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venerdì 31 agosto 2012

Anche dopo la “primavera araba” è sempre di moda tornare vergini

La pratica di ricostruire l'imene grazie a un semplice e poco costoso intervento (imenoplastica) è ancora molto diffusa nei Paesi del Maghreb, soprattutto in Tunisia, nonostante la ventata rivoluzionaria che, evidentemente, non è ancora riuscita a incidere su dogmi e tradizioni consolidate


TUNISI - In alcune società connotate da precetti sociali e religiosi ferrei, la sessualità delle donne risulta ancora condizionata da molti tabù. Così si spiega il sempre crescente ricorso alla ricostruzione dell’imene in vista del matrimonio, soprattutto nei paesi del Maghreb, anche dopo lo scoppio della “Primavera araba”. Si tratta di un semplice intervento della durata di 15-20 minuti che, se da un lato costituisce motivo di profitto per le cliniche, dall’altro rappresenta per i medici un problema etico notevole. Tra i Paesi dove tale pratica è maggiormente diffusa c’è la Tunisia, dove circa i tre quarti delle donne avrebbero riacquistato in maniera fittizia la verginità perduta; seguono il Marocco e l’Egitto dove i prezzi per l’intervento sono assolutamente irrisori rispetto all’Europa: dai 100 ai 300 euro (e comunque non altissimi nemmeno per loro). L’età media varia tra i venti ed trent’anni. IL CASO DELLA TUNISIA - Il caso tunisino è certamente il più eclatante; in una società per anni laica e, dunque, attenta ai costumi occidentali, le donne si trovano nuovamente a dover mettere in discussione la propria sessualità, soprattutto a seguito delle spinte islamiste del nuovo governo. Tutto questo in contrasto con il vento di novità e di apertura auspicato con la cosiddetta Primavera araba che, purtroppo, in alcuni casi ha perso progressivamente terreno a vantaggio di correnti politiche islamiste e nonostante la presenza di un forte movimento di militanti che si battono affinché sia riconosciuta la parità di diritti nella sfera pubblica e privata. Di conseguenza, ecco che le donne decidono di continuare a “regalare” al futuro marito l’illusione dell’illibatezza, sottostando a principi misogini e alle pressioni delle famiglie per non essere esposte al pubblico ludibrio. Ragioni etiche, religiose e sociali, dunque, alla base di un fenomeno che preoccupa per le sue ricadute e che è trasversale alla società, a prescindere dal grado di istruzione, professione e agiatezza economica. Un passo indietro, probabilmente, rispetto agli intenti di libertà gridati dalle rivolte di piazza che, evidentemente, non sono riuscite ancora a incidere su dogmi e tradizioni consolidate. Ipotesi parzialmente confermata dalle parole della poetessa libanese Joumana Haddad, secondo la quale non è cambiato nulla in quanto quelle stesse donne che hanno fatto sentire la propria voce durante le proteste «sono state messe da parte subito dopo la rivoluzione, nel momento, appunto, del cambiamento». CAMBIAMENTI NELLE NUOVE GENERAZIONI - Afferma una ragazza: «Mia madre mi ha sempre ripetuto: se non vai bene a scuola, si potrà sempre far qualcosa, ma se perdi quella (la verginità, ndr), non si può far niente. Non si può dare una figlia sporca». Opinioni condizionate di certo anche dall’influenza di alcune personalità di spicco, quali il gran Mufti d’Egitto, che con una fatwa ha invitato in tempi non sospetti le donne a ricorrere a questo tipo di pratiche se l’obiettivo finale è «la serenità nella futura vita coniugale». Di contro, soprattutto tra le nuove generazioni, sono in molti ormai a non accettare il ricorso a tali espedienti. Essi condannano la rinnovata concezione maschilista della società, sostenendo la parità di specie anche nella sfera sessuale, in una visione più riformista dei diritti delle donne. In molti si dicono pronti a sposare una donna non più vergine, segno evidente che la lotta per i diritti umani e civili, ben lungi dall’essere vinta, è comunque in atto e lascia ben sperare per il futuro.

(ilvostro.it)

giovedì 30 agosto 2012

Picchia la moglie perchè va dal medico da sola. Arrestato


Busto Arsizio (Milano) - Picchia a sangue la moglie perchè è andata da sola dal medico. Richia una pesante condanna il cittadino della Tunisia arrestato al termine di un violento litigio con la consorte. L'uomo, tornando dal lavoro, ha scoperto che la moglie aveva preso appuntamento con il medico di famiglia per andare a far vaccinare la figlioletta. Quando la donna è tornata a casa ha trovato il 46enne infuriato ed è stata aggredita e malmenata. Pugni e calci che l'hanno fatta finire in ospedale dove i medici hanno emesso una prognosi di 25 giorni. I vicini di casa avevano già segnalato l'atteggiamento violento dell'uomo, fanatico ultra integralista islamico. La stessa donna era finita più volte in ospedale per lesioni e lividi sospetti ma non ha mai denunciato il marito. Questa volta, però, le prove della colpevolezza dell'uomo violento sono evidenti e la polizia lo ha arrestato. Verrà processato per violenza domestica e lesioni aggravate. La moglie è riuscita a denunciare violenze fisiche e psicologiche che sono iniziate quando l'uomo ha abbracciato l'ala più integralista dell'Islam. Veniva picchiata ogni volta che usciva da casa da sola senza la compagnia di un familiare maschio o di un amico di famiglia.

(ogginotizie.it)

Partiamo da _Z_

_Z_ è un vignettista politico anonimo tunisino, attivo con un blog dal 2007. Le sue caricature - mai gradite all'ex dittatore Zeine el-Abidin Ben Ali - non sembrano piacere neanche ai nuovi dirigenti tunisini. Per lui, la religione non dovrebbe essere considerata un tabù, e invece "Zuckerberg ed i suoi i robot mi hanno vietato di pubblicare sul mio profilo Facebook per 30 giorni"



. traduzione a cura di Rino Finamore*


Ci sono solo due linee rosse che Z sostiene di non aver mai oltrepassato: "Quella della diffamazione e del razzismo". 

Quando e perché hai deciso di utilizzare la blogosfera per pubblicare le tue vignette? 
Ho lanciato il mio blog il 28 agosto, 2007. Fin dall'inizio, il mio obiettivo è stato il regime di Ben Ali. In primo luogo, ho scritto dei testi. Poi ho avuto l'idea di accompagnare i miei scritti con dei disegni. Questo ha dato unicità al mio blog, e ha attirato più pubblico. Anche se il detto "una foto è meglio che un lungo discorso" rimane vero, è stato importante sottolineare l'importanza della scrittura, perché la mia azione, in primo luogo, era politica ed intellettuale, cosa che la caricatura in se non può garantire. 

Sei conosciuto co lo pseudonimo_Z_ . Quasi 19 mesi dopo la caduta del regime di Ben Ali, ancora preferisci nascondere la tua identità. Perché ? 
A causa della mia posizione nei confronti dell l'ex regime di Ben Ali, sono stato molto attento a preservare la mia identità. Sicuramente ho dovuto proteggermi, per evitare ritorsioni. La dittatura è caduta 19 mesi fa, e finora non è stata condotta alcuna indagine seria sul controllo del web durante il regime. Questa macchina, chiamata Ammar 404, utilizzata per diffondere il terrore nella rete tunisina (censura, arresti, minacce ...), potrebbe essere ancora dormiente, in attesa di un segnale di riattivazione. Quindi, per me nulla è realmente cambiato, nonostante le apparenze; per questo devo ancora mantenere l'anonimato.

mercoledì 29 agosto 2012

Tra le Miss Italia nel mondo c'è anche una Tunisina



Sono sei le ragazze che restano in gara a Miss Italia nel Mondo, il concorso che quest’anno, nella sua nuovissima rivisitazione, è dedicato per la prima volta alle straniere che vivono in Italia da almeno un anno. Conosciamo insieme le ragazze.

1. Stéphanie SANTOROMITO Miss Italia nel Mondo Edizione Speciale Tunisia
Ha 26 anni, è nata in Tunisia, è cresciuta in Francia e da due anni abita a Roma. Occhi marroni e capelli neri, è alta 1,73. Ha la cittadinanza italiana, francese e tunisina e non è nuova all’esperienza dei concorsi di bellezza. Anzi, avendo origini italiane (nonni siciliani), due anni fa ha partecipato a Jesolo al tradizionale concorso Miss Italia nel Mondo, classificandosi tra le prime cinque.

2. Nayomi ANDIBUDUGE Miss Italia nel Mondo Edizione Speciale Sri Lanka
Ha 18 anni, compiuti il 30 luglio scorso. E’ nata a Roma dove ha sempre abitato insieme alla famiglia proveniente dallo Sri Lanka, il padre Reymond, che è nella Capitale da 30 anni, e la mamma, Sandhya, da 20. Alta 1,75, ha occhi marroni e capelli neri. Ha il diploma liceale e vorrebbe iscriversi all’università, facoltà di Architettura. È stata iscritta al concorso dalla mamma.

3. Aylen NAIL MARANGES Miss Italia nel Mondo Edizione Speciale Argentina
Ha 25 anni, nata a Rosario Santa Fe, in Argentina e residente a Ispica, Ragusa, in Sicilia. Alta 1,70, ha occhi verdi e capelli castani. Ha il diploma di Scuola superiore ed ha studiato da stilista, ma solo nel primo dei tre anni previsti ed ora lavora come commessa. E’ venuta in Italia tre anni fa, da sola, in vacanza; si è fidanzata con Alessandro ed è rimasta in Sicilia.

