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martedì 31 luglio 2012

TRIONFALE, RISSA TRA TUNISINI E FILIPPINI: 5 IN MANETTE

All'alba di questa mattina i Carabinieri della Stazione Ottavia, impiegati nel controllo del territorio con i Carabinieri della Compagnia di Intervento Operativo dell'8° Reggimento "Lazio", hanno arrestato per rissa 5 persone, tre cittadini filippini di età compresa tra 29 e 37 anni e due cittadini tunisini di 23 e 25 anni, tutti nella Capitale senza fissa dimora, e già conosciuti alle Forze dell'Ordine. I cinque avevano acceso un'animata discussione per futili motivi in via Ipogeo degli Ottavi, passando presto dalle parole ai fatti, iniziando presto a darsele di santa ragione. All'arrivo dei militari, i cinque erano intenti a colpirsi reciprocamente con calci e pugni ma sono stati immediatamente immobilizzati e arrestati. Dopo essere stati medicati al San Filippo Neri per le lesioni riportate nella zuffa, gli stranieri sono ora a disposizione dell'Autorità Giudiziaria in attesa del rito direttissimo. (omniroma.it)

La via del dattero: rivoluzione bio dinamica

«Per curare l'uomo si deve curare il terreno»: è lo ieratico Kilani Ben Abdallah, agricoltore biodinamico tunisino, a parlare così mentre ci illustra i tre diversi livelli delle coltivazioni della sua "parcella" di terreno all'interno dell'Oasi di Nouayeil, regione di Nefzaoua, sud-est della Tunisia. Orticole nel livello più basso, alberi da frutto e poi le tante palme da dattero, circa 200. Ai margini del deserto del Sahara e luogo un tempo molto turistico, questa è ancora oggi la zona da cui proviene il 90% dell'intera produzione di datteri Deglet Nour. L'unica varietà esportata e conosciuta nel resto del mondo. «Eppure - racconta Kilani - ne esistono moltissime altre che possono essere utilizzate. La monocoltura e le mono varietà stanno distruggendo l'ecosistema dell'oasi». La coltivazione intensa della palma del Deglet infatti richiede un utilizzo intensivo del terreno, maggiore utilizzo dell'acqua delle falde (già in forte esaurimento), maggiore densità di palma per ettaro (si arriva anche a 200 palme per ha, circa il doppio di quello che sarebbe salutare per le piante) con conseguente impoverimento del terreno che diventa via via meno fertile. «Le palme del Deglet inoltre sono molto delicate e il rischio che un virus le attacchi è molto alto. In questo caso l'intera economia della zona andrebbe distrutta, dato che tutte le famiglie dipendono strettamente da questa attività». Kilani Ben Abdallah, coltivatore diretto (ha una piccola azienda di produzione, trasformazione e commercializzazione dei datteri che impiega anche 9 ragazze) e formatore per COSPE nell'ambito di un progetto di sviluppo sostenibile e gestione integrata delle risorse, ha un'altra idea per lo sviluppo agricolo delle oasi di Kebili: «Dobbiamo recuperare le forme tradizionali dell'agricoltura. Utilizzare al meglio il terreno, diversificando le coltivazioni, coltivare e curare anche le altre varietà di datteri, come per esempio l'Alig, che possono essere più facilmente trasformate (sciroppo, zucchero, farina, marmellata) e iniziare a commercializzare anche queste. Un modo per diversificare l'economia e salvare la biodiversità». Attualmente sono 23 gli agricoltori che hanno aderito a un'azione pilota del progetto COSPE che tenta di sviluppare un' agricoltura tradizionale e biologica, introducendo il compost e sostenendo la coltivazione a tre livelli, con una prima fornitura di piante come limone, albicocco, ulivo e susino. «Ad oggi però, dal punto di vista della vendita, l'etichetta biologica in Tunisia non ha ancora un valore aggiunto. Non c'è sufficiente sensibilizzazione in questo senso». Nonostante la scarsa ricezione sul mercato Kilani Ben Abdallah ha fatto però anche un ulteriore passo: si è spinto verso l'agricoltura biodinamica: «E' stato un amico molti anni fa a parlarmene, poi ho fatto una formazione in Svizzera e attualmente i miei prodotti sono sia certificati biologicamente (etichetta LACON) che biodinamicamente (certificato tedesco Demeter). Ho iniziato nel 2000 e dopo tre anni di riconversione del terreno ho ottenuto la certificazione». Negli anni successivi è stato lui a formare altri agricoltori e attualmente la sua certificazione è estesa ad un gruppo di 7 agricoltori che seguono la sua "scuola". Perché la commercializzazione, in fondo, non c'entra: «La biodinamica è una filosofia. Dobbiamo ascoltare la natura, l'ambiente e farne parte nella maniera meno invasiva possibile». E alla domanda se la Rivoluzione avesse portato dei cambiamenti anche nell'equilibrio dell'oasi Kilani risponde che sebbene ci vorranno alcuni anni per la riconversione dalla dittatura alla democrazia, come per il terreno, ma intanto la Rivoluzione ha liberato anche l'ambiente: come? «Beh per esempio l'emiro arabo, amico di Ben Ali, non viene più a cacciare in queste zone e la natura è salva».

Tunisia. Mercato immobiliare in sviluppo


Il Gruppo Tecnocasa, leader europeo del franchising immobiliare e primo in Italia per il creditizio è presente in 10 Paesi del mondo con circa 3.500 agenzie affiliate. Tra le diverse nazioni, Tecnocasa è attiva anche in Tunisia dove il primo ufficio è stato aperto nel settembre 2009. Ad oggi sono presenti 10 agenzie Tecnocasa di cui 8 nella capitale Tunisi, 1 ad Hammamet ed 1 a Sousse, per un totale di 90 operatori attivi sul territorio. Entro la fine dell’anno è prevista un’apertura a Djerba e la prima Tecnocasa Immobili per l’Impresa a Tunisi.
“Nei primi mesi del 2012 il mercato immobiliare è attivo e sempre in crescita, – spiega Walid Zahag, Responsabile sviluppo Tecnocasa in Tunisia – le zone più gettonate sono quelle adiacenti al mare e alcuni quartieri residenziali della capitale. A Tunisi i prezzi medi al mq si attestano intorno ai 750€. Se ci si sposta nei quartieri più ambiti come La Marsa, Cartagine, Lago di Tunisi i valori al mq arrivano anche a 1.400€. Rispetto al 2011 i prezzi sono del 7%”.
“Alcuni quartieri di Tunisi – continua Zahag – sono dei veri cantieri a cielo aperto, contiamo più di 1.200 società immobiliari che operano nel settore delle nuove costruzioni. Sono previsti progetti molto importanti sviluppati da fondi arabi come TUNIS SPORT CITY e TUNISIA FINANCIAL HARBOR”.

“Attivo il mercato delle locazioni, sia nella capitale che nelle principali mete turistiche (Hammamet, Sousse, Djerba). In queste zone il rendimento medio è pari al 6% annuo”.

“Gli acquirenti provengono da diversi Paesi, ma si tratta per lo più di Francesi seguiti dagli italiani. Quest’anno abbiamo registrato numerosi acquisti da parte di ricchi libici che si sono trasferiti in Tunisia dopo la rivoluzione avvenuta nel loro Paese. Il motivo principale dell’acquisto da coloro che provengono dallo stivale è legato alla casa vacanza, in alcuni casi accompagnato da necessità lavorative in Tunisia. Dal 2010 si iniziano ad avere acquisti per investimento grazie alla buona redditività degli immobili nonché all’aumento dei valori”.

