posizioni e ciò si inserisce in una tendenza monotòna che dura da un decennio. E’ significativo, infatti, che nel rapporto del 2001 l’Italia figurasse ancora ad un decoroso ventiquattresimo posto.

Si tratta di dati perfettamente in linea con quelli che emergono da altre ricerche – come l’ “Index of Economic Freedom” redatto dall’Heritage Foundation e dal Wall Street Journal – e che danno la cifra del profondo fallimento del decennio berlusconiano, rispetto alle speranze e le aspettative che a suo tempo il centro-destra aveva generato tra coloro che si riconoscono in una prospettiva politica liberale.
Purtroppo, mentre altri paesi hanno liberalizzato, la fase politica che noi abbiamo vissuto negli ultimi anni è stata di conservazione e di incancrenimento dello  congenito di questo paese.

L’Italia, peraltro, non è l’unico paese che ha sofferto negli ultimi anni un decadimento in termini di ranking. Per molti versi è clamoroso, ad esempio, ildiciottesimo posto degli Stati Uniti che erano la terza economia più libera al mondo solo una dozzina di anni fa. Purtroppo, tra il conservatorismo compassionevole di Bush e l’Obamomics, l’America ha lasciato per strada punti un po’ in tutti gli indicatori – e certo non ha aiutato la politica di “guerra permanente” portata avanti sia dai Repubblicani che dai Democratici.

Di questo passo, non manca molto per assistere ad uno storico sorpasso, con gli USA scavalcati in termini di libertà economica da un paese come la Svezia, storicamente considerato il paradigma della socialdemocrazia, ma che in realtà negli ultimi venti anni ha conosciuto importanti riforme in senso liberale. Insomma, una tendenza che dovrebbe far riflettere su come le schematizzazioni e gli stereotipi politici novecenteschi siano sempre più inadeguati per leggere e per comprendere il mondo di oggi.
Ci avevano fatto pensare al berlusconismo come alla versione italiana del thatcherismo ed invece scopriamo che il governo Berlusconi è stato il meno liberista d’Europa. Ci hanno insegnato che il capitalismo era l’America ed invece scopriamo che il capitalismo sono magari la Finlandia e l’Estonia…

In fondo, la vera utilità di strumenti quali “” o l’ “” è proprio questa – esaminare il quadro della libertà economica nei vari paesi del mondo sulla base di criteri il più possibile oggettivi, consentendo di elaborare riflessioni che possano andare oltre la propaganda politica interna, i clichés e la tradizione orale.

Accordo Benetton-Min.Ambiente per calo impatto ambientale nel settore tessile e catena moda



Accordo tra il ministero dell' Ambiente e la Benetton Group per la riduzione dell'impatto ambientale nel settore tessile e nella catena della moda. Un progetto italo-tunisino per un'industria della moda sempre piu' sostenibile, i cui obiettivi sono stati oggetto dell'intesa firmata a Villa Minelli di Ponzano Veneto dal ministro Corrado Clini e dal presidente dell'azienda, Alessandro Benetton.

Il progetto, ha spiegato il ministro Clini ''da' valore alla competenza e all'expertise italiana e rientra nell'ambito degli accordi internazionali previsti dalla Convenzione quadro sui cambiamenti climatici''. ''In particolare - ha aggiunto - l'accordo consentira' di misurare il consumo di energia e di ambiente per la produzione e nello stesso tempo e' un impegno che l'azienda assume per ridurre l'impatto ambientale dei prodotti''. Clini ha poi ricordato che ''e' uno dei progetti di punta a livello internazionale per il miglioramento della qualita' delle produzioni tessili nei paesi in via di sviluppo, che occupano piu' di 3 milioni di lavoratori. L'accordo consente anche al Ministero dell'ambiente di trarre suggerimento, vantaggi culturali. Un progetto replicabile, ma partiamo dalla Tunisia perche' e' il punto di riferimento delle imprese italiane per il nord Africa''.

Alessandro Benetton ha evidenziato che l'accordo e' ''un punto di partenza che nasce da un progetto specifico, ma ''al di la' dei percorsi diversi, in stabilimenti diversi, che ci possono essere, la direzione e' sicuramente questa. E' sempre stata la filosofia del nostro gruppo e, in un momento come questo, puo' essere anche un'opportunita' per essere un'azienda e un marchio diverso''.