4. Tetiana BONDARENKO Miss Italia nel Mondo Edizione Speciale Kazakistan
Nata in Kazakhstan il 28/09/1987, vive a Roma. Alta 1.74 m, ha capelli biondi ed occhi verdi. Laureata, lavora attualmente come modella e pratica fitness. Studia relazioni internazionali a Roma, Università de la Sapienza. È già laureata in Giurisprudenza, facoltà che ha frequentato in Ukraina. Considera il concorso l’opportunità di lanciare un messaggio di forte carica sociale: di un mondo, una società che diventa sempre più globalizzato.

5. Kaline BASILIO DE SOUZA Miss Italia nel Mondo Edizione Speciale Brasile
Kaline è nata in Brasile, ha 25 anni e risiede a Roma. Alta 1.74 m, ha capelli castano scuro ed occhi marroni. Kaline è sposata ed ha scelto di vivere in Italia per amore. L’edizione speciale del Concorso di Patrizia Mirigliani è per lei un riconoscimento da parte degli italiani nei confronti di tutti i cittadini stranieri che per una o per altra ragione vivono in Italia regolarmente e amano questo paese.

6. Riquilen Kely Soares FORTES Miss Italia nel Mondo Edizione Speciale Miss Capo Verde
Riquiline è nata a Capo Verde ed ha 25 anni. Risiede a Roma e lavora come indossatrice. È in Italia da quando aveva 15 anni. Qui ha raggiunto i genitori emigrati oltre vent’anni prima per motivi di lavoro. Si è diplomata in un istituto per servizi turistici. Alta 1.76 m, ha capelli neri ed occhi marroni. Pratica atletica leggera e risiede in Italia da 10 anni. Ha una bambina di due mesi, Giselle, con lei a Montecatini Terme, accompagnata dal papà e compagno Lino, originario della Sicilia.


(leichic.it)

lunedì 27 agosto 2012

CALCIO, CHAMPIONS AFRICA: TUNISINI ETOILE ESCLUSI DAL TORNEO

I tunisini dell'Etoile Sahel sono stati esclusi dalla Champions League africana, dopo che il 18 agosto i propri tifosi avevano invaso il campo nella gara persa in casa con i connazionali dell'Esperance di Tunisi. La partita allo stadio di Sousse era stata interrotta sotto un fitto di lancio di bottiglie e altri oggetti. E' la prima volta che una squadra viene esclusa dalla Champions League africana mentre partecipa alla fase a gironi.


(repubblica.it)

L’autunno della “primavera araba”



A Tunisi cresce la contrapposizione tra il presidente e gli islamisti. Il presidente laico Moncef Marzouki accusa gli islamisti di tentare di usurpare il potere.

Nella culla della “primavera araba”, pare sia maturata una seria crisi politica che potrebbe mettere fine all’idillio tunisino.
La questione sta nel fatto che il presidente Moncef Marzouki ha selezionato il Parlamento e in esso la maggior parte dei posti appartengono agli islamisti del partito “Ennahda”. L’ex-dissidente e difensore dei diritti era sembrato agli islamisti una candidatura ideale alla carica di presidente durante il passaggio dalla dittatura alla democrazia.
Ora il presidente si è scagliato contro chi lo aveva aiutato ad occupare la carica, ha accusato il partito “Ennahda” di cercare di prendere il controllo delle leve politiche ed amministrative, ricordandogli il periodo della dittatura. Ora il potere centrale del paese è concentrato nelle mani del Governo, dove gli islamisti hanno dominato fin dall’inizio della sua creazione.
I tecnocrati del gabinetto dei ministri si sono sentiti a disagio sentendo le accuse di autoritarismo rivolte al leader dell’“Ennahda”, Rachid Ghannouchi, incolpato, in primo luogo, di aver cercato di fare da intermediario e di definire la politica del Governo, compresa quella delle alte cariche, laddove il leader degli islamisti non occupa alcuna posizione ufficiale al Governo. Gli esperti lo confrontano sempre più spesso con l’ex-presidente tunisino Zine El Abidine Ben Ali, deposto durante la “Primavera araba”. Oggi si parla di scisma del potere in Tunisia, ritiene il Vice-direttore dell’Istituto dell’Africa dell’Accademia delle scienze russa Dmitrij Bondarenko.
“La scissione tra il presidente e gli islamisti significa che il presidente, la sua amministrazione e chi sta dietro a loro stanno tentando, da un lato, di mantenere in Tunisia un Islam piuttosto moderato e, dall’altro, di conservare quegli aspetti legislativi e della vita socio-politica che permettevano alla Tunisia di ritenersi un paese laico. Quindi l’idea era di presentarsi come un paese islamico, pur senza che l’Islam fosse esageratamente presente nella politica, ma che esistesse a livello della cultura e della vita quotidiana”.
L’esperto non ha cercato di fare prognostici sulle conseguenze della scissione tra presidente e islamisti, ma la contrapposizione tra loro crescerà. Era assolutamente prevedibile che la “Primavera araba” in Tunisia si sarebbe svolta in questo modo. Così ritiene Aleksej Podcerob, analitico del Centro per le ricerche arabe dell’Istituto degli studi orientali ed ex-ambasciatore in Tunisia:
“La crescita della contrapposizione tra islamisti e forze laiche in Tunisia è assolutamente naturale. Gli islamisti hanno posizioni piuttosto forti, come hanno dimostrato le ultime elezioni, ma anche i partiti laici sono forti. Durante le elezioni, le contraddizioni tra diverse forze politiche non erano così forti. Tutto è nato dall’idea di costruire una nuova Tunisia e che bisogna raggiungere questo obiettivo insieme. Era questo lo stato d’animo”.
Ora nel paese si rinnovano le proteste, la popolazione manifesta contro gli islamisti del partito “Ennahda”. Centro del nuovo movimento è diventata proprio la città di Sidi Bouzid, dove quasi due anni fa è cominciata la “Primavera araba”. Motivo della deposizione del presidente allora era stato il suicidio di un mercante a cui avevano confiscato della merce. In questo caso non esiste un pretesto evidente, ma le cause profonde della insoddisfazione sono le stesse: problemi sociali irrisolti e la miseria della maggior parte della popolazione. Finora la Tunisia veniva considerata come una vetrina della “Primavera araba”. A differenza di Libia, Egitto, Yemen e Siria, la rivoluzione là era stata quasi incruenta. Non si esclude comunque che le azioni di protesta sociale e il profondo scisma nel mondo politico porteranno la Tunisia sulla soglia di una nuova rivoluzione, ma non pacifica.

La blogger denuncia: “La Tunisia si sta islamizzando”



“Alla tv di Stato appaiono sempre più spesso donne e telegiornaliste velate, mentre tutto questo era vietato sotto Ben Ali”. Parola della nota blogger tunisina Amira Yahyauoi, che in un’intervista con Aki – Adnkronos International lancia l’allarme sul rischio islamizzazione della società tunisina.
BIMBE VELATE IN TV - L’islamizzazione parte dagli schermi della tv, alla luce del dibattito sorto in Tunisia sulla bozza dell’articolo 28 della Costituzione, in base alla quale il principio della “complementerità tra i sessi” potrebbe soppiantare il Codice di Statuto personale del 1956. A dimostrazione di questa sua tesi, la blogger, fondatrice dell’Ong “al-Bawsala”, che si occupa di garantire la trasparenza dei lavori della Costituente, cita un epidosio avvenuto nel corso del Ramadan. Durante il mese sacro per i musulmani “la tv di Stato ha mandato in onda immagini di bambine di sei-dieci anni velate. E’ stato terrificante e questo dimostra che l’uguaglianza di genere non viene rispettata”, sottolinea.
PERICOLO PER LE DONNE - Yahyauoi rivolge quindi un’aspra critica ad Ennahda, il partito islamico che ha vinto le ultime elezioni, accusandolo di voler porre le donne in secondo piano. “Per loro le donne non devono avere gli stessi diritti degli uomini. Oggi in Tunisia le donne stanno discutendo di questi diritti perché non sono più certi e temono di perderli. Per questo hanno deciso di scendere in piazza e battersi per i propri diritti”. La risposta del partito “Ennahda” non tarda ad arrivare. Il movimento politico definisce le parole della Yahyauoi “una falsa polemica, una polemica sbagliata”.
CATTIVA INTERPRETAZIONE - A rispondere così alla donna, poi, è un’altra donna, Imen Ben Mohamed, deputato del movimento islamico. La Ben Mohamed liquida così il dibattito sorto nel Paese sulla bozza dell’articolo 28 della futura Costituzione. “E’ tutto semplicemente ridicolo -spiega il deputato- questa polemica si basa su una cattiva interpretazione delle parole contenute nel testo” che verrà discusso nelle prossime settimane dall’Assemblea riunita in plenaria. Lo Stato, secondo la bozza diffusa dai media, si impegna a “garantire la protezione dei diritti della donna sulla base del principio di complementarità con l’uomo in seno alla famiglia e in quanto associata all’uomo nello sviluppo del Paese”.
STERILE POLEMICA - Contro queste parole nei giorni scorsi migliaia di tunisine sono scese in piazza. Ma con Ennahda, sostiene la Ben Mohammed, “i diritti delle donne non andranno indietro, ma avanti. Questa polemica sbagliata è una grande offesa per noi donne, soprattutto per noi della Costituente, perché è ridicolo dire che le deputate dell’Assemblea possano scrivere che la donna è complementare all’uomo”. Anche nella contestata bozza dell’articolo 28, secondo la deputata, “a uomini e donne continuano a essere garantiti gli stessi diritti di partecipazione alla vita politica, sociale ed economica del Paese e viene riconosciuto loro un ruolo complementare solo all’interno della famiglia”.
VOGLIAMO UN REGIME PARLAMENTARE - Per la Tunisia del dopo-Ben Ali, Ennahda – assicura la Ben Mohammed – sta cercando intese trasversali per evitare di emergere come unica forza sulla scena politica e sociale. In Assemblea Costituente, dice, si sta “cercando di trovare un accordo” affinché il peso del partito islamico nella stesura della Costituzione non prevalga su quello delle altre forze, così che la Tunisia “non abbia la Costituzione di un partito”. Ad oggi, conclude, “l’unico punto su cui non troviamo un accordo è la formazione del governo: Ennahda vuole un regime parlamentare, mentre gli altri partiti insistono per il presidenzialismo”.