“Il numero importante di richieste d’acquisto che registriamo dalla nostra rete  - conlude il Responsabile dello sviluppo Tecnocasa in Tunisia – unita alla mancanza di terreni edificabili, fa pensare che il trend del mercato immobiliare nei prossimi mesi continuerà la sua crescita e i valori al mq aumenteranno dell’8-10%”.


lunedì 30 luglio 2012

TUNISIA: DONNE VELATE AL PROGRAMMA TV PER BAMBINI, POLEMICHE


L’inclusione di alcune ragazze velate in un programma televisivo per bambini, in onda sul canale tunisino Al Wataniya 2, ha scatenato un acceso dibattito su Facebook sul ruolo del niqab nella società.
Proprio in , infatti, il velo ha avuto una storia controversa. Nell’era di Ben Ali fu bandito e la donna tunisina vestiva all’occidentale. Dopo la rivoluzione, il velo è ritornato tra le strade e ha ripreso a far parlare di sé.
Il bersaglio delle critiche è il direttore di Al Wataniya 2, Imen Bahroun, definito “una marionetta nelle mani di Ennahda”. Il fatto che le  velate siano state inserite in un programma per bambini, dicono i critici, potrebbe influenzare il loro modo di pensare.
Ma Bahroun taglia corto: il programma riflette fedelmente la diversità del contesto sociale tunisino, dove le donne che indossano il niqab convivono serenamente con quelle che escono in minigonna.

In Tunisia il rinnovamento può attendere


L'appuntamento é degno dell'attesa e gli organizzatori fanno di tutto per dare un'immagine moderna del partito. I leader, soprattutto la vecchia guardia, cerca di far capire ai più impazienti che il partito ha bisogno di questo congresso per riassestarsi. Non é facile digerire in un batter d'occhio il passaggio dalla galera e l'esilio, ai posti di comando. Se la rivoluzione tunisina ha dato il sapore del passaggio epocale, nessuno più dei militanti del partito islamista l'hanno percepito. Del resto l'intervento - ironico come sempre - del carismatico Abdelfettah Mourou lo ricorda in un passaggio del suo atteso intervento alla giornata di apertura: "non riconosco più il nostro movimento... ho lasciato quattro ragazzi sparuti che cercavano spazi per predicare la parola di Dio, li trovo signori e ministri... ho incontrato persino il Ministro degli Interni: e mi ha persino stretto la mano!" Un congresso lunghissimo, che si apre il giovedi 12 e dura fino al 16 in tarda nottata. Ma i lavori di spoglio dei voti del consiglio della shura (comitato consultativo) si prolungano fino a lunedi. Cosi bisogna aspettare fino a tarda serata per avere l'annuncio dei risultati. Rached Ghannouchi é stato confermato alla guida del partito senza sorprese; ed é stato eletto il consiglio della shura, composto da 100 membri votati direttamente dai 1025 congressisti. Ai giornalisti viene consacrata una apposita sala stampa ai lati del corridoio "magico" che porta verso una porta a cui nessuno puo' accedere. E li che si svolgono i lavori della commissione annunciati in conferenza stampa dal presidente del congresso Abdelfettah Mekki. I giornalisti sono delusi: filtra poco o nulla. Inutile tentare di fare analisi a margine dei lavori. Le voci dei congressisti e dei semplici simpatizzanti del partito sono univoche: unità nelle differenze. E chi si aspettava un conflitto tra la cosiddetta ala radicale e l'ala moderata, se ne va a casa con un congresso senza pepe e senza sorprese. A Ghannouchi di consolidare il concetto in conferenza stampa: "Nel partito non esistono né salafiti né laici: la nostra é una scelta strategica centrista. Siamo tutti d'accordo sulla democrazia, sulla parità tra uomo e donna, sull'islam e sullo stato nazione tunisino". In effetti sembra che sia proprio cosi'. Intorno al partito ruotano degli intellettuali di area, molti dei quali composta dalla generazione degli studenti della fine degli anni ottanta che avevano incominciato un dibattito all'interno dell'area islamista poi troncato dalla scelta repressiva del regime. Sami Ibraham é uno di loro:"Non c'é da attendersi nessun cambiamento radicale da questo congresso. Il partito deve in questa fase omogeneizzarsi. Pero' noi rimaniamo vigili perché già oggi é possibile intravedere la premessa del riformismo radicale che ci aspettiamo". Sami é molto vicino all'area degli islamisti progressisti (che si ispirano alla sinistra islamica egiziana di Hassan Hanafi) che tallonano l'evoluzione del Nahdha da vicino dall'inizio della sua nascita ufficiale nel 1981 come MTI (Movimento della tendenza islamica). Lo sforzo teorico sembra che almeno sia incominciato e non sfugge che nel comunicato finale del congresso (da cui si evincono i maggiori dati politici), il movimento dichiara di ispirarsi oltre che ai riformatori islamisti classici, anche ai riformatori tunisini, come Khareddine Bacha, Abdelaziz Thalbi e Mohammed Taher Ben Achour. Dei pezzi sacri del movimento riformista zituniano che furono emarginati durante il movimento di liberazione nazionale dall'astro nascente di Bourghiba. Tuttavia se non di un'ala salafita in senso stretto si puo' parlare sicuramente si un'ala conservatrice, rappresentata da Sadok Chourou e Habib Ellouze. I due risultano tra i big del consiglio della shura, cioé tra i primi dieci più eletti. Segno che esiste un nocciolo duro (anche se minoritario) che scalpita e chiede una linea più vincolata alla sharia. Un'altro grande assente di questo congresso sono i giovani. A parte la loro scarsa rappresentanza negli organi dirigenti (soltanto il 15 per cento degli eletti nel consiglio della shura), si fa fatica a sapere chi siano e come la pensino. A confermarlo é lo stesso Ibraham: "i giovani del nahdha restano un mistero. In mancanza di uno studio sociologico, facciamo fatica a capire chi siano e come la pensino. Nella fugacità del momento di transizione, in cui i quadri del partito ritornati dall'esilio hanno dovuto mettere in piedi in fretta e furia un partito, si é preferiti appoggiarsi alle certezze. E cosi questi giovani che si avvicinavano spontaneamente sono stati trattati con una certa circospezione. Gli osservatori pensano che ci sia un'ala radicale tra di essi che scende in piazza con i salafiti. Ma anche questo non é stato possibile provarlo in questo congresso. Il consiglio della shura si é riunito domenica 22 per preparare i lavori di elezione dei restanti 50 membri nominati in base a competenze in specifici campi. Non é escluso che si cerchi di recuperare il dato deludente della scarsa rappresentanza sia dei giovani che delle donne ( appena il 7 per cento). Interrogato dai giornalisti Ghannouchi ha dichiarato: " per quanto riguarda le donne avevamo previsto un meccanismo di discriminazione positiva, ma poi le nostre militanti hanno rinunciato. Il congresso ha voluto premiare gli ex prigionieri politici e gli esiliati". E' stato il congresso di risarcimento dei vecchi militanti, quindi. Resta il paradosso che il partito islamico di potere si mostra sempre più, al pari degli altri partiti tunisini, come il partito dei leader di una generazione fà, a cui viene concesso un risarcimento morale per non aver potuto esercitare il potere durante la dittatura (mentre la scena giovanile é sempre più presa di mira con successo dai salafiti). L'obiettivo vero del congresso, in questa fase di transizione, come dichiarato a chiare lettere dal segretario generale e primo ministro Jebeli nel suo discorso di apertura del congresso, é evitare le spaccature ed arrivare alle elezioni uniti ed ottenere una maggioranza tranquilla "per poter portare avanti il nostro progetto". Alcuni analisti fanno notare che il Nahdha punta nelle prossime elezioni a superare il 50 per cento.