Il progetto e' finalizzato all'analisi e alla contabilizzazione delle emissioni di Co2 legate all'attivita' produttive dello stabilimento Benetton in Tunisia. In particolare si valutera' l'impronta ambientale relativa a due prodotti della linea 'bimbo'. Nell'ambito dell'accordo si valuteranno tutte le possibili misure di riduzione e di neutralizzazione dell'impronta ambientale che prevedono l'utilizzo di tecnologie e delle best practise a basso contenuto di carbonio, al fine di ottenere prodotti ad emissioni controllate.

Sport: Esperance vince quarto scudetto di fila



L'Esperance, storico club della capitale, si e' aggiudicato il titolo nazionale tunisino di calcio per la quarta volta consecutiva. La certezza del titolo per fa formazione giallorossa e' arrivata ieri sera, nel penultimo turno di campionato, con la vittoria (per tre reti a due), su un altra squadra della capitale, il Club africaine, in un derby infuocato, nella buona tradizione del calcio tunisino. Con quello di ieri, l'Esperance porta il totale dei titoli nazionali conquistati a 24. 

(ANSAmed)

Merkel cancella viaggio in Tunisia per motivi sicurezza


Roma, 27 set. (TMNews) - Il cancelliere tedesco Angela Merkel ha cancellato il previsto viaggio in Tunisia in programma per il mese prossimo. Un portavoce della cancellieria ha spiegato che la decisione è stata presa "in accordo" col governo tunisino per motivi di sicurezza.

Angela Merkel avrebbe dovuto recarsi nel paese il prossimo 9 ottobre. Il 14 settembre scorso, nel contesto delle proteste contro il film antiislamico "Innocence of Muslims", scontri presso l'ambasciata americana a Tunisi fecero 14 morti e decine di feriti. Lo stesso giorno era stata assaltata anche l'ambasciata tedesca Karthoum, in Sudan.

Tunisia, gia' 5522 societa' create nel 2012


TUNISI, 27 SET - Il tessuto economico della Tunisia, che e' ancora interessata ad una profonda crisi, mostra incoraggianti segnali di vivacita'. Lo confermano i dati sulla creazione di societa' che, nei primi otto mesi dell'anno, sono state 5522 contro le 4099 dello stesso periodo dello scorso anno, con un incremento - riferisce il ministero dell'Industria -del 34,7 per cento. A fine agosto, le esportazioni industriali hanno avuto un aumento dell'1,5 per cento, dovuto essenzialente ai settori meccanici, elettrici, chimici e agroalimentari.

(ANSAmed)

Tunisia: allarme casi tortura


(ANSA) - TUNISI, 27 SET - Con un duro, quanto inatteso comunicato, la presidenza della repubblica tunisina - nelle ore in cui il presidente Moncef Marzouki e' a New Yor per l'Assemblea generale dell'Onu - ha lanciato un allarme su un possibile ritorno alla pratica della tortura da parte delle forze di polizia. Nella nota si citano tre casi: quello della ragazza violentata da tre poliziotti, la morte di un uomo a seguito del pestaggio subito in un interrogatorio e la repressione di disordini di piazza a El Hencha.

mercoledì 26 settembre 2012

2000 post!!!


Siamo arrivati a 2000 post pubblicati!!!

Le sorprese non finiscono, a ottobre apriremo una nuova pagina: PRODOTTI TIPICI DELLA TUNISIA!!!

Continuate a seguirci!!

Lo staff di viveretunisia.blogspot.com


Tunisi in circa un minuto e mezzo



Innovazione e Mediterraneo per superare la crisi del tessile

Se il distretto pratese esporta globalmente per 2,4 miliardi di euro, il 2,3% in Tunisia. Ma proprio qui, e' stato spiegato, esistono larghi margini di sviluppo e opportunita' di partnership per aziende pratesi che intendano investire nel tessile evoluto, anche grazie ai numerosi incentivi varati da quel governo: facilitazioni burocratiche e doganali, utili esentasse ed esportabili, esenzione Iva e oneri sociali, terreni e capannoni a prezzi imbattibili. La Tunisia ha una forte tradizione nel tessile tradizionale, soprattutto nelle confezioni, ed e' non a caso il 7° fornitore della Ue.