Terzi: «Libertà religiosa, tema d'attualità grazie all'Italia»


Anche gli altri hanno una storia da raccontare. La violenza nasce quando qualcuno si rifiuta di ascoltarla. Soltanto ascoltarla: non è necessario condividerla. Basterebbe l’ascolto per rendere possibile ed effettiva la libertà religiosa. A questo Meeting, iniziato nel giorno in cui dalla Nigeria arrivavano notizie di altri cristiani uccisi, Nassir Abdulaziz Al-Nasser, presidente dell’Assemblea generale dell’Onu, invoca la necessità di ascolto e spiega l’impegno delle Nazioni Uniti per rendere effettivo il godimento di questa libertà. «È necessario – spiega – prendere atto dei vantaggi della diversità e godere dei frutti della globalizzazione. Il dialogo è la via migliore per la pace e la conoscenza degli altri favorisce la tolleranza e la pace». Accanto ad Al-Nasser, per discutere di libertà religiosa negata in tante parti del mondo, il nostro ministro degli Esteri, Giulio Terzi di Sant’Agata, e il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio consiglio per il Dialogo interreligioso. Al-Nasser spiega l’impegno dell’Onu, sotto la sua presidenza, per favorire questo difficile dialogo nei Paesi dove sono bruciati i testi sacri, infamati i simboli religiosi e oltraggiate le fedi. Quelle dell’altro. Importante è la risoluzione del marzo 2011, elaborata dal Terzo comitato per i diritti umani, per combattere le intolleranze, gli incitamenti alla violenza contro le persone in base alla loro fede. Il segretario generale dell’Onu è tra i promotori dell’"Alleanza delle civiltà" che ha unito già in una serie di conferenze 107 Paesi membri dell’Onu. Il prossimo incontro a Vienna nel 2013: «Sarà anche questo - dice - un contributo al dialogo, perché le fedi devono unire e non dividere». Il ministro Terzi, dall’Italia guarda ai Paesi del Mediterraneo, a quelli che hanno visto la primavera e a quelli che la stanno cercando. Il Grande Mediterraneo (intendendo Libia, Egitto, Algeria, Marocco, Tunisia, Israele, Libano, Turchia e i sei Paesi del Golfo) conviene all’Italia e all’Europa: «Se negli ultimi cinque anni la crisi economica è stata in parte bilanciata dall’internazionalizzazione delle nostre aziende - spiega - la regione mediterranea è stata la vera protagonista della crescita». Il nostro export verso questa regione è cresciuto nel 2011 di circa il 19% rispetto al 2010; l’interscambio complessivo, pari a oltre 82 miliardi di euro, è aumentato del 4%; oltre 3.300 aziende italiane sono presenti nell’area. Ma non è tutta questione di affari. L’Italia e l’Europa, non considerata come si vorrebbe "intristita e perdente", continuano ad essere un punto di riferimento per l’avanzamento dei valori universali. «L’Italia - dice Terzi - ha nuovamente posto in questi ultimi nove mesi il tema della religione e della libertà religiosa al centro del dibattito internazionale. Siamo consapevoli che non alzando i muri risolveremo il problema delle tensioni interetniche, del terrorismo internazionale, della violenza sulle donne, dell’abuso sui bambini». Il cardinale Tauran porta nel dibattito la voce della Chiesa con contributi che hanno inciso tanto nelle decisioni delle istituzioni politiche e nelle coscienze delle genti, a partire dalla "Dignitatis Humanae" del Concilio Vaticano II. «Nel mondo - dice il porporato - c’è un grande divario tra la teoria e la pratica. Certo, se guardiamo agli ultimi 50 anni, vi sono stati progressi nella tutela della libertà religiosa, soprattutto nei Paesi che sono stati per anni sotto il giogo comunista, ma la situazione è ben lungi dall’essere soddisfacente in Paesi dove la maggioranza pratica l’Islam o l’Induismo, e anche nelle società secolarizzate, dove la libertà religiosa tende a essere concepita come un’opzione personale insignificante per la vita delle città». La libertà religiosa per la Chiesa è fondamentale: «Se lo Stato - invoca Tauran - non può decidere dei diritti dell’uomo, ma solo riconoscerli, non può neppure decidere della libertà religiosa, ma solo prendere atto del fatto che una società è impregnata di principi religiosi».

(avvenire.it)

domenica 26 agosto 2012

Aggiornamento del Ministero degli Esteri sulla Tunisia



In data 24 Agosto 2012, il Ministero degli Affari Esteri ha aggiornato sulla Tunisia sul sito "Viaggiare Sicuri".
Per tutti coloro che si devono recare in Tunisia nel prossimo periodo consiglio la lettura della seguente pagina : Viaggiare Sicuri

Tunisia: aggredita ad Hammamet la nuora di Bettino Craxi



(AGI) - Roma, 26 ago. - Si moltiplicano nella Tunisia post rivoluzionaria gli episodi di violenza e aggressione, per motivi politici o per furti e rapine. L'ultimo, in ordine di tempo, e' avvenuto sabato scorso, in pieno giorno, ad Hammamet e ha visto coinvolta Scintilla Craxi, moglie di Bobo e nuora dell'ex presidente del Consiglio, Bettino Craxi. Sono state aggredite lei e un'amica tunisina a un incrocio stradale da giovani in motocicletta, che con un corpo contundente hanno sfondato il finestrino della vettura sulla quale viaggiavano e, con violenza, hanno cercato di strappare la collanina della giovane tunisina. E' sorta una colluttazione e i malviventi sono stati messi in fuga dalle urla delle due donne. Dopo la denuncia, effettuata al locale posto di polizia, pare che i malviventi siano stati individuati. L'aggressione in cui e' rimasta coinvolta Scintilla Craxi fa seguito a un altro recente episodio violento avvenuto sempre nella stazione balneare di Hammamet, in cui un italiano e' stato vittima di un efferato delitto nella propria abitazione.

Motorini e biciclette rubate a Reggio? Finivano in Tunisia




Trovato a Livorno un container pieno di due ruote rubate in città e provincia, pronte a essere spedite nel paese nordafricano


Da tempo, i carabinieri di Albinea sospettavano che molte delle biciclette e dei motorini rubati a Reggio Emilia e provincia finissero in Tunisia. La conferma, per, è arrivata solo nel momento in cui alcuni dei ciclomotori rubati nel reggiano sono stati ritrovati  dalla polizia di frontiera di Livorno in un container diretto proprio nel paese nordafricano.
All’inizio di agosto, i carabinieri di Albinea avevano trovato un deposito di ciclomotori rubati, stoccati in un capanno di campagna: qui i militari avevano trovato tre tunisini intenti a caricare alcune moto e bici su un furgone. I tre vennero denunciati per concorso in ricettazione, e i carabinieri sequestrarono complessivamente sette motorini e dieci biciclette rubati. Dove finissero tutte quelle due ruote, però, è stato chiarito solo oggi, con la localizzazione a Livorno, nel container pronto per l’imbarco.  In caserma ad Albinea, nel mentre, continua la riconsegna delle biciclette rubate: i militari invitano chi abbia subito un furto di bici a contattarli.