(http://www.globalist.it)

Team Usa parte alla grande Bene anche Spagna e Argentina


Vittoria facile dei fenomeni sulla Francia per 98-71, gli iberici di Scariolo chiudono 97-81 sulla Cina. Scola, Delfino e Ginobili sommergono la Lituania. Kirilenko segna 35 punti alla Gran Bretagna. Successi di Nigeria sulla Tunisia e Brasile sull'Australia

Va come era scritto che andasse. La Francia è discreta, ma contro gli Usa non c’è storia. Dopo un avvio stentato con tanti errori al tiro, le stelle Nba accelerano e spazzano via Tony Parker e soci (98-71 il finale), che in avvio di ripresa alzano bandiera bianca. E’ ancora Kevin Durant, miglior realizzatore del match con 22 punti, a rubare la scena, col suo talento imbarazzante, soprattutto per la naturalezza con cui gli riesce tutto.
Kevin Durant a canestro. Reuters
Kevin Durant a canestro. Reuters
PRIMO TEMPO — Coach K parte col solito quintetto (Paul, Bryant, James, Durant, Chandler), la Francia con Parker, Gelabale, Batum, Diaw, Turiaf. I Bleu restano in partita per tutto il primo quarto, chiuso a -1 (22-21) con entrambe le squadre gelide dall’arco (0/7 gli Usa, 0/4 i francesi prima della tripla sulla sirena di Bokolo). Ma appena Tony Parker rifiata in panchina, gli americani accelerano e volano a +12 (33-21) con tre triple di LeBron, Kobe e Paul). Traore fa male a Love sottocanestro, ma KD è scatenato (15 punti all’intervallo) e quando Deron Williams smette di far disastri, gli Usa volano. Alla pausa sono sopra di 16 (52-36) nonostante le 11 perse.
RIPRESA — Altri due canestri dall’arco di Durant e Kobe scrivono subito la parola fine sull’incontro. Gli Usa ora divertono, trovano un paio di alley oop e la Francia (che chiude con 2/22 da 3) inizia a pensare alla prossima partita. Il terzo quarto si chiude sul 78-51 con i francesi al 37% dal campo e 1/16 da tre. Peccato solo per i 40 falli complessivi in 30’ che frammentano troppo il match. A 8’ dalla fine c’è spazio anche per Anthony Davis che riesce a mettersi in mostra con una schiacciata in alley oop e uno stratosferico rimbalzo d’attacco. Sbrigata la prima pratica, gli Usa torneranno in campo martedì per “l’allenamento” contro la Tunisia.
Usa: Durant 22 (3/7 da due, 3/6 da 3, 9 rimbalzi), Love 14 (4/6, 1/2), Bryant 10 (0/1, 2/5), James 9 (3/4, 1/2). 
Francia: Traore 12 (5/8, 5 rimbalzi), Parker 10 (4/9, 0/2, 1 assist), Diaw 9 (4/6, 0/2).
 
Il Brasile festeggia la vittoria sull'Australia. Afp
Il Brasile festeggia la vittoria sull'Australia. Afp
BRASILE-AUSTRALIA— Dopo lo spettacolo deprimente della prima partita del torneo olimpico, vinta dalla Nigeria sulla Tunisia 60-56, il livello sale con la sfida Brasile-Australia, che i sudamericani si aggiudicano 75-71 soffrendo nel finale. Dopo aver allungato a inizio ripresa con un buon Barbosa (16 punti, top scorer dei suoi) e controllato il match a lungo, subiscono infatti la rimonta Aussie firmata dall’ex senese David Andersen (14 punti, tutti nella ripresa). Dopo un air ball e uno sfondamento di Barbosa, Ingles sigla il -2 (73-71) a 29” dalla fine. L’Australia è sfortunata perché con 4” sul cronometro dei 24” e 9 su quello del match, commette infrazione di piede, ed è quindi costretta a far fallo su Huertas, che a -5” mette i due liberi della vittoria. 
Brasile: Barbosa 16 (7/12 da due, 0/3 da 3), Huertas 15 (4/10, 0/2, 8 assist), Varejao 12 (7 rimbalzi).
Australia: Mills 20 (8/15, 1/9), Ingles 15 (5/7, 1/4), Andersen 14 (8 rimbalzi).
SPAGNA-CINA — La Spagna di Sergio Scariolo inizia con il piede giusto, con il convincente successo contro la Cina per 97-81. Trascinata dai due alfieri Nba, Pau Gasol e Ibaka, autori, rispettivamente, di 21 e 17 punti, gli iberici hanno preso il largo dopo un primo quarto equilibrato (19-17). Miglior marcatore, il cinese Yi, autore di 30 punti.
Una schaicciata di Kirilenko. Afp
Una schaicciata di Kirilenko. Afp
RUSSIA-GRAN BRETAGNA — (chiabo)Andrei Kirilenko festeggia il debutto ai Giochi con 35 punti, 13/15 da 2, 1/2 da 3 nel successo della Russia sulla Gran Bretagna per 95-75. La gara, equilibrata solo nel primo quarto, ha visto i lunghi allungare all’intervallo (49-34, Kirilenko 17 con 7/8 da 2) nonostante la coppia Deng-Mensah Bonsu. Russia sempre in controllo anche col neo Timberwolves Shved che produce 13 assist, britannici ancora a -13 a 7’30" dalla fine, poi Kirilenko chiude lo show. Grande partecipazione del pubblico inglese, anche se per molti è stata la prima gara di basket vista nella vita. L’Olimpiade serve anche per questo.
Russia: Kirilenko 35, Shved 16, Fridzon 14. 
Gran Bretagna: Deng 26, Mensah Bonsu 22, Freeland 13.
ARGENTINA-LITUANIA — (chiabo) Sono pochi e vecchiotti ma nessuno attacca come l’Argentina. Con lo spettacolare trio Scola, Delfino, Ginobili che si divide 73 punti, i sudamericani hanno battuto la Lituania 102-79. Primo tempo spettacolare e divertente: equilibrio per 13’, poi l’Argentina, offensivamente inarrestabile, allunga fino al 51-39 del riposo con 35 punti del trio meraviglia (e mano aggiunge anche 6 rimbalzi e 4 assist). La Lituania, partita bene con Kleiza, si perde per strada, e subisce un 12-2 che la spinge fino a -20 (63-43). Al 30’, Scola sorpassa Delfino 23-20, pochi secondi dopo Ginobili va in doppia-doppia con 15 e 10 rimbalzi. La Lituania, semplicemente, non ce la fa ad arginare l’attacco argentino, va sotto anche di 23 punti (91-69) ma Lamas non toglie i suoi vecchietti. Si divertono troppo.

(Gazzetta dello Sport)

sabato 28 luglio 2012

Immigrazione: 19 migranti approdati a Lampedusa


(ANSA) - LAMPEDUSA (AGRIGENTO), 28 LUG - Una barca con 19 migranti e' approdata a Lampedusa. L'imbarcazione e' stata intercettata dalla Guardia Costiera a pochi metri dalla spiaggia dell'isola dei Conigli. Sono in corso accertamenti sulla provenienza degli extracomunitari, quasi certamente partiti dalla Tunisia. Altri 41 nordafricani sono stati soccorsi da una motovedetta della Capitaneria di Porto a circa 20 miglia dall'isola e portati a Porto Empedocle. (ANSA).


giovedì 26 luglio 2012

Tunisia: proteste per caro-vita, polizia lancia lacrimogeni

(AGI) Sidi Bouzid - Riesplode la protesta in Tunisia dove si sono registrati scontri tra la polizia e manifestanti radunatisi per protestare contro il caro-vita. Secondo quanto riferito da testimoni della France Press decine di persone hanno da stamane circondato il quartiere amministrativo della citta' gridando slogan contro il governo e dando fuoco ad alcune macchine. La polizia ha risposto disperdendo i dimostranti con gas lacrimogeni e spari di avvertimento .