(sassarinotizie.com)

Compagnia crociere Usa cancella tappe paesi arabi


TUNISI, 26 SET - Prime conseguenze nel settore del turismo dei disordini causati, in molti Paesi arabi, dal film ''L'innocenza del musulmani''. La compagna crocieristica Usa Azamara Club Cruises ha infatti annunciato di avere cancellato le tappe previste per le sue navi nei Paesi arabi maggiormente toccati dalle violenze. A cominciare da quella al porto tunisino di La Goulette, cancellata a favore di Minorca, nelle Baleari.(ANSA)

Salerno, sequestrati 200 litri di gasolio da contrabbando

I militari del 2° Nucleo Operativo del Gruppo di Salerno, al fine di prevenire introduzioni clandestine di prodotto per l’autotrazione da destinare al mercato nero, hanno intensificato i controlli di vigilanza e riscontro merci in occasione dell’arrivo della motonave “CATANIA” proveniente dalla Tunisia via Palermo. Tale dispositivo ha consentito di individuare due cittadini di nazionalità tunisina intenti a trasportare in contrabbando prodotti petroliferi soggetti al pagamento della accisa. Per eludere i controlli di polizia, il conducente di un autocarro aveva modificato le sue caratteristiche tecniche mediante l’applicazione di un doppio serbatoio, risultato a vista scollegato dall’impianto di alimentazione, destinato all’occultamento di140 litridi prodotto petrolifero, entità superiore a quella prevista dai regolamenti, i quali consentono di introdurre nel territorio comunitario unicamente litri 10 di prodotti infiammabili. Congiuntamente a funzionari della locale dogana, si è proceduto a denunciare a piede libero il conducente del veicolo, per aver tentato di sottrarre in maniera fraudolenta il carburante all'accertamento ed al pagamento dell'accisa, mentre l’autocarro e litri 130 di gasolio sono stati sottoposti a sequestro penale, agli effetti della normativa sulle accise, e amministrativo per aver tentato di sottrarre merci estere al sistema di controllo istituito per l’accertamento e la riscossione dei diritti doganali. L’altro cittadino tunisino, a bordo di una Opel Astra, occultava, in quattro taniche, litri 80 di gasolio, circostanza per la quale allo stesso sono state applicate le medesime sanzioni, nonché il sequestro penale e amministrativo dell’automezzo e di litri 70 del prodotto trasportato, al netto della franchigia. Secondo quanto dichiarato dai trasgressori, il carburante era stato acquistato il giorno prima in Tunisia ad un prezzo molto competitivo (pari a circa 60 centesimi al litro) rispetto a quello praticato in Italia, soprattutto in questo periodo di crescita dei prezzi di vendita al pubblico.

(julienews.it)

Calano i consensi per il governo a guida islamica



La coalizione di governo tunisina, guidata dal partito islamico di 'Ennahda', ha registrato di recente un forte calo dei consensi. Secondo un sondaggio, pubblicato dal sito della tv satellitare 'al Arabiya', svolto dal periodo che va tra il 17 e il 20 settembre, ad appena 11 mesi dalle elezioni dello scorso ottobre i partiti che governano il paese hanno perso popolarità. In particolare il partito islamico 'Ennahda' ha perso il 31 per cento dei suoi consensi; il partito del Congresso ha addirittura visto mancare il 39 per cento di sostenitori rispetto alle precedenti elezioni; mentre il partito Takattul ha perso il 30 per cento di popolarità. Salgono invece del 62% i consensi a favore del partito Democratico progressista di opposizione Il sondaggio ha visto la partecipazione di 1009 persone al di sopra dei 18 anni provenienti da diverse regioni tunisine.


http://it.ibtimes.com

Accordo Benetton-ministero Ambiente per industria in Tunisia


Accordo tra il ministero dell' Ambiente e la Benetton Group per la riduzione dell'impatto ambientale nel settore tessile e nella catena della moda. Un progetto italo-tunisino per un'industria della moda sempre piu' sostenibile, i cui obiettivi sono stati oggetto dell'intesa firmata a Villa Minelli di Ponzano Veneto dal ministro Corrado Clini e dal presidente dell'azienda, Alessandro Benetton.