giovedì 23 agosto 2012

POZZALLO, RIVOLTA AL CPSA. ARRESTATI 14 TUNISINI

Nel tardo pomeriggio di lunedì, personale della Squadra Mobile di Ragusa, unitamente a Militari dell’Arma dei Carabinieri di Modica e della Guardia di Finanza della Tenenza di Modica, hanno arrestato Attia Elhadi, tunisino di 34 anni, sbarcato a Lampedusa il 16 agosto 2012; Mesrati Hamed, tunisino di 38 anni, sbarcato a Lampedusa il 16 agosto 2012; Alì Aymen, tunisino di 30 anni, sbarcato a Lampedusa il 16.08. 2012; Boussef Saber, tunisino di 22 anni, sbarcato a Lampedusa il 16.08.2012; Gabsi Abdelkrim, tunisino di 24 anni, sbarcato a Lampedusa il 16.08.2012; Jebali Manssef, tunisino di 31 anni, sbarcato a Lampedusa il 16.08.2012; Kraiem Tahar, tunisino di 26 anni, sbarcato a Lampedusa il 16.08.2012; Sayar Rabie, tunisino di 28 anni, sbarcato a Lampedusa il 18.08.2012; Fadalaoui Mehdi, tunisino di 28 anni, sbarcato a Lampedusa il 18.08.2012; Zaoui Ahmed, tunisino di 28 anni, sbarcato a Lampedusa il 18.08.2012; Sarhane Rami, tunisino di 22 anni, sbarcato a Lampedusa il 18.08.2012; Slimani Fahmi, tunisino di 24 anni, sbarcato a Lampedusa il 18.08.2012; Slimani Anis, tunisino di 22 anni, sbarcato a Lampedusa il 18.08.2012; Saadali Mohamed, tunisino di 22 anni, sbarcato a Lampedusa il 18.08.2012. Tutti e quattordici i tunisini sono ritenuti responsabili di resistenza e violenza verso i tutori delle Forze dell’Ordine presenti nel C.P.S.A. di Pozzallo per il servizio di ordine pubblico. Nella mattinata di lunedì i tunisini, ospiti del C.p.s.a. di Pozzallo, avrebbero manifestato segni di nervosismo, avvicinandosi all’uscita ovest del centro e cercando di creare un varco a spallate tra le Forze dell’Ordine che erano presenti. Il personale delle Forze dell’Ordine ha fronteggiato l’episodio riuscendo ad allontanare i tunisini, che avrebbero iniziato a lanciare contro gli operatori delle Forze dell’Ordine sedie, faretti, scarpe ed estintori. Un oggetto contundente ha colpito in pieno petto un agente della Questura di Ragusa, mentre una bottiglia ha colpito al volto un militare dell’Arma dei Carabinieri, provocandogli una ferita allo zigomo destro. Entrambi gli operatori delle Forze dell’Ordine hanno fatto ricorso alle cure mediche del presidio territoriale di emergenza di Pozzallo riportando, rispettivamente, 6 giorni e 4 giorni di prognosi. Intanto gli extracomunitari avrebbero devastato la struttura, dove erano ospitati, distruggendo l’impianto di videosorveglianza, le porte e le vetrate interne ed esterne, allagando alcuni uffici interni usando le lance antincendio, distruggendo gli armadi col materiale vestiario della Protezione Civile, distruggendo anche computer e altro materiale informatico che era custodito negli uffici interni di polizia, dopo averne forzato ed aperto le porte di accesso. Inoltre gli extracomunitari avrebbero usato alcuni estintori del sistema anticendio come armi contundenti, lanciandoli contro il personale delle Forze dell’Ordine. Le schegge di vetro delle porte e delle finestre distrutte sarebbero state usate come armi da taglio. Ma gli extracomunitari avrebbero pure divelto opere murarie e mattoni, utilizzati come oggetti contundenti e lanciati contro le Forze dell’Ordine, distrutto la rubinetteria dei servizi igienici (usata come corpo contundente contro le Forze dell’Ordine), e distrutto parte dell’impianto elettrico con lo scopo, probabilmente, di usarne i cavi per fuggire dal tetto della struttura sul quale si erano asserragliati e dal quale avrebbero lanciato oggetti e corpi contundenti verso le Forze dell’Ordine, sempre al fine di fuggire dalla struttura dove erano ospitati. Tutti gli arrestati, dopo le formalità di rito, sono stati associati presso le case circondariali di Modica e Ragusa a disposizione della competente Autorità Giudiziaria.

(telenovaragusa.com)

Immigrazione clandestina:le politiche europee e quelle australi

Recenti notizie che provengono dal mondo australe hanno forse fatto irritare qualche bontempone pacifista, islamista o Verde, per il fatto che il Governo ‘’laburista’’ dell’Australia ha varato alcune norme impopolari, ma assai logiche, finalizzate a controllare il flusso migratorio clandestino che approda via mare alle loro coste. Soprattutto tenta di discriminare i clandestini, da quelli che chiedono asilo e ne hanno titolo; tutti i rinvenuti in mare, comunque, a scanso di equivoci, vengono portati e confinati in un paio di isole remote ( Manus e Nauru che, pur essendo abbastanza vicine alle Figi, non sono proprio … attrazioni turistiche..) praticamente deserte, in centri di accoglienza che sono simili a vere prigioni. Lì, Commissioni di esperti di problemi di profughi, ed altri, valutano chi ha diritto ad essere ammesso come rifugiato politico da chi –invece- non ne ha titolo, prevedendone il forzato ed immediato rimpatrio: norme chiare, con una valenza dissuasiva di tutto rispetto. Non regole ondivaghe o strategie comunitarie inesistenti, come siamo abituati a vedere dalle nostre parti, in altri emisferi; possono piacere o meno, ma rispondono a ‘’politiche’’ di un Paese che governa e che, preso atto degli oltre 6200 arrivi dall’inizio del 2012, con la perdita di circa 600 disgraziati, ha fatto delle scelte. Và detto che, nell’ambito del dibattito sulla questione, è prevalsa la soluzione più ‘’soft’’, nel senso che il partito conservatore all’opposizione aveva proposto e sollecitato di avvalersi della Marina per respingere, anche con la forza, le imbarcazioni ‘’clandestine’’ verso i paesi di partenza; così ponendo fine, o almeno un grosso freno, allo stillicidio dei clandestini che quotidianamente provengono dalle coste dell’Indonesia e della Malesia.In tal ultimo caso sussisterebbero problematiche reali di natura legale ed umanitaria in contrasto con le stesse norme internazionali per l’assistenza ed il soccorso di persone in difficoltà per mare, atteso che le imbarcazioni usate sono delle ‘’carrette’’ ed il mare ‘’oceanico’’ dell’ Australia non è certo meno infido e pericoloso del nostro Mediterraneo. Contemporaneamente da noi, a Lampedusa –ma anche in Calabria – sono ripresi gli sbarchi cospicui di clandestini (ieri oltre 400, oggi quasi un centinaio,ecc) che provengono da vari paesi sub-sahariani, partendo però quasi sempre dalla Libia ed in particolare, come gli ultimi arrivi, dalla Tunisia: peccato che, da noi, oltre tutto, non ci sia alcun discrimine fra i rifugiati politici e gli altri (clandestini, delinquenti, terroristi, ecc). Il complessivo degli immigranti via mare quest’anno è, comunque, relativamente contenuto –circa 6000- cioè il 10% dello scorso anno durante la guerra libica, ma si mantiene sotto quei 17-20.000 fisiologici degli ultimi 10 anni : certamente nel periodo estivo, considerate le buone condimeteo, il numero è destinato a salire. E’ pur vero che gli spostamenti di ‘’massa’’ prefigurati da studiosi e scienziati, costituiranno un fenomeno migratorio dai paesi africani, verso l’ Occidente, di proporzioni decisamente diverse stimando alcuni milioni di individui che, per motivi di sopravvivenza, aggravati da situazioni di crisi o da conflitti , tenteranno di raggiungere le coste europee, e quelle italiane in particolare. E non sarà solo con la ‘’parata’’ della Frontex europea limitata ad un paio di mesi ‘’estivi’’ –esercitazione con navi ed aeromobili di diverse nazioni in pattugliamento nel Mediterraneo- o con una corvetta della nostra Marina nel Canale di Sicilia che si riuscirà a controllare davvero le frontiere sul mare, tentando di limitare gli sbarchi, anzi; dopo aver scoperto le imbarcazioni si assistono per raggiungere il porto più vicino che, guarda caso – a prescindere dalle aree di responsabilità SAR ( Search and Rescue)- è sempre italiano! Neppure quando Gheddafi aveva minacciato un’invasione, i nostri esimi rappresentanti nell’ambito della UE, sono riusciti a far varare una qualsivoglia politica comunitaria per la grave (o presunta tale) emergenza immigratoria. Bastava riferirsi a quel principio di ‘’solidarietà’’ (o mutuo supporto) sancito fra Stati membri, e tanto sbandierato con la ratifica del Trattato di Lisbona, pretendendo di metterlo in pratica, anziché lasciarlo dissolvere fra le brume di Bruxelles. La solidarietà diviene, ahimè, solo una questione di opportunità e l’unitarietà evanescente, non certo quel valore fondante posto a preambolo della Costituzione Europea: il problema concreto, quando si parla di immigranti, è che nessuno li vuole a casa propria (e,forse, non hanno tutti i torti ). L’Europa non solo non condivide il fenomeno su un piano politico ‘’comunitario’’, ma neppure sul piano della disponibilità dei mezzi aeronavali, né su quello economico dei costi; è tuttavia pronta ad accusarci (emblematica la condanna per l’evento del barcone con una sessantina di naufraghi che nel 2011 ha vagato in mare per circa 15 giorni), o a criticarci perché non siamo in grado di controllare quei flussi, e trattare con dignità quelle ondate di immigranti. E’ vero il contrario; bisogna evidenziare che alcuni Stati della UE non sono affatto collaborativi e, con comportamenti censurabili, rendono ancora più spinosi i problemi con gli immigranti: dai nostri ‘’cugini’’ francesi che partecipano al pattugliamento aero-navale per il contrasto se non ‘’per forza’’, a paesi come Malta che, anziché fare una oggettiva politica di accoglienza, trovano ogni scusa ‘’levantina’’ - talvolta anche poco plausibile- scaricando sempre le responsabilità sugli italiani, rifiutandone l’ ospitalità e, in molti casi, ‘’deviandoli’’ surrettiziamente verso le nostre coste. Malta, invero, non ha le capacità di far fronte alle incombenze connesse con l’‘’abnorme’’ area SAR ; per ogni tragedia che capita nella propria zona di competenza, trova sistematicamente scuse – anche puerili- per non prendersi i naufraghi, che magari qualcun altro ha provveduto a soccorrere. Comportamenti che la nostra diplomazia e quella internazionale dovrebbero censurare pesantemente, imponendo un ridimensionamento dell’ area SAR (che ora lambisce le acque territoriali italiane attorno a Lampedusa!) compatibile con le capacità di quel paese : troppo ovvio, ma non facile poiché, altrimenti, dovrebbero rinunciare ad una buona fetta dei fondi della Comunità europea! E’ vero che anche la nostra politica non ha brillato; qualche onorevole proponeva di ‘’gettarli a mare’’ disconoscendo le più elementari regole della salvaguardia della vita umana in mare, altri si sono affidati alle forze di polizia (Guardia di Finanza) con risultati negativi, i più privilegiando tasti ‘’umanitari’’; la Chiesa invitava ad accogliere tutti, a prescindere (ma non in Vaticano), e l’organizzazione dell’ Onu per i rifugiati (UNHCR) che -analogamente- predicava la non discriminazione o controllo nella accoglienza. Evidentemente c’è qualcosa che non funziona, sia da noi che nelle volontà dei diversi paesi europei, sia nelle norme SAR. Tuttavia la soluzione non sta certo in un approccio etico ed umanitario che prescinda da una precisa politica dell’immigrazione clandestina; non è risolutivo l’approccio ammantato di solidarietà e carità ‘’pelose’’, per cui se non si accolgono tutti, si fa peccato. E’ necessario, invece, che, in primis il nostro dicastero degli Esteri faccia sentire la sua voce nei consessi europei, perché le frontiere sono dell’UE; ma, anche a livello internazionale, denunciando la intollerabile situazione maltese, pretendendo il ridimensionamento delle aree SAR, in funzione delle concrete capacità di soccorso della stessa Guardia Costiera o della loro Marina. In parallelo dovranno essere stabiliti degli accordi, coinvolgendo le Marine Militari,( e non Polizia o GdF) fra i diversi Stati costieri (Libia e Tunisia) mutuando quella soluzione che ha consentito di ridurre drasticamente la immigrazione clandestina dai paesi dell’ ex- Yugoslavia ed Albania, affidandone la gestione al Comando in Capo della Squadra Navale. Siccome non potremo mai emulare l’Australia, si tratta di usare delle metodologie di contenimento e discernimento dell’attuale indiscriminato flusso di clandestini; impiegare cioè qualche Nave con capacità elicotteristica della nostra Marina, al largo dei sorgitori della Tunisia e della Libia per il monitoraggio dei traffici davanti ai porti da cui partono quei ‘’poveracci’’, dando le dovute informazioni alle motovedette tunisine o libiche per i necessari preventivi filtri e controlli. Non sarebbe male che, ai fini della discriminazione fra immigranti clandestini e rifugiati politici, fossero presenti a bordo anche rappresentanti dell’UNHCR (che non possono solo pontificare e lagnarsi) e del Miniesteri, per prendere i veri rifugiati e consegnare ai tunisini o ai libici i loro ‘’malavoglia’’. Da non trascurare, inoltre che, tale controllo preventivo, fatto a circa 12 miglia dalle coste, eviterebbe che tante di quelle ‘’carrette del mare’’ inizino la traversata -che spesso si trasforma in tragedia- per la mancanza di quei minimi requisiti per la navigazione, e per l’ abnorme carico umano che trasportano illegalmente. Se non altro la nostra presenza costituirebbe un deterrente anche per gli stessi ‘’malavoglia’’ che, invece, ora non esiste. C’è bisogno , in definitiva, non di norme dure tipo ‘’australi’’, ma neppure di ipocriti approcci ‘’politically correct’’ o di ‘’pietas’’ a buon mercato; si deve invece porre in essere – quanto prima e con determinazione- quelle azioni verso l’UE (politiche comunitarie, solidarietà condivisa, disponibilità assetti aeronavali, ecc..) e per riequilibrare le aree SAR di Malta. Attivando contestualmente un ‘’comprehensive approach’’ politico con il coinvolgimento degli Interni, degli Esteri e della Difesa, per stabilire corretti accordi bilaterali con la Tunisia e Libia al fine di utilizzare le Marine per ‘’normalizzare’’ i traffici migratori via mare. Ci siamo sobbarcati –fra l’altro- i flussi migratori della ex- Yugoslavia, quelli della Libia e della Primavera araba; ora stanno cominciando ad arrivare anche dalla Siria, poiché respinti duramente da turchi e greci: sta bene se sono rifugiati politici, ma non possiamo continuare ad accollarci l’onere di gestire comunque tutti i clandestini nel Mediterraneo.