Il velo rivela più che nascondere


Il velo come una bandiera. E' poi così importante? Il velo sui giornali, sulla stampa internazionale in particolare, nella testa di molti laici, o laicard secondo un'espressione dispregiativa francese diventa il pomo della discordia, troppo spesso una semplificazione tendenziosa. Su un quotidiano free press ho letto prima di partire dall'Italia che perfino a Tunisi, non nella Tunisia 'marginale', in spiaggia sarebbe stato impossibile mettersi in costume; che le donne sono sempre più spesso velate e nell'articolo si lasciava intuire - in questo caso certamente non in modo particolarmente velato - che la Tunisia stia attraversando una transizione verso una vera e propria islamizzazione, intesa in senso deteriore. Sono partita con la solita curiosità, cercando di mettere nel cassetto ogni 'pre-giudizio' per lasciarmi guidare dall'ascolto e dall'osservazione curiosa, tornando sulle orme di Sophie, protagonista del mio romanzo "Tunisi, taxi di sola andata" (No Reply editore) per capire se immergersi nella vita quotidiana sia sufficiente. Arrivo in città e girando anche per i quartieri popolari non noto un aumento delle donne velate, eppure è appena iniziato il mese sacro del Ramadan.

Ansaldo energia: Zampini, lavori in Tunisia, Egitto e Algeri

(AGI) - Genova, 26 lug. - "L'azienda si sta muovendo bene all'estero, con importanti commesse in Tunisia, Egitto e Algeria. Ci stiamo muovendo anche verso il Kurdistan". Cosi' Giuseppe Zampini, ad di Ansaldo Energia, a margine della presentazione di un nuovo sistema di controllo di turbine a gas e a vapore realizzato in collaborazione con Abb. Il manager ha poi mostrato apprezzamento per il riferimento del premier Mario Monti all'economia reale: "Penso sia una buona partenza, dopo una fase in cui e' stato occupato a ridurre i costi e tagliare gli sprechi. E' importante portare attenzione non solo sullo spread ma anche sull'economia reale". "Stiamo facendo scelte selettive - ha aggiunto Zampini - con buoni risultati. Ad esempio, abbiamo deciso di non operare ne' in Libia ne' in Iraq perche' consideriamo quei territori ancora troppo pericolosi". In merito alla necessita' che il governo sostenga anche l'economia reale, l'ad di Ansaldo Energia ha aggiunto che "il presidente Monti in Russia ha parlato di economia reale. Penso sia una buona partenza, dopo una fase in cui e' stato occupato a ridurre i costi e tagliare gli sprechi. E' importante portare attenzione non solo sullo spread ma anche sull'economia reale".

Traffico di armi tra l'Italia e la Tunisia. Ecco i particolari sulle persone arrestate a Marsala

Era forse destinato ai ribelli tunisini l’arsenale di armi e munizioni sequestrato alle prime luci dell’alba di domenica scorsa a Marsala dai finanzieri del nucleo polizia tributaria di Palermo, con la collaborazione dei colleghi di Trapani. E’ questa l’ipotesi più accreditata dagli investigatori che hanno illustrato i dettagli dell’operazione nel corso di una conferenza stampa nei locali della sezione operativa navale della guardia di finanza di Mazara del Vallo. Sono intervenuti il procuratore di Marsala, Alberto Di Pisa, il comandante della guardia di finanza di Palermo, Stefano Screpanti e il comandante provinciale di Trapani, Pietro Calabrese.

Trafficavano armi tra la Sicilia e la Tunisia, due arresti a Marsala

Era forse destinato ai ribelli tunisini l’arsenale di armi e munizioni sequestrato alle prime luci dell’alba di domenica scorsa a Marsala dai finanzieri del nucleo polizia tributaria di Palermo, con la collaborazione dei colleghi di Trapani. E’ questa l’ipotesi più accreditata dagli investigatori che stamattina hanno illustrato i dettagli dell’operazione nel corso di una conferenza stampa nei locali della sezione operativa navale della guardia di finanza di Mazara del Vallo. Sono intervenuti il procuratore di Marsala, Alberto Di Pisa, il comandante della guardia di finanza di Palermo, Stefano Screpanti e il comandante provinciale di Trapani, Pietro Calabrese.
L’operazione, che ha portato all’arresto di un tunisino e di un marsalese, è scattata nel quadro di una indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Marsala, che ha preso inizio da un’attività investigativa in materia di immigrazione clandestina condotta dalla sezione operativa navale e dalla tenenza della guardia di finanza di Mazara del Vallo. Il pericoloso carico è stato intercettato  a Marsala, in contrada Cuore Di Gesù.

Tunisia: 20 marzo 2013 prime elezioni politiche dopo Ben Ali

TUNISI, 25 LUG - Le elezioni politiche in Tunisia, le prime dopo la caduta del dittatore Zine El Abidine Ben Ali, si terranno il 20 marzo dell'anno prossimo. Lo ha annunciato oggi, in un intervento pubblico, il primo ministro, Hamadi Djebali.

Il premier ha anche reso noto che l'Istanza superiore delle elezioni, l'organismo chiamato ad organizzare e gestire la macchina elettorale, sara' ''indipendente e conforme agli standard internazionali'', sulla base di una legge che, a breve, dovra' essere discussa ed approvata dall'Assemblea costituente.

martedì 24 luglio 2012

Dalle rivolte ai Giochi: il riscatto degli atleti arabi


Dalle strade della Tunisia in rivolta alle piste e ai palazzetti di Londra 2012. Sono gli atleti della primavera araba che in Tunisia, Yemen ed Egitto hanno marciato per chiedere democrazia e diritti e ora, per la prima volta, rappresenteranno un Paese libero e non una dittatura.Sono persone con alle spalle anni difficili, come il ginnasta tunisino Wajdi Bouallegue, qui nel backstage del servizio speciale che Cnn e Sport Illustrated ha dedicato a lui e ad altri sportivi rivoluzionari.Ora sorride, ma dopo la partecipazione ad Atene 2004, pensò che non avrebbe mai più calcato un palcoscenico olimpico. Nel 2009 infatti venne squalificato a vita dal regime per aver strappato la foto del dittatore deposto Ben Alì appesa nella sua palestra."Ogni campione in ogni disciplina è sotto pressione - dice raccontando cosa significhi lo sport sotto una dittatura - in un'intervista dovevi prima ringraziare il Presidente e il regime e poi parlare della tua performance. Sembra folle, ma funzionava così".Per anni Bouallegue ha vissuto le Olimpiadi scosso da sentimenti contrastanti, fra l'orgoglio di rappresentare il suo Paese e la rabbia di vedere ogni sua vittoria dare lustro al regime. Una contraddizione che il vento della primavera araba ha spazzato via.

(TM News)

Tunisia: Ayari eletto nuovo governatore Banca centrale

TUNISI, 24 LUG - Chedly Ayari e' il nuovo governatore della Banca centrale della Tunisia. La sua nomina e' stata ratificata dall'Assemblea costituente che ha fatto propria la sua designazione.

Il 18 luglio scorso la stessa assemblea aveva ''licenziato'' il precedente governatore, Mustapha Kamel Nabli, la cui defenestrazione - dopo settimane di tensione - era stata chiesta esplicitamente dal presidente della repubblica, Moncef Marzouki.