Il progetto, ha spiegato il ministro Clini ''da' valore alla competenza e all'expertise italiana e rientra nell'ambito degli accordi internazionali previsti dalla Convenzione quadro sui cambiamenti climatici''. ''In particolare - ha aggiunto - l'accordo consentira' di misurare il consumo di energia e di ambiente per la produzione e nello stesso tempo e' un impegno che l'azienda assume per ridurre l'impatto ambientale dei prodotti''. Clini ha poi ricordato che ''e' uno dei progetti di punta a livello internazionale per il miglioramento della qualita' delle produzioni tessili nei paesi in via di sviluppo, che occupano piu' di 3 milioni di lavoratori. L'accordo consente anche al Ministero dell'ambiente di trarre suggerimento, vantaggi culturali. Un progetto replicabile, ma partiamo dalla Tunisia perche' e' il punto di riferimento delle imprese italiane per il nord Africa''.

Alessandro Benetton ha evidenziato che l'accordo e' ''un punto di partenza che nasce da un progetto specifico, ma ''al di la' dei percorsi diversi, in stabilimenti diversi, che ci possono essere, la direzione e' sicuramente questa. E' sempre stata la filosofia del nostro gruppo e, in un momento come questo, puo' essere anche un'opportunita' per essere un'azienda e un marchio diverso''.

Il progetto e' finalizzato all'analisi e alla contabilizzazione delle emissioni di Co2 legate all'attivita' produttive dello stabilimento Benetton in Tunisia. In particolare si valutera' l'impronta ambientale relativa a due prodotti della linea 'bimbo'. Nell'ambito dell'accordo si valuteranno tutte le possibili misure di riduzione e di neutralizzazione dell'impronta ambientale che prevedono l'utilizzo di tecnologie e delle best practise a basso contenuto di carbonio, al fine di ottenere prodotti ad emissioni controllate.

(ANSA)

TUNISIA: A GAFSA, DOVE L’INDUSTRIA CHIMICA HA SVUOTATO LE ANTICHE PISCINE ROMANE


Una volta Gafsa, 343 km a sud di Tunisi, era un’oasi incastonata tra le montagne e il Sahara, famosa per le antiche piscine romane. Oggi l’industria di fosfato sta scatenando nella regione una grave crisi idrica, alla quale il nuovo governo non sta prestando la giusta attenzione. Per la prima volta l’estate scorsa la città è stata sottoposta a un piano di razionalizzazione dell’acqua su base giornaliera, spiega Lakhdar Souid, coordinatore del Piano Blu per una Tunisia verde, un progetto congiunto del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) e l’Unione Europea per lo sviluppo della regione nel Mediterraneo. Gli esperti internazionali ritengono che entro il 2025, se le condizioni non cambiano, il Nord Africa, guidato dalla Tunisia, sarà teatro di una guerra dell’acqua. La ragione ufficiale dei tagli all’acqua, così come l’ha addotta il ministro per l’Agricoltura, le Risorse Idriche e la Pesca, Mokhtar Jalleli, è che la compagnia nazionale tunisina dell’energia elettrica e il gas, la STEG, ha subito un’interruzione di corrente in vari villaggi nei momenti di massimo consumo. Ma per Souid le responsabilità risiedono tutte a Tunisi: mai dopo l’indipendenza della Tunisia dalla Francia nel 1956 i governi hanno privilegiato così smaccatamente lo sviluppo del nord, nella regione della capitale, e le zone costiere rispetto a quelle del sud e montagnose. Ed è il caso di Gafsa, dove vivono 369mila persone che il mese scorso, nonostante il caldo e il Ramadan, hanno protestato più volte contro la decisione ministeriale. A Gafsa dicono che il problema dell’acqua è pane quotidiano da decenni e accusano la Compagnia dei Fosfati, nata nel 1897. “L’acqua del rubinetto è contaminata da sostanze chimiche”, racconta all’agenzia IPS Benrejeb Hayat, abitante di Gafsa e vedova di un uomo morto per un cancro ai polmoni tre anni fa. “Il problema dell’acqua è una bomba a orologeria in attesa di esplodere, anche perché i nostri bambini soffrono sempre più spesso di asma e polmonite, malattie indotte dall’inquinamento”. La CPG possiede un grande bacino minerario a Gafsa, grazie al quale genera circa otto milioni di tonnellate di fosfati all’anno, una produzione fondamentale per l’industria tunisina di acido fosforico e di fertilizzanti. Una risorsa preziosa per l’economia nazionale, ma per Gafsa è il danno e la beffa. La città infatti subisce tutti i contro dell’industria chimica, dall’inquinamento atmosferico a quello idrico, ma gli impianti non sono serviti a risollevare l’economia locale. “Se è possibile” – dice Benrejeb – “hanno addirittura peggiorato le nostre condizioni perché adesso siamo costretti a comprare l’acqua minerale, aggiungendo una spesa in più in famiglia”. E’ dello stesso parere anche Farid Zaigh, presidente dell’Associazione per la rinascita delle Piscine romane a Gafsa, che all’IPS racconta di come lo sfruttamento anarchico delle risorse naturali della regione abbia portato a uno squilibrio nello sviluppo, con zone emarginate da troppo tempo. “Una volta i giovani organizzavano spettacoli di nuoto nelle piscine e così guadagnavano soldi e attiravano turisti. Oggi le piscine si sono asciugate, i nostri bambini non possono più imparare a nuotare e il turismo sta calando. Senza acqua non c’è vita”. La foratura profonda compiuta dalla CPG ha danneggiato la falda freatica della città e delle altre circostanti. “Le vecchie autorità, con un occhio all’agricoltura, avevano concesso permessi di perforazione fino a 52 metri, ma i controlli recenti hanno dimostrato che questo limite è stato abbondantemente superato”, denuncia Zaigh. Gli ingegneri civili e i geologi locali hanno confermato che l’acqua è stata drenata verso gli impianti chimici, e per questo motivo non riesce sempre a raggiungere i rubinetti delle case. La Compagnia dei Fosfati, intanto, per aggiustare il tiro ha accettato di finanziare uno studio tecnico volto alla ricostruzione della antiche piscine romane.