(news.liberoreporter.eu)

mercoledì 22 agosto 2012

«Addio Primavera, vi racconto le botte della polizia»


immagine documentoForse, semplicemente, non è mai stato possibile accomunare storie e vicende tanto differenti in una sola stagione di cambiamento. Eppure ci siamo caduti un po’ tutti, e con qualche ragione. Con tutte le “narrative del caso”: la primavera araba che si muta in un autunno di disillusioni, di un percorso accidentato che non era magari quello sognato nelle piazze del Cairo o di Tripoli. Prendi la Tunisia, ad esempio, dove tutto cominciò: siamo quasi due anni dopo la scintilla che portò alla caduta del regime, e di nuovo gli stessi protagonisti delle manifestazioni che costrinsero Bourghiba a passare la mano si ritrovano in piazza, con la stessa passione, affrontando una repressione che pareva consegnata al passato, con troppi interrogativi sul futuro di quella che si ostinano a chiamare la “rivoluzione”.
Lina ben Mhenni, blogger, attivista, candidata al premio Nobel per la pace per il ruolo svolto lo scorso anno, spiegaci che sta succedendo, di nuovo, in Tunisia?
Il governo in carica è inefficace. Si voltano dall’altra parte rispetto ai veri obiettivi della rivoluzione tunisina. Da un lato, i finti dibattiti sulla religione e l’identità che ci hanno propinato hanno deviato il corso della rivoluzione dai suoi autentici obiettivi in dispute e problemi inutili. A loro non interessa delle famiglie dei martiri, non si prendono cura dei feriti della rivoluzione. Non c’è una reale volontà di dare corso a una giustizia di questo periodo di transizione. Dall’altro, sono incapaci di governare il paese, stiamo sperimentando sempre più problemi come la crescita del tasso di disoccupazione e il turismo quasi morto. Inoltre ci sono attacchi alle libertà personali e violenze selvagge da parte della polizia.
Molte speranze si erano appuntate sull’assemblea costituente. E invece?
L’assemblea costituente non sta lavorando seriamente, stanno cercando di introdurre le loro leggi islamiste nella costituzione. Parlano di introdurre la sharia così come viene praticata in paesi come l’Arabia Saudita. Oppure cercano di limitare i diritti delle donne, come nel caso dell’articolo 28 nel quale vogliono usare il termine “complementarietà” tra uomo e donna, invece che “uguaglianza”. Non possiamo accettarlo, devono parlare in modo chiaro di uguaglianza, così come è sancito dalle convenzioni internazionali. Il termine complementarietà è troppo vago e ampio. Per di più, complementarietà non significa necessariamente uguaglianza, lascia spazio a diverse interpretazioni, il che può essere pericoloso.
È vero che qualche giorno fa sei stata aggredita? Ci racconti come è andata?
Lo scorso 5 agosto ero andata ad avenue Habib Bourguiba per partecipare a una manifestazione pacifica per denunciare il fallimento del governo. Un appuntamento previsto da tempo, organizzato da esponenti della società civile e da cyber attivisti. Una volta arrivata, mi sono incontrata con un gruppo di amici che si erano riuniti in un caffè, c’erano Rym el Benna (una attrice molto nota in Tunisia), Abdessalem Hamdi, Slim Amamou e molti altri.
Facci la cronaca di quello che è successo.
La scena era incredibile: un certo numero di poliziotti ha cominciato ad occupare i tavoli vicini al nostro, altri vestiti in tenuta da combattimento si erano messi in mezzo alla strada. Abbiamo appreso che i poliziotti avevano dato la caccia alle persone sedute sui gradini del teatro municipale. Alle 9.30 abbiamo deciso di muoverci e di cominciare la nostra manifestazione davanti al teatro municipale. Dapprima, la polizia ha cercato di disperderci, usando come pretesto lo stato di emergenza che non consente a più di tre persone di riunirsi in piazza.
E voi che avete fatto?
Abbiamo cominciato a cantare: «Svegliati, popolo, i nahdahoui (gli islamisti del partito Ennahda,ndr) stanno rubando il tuo denaro». I poliziotti ci hanno attaccato, alcuni motociclisti che erano per strada hanno puntato la folla per disperderla, la scena ricordava la battaglia dei cammelli a piazza Tahrir al Cairo. Rym el Benna era accanto a me, quando siamo stati raggiunti da alcuni colpi in testa. Qualche amico è riuscito a portarci via di lì.