La nomina di Ayari e' giunta a conclusione di una tesissima riunione dell'Assemblea costituente, nel corso della quale alcuni deputati dell'opposizione hanno contestato al neogovernatore presunti legami con il passato regime e, piu' in particolare, una militanza nell'Rcd, il partito dell'ex ditattore Ben Ali. Accuse - formulate con tanto di esposizione di fotografie di Ben Ali - che Ayari ha respinto con sdegno.

(ANSAmed)




Tunisia: Blogger condannati per vignette, comitati difesa

TUNISI, 24 LUG - Prime iniziative in difesa dei due blogger tunisini, Ghazi Béji e Jaber Mejri, condannati a lunghe pene detentive (sette anni e otto mesi il primo; sette anni e mezzo, il secondo) per avere pubblicato, sulle loro pagine su Facebook, delle vignette su Maometto ritenute blasfeme. Si sono infatti costituiti due comitati in loro difesa. Il primo e' costituito da giornalisti, intellettuali e attivisti della difesa dei Diritti dell'Uomo tunisini. Al secondo hanno aderito delle personalita' straniere, tra cui i filosofi Edgar Morin e Jean Luc Nancy; Jacky Mamou, ex presidente di Medici senza frontiere; Ulrich Schreiber, direttore del Festival internazionale della letteratura di Berlino, oltre ad intellettuali siriani, marocchini ed algerini.

Majri sta scontando la pena in un carcere tunisino, mentre Beji, riuscito a fuggire prima dell'arresto, ha ottenuto asilo politico in Romania. (ANSAmed)




Tunisia: Su futuro regime frattura in Assemblea costituente

La fragile barca delle intese tra le forze rappresentate nell'Assemblea costituente tunisina si e' nuovamente arenata, questa volta su un banco di sabbia pericolosissimo, perche' rischia di provocare una insanabile frattura tra Ennahdha, partito di maggioranza relativa, e gran parte delle altre formazioni politiche, che si richiamano manifestamente all'area riformista. Il punto di scontro e' quello del regime politico che dovra' essere al centro della futura Costituzione. Riassumendo, per estrema sintesi, le due posizioni, si puo' dire che Ennahdha spinge verso un sistema parlamentare puro; gli altri verso un semi-parlamentarismo, dove al presidente della repubblica siano attribuite e riconosciute delle chiare prerogative, non limitandone il ruolo a semplice ''notaio'' delle decisioni assunte dall'esecutivo.

Il contrasto, come si puo' intendere, e' ben piu' profondo di quello che le semplici parole o affermazioni lascino pensare, perche' la scelta del regime porta in se' la piu' profonda modifica della Costituzione e, quindi, il ruolo che i soggetti istituzionali - Parlamento, primo ministro e presidente della repubblica - dovranno sostenere nella Tunisia del futuro, quella del dopo-dittatura. Il regime parlamentare puro, sostenuto da Ennahdha, avrebbe una fortissima valenza politica poiche' darebbe al parlamento (prima espressione della volonta' popolare) la guida del Paese assegnandogli la prerogativa di nominare il primo ministro e, quindi, certificando la primazia dell'assemblea elettiva.

Il regime semi-parlamentare vede, invece, nel presidente della repubblica non il semplice firmatario di leggi e provvedimenti presi dal governo, ma lui stesso un interlocutore primario, in virtu' - e questa e' un'altra causa di dissenso - dell'elezione diretta da parte del popolo.

E' quindi sulla figura del presidente della repubblica che si gioca, in Assemblea costituente, l'ennesima partita tra Ennahdha e i partiti dichiaratamente laici o di sinistra, che non vogliono avallare il varo di una forma di governo che, vedendo la figura del presidente della repubblica nei fatti marginalizzata, consegnerebbe nelle mani del parlamento - e per esso del governo, che ne e' l'espressione - un potere enorme, se non addirittura il potere in termini assoluti.

Le due posizioni - regime parlamentare o semi-parlamentare -al momento appaiono lontane dal potere trovare un punto di accordo e lo spettro e' quello dello stallo perenne. Per questo l'ipotesi che e' stata fatta da Amor Chétou, presidente della Commissione del potere legislativo e del potere esecutivo (l'organismo della Assemblea che sta istruendo il delicatissimo dossier), di un referendum popolare su questo specifico punto non sembra solo una minaccia per sbloccare la suituzione, ma la presa d'atto di una irrisolvibile inconciliabilita' tra le posizioni. (ANSAmed)

Libia: chiusi valichi frontiera da e con Tunisia

Il posto di confine di Ras Jedir (il piu' importante tra Libia e Tunisia, nel governatorato di Medenine) e' bloccato da oggi per decisione congiunta delle autorita' libiche e tunisine. Il blocco - riferisce la Tap - e' stato deciso per motivi di sicurezza legati all'inasprimento dei controlli decisi dalle autorita' libiche sulle vetture di proprieta' di tunisini, anche quelle private. Una disposizione che ha causato, nella giornata di ieri, delle manifestazione di protesta sui due lati del posto di confine (ANSAmed).

Tunisia: Dopo tre mesi siccita', torna la pioggia

Dopo oltre tre mesi di siccita' totale, e' tornata a cadere la pioggia sulla Tunisia, soprattutto sulle zone costiere del Paese. Sulla capitale le precipitazioni sono state molto intense e hanno provocato qualche problema al traffico. Altri problemi potrebbero esserci per il sistema di smaltimento delle acque, perche' il programma per la pulitura dei tombini e delle reti scattera' solo tra qualche settimana, essendo stato pensato per le grandi piogge autunnali, da sempre foriere di grossi danni. L'arrivo dell pioggia ha comportato un calo secco delle temperature, scese di una decina di gradi rispetto ai giorni scorsi. (ANSAmed)

Tunisia: Ben ali e moglie pellegrini in incognito alla mecca

L'esilio in Arabia Saudita non ha impedito all'ex dittatore tunisino, Zine El Abidine Ben Ali, di recarsi, insieme alla moglie, Leila Trabelzi, alla Mecca, per l'omra, il 'piccolo pellegrinaggio', che si compie nel mese di Ramadan. I due hanno cercato di non farsi notare, ma sono stati individuati da pellegrini tunisini, secondo quanto riferisce il quodidiano arabofono Al Ekhbariya. Stando al giornale, a fare si' che la coppia non passasse inosservata e' stato il trucco, come sempre, abbastanza pesante di Leila Trabelzi che, per questo, e' stata redarguita. (ANSA).


Tunisia: Attesa per nomina nuovo governatore Banca centrale

Potrebbe essere domani la giornata decisiva per la nomina del nuovo governatore della Banca centrale della Tunisia, dopo il ''siluramento'' di Mustapha Kamel Nabli, ufficializzato dall'Assemblea Costituente, a seguito della decisione in questo senso presa dal presidente della Repubblica, Moncef Marzouki. Il nome che piu' ricorre nelle previsioni e' quello di Chedly Ayari, che pero' ha chiesto di potere sciogliere il nodo della sua disponibilita' solo oggi pomeriggio. Le titubanze di Ayari nell'accettare l'eventuale indicazione sono legate all'acceso dibattito seguito all'allontanamento di Nabli e, quindi, all'esigenza di una investitura che abbia il massimo possibile dei consensi, anche in considerazione della delicata contingenza economica che sta attraversando il Paese.
(ANSA)

Tunisia: Auto,missione a Berlino per societa' genero Ben Ali

Il futuro della Ennakl, la societa' di importazione di vetture che era di proprieta' del genero dell'ex dittatore Ben Ali, Sakhr al Materi, potrebbe essere chiarito a breve. La societa', cnfiscate come tutte quelle che erano diretta emanazione del potere del clan di Ben Ali, consentiva enormui guadagni dal momento che aveva il monopolio dell'importazione, dalla Germania di marchi come la Volkswagen, Porsche e Audi. Per definire una soluzione praticabile, il sottosegretario di Stato alle Finanze, Slim Besbès, si e' recato in Germania per discutere con i vertici del gruppo Volkswagen.