(atlasweb.it)

Salafiti, venerdi' e non domenica riposo settimana




Proseguono le iniziative del movimento salafita tunisino per giungere alla totale islamizzazione dello Stato. L'ultima proposta e' quella di sostituire alla domenica, come giorno di riposo settimanale, il venerdi', quando si tiene la piu' importante preghiera comunitaria. Della proposta s'e' fatto portavoce, direttamente con il presidente della repubblcia Moncef Marzouki, il predicatore salafita Be'chir Ben Hassen, che ne ha poi dato notizia sulla sua pagina di Facebook. Dalla presidenza della Repubblica nessun commento ufficiale alla richiesta. 

ANSAmed

martedì 25 settembre 2012

Tunisia: sciopero generale settore ospedaliero il 4/10


(ANSAmed) - TUNISI, 25 SET - Uno sciopero generale, che investira' il settore ospedaliero tunisino, e' stato annunciato dall'Ugtt, il piu' importante sindacato del Paese, per il 4 ottobre prossimo. Si asterranno da ogni prestazione chirurghi, dentisti e farmacisti che operano negli ospedali e nei policlinici universitari, su cui poggia essenzialmente l'intero sistema di assistenza sanitaria. Alla base della protesta (la prima di questa grandezza, dopo moltissimi mesi) c'e' un pacchetto di rivendicazioni, la prima delle quali riguarda l'inquadramento nel settore degli ospedali e policlinici. L'Ugtt comunque non esclude un'eventuale revoca dello sciopero se da parte del Ministero della Salute giungeranno segnali positiva per una riapertura della trattativa sulla vertenza.(ANSAmed).

Tunisia: media contro potere politico


(ANSA) - TUNISI, 25 SET - Per protestare contro l'ingerenza del potere politico nella nomina dei responsabili dei media pubblici il sindacato dei giornalisti tunisini (Snjt) ha dichiarato oggi, a chiusura dei lavori del suo direttivo, uno sciopero generale per il 17 ottobre. I giornalisti hanno risposto cosi' a quella che considerano un'inaccettabile intromissione del governo nella guida dei mezzi d'informazione pubblici, soprattutto le tv da sempre considerate il piu' importante catalizzatore di consenso mediatico.