E poi?
Dopo un bel po’ di tempo, siamo tornati al bar dove ci eravamo incontrati. Abbiamo ripreso a cantare, ma la nostra polizia che odia l’arte, la bellezza, la musica e la gioventù ha cominciato a tirarci sedie, tavoli e bicchieri per cacciarci. Ho lasciato la strada principale per riposarmi e bere un po’ d’acqua, poi sono tornata a osservare la scena a distanza. Non avevo la forza di affrontare la polizia e scattare qualche foto, i colpi che avevo ricevuto facevano male. All’improvviso, un poliziotto in abiti civili mi ha preso per un braccio e mi ha portato via.
Qual è stata la tua reazione?
Ho cominciato a urlare, e subito altri poliziotti si sono uniti a lui. Hanno provato a strapparmi lo zainetto, ma io opponevo resistenza. Uno di loro mi ha preso per il collo, altri due continuavano a strapparmi la borsa, altri mi prendevano in giro e mi strappavano i vestiti. Un ragazzo allora è intervenuto, mi ha portato via, intimandomi di correre. Pensavo fossero tre i poliziotti, invece mi hanno poi detto che erano una decina. Una volta al sicuro, mi sono accorta che erano riusciti a rubarmi la macchina fotografica, e ho deciso di tornare da loro per farmela restituire. Intorno gli scontri stavano continuando, una scena degna del dicembre 2010. Più tardi i miei amici sono riusciti a riavere la macchina, ma senza la memoria. Io intanto ero stata portata al pronto soccorso.
A distanza di un anno e mezzo dalla fine del regime di Bourghiba, il tuo bilancio non sembra molto positivo.
Sono davvero dispiaciuta e triste di dire che poche cose sono cambiate nei tunisini che pure erano riusciti a infrangere le barriere della paura. Per molti versi, tutto è rimasto uguale o addirittura peggiorato, dal momento che chi è al potere è incapace di cambiare. Il nepotismo e la corruzione sono dappertutto. La violenza della polizia è peggiore che mai. Ci sono attacchi quotidiani alle libertà personali e alla libertà di parola.
Senti, e per le donne come si stanno mettendo le cose?
Finora non c’erano leggi che limitavano i diritti delle donne. Eppure stanno provando a introdurle, piano piano. Per esempio, la settimana scorsa l’avvocato Radhia Nasraoui ha parlato di un caso di poligamia tollerato dalla giustizia tunisina e questa è una grande vergogna per noi. Prima della rivoluzione avevamo provato a raggiungere una eguaglianza piena e concreta; oggi stiamo lottando per mantenere i diritti che già avevamo. La vedo come una regressione.
Come vedi il ruolo dell’opposizione in questo momento?
Secondo me l’opposizione non sta lavorando seriamente per fornire una alternativa e mettere a posto le cose. Tutto ciò che fanno è denunciare le mancanze del governo, criticarsi tra loro, muovendosi soltanto in reazione alle malefatte dell’esecutivo. Non propongono né programmi, né soluzioni.
Un giudizio senza appello?
I movimenti popolari rivoluzionari sono stati deviati dai loro obiettivi, a causa delle interferenze esterne provenienti in particolare dal Qatar e dagli Stati Uniti. Ci stanno rubando la libertà e i nostri sogni di dignità. Sono loro le forze controrivoluzionarie.


(europaquotidiano.it)

Tunisia: limitazioni per i viaggi nel deserto

I viaggi nel deserto tunisino con l’emozione di camminare sulle dune sabbiose e la conoscenza delle popolazioni del luogo, sono oggi più monitorate e prevedono delle restrizioni. Nonostante negli ultimi tempi ci sia stato un miglioramento generale della situazione di sicurezza che riguarda il paese, rimangono delle situazioni un po’ difficili soprattutto nelle zone desertiche del Sahara, in particolare nella parte sud della Tunisia nei governatorati di Tataouine, Kébili e Tozeur. Il Ministero della Difesa tunisino ha annunciato provvedimenti a tutela delle comitive di turisti che saranno scortate dai militari. Queste decisioni sono la conseguenza della piena attuazione delle nome approvate dal parlamento tunisino già nel 2008 che riguardano il blocco degli accessi irregolari nel territorio da parte di gruppi provenienti da paesi vicini. Per questo motivo i turisti saranno accompagnati da guide autorizzate e protetti da unità militari dell’esercito tunisino. Le preoccupazioni delle autorità sono aumentate anche per la segnalazione di persone armate alcune delle quali legate a movimenti di matrice terroristica. Anche il sito curato dal Ministero degli Esteri italiano “viaggiaresicuri.it”, da un resoconto sempre aggiornato della situazione in Tunisia. Le raccomandazioni per turisti e viaggiatori, che si leggono in questo sito, invitano alla prudenza negli spostamenti e la precauzione di evitare i luoghi dove confluisce molta gente, soprattutto nelle località all’interno del paese dove continuano a manifestarsi tensioni anti-governative. Si sconsiglia inoltre di mettersi in viaggio nelle ore notturne, infatti è possibile essere vittime di possibili azioni criminose legate a blocchi stradali per rapine e borseggi. Viene suggerito inoltre di tenersi informati, attraverso i notiziari locali ed internazionali, per conoscere in precedenza eventuali problematiche legate alla situazione del paese ancora in una fase turbolenta dal punto di vista sociale e politico.



martedì 21 agosto 2012

Tunisi, Islam a due facce

Il locale nel centro di Tunisi è luminoso e accogliente. Molte donne si spostano da una stanza all’altra con fascicoli e quaderni fra le mani, con grandi sorrisi. Fathia Hizem è seduta in un angolo e parla concitata con le sue colleghe. Alza la testa e saluta chi entra senza sorpresa: nelle stanze di Femmes Démocrates (Donne democratiche) - il gruppo nato con finalità politiche alla fine degli Anni 80 e poi trasformatosi in un movimento civico di sostegno e lotta per i diritti femminili - sono molti gli stranieri che vengono a fare due chiacchiere per capire in che direzione sta andando la Tunisia. GLI OSTACOLI DELL'ESSERE DONNA. Essere donna a Tunisi è difficile. E in questi giorni più di prima. Gambe e braccia appena più scoperte del solito provocano aggressioni verbali, aspri rimproveri fioccano per un bacio sulla fronte ricevuto dal partner, un atto giudicato «inopportuno» durante il mese sacro del Ramadan. SEMPRE PIÙ VELI PER STRADA. Il numero delle donne che indossa il velo sembra essere aumentato, mentre sulle spiagge meno mondane, fuori dalle rotte turistiche, un bikini continua a dare scandalo. Si ha quasi l’impressione che il vento della rivoluzione stia soffiando al contrario, rimettendo in discussione libertà che sembravano acquisite fin dal 1956, anno dell’approvazione del Codice dello Statuto personale, garante dei diritti civili e dell’uguaglianza fra i cittadini. «VIVIAMO IN UNA SOCIETÀ PATRIARCALE». «Non sempre i nostri diritti sono salvaguardati, viviamo ancora in una società patriarcale e anche dopo la caduta del regime la situazione è difficile», spiega Fathia Hizem a Lettera43.it. «Cerchiamo degli interlocutori nel governo e continueremo la nostra battaglia per eliminare tante disposizioni ingiuste».

Ennhadha, il ritorno dell'Islam in politica

In un Paese in cui il 98% della popolazione è di religione musulmana, in cui la laicità è stata a lungo resa obbligatoria dalla dittatura, le cose si sono fatte più complesse da quando in parlamento siede, con una salda maggioranza, la forza islamica moderata Ennahdha, democraticamente eletta nelle prime consultazioni libere della storia recente. LAICITÀ A RISCHIO. Il partito è accusato da molti di adottare un duplice linguaggio: da un lato si accredita come interlocutore moderato e democratico, dall’altro lavora all’interno del quadro istituzionale per introdurre leggi e principi che rischiano di minare quella laicità dello Stato fortemente voluta dal «padre della patria» Bourguiba e preservata sotto il regime di Ben Ali. POLEMICA SULLA NUOVA COSTITUZIONE. A gettare benzina sul fuoco è stata la bozza dell’articolo 28 della futura Costituzione, approvato a luglio, che definisce la donna non più «uguale» all’uomo, ma a lui «complementare» nell’ambiente familiare e «associata» nello sviluppo della patria. LO SPETTRO DELLA SHARIA. È l’ultimo esempio di una politica ambigua, per la quale Ennahdha condanna gli estremismi e autorizza gruppi controversi come il Comitato per la promozione del bene e la prevenzione del male, una specie di polizia religiosa che vorrebbe introdurre la sharia nella società tunisina. Fuori legge sotto il regime laico di Ben Ali, il movimento è stato legalizzato lo scorso febbraio con il nome di Forza moderata per la coscienza e la riforma. GLI IMAM E LA PAROLA ARMATA. «Gli imam nei loro discorsi incitano all’odio verso le minoranze, si occupano di questioni private, dettano i codici secondo cui una donna deve o non deve vestire», spiega Iqbal al Gharbi, docente di Antropologia all’università Zaytuna di Tunisi e in prima linea nella difesa dei diritti delle donne. «Spesso le loro parole finiscono sui giornali o in tivù, influenzando pesantemente i comportamenti della gente». Insieme con migliaia di altre persone, la docente è scese in strada per contestare l’ipotesi della nuova Costituzione. Le petizioni online per scongiurarla sono rimbalzate da questa parte del Mediterraneo. LA STRETTA INTEGRALISTA. Ma contemporaneamente sono arrivati anche gli echi della ultime gesta dei salafiti, i gruppi islamici estremisti. A metà giugno nella città di La Marsa sono scoppiati gravi disordini per un’esposizione d’arte considerata blasfema perché contenente opere con riferimenti ad Allah e Maometto. E disordini si sono registrati lo scorso ottobre dopo la messa in onda, da parte della rete televisiva Nessma Tv, del film franco-iraniano Persepolis. Il direttore dell'emittente, Nabil Karoui è stato condannato a maggio a una multa di 2.400 dinari (1.200 euro), per «aver violato i valori sacri e disturbato l’ordine pubblico».