Ennakl, sotto regime di confisca e quindi acquisita al patrimonio dello Stato, e' gestita da una commissione statale. Slim Besbès, nel corso dei colloqui, ha voluto sottolineare che e' intenzione del Governo tunisino risolvere la vicenda in un ''quadro giuridico trasparente''.

Ennakl fu creata, come societa' statale, nel 1965, ma nel 2006 fu privatizzata finendo nel portafoglio del gruppo Princess Holding del genero di Ben Ali. (ANSAmed).

Tunisia. Rischi e contraddizioni di una rivoluzione incompiuta: dal ritorno del velo al debito pubblico, fino ai prestiti del Golfo


“Io voglio continuare a dissociarmi dal potere, noi blogger, siamo liberi e abbiamo rifiutato di unirci in un’associazione”. Lina Ben Mhenni, una delle protagoniste della prima rivoluzione della storia compiuta al computer, non crede nei metodi dei partiti che 'passano tutto il tempo in riunioni e conferenze', lei deve continuare il suo lavoro perché, dice: “Il lavoro di un blogger non si ferma mai!”.
 
 

 di Bibi Trabucchi, da Tunisi*


“Sidi Bouzid brûle”, questo fu il grido d’inizio quando Muhammed Bouzizi si dette fuoco in quel villaggio della Tunisia dimenticato dagli uomini e da Dio.
E poi di blog in blog, la 'Primavera' è esplosa.
Ora si guarda al futuro. Ma i blogger spinti a gran voce a entrare in politica, non ne vogliono sapere, per loro un solo desiderio: inserire nella nuova Costituzione un articolo che garantisca la libertà di accesso a Internet.
Hanno vinto i giovani che invocavano: ” Libertà, giustizia e dignità”, hanno vinto i partiti islamici oppressi dal Governo di Ben Ali. 
“Une autre Tunisie est possible?” E’ il titolo di un dibattito che si è tenuto a Tunisi nei giorni scorsi. Attivisti della società civile, tunisini, africani ed europei, hanno affrontato il nodo cruciale della post-rivoluzione, la questione dei debiti onerosi contratti da un regime dittatoriale e corrotto.
Un debito pubblico enorme, che non permette ai tunisini di vedere miglioramenti nella loro vita,  neppure in un futuro prossimo.
Intanto cambia il costume. Sulla centralissima avenue Bourguiba a Tunisi, città cosmopolita, si incontrano sempre più spesso barbuti in djellabia afghana con al seguito donne velatissime.
Sempre più fanciulle indossano l'hijab e si vedono anche molti guanti e calze, nonostante i 40° all’ombra.
Sulle stesse spiagge affollate di turiste in bikini cambiano gli scenari. Tra le bagnanti si aggirano i “barbus” che scrutando tra la folla imbarazzano non poco le donne stese al sole.
Ma anche la moda coglie subito i cambiamenti e così ecco che nasce il “Burkini”, una sorta di tre pezzi che consente alle adepte del “nikab” e “hijab” di bagnarsi.
Ora nelle campagne si indossa il foulard in cambio di un po’ di dinari, ma soprattutto qui si inizia a praticare l’Orf, matrimonio a tempo, previsto dall’Islam.
Bastano due testimoni, si legge la “Fatiha” e il gioco è fatto. Si può avere una moglie e sposarne un’altra anche per poche ore. Il problema è che secondo le leggi tunisine, ora in vigore, tutto ciò è illegale.
C’è quindi il serio rischio che la rivoluzione tunisina porti a una regressione, ai danni delle donne, del codice di famiglia, uno dei più avanzati del mondo musulmano.
Dall’abolizione della poligamia all’aborto libero, fino allo studio: conquiste del padre dell'indipendenza Bourguiba, tiranno sì, ma a differenze di Ben Ali, illuminato e colto.
Nella nuova Tunisia sono rientrati dall’esilio tutti gli uomini di Ennahda, partito islamico, che all’origine si è ispirato ai Fratelli Musulmani egiziani, perseguitati da Ben Ali, e che ora ha trovato terreno fertile in un paese alla ricerca di una nuova identità.
E proprio in questi giorni il partito si è riunito a Tunisi per il suo primo congresso, dopo anni di clandestinità. In cinque giorni di dibattiti si sono delineate le linee guida di un partito che si dichiara “moderato”. 
Intanto, dopo aver affermato a una tv francese, “La democrazia è la mia shari'a”, il primo ministro Hamadi Jebali ha annunciato trionfalmente l’arrivo del 'VI Califfato'.
Ma la Tunisia rischia davvero di trasformarsi in uno Stato islamico o per meglio dire in un Califfato?
In Tunisia esiste una Costituzione dal 1959, entrata in vigore tre anni dopo l’indipendenza del paese avvenuta nel 1956.
Si tratta di una Costituzione laica e moderna, che ha permesso a Tunisi di riconoscere il diritto di voto alla donna soltanto 13 anni dopo rispetto all’Italia.
Oggi però le forze islamiste chiedono una nuova carta basata sulla shari'a.
Nelle elezioni per l’Assemblea costituente il partito Ennahda ha conquistato oltre il 40% dei seggi. Sommati agli altri partiti islamisti (tra cui “Tahrir”, solo il 5 % ma molto agguerrito) hanno il 60% dei parlamentari a fronte di una minoranza di liberali. 
E mentre i membri eletti stanno scrivendo la Costituzione, che dovrà quindi passare al vaglio del referendum, i salafiti sembrano impegnati in una vera e propria islamizzazione della società tunisina.
Il primo segnale risale ai giorni caldi della rivoluzione, quando i barbus entrarono nella facoltà di letteratura e arti dell’Università di Tunisi e ammainarono la bandiera tunisina issando al suo posto il vessillo nero con scritte islamiche.
“Come possiamo restare moderni, pur nel rispetto delle nostre tradizioni, con una teocrazia tirannica?” scrive Lamia Karray in “Révolution et aprés?”.
