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venerdì 29 giugno 2012

Le donne e la primavera araba: domani Left con l’Unità



Per le donne la primavera araba è stata un’illusione? A guardare quanto sta avvenendo in Tunisia, Libia, Egitto, sembrerebbe di sì. Ne parla su left in edicola domani con l’Unità. Rita El Khayat, medico e scrittrice originaria del Marocco, che denuncia la pesante islamizzazione delle nuove “democrazie”: «I Paesi arabi», scrive, «sono invasi dai barbuti vestiti all’afghana. In Tunisia, in Egitto, in Libia, nello Yemen, molestano le ragazze refrattarie al velo, disturbano le lezioni all’università. 

Tollerati dai regimi, si fanno odiare da quelli che aspirano a un altro islam, a un’altra società, a un’altra vita politica». Se il governo in Tunisia ha già dato prova di sé (e per le donne è stato un salto nel passato), quello egiziano è chiamato a farlo in questi giorni, dopo che il neo eletto presidente egiziano, Mohammed Mursi, annuncerà la formazione dell’esecutivo. 

«Vorrò una donna accanto a me per guidare il Paese», ha promesso. Tra i nomi che circolano c’ è quello di Buthaina Kamel, giornalista tv e prima donna a candidarsi alla presidenza. «Ma non so se accetterei», dice a left. «Nonostante Mursi sia il male minore, temo i pericoli che la visione islamista porta con sé. Questo Paese ha bisogno di una rivoluzione culturale riguardo alla condizione femminile». Una rivoluzione culturale, ma di segno opposto, è quella che vorrebbe fare il premier turco Recip Ergodan, che ha proposto una modifica restrittiva della legge sull’interruzione di gravidanza. Imponenti le manifestazioni contrarie delle donne. Nel numero di left di domani un’intervista ad Antonio Di Pietro dal titolo