La via verso «l'islamizzazione dolce»

Difficile capire se si tratti di casi isolati - come sostiene il governo - o di piccoli passi verso una «islamizzazione dolce» del Paese, come denunciano i gruppi di opposizione. LA SETE DI RELIGIONE. Secondo la parlamentare Amel Azzouz, che fa parte dell’Assemblea costituente tra le fila di Ennahdha, la situazione attuale rispecchia solo un ritrovato bisogno di religione nato nel Paese dopo la repressione degli anni di Ben Ali. «Bourguiba prima e Ben Ali poi hanno cercato di sbarazzarsi di qualcosa chiamato Islam, hanno demonizzato la fede musulmana», sottolinea Azzouz. «Le donne che portavano il velo come me erano additate come mostri. E come sempre succede quando si impone con la forza un comportamento, si ottiene l’effetto contrario: ora le persone sono affamate di religione». «Nelle ultime elezioni, per la prima volta ho potuto parlare e farmi conoscere per quella che sono», continua la politica. «Ennahdha vuole costruire un Paese repubblicano, islamico e arabo, perché questa è la nostra cultura, ma che tuteli tutti. Uno Stato in cui ogni cittadino possa riconoscersi».


(lettera43.it)

lunedì 20 agosto 2012

Grande novità in arrivo!


Lo staff è contento di annunciare la nuova pagina dedicata agli annunci ! 

Come fare per aggiungere un annuncio ?
E' molto semplice, mandateci una mail con il vostro annuncio (ed eventuali foto) via mail ad anello.michele92@gmail.com, e ben presto lo vedrete sul blog!

BARCONE CON 231 MIGRANTI A BORDO SOCCORSO AL LARGO DI LAMPEDUSA


Trasbordati sulle motovedette, tra loro ci sono almeno 33 donne e 4 bambini

- Un barcone con a bordo 231 migranti (tra cui 4 bambini e 33 donne, una incinta, di presumibile origine subshariana) è stato intercettato al largo di Lampedusa. Sono in corso le operazioni di salvataggio da parte della Guardia Costiera. Il barcone - di legno di circa 15 metri di lunghezza - è stato individuato in nella tarda mattinata di oggi un aereo islandese della missione Frontex. La Guardia Costiera di Palermo ha assunto il coordinamento delle operazioni di ricerca e soccorso. Viste le condizioni del mare mosso e le precarie condizioni di sicurezza dell'unità aggravate dallo straordinario numero di persone a bordo, sono state inviate in zona tre motovedette della Guardia Costiera di Lampedusa, una nave ed un elicottero della Marina Militare impegnato in area in attività operativa, una motovedetta ed un elicottero della Guardia di Finanza di Lampedusa. I migranti sono stati trasbordati sulle motovedette della Guardia Costiera e Guardia di Finanza e si dirigono verso Lampedusa Int. (TMNews)

Finto calciatore trafficava in auto rubate

Genova - Ha fatto finta di essere un giocatore di calcio della serie B francese per giustificare il fatto che viaggiasse a bordo di un’automobile di lusso. Ma la Polstrada di Genova non s’è fatta ingannare e l’ha arrestato per traffico proprio in vetture lussuose. L’uomo, un cittadino originario della Tunisia ma residente in Francia, era sul molo imbarchi del porto di Genova a bordo di una Bmw 530 GT con targa belga, risultata rapinata al proprietario, in attesa di imbarcarsi per Tunisi. Sul cruscotto la polizia ha trovato una digital cam dentro la quale si trovavano immagini di altre auto rubate. Ad “aggravare” ancora di più la bugia raccontata dall’uomo il fatto che si sia presentato agli agenti con un nome particolarmente ingombrante: Mohamed Alì. Un po’ calciatore, un po’ boxeur.

(ilsecoloxix.it)

Tunisia, dalla dittatura allo Stato confessionale?

Questa domanda se la stanno ponendo, con preoccupazione, molte persone in Tunisia. I segnali che rendono fondate la domanda e la preoccupazione sono evidenti da mesi. C’è la ormai nota questione della “complementarietà” della donna all’uomo, che potrebbe essere sancita dalla nuova Costituzione del paese. Al momento, è solo una proposta emersa dalla Commissione diritti e libertà dell’Assemblea costituente: difesa dalla presidente della Commissione, Férida Labidi, ha fatto infuriare migliaia di donne che sono scese in strada anche negli ultimi giorni con la parola d’ordine che la legge del 1956, sull’uguaglianza tra uomini e donne, non si tocca. Il nome più gridato nelle piazze, sia da chi lo sostiene che da chi lo contesta, è quello di Rachid Ghannouci, leader di Ennahda, il partito islamista che ha il maggior numero di rappresentanti all’Assemblea costituente (89 su 217) e che guida un governo di coalizione. I suoi leader, come il primo ministro Hamadi Jebali, hanno trascorso lunghi anni in carcere sotto il regime di Ben Ali. Pressato dalle formazioni salafite da un lato e dai partiti laici dall’altro e con le piazze sempre più agitate tanto da dover imporre talvolta il coprifuoco, Ennahda usa un linguaggio moderato e “centrista”: condanna la violenza degli estremisti così come gli attacchi ai “valori tunisini”, afferma di non voler unire politica e religione ma lamenta che nel paese stia nascendo un movimento antislamico che vuole separare la religione dalla società. Ogni tanto, la moderazione sfugge di mano. Come quanto, recentemente, Abu-Yaarob al-Marzouqy uno dei consiglieri del primo ministro, ha affermato che il turismo è una sorta di prostituzione segreta. I vertici dell’industria turistica lo hanno denunciato. La risposta al presunto livore antislamico è nelle piazze, con manifestazioni che a volte sfociano in atti di violenza, assalti e aggressioni. Nell’ultimo anno e mezzo, sono state attaccate installazioni artistiche, mostre cinematografiche ed emittenti televisive accusate di offendere il sentimento religioso. La risposta è però anche nelle leggi. Ennahda ne ha proposta una, che prevede multe ma anche fino a due anni di carcere per chi compie reati contro i “valori sacri” attraverso parole, immagini o azioni. Il progetto di legge cita espressamente Allah, i suoi profeti, i libri sacri, la Kaaba della Mecca, le moschee ma anche le chiese e le sinagoghe. Attualmente il codice penale, all’articolo 21, prevede una multa e un periodo di carcere da sei mesi a cinque anni per la “violazione dei valori sacri” così come per il “disturbo all’ordine pubblico” attraverso la distribuzione di materiale stampato. Ed è proprio questa commistione tra “peccato” e “reato”, così come la genericità delle norme in vigore o proposte, a preoccupare le organizzazioni locali per i diritti umani. Il rischio, dicono, è che leggi del genere siano usate per limitare la libertà d’espressione e mettere a tacere i dissidenti. Il 5 agosto è stato arrestato il giornalista Sofiene Chourabi. Stava bevendo alcool in spiaggia, a Kelibia, nel nord-est del paese. Alle tre di notte, una decina di poliziotti ha fatto irruzione nella tenda dove si trovavano lui, il collega Mehdi Jlassi e un’amica (pare fosse minorenne, ma non è questo che gli è stato imputato). Dopo averli ammanettati e aver perquisito la tenda, gli agenti li hanno portati alla vicina stazione di polizia. Qui sono stati denunciati per “ubriachezza in luogo pubblico” e “offesa alla pubblica morale”. Il giorno prima Chourabi, già oppositore ai tempi di Ben Ali e vincitore di un premio internazionale nel 2011, aveva promosso una manifestazione di fronte alla sede del ministero dell’Interno per protestare contro le crescenti limitazioni alle libertà pubbliche imposte dal governo.

Solo una coincidenza?

(ilfattoquotidiano.it)

domenica 19 agosto 2012

Aid Mabrouk

Aid Mabrouk a tutti !