Intanto la Tunisia, soffocata dai suoi circa 15 miliardi di euro di debito con l’estero (cifra valutata nel 2010 dalla Banca mondiale), di cui ben oltre la metà è imputabile al regime Ben Ali, non vede migliorare le condizioni di vita e il numero dei disoccupati, che tocca più del 70% della popolazione attiva, continua a crescere.
Però arrivano anche i prestiti, la cui origine è un chiaro segnale politico.
L’Arabia Saudiata ha appena versato 350.000 milioni di dinari tunisi per tre progetti: la costruzione di una centrale elettrica, impianti per il gas naturale e per la modernizzazione della formazione professionale.
Un debito da restituire in 20 anni a un tasso d’interesse del 2%.
Questo mentre il Qatar, non pago dei suoi deserti investe in quelli tunisini. La Qatari Diar Real Estate Investment Company porterà un turismo a cinque stelle nel sud del paese.
Ottanta milioni di dollari, che si materializzeranno nel 2015, con un resort da 60 suite, spa, negozi e ristoranti tra le palme e i cammelli di Tozeur, la città cara a Battiato.
C’è chi dice che in fondo i salafiti sono arrivati al potere perché sono stati finanziati dal Golfo (Qatar, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita), con l’assenso degli Stati Uniti.
“Meschina Tunisia” potrebbe cantare Manu Chao, perché i problemi non finiscono qui. 
A Gafsa e in tutto il sud –ovest del paese continua a mancare l’acqua, mentre prosegue l'emergenza spazzatura.
“L'assenza totale di strutture adeguate per la gestione dei rifiuti urbani è un’eredità sciagurata alla quale il governo di Hamadi è costretto a far fronte", spiega Giacomo Fiaschi, che da 20 anni vive e lavora in Tunisia e più volte ha denunciato al ministero della Sanità la drammatica situazione.
Ovunque esistono discariche a cielo aperto dove i rifiuti vengono inceneriti semplicemente bruciandoli. 
Di conseguenza l'aria è irrespirabile e l’inquinamento minaccia di raggiungere livelli incredibili.
La pesante eredità di anni di malgoverno disegnano una transizione tunisina che si annuncia tortuosa, difficile e lunga. E in molti temono che si vanifichino le lotte fatte per la dignità, la giustizia ed i diritti umani.
Sono soprattutto le donne che vogliono che lo Stato sostenga la loro dignità e il loro valore, e adotti leggi, politiche e strategie che traducano queste parole in risultati tangibili.
Donne che si aspettano processi trasparenti ed inclusivi, che consentano alla loro voce di essere ascoltata e che le opinioni espresse siano prese sul serio.
Vogliono dibattiti pubblici e un governo responsabile e affidabile che si occupi di diritti umani e di giustizia sociale.
In altre parole, partecipazione, responsabilità e giustizia, ed equità sono le loro richieste, non negoziabili.
Molte sono le associazioni femminili, un panorama eterogeneo che a volte evidenziano legami con il vecchio regime. E’ il caso di LTDH (“ Ligue tunisienne des drois de l’Homme”, fondata nel 1977): Souade, la coordinatrice assicura la sua autonomia e che la sua Associazione continuerà a difendere la libertà e i diritti conquistati. 
Jouine invece fa parte di ATFD (Association Tunisienne des Femmes Démocrates), un gruppo nato nel 1989. “Il nostro è un movemento femminista autonomo – spiega con ostentata sicurezza – che combatte per l’uguaglianza tra uomo e donna e nel 1993 abbiamo anche creato un Centro d’ascolto per tutte le donne vittime di violenze, il  CEOFVV (Centre d’Écoute et d’Orientation des Femmes Victimes de Violences)”. 
Non manca un centro di ricerca, l’AFTURD (Association de la femme tunisienne pour la recherche et le developement Tunis) che si batte per una nuova Legge di assoluta parità.
Zohra insegna inglese ed è la rappresentante di Doustourna: "Noi tutte crediamo nella società civile. E crediamo fermamente che il nostro posto sia in seno all'Assemblea per scrivere una nuova Costituzione".
Comunque ama aggiungere che la Tunisia è un paese islamico e anche la libertà di culto è un diritto irrinunciabile per un popolo.
Sono tutte donne energiche, combattive e senza timori; distribuiscono adesivi che inneggiano alla libertà e all’emancipazione delle donne.
Li distribuiscono chiedendo a tutti di indossarli per sostenere la loro giusta causa. Nessuna ha il velo e il loro abiti sono multicolori e oramai, visto il panorama, quasi trasgressivi. 
Ma c’è anche chi combatte con le stesse armi dei salafiti. Nelle librerie spicca un libro nero con la firma di una donna vergata in rosso, quella di Lamia Karray, dottorato in ingegneria, che si cimenta in: "Le hijab”.
Con un attento studio del Corano, mostra come l’uso del velo sia legato più alla tradizione che ai precetti islamici.
Infatti il sottotitolo dell’opera recita: “Il velo, dovere islamico o costume preistorico?”.
Perché il velo, di origine sumera, nato quindi ben 4.000 anni fa, ha un significato sociale, e non religioso.
Analizzando i tre nomi utilizzati nel testo sacro del Corano, hijab, jilbab khimar, Lamia Karray cita gli otto versetti in cui si parla del velo ma mai per indicare il foulard che copre i capelli. 
Una sola volta c’è un versetto in cui si invitano le fedeli a coprire il loro décolleté. 
E nel frontespizio dell’opera ecco una provocazione, cita la sura 17 del Corano (Il viaggio notturno)  dove al versetto 17 c’è un chiaro invito allo studio e all’uso del cervello: "Non seguire ciò che non conosci”.