Tunisia: vincono donne, Costituzione conferma loro diritti


Una semplice parola, inserita nel testo di quella che dovrebbe essere la bozza della nuova Costituzione, e la condizione della donna tunisina sarebbe stata ricacciata indietro, in un istante, di mezzo secolo. La parola e' ''complementarieta''' e a volerla erano stati gli esponenti piu' duri (che poi si sono tirati dietro tutti gli altri, anche i cosiddetti moderati, donne comprese) di Ennadha e di altri partiti ultraconservatori che, in questo modo, avrebbero sancito che la donna in Tunisia non e' un soggetto sociale a se' stante, con i medesimi diritti dell'uomo, ma qualcosa in meno ed in peggio: un soggetto, appunto, complementare, che da solo non e' nulla, ma che ha bisogno di un uomo per non restare incompiuta. Un tentativo che e' stato sventato - molto faticosamente, vista la pervicacia che ha animato i sostenitore della complementarieta' al femminile - perche' la commissione mista dell'Assemblea costituente che si occupa di temi sociali, come appunto quello del ruolo della donna, ha fatto un passo indietro, nel senso che ha sancito l'eguaglianza tra uomo e donna, anche nel campo professionale. Le donne tunisine contro questa modifica sono scese in strada, e con loro anche moltissimi uomini, espressione di quella larga parte della popolazione che ancora difende strenuamente la laicita' dello Stato, obiettivamente alle corde sotto i colpi di maglio del partito confessionale Ennahdha, scatenato alla conquista dell'esercizio del potere. Hanno protestato coraggiosamente, perche' ci vuole un enorme coraggio a sfidare, viso a viso, gli integralisti salafiti che ormai hanno monopolizzato le piazze e non esitano a passare a vie di fatto, quando non ti minacciano di venirti a prendere a casa. Sono andate in strada per difendere una condizione conquistata negli anni dell'Indipendenza e che ora le strategie parlamentari degli strati piu' conservatori della societa' tunisina cercavano di rubare loro. Ma alla fine questa battaglia e' stata vinta e le donne tunisine, le ragazze che, a modo loro, hanno fatto la ''rivoluzione'', sono riuscite a reimpossessarsi di un ruolo che qualcuno voleva marginalizzare, forse anche neutralizzare. Da 1956 la Tunisia, primo Paese arabo al mondo, si e' data una legge di genere che ha equiparato il ruolo dell'uomo e della donna, segnando il primo passo di una lunghissima strada che, oggi, ha portato la condizione femminile a livelli ''occidentali''. Certo, questo sulla carta perche' alla legge scritta spesso non corrispondono i comportamenti dentro le famiglie. Come ad esempio la pervicacia con cui viene ancora difeso il matrimonio ''cotumier'', cioe' quando la volonta' di una ragazza non viene presa in considerazione se i suoi genitori e quelli del futuro sposo - che spesso lei non conosce nemmeno - trovano un accordo. E non solo nelle famiglie di basso ceto, perche' certe abitudini restano anche nelle case piu' ricche.

(ANSAmed)

Tunisia: aziende plastica 'made in Italy' guardano a mercato


L'industria plastica, che fa parte dell'eccellenza del 'made in Italy' anche a guardare i fatturati nell'ordine delle decine di milioni di euro che mette in bilancio ogni anno, si presenta in questi giorni al mercato tunisino, verso il quale sta mostrando un grande interesse.

Innanzitutto per le prospettive di grande crescita che esso sta facendo registrare e in considerazione della possibilita' che da esso si possano aprire nuove strade per l'esportazione nella regione del Maghreb.

L'occasione e' data da una visita (che si articola in seminari e incontri con la formula dei contatti diretti tra aziende, con l'imprenditoria tunisina) organizzata dal direttore dell'Istituto per il commercio con l'Estero di Tunisi, Cecilia Oliva sul tema ''Tecnologia italiana per la fabbricazione delle plastiche''. Prima tappa della visita e' stata, questa mattina, a Tunisi, la sede dell'Utica, la confindustria tunisina, dove quattro aziende italiane (Eurochiller, Negri Bossi, S Plastic machinery e Thermoplay) si sono presentate all'imprenditoria locale con la forza dei risultati conseguiti in un settore in cui la tecnologia italiana e' unanimemente considerata all'avanguardia. Nel corso delle presentazioni, i rappresentanti delle industrie tunisine hanno seguito con attenzione, oltre all'illustrazione di prodotti e metodologie, anche il tema del risparmio energetico, tema molto sentito nel Paese. Domani la delegazione italiana si spostera' a Sousse, considerata la capitale tunisina della plastica, sia in termini di prodotti che di riciclaggio.


 (ANSAmed)

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