Lampedusa, in un giorno arrivano 400 migranti

PALERMO - 400 migranti a Lampedusa in un giorno. Erano stati registrati recentemente arrivi di piccoli gruppi, ma in un sabato afoso il lavoro delle strutture di accoglienza si è fatto improvvisamente complicato. Gli extracomunitari saranno tutti ospitati nel centro di accoglienza di contrada Imbriacola, nell'ala di ingresso dello stabile che è stata ripristinata nei mesi scorsi dopo l'incendio divampato nella sommossa del settembre 2011. La struttura può ospitare 350 persone. Dopo l'arrivo ieri sera di un gommone con 10 tunisini - come riferisce l'Ansa - nel pomeriggio è stato intercettato un primo barcone di legno con a bordo 231 migranti di origine sub-sahariana che è stato soccorso a 30 miglia al largo di Lampedusa. L'imbarcazione, un motopesca di circa 15 metri, è stata avvistata in tarda mattinata da un aereo islandese che partecipa alla missione europea Frontex. Il mare era mosso e, visto l'elevato numero delle persone a bordo e le precarie condizioni del mezzo, è scattata l'operazione di soccorso. L'imbarcazione è stata raggiunta alle 14.30 e i migranti - tra cui 33 donne (una incinta) e 4 bambini - sono stati trasbordati sulle motovedette, che hanno raggiunto Lampedusa. Successivamente è giunto un altro barcone con 126 migranti, tra i quali due donne e due bambini, soccorso a 14 miglia ad ovest dell'isola dalla guardia costiera. Sono tutti di probabile provenienza tunisina. Il barcone in legno di circa 10 metri era stato avvistato nel tardo pomeriggio da un elicottero della marina militare impegnato in attività di pattugliamento.

(La Repubblica)

Tunisia, salafiti attaccano corteo a sostegno della Palestina

L'aggressione è scattata nella giornata di Al Quds. A Biserta interrotto il festival al Aqsa: vi partecipava Samir Kuntar, un libanese detenuto per molti anni in Israele.

Gabes (Tunisia), 19 agosto 2012, Nena News - Militanti salafiti, una corrente sunnita radicale, ha attaccato a bastonate un corteo di centinaia di tunisini a sostegno dei diritti dei palestinesi sotto occupazione militare israeliana. Lo riferisce l'agenzia di stampa UPI precisando che l'aggressione è avvenuta due giorni fa nella città di Gabes, in occasione delle manifestazioni per la Giornata Internazionale Al Quds (Gerusalemme). Un testimone ha detto alla UPI che una trentina di salafiti si sono scagliati contro il corteo affermando che si trattava di «una manifestazione di sciiti», in riferimento alla Giornata per Al Quds che viene promossa annualmente dall'Iran. Hanno inoltre bruciato alcune bandiere palestinesi e scandito slogan contro lo Sciismo. L'aggressione, che ha provocato feriti e contusi, è andata avanti per circa un'ora, ha aggiunto il testimone, anche per l'assenza di forze di polizia. L'UPI riferisce inoltre che la sera prima, a Biserta, altri salafiti avevano interrotto il festival "al Aqsa" (nome della moschea di Gerusalemme) perché vi partecipava Samir Kuntar, un druso simbolo della resistenza armata libanese, incarcerato in Israele per molti anni. I salafiti, corrente sunnita radicale in forte espansione anche in Tunisia, provano una profonda avversione nei confronti dei musulmani sciiti - che considera «pagani» - e dell'Iran.

(pane-rose.it)

sabato 18 agosto 2012

Turbina eolica senza pale, la nuova invenzione proviene dalla Tunisia

I detrattori dell’energia eolica lamentano il fatto che le turbine producano rumore, siano pericolose per gli uccelli e deturpino il paesaggio. Tutti problemi collegati ad un solo fattore: le pale. Ma se si inventasse una turbina eolica senza pale? Se lo sono chiesti in Tunisia alla Saphon Energy, dove hanno brevettato la prima turbina eolica senza pale. Una gran bella invenzione per avere energia pulita senza controindicazioni. L’idea è suggestiva, ma come funziona? Secondo quanto dice l’azienda, questa pala denominata Zero-Blade si ispira ad una barca a vela. Le lame infatti sono sostituite da un corpo a forma di vela che fa a meno di alcune parti centrali delle attuali turbine eoliche come l’hub ed il moltiplicatore di giri. Secondo gli ingegneri che hanno realizzato questa turbina, si supera il cosiddetto “limite di Betz”, il quale stabilisce che una turbina non può catturare più del 59,3% dell’energia cinetica del vento.

(ecologiae.com)

Conta di più il suo ombelico nudo della medaglia


La parità tra sessi è ancora lontana nel mondo musulmano. Le polemiche sulla possibilità di indossare l'Hijab a questio Giochi Olimpici di Londra 2012 sono state diverse, ma anche per chi non era costretto a portare il velo in gara e faceva comunque parte di un mondo meno integralista, si è ritrovata travolta dalle polemiche.
In questo caso si tratta di Habiba Ghribi, la bella tunisina che ha conquistato la medaglia d'argento nei 3000 siepi. Ha dedicato la sua impresa "al popolo tunisino, a tutte le donne della Tunisia, alla nuova Tunisia", ma non pensava di scatenare un caos tale con la sua gara.
Il problema infatti non è la medaglia, ma il suo abbigliamento durante la corsa. La frangia più integralista della politica tunisina si è infatti scagliata contro di lei, definendola indecente per aver mostrato l'ombelico, la pancia, le braccia nude e le gambe.
Qualcuno ha persino sostenuto che Habiba stesse correndo in biancheria intima, mentre altri hanno sostenuto che "la Tunisia non ha bisogno di donne che corrano nude".
Ghribi non è il primo caso di discriminazione sessuale nel mondo sportivo islamico. Sono molte le atlete del nordafrica o del Medio Oriente costrette a gareggiare più coperte di quanto le divise normali prevedano e anche a questi Giochi alcune delle atlete islamiche partecipanti sono state aspramente criticate dall'opinione pubblica dei rispettivi Paesi, ancora fortemente incentrata sul maschilismo e sull'inferiorità della donna rispetto all'uomo.

LE 10 COSE DI CUI PARLARE IN QUESTO FINE SETTIMANA



1- Venerdì 17 agosto il ministro dello Sviluppo Corrado Passera e il ministro dell'AmbienteCorrado Clini si sono recati a Taranto per un vertice sulla situazione dell'Ilva, l'acciaieria a rischio chiusura per un'inchiesta sulle sue emissioni inquinanti e cancerogene.
2- Questa settimana migliaia di donne tunisine sono scese in piazza per protestare contro l'articolo 28 della bozza della nuova Costituzione. Nel testo, infatti, si parla di«complementarietà» della donna rispetto all'uomo, non di «uguaglianza». Per la Tunisia, uno dei Paesi arabi più emancipati per quanto riguarda la parità di genere, sarebbe un passo indietro.
3- Lunedì 13 agosto è morta Helen Gurley Brown, storica direttrice di Cosmopolitan. La giornalista americana, che ha guidato il celebre mensile di moda e costume per ben 32 anni, si è spenta in un ospedale di New York all'età di 90 anni.
4- Questa settimana è entrata in vigore la nuova norma sulla compilazione delle ricette del Servizio Sanitario Nazionale. D'ora in poi i medici dovranno indicare sulla ricetta il principio attivo al posto del nome commerciale del farmaco. Scopri cosa cambia...
5- Mercoledì 15 agosto Ben Affleck ha compiuto 40 anni. Noi di Style.it l'abbiamo festeggiato ripercorrendo le tappe più importanti della sua carriera e della sua vita privata... auguri!
6- Giovedì 16 agosto l'Ecuador ha deciso di concedere l'asilo politico a Julian Assange, fondatore di Wikileaks (che dal 19 giugno è rifugiato nell'ambasciata ecuadoregna a Londra). La presa di posizione di Quito ha causato un incidente diplomatico con la Gran Bretagna, che aveva già autorizzato l'estradizione di Assange in Svezia.
7- Questo fine settimane esce nelle sale cinematografiche italiane Lol - Pazza del mio migliore amico, la nuova commedia romantica che ha come protagoniste Miley Cyrus e Demi Moore.Scopri di più...
8Ron Moss abbandona Beautiful. Ebbene sì, la notizia è stata confermata in questi giorni d'agosto ed è arrivata come un fulmine a ciel sereno per i fan del mascellone per eccellenza, Ridge Forrester. L'uscita del cast di Moss sembra legata a motivi economici.
9- Non sei ancora andato in vacanza e stai cercando un last minute? Ecco qualche offerta low cost per goderti qualche giorno di ferie dare fondo al portafoglio...
10- È estate e, come sempre accade, ci sono giorni in cui il caldo sembra davvero insopportabile. Per star bene è necessario bere tanto e mangiare gli alimenti giusti

venerdì 17 agosto 2012

Tunisia: bloccata una band iraniana

La Tunisia bandisce una band iraniana. Niente esibizione a Kairouan per una band di musica sufi. Un gruppo di persone, presumibilmente salafiti, ha impedito agli artisti iraniani, che avrebbero dovuto accompagnare un cantante tunisino, di arrivare sul palco del Festival della Musica. Secondo i salafiti le musiche degli sciiti iraniani sarebbero un'offesa per i valori sacri.

A Kairouan - secondo il segretario generale dell'Unione degli artisti tunisini, Hamadi Whaibi - tutto è avvenuto con il consenso del governatore della città, che avrebbe chiesto l'annullamento dello spettacolo dopo che i salafiti hanno invitato la band iraniana a lasciare il Festival. 
Da giorni circolavano sul web petizioni per bloccare l'esibizione del gruppo iraniano, che avrebbe dovuto accompagnare sul palco il noto cantante Lotfi Bouchnek.

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