domenica 22 luglio 2012

Tra primavera araba ed inverno europeo


Quando a fine 2010 giovani, poveri, disoccupati e altre vittime di regimi corrotti sono scesi in piazza a sfogare la loro rabbia in Tunisia ed Egitto, e’ sembrato per un momento che una fiamma si fosse accesa. Anche da questo lato del Mediterraneo corruzione, nepotismo e disoccupazione non mancano. Forse che i cittadini europei, come i loro pari maghrebini ed egiziani, sono pronti a diventare soggetti attivi della storia? In realta’, a distanza di oltre un anno e mezzo, gli entusiasmi sono venuti meno. La trama della primavera araba e’ diventata complessa e sfuggente ed i suoi attori iniziali sembrano destinati ad un piu’ triste autunno, non cosi’ diverso dall’inverno di noi europei. Vediamo che cosa e’ accaduto e chi, per ora, ci ha guadagnato e perso.
Gli USA. Dopo l’Iraq e l’Afghanistan, sono loro i ‘registi’ della primavera araba? E’ quest’ultima il risultato di una ‘profezia autoavverante’ lanciata dai neoconservatori dell’amministrazione Bush prima dell’11 settembre? Dobbiamo credere all’idea, propugnata nel Project for a New American Century, di un ‘impero americano in Medio Oriente’? Il supporto americano (e turco) alle insurrezioni e’ ben documentato, cosi’ come la partecipazione all’intervento in Libia e l’uso di forze speciali e di intelligence in tutta l’area. Il movimento egiziano ‘Gioventù’ del 6 Aprile’ ha goduto di sostegno e preparazione statunitensi, e la spesa per la ‘diffusione della democrazia’ da parte del National Endowment for Democracy e del reaganiano International Republican Institute (il cui chairman e’ John McCain, l’ex avversario di Obama) non e’ certo una sorpresa. Blitz come quello che ha di recente decapitato i vertici dell’intelligence siriana hanno i tratti di un’operazione occidentale, americana o magari israeliana. Tutto cio’ premesso, pero’, non e’ affatto detto che gli USA facciano bottino pieno. La Siria, ben piu’ della Libia, e’ un alleato di Mosca, che e’ molto piu’ in salute di qualche anno fa e non ha certo rinunciato alle proprie ambizioni mediterranee. E se nel recente tragico attentato in Bulgaria ci fosse uno zampino russo? Chi sono poi i nuovi alleati degli USA? I Fratelli Musulmani? I sovrani del Golfo?
I Fratelli ed il petrolio. Chi sono dunque i Fratelli Musulmani? Un movimento con radici fondamentaliste, come si pensa spesso con riferimento al suo fondatore, Hassan al Banna? O una potenziale forza religiosa e moderata, una DC islamica – come Washington spererebbe? Per intanto, il nuovo presidente egiziano Morsi ha alle spalle studi e ricerche negli USA, mentre il secondo in comando dei Fratelli e’ il milionario El-Shater, uomo d’affari favorevole a privatizzazioni e mercato. E se Washington avesse visto giusto – per i suoi interessi?
Quando si parla di denaro, non si possono poi dimenticare i signori del petrolio e del gas. I vincitori ‘locali’ della primavera araba sono loro. Hamad al-Thani, emiro del Qatar, combina magnificamente politica ed affari. Ago della bilancio nella regione del Golfo, al-Thani ha massicciamente contribuito alla rimozione di Gheddafi in Libia e sta organizzando le forze sunnite in Siria. Nel frattempo, ha fatto suoi il 14.9% della Borsa di Londra, ¼ del colosso della distribuzione Sainsbury’s, e alcuni simboli della Londra di ieri e di oggi, da Harrods al nuovissimo grattacielo The Shard. Peccato che in Qatar di democrazia ce ne sia poca, con un’assemblea ‘parlamentare’ esclusivamente consultiva. Molto peggio in Arabia Saudita, il peso massimo della regione, nonche’ membro del G-20. E’ il maggiore esportatore mondiale di petrolio, e Forbes valuta il re Abdullah il sesto uomo piu’ potente del pianeta. Mentre ha stroncato la rivolta nel vicino Bahrein, la monarchia Saudita (secondo l’Economist, il settimo paese piu’ autoritario del mondo) ha appoggiato senza riserve i ribelli libici e siriani, nel nome di un Medio Oriente piu’ sunnita e lontano dall’Iran sciita. Insomma, se i vincitori sono monarchie che ricorrono alla polizia religiosa (cosi’ dalle parti di Riyadh) e non riconoscono alle donne il diritto di guidare un’automobile, difficile pensare che la ‘primavera’ araba abbia avuto successo.
Se allarghiamo lo sguardo oltre ed al di la’ del Medio Oriente, non e’ difficile riconoscere gli sconfitti. Ancora una volta, tra essi c’e’ l’Unione europea. Mentre il Mediterraneo e’ scosso da grandi cambiamenti, l’Europa si distingue per divisione ed inconsistenza. In Libia, intervengono Gran Bretagna e Francia, con la Germania sul fronte degli astenuti; in Siria, l’Europa non riesce a proporsi quale mediatore tra ingerenze occidentali e intransigenze russe, con il risultato che il massacro dei civili e’ andato avanti. Riconoscendo il governo d’opposizione (Syrian National Council) gia’ il 21 novembre 2011, la Francia (ex potenza coloniale) ha poi inferto un colpo immediato alle speranze di un approccio ‘europeo’ al problema. Piu’ in generale, tutto il Mediterraneo si e’ trasformato nel corso di un paio d’anni in un campo di battaglia per attacchi, militari e finanziari, provenienti da oltre oceano (ed in parte, oltre Manica): NATO e Wall Street, la City ed il Pentagono. Esiste forse una regia comune? Un tentativo generale e coordinato di destabilizzare l’intera regione?
Non e’ un segreto invece che la democrazia sia in pericolo quasi ovunque. A dispetto delle battaglie – spontanee – dei milioni scesi in piazza a Tahrir Square o a Tunisi per protestare contro l’aumento dei prezzi, a partire dal pane. In Egitto, preoccupano i 111 seggi ottenuti dai Salafisti di Al-Nour, espressione di un Islam radicale; oltre al ruolo, sempre centrale, delle forze armate, che piu’ di altri gruppi godono della fiducia americana. In Libia, odi tribali e tensioni regionali minacciano la solidita’ di un paese che per qualche tempo aveva raggiunto standard economici assai superiori ad ogni altro paese africano. Quanto ai paesi del Golfo, la protesta in Bahrein del 9 marzo 2012, che ha coinvolto 150,000 persone, tra cui medici, informatici, ed esponenti di un’attiva classe media, e’ stata stroncata nel sangue con il supporto della polizia e delle forze armate saudite, espressione della piu’ assoluta tra le monarchie rimaste sul pianeta.
L’Unione europea, al di la’ delle dicharazioni, e’ sempre rimasta in silenzio. Cio’ e’ un peccato, ed un errore politico. Il mondo arabo, soprattutto nella sua espressione piu’ popolare, non ha mai dialogato con le potenze occidentali, al di la’ di meri interessi economici o di potere. Gli USA, la Gran Bretagna, la Francia, sono stati di solito percepiti come predatori ed imperialisti. Ai tempi di Mattei, l’Italia ‘giovane’ dell’ENI era riuscita a ritagliarsi un ruolo importante, grazie alla sagacia, sottigliezza e lungimiranza dell’imprenditore marchigiano. Dal Marocco alla Persia passando per l’Egitto di Nasser, Mattei aveva fatto colpo. Forse ci vorrebbe un Mattei europeo, o un’Europa ‘giovane’, piu’ ‘mediterranea’ e distaccata dal retaggio coloniale di cui i singoli Stati sono pur sempre eredi. A Bruxelles pero’ non sembrano pensarci.


Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/blogs/giovine-europa-now/tra-primavera-araba-ed-inverno-europeo#ixzz21MEmKT00

Soldi a asilanti per rientrare in Tunisia



Per convincere i richiedenti l'asilo tunisini a rientrare in patria - e per liberare posti nei centri per asilanti - la Confederazione ha instaurato un programma di aiuto finanziario:
ogni persona riceverà 1000 franchi, 500 per i bambini. La somma sarà versata dopo l'effettivo arrivo in Tunisia.
Una somma maggiore può essere pagata se i rimpatriati hanno un progetto concreto, come l'apertura di una attività commerciale. I richiedenti che hanno chiesto l'asilo in Svizzera possono ricevere fino a 4000 franchi. Coloro che hanno fatto la domanda in un altro stato firmatario dell'accordo di Dublino hanno diritto al massimo a 3000 franchi, ha detto all'ats Michael Glauser, portavoce dell'Ufficio federale della migrazione (UFM), confermando un articolo della «SonntagsZeitung».
Il programma, avviato a metà luglio, prevede inoltre la possibilità di ricevere fino a 15'000 franchi per progetti comuni. I finanziamenti riguardano solo le persone la cui domanda d'asilo è ancora in corso di elaborazione. L'aiuto al ritorno non è destinato ai candidati respinti o che hanno commesso un reato in Svizzera.
Il numero dei richiedenti l'asilo tunisini è elevato in Svizzera: da aprile a giugno 2012, 611 domande sono state depositate. Lo scorso anno ne sono state inoltrate in totale 2547. Molti candidati sono alla ricerca di lavoro e quasi nessuno è riconosciuto come rifugiato, ha precisato Glauser.

sabato 21 luglio 2012

Tunisia: Ramadan,polizia a ristoranti

(ANSA) - Pur non essendo ancora ufficialmente uno Stato musulmano, la Tunisia sembra avere cambiato rotta nella tolleranza sul mancato rispetto delle prescrizioni dell'Islam, come il digiuno durante il mese sacro di Ramadan. I titolari di alcuni ristoranti del quartiere di Ennasr, uno di quelli a maggior vocazione turistica del Governatorato dell'Ariana, sono sati costretti a sospendere l'attivita' nonostante la presenza di stranieri ai tavolini.

venerdì 20 luglio 2012

Tunisia: riprende turismo, oltre 2 mln arrivi da inizio anno

(ANSAmed) - TUNISI, 20 LUG - Dall'inizio dell'anno sono stati piu' di due milioni gli arrivi di turisti in Tunisa. Un dato che, riferito allo stesso periodo dello scorso anno, significa un aumento del 41 per cento. Lo ha comunicato, nel corso del periodico incontro con i giornalisti, il ministro del Turismo, Elyes Fakhfakh, che ha aggiunto che le relative tasse hanno portato ad un incremento del gettito per le casse dello Stato del 36 per cento nei primi sei mesi dell'anno confrontati con quelli del 2011. (ANSAmed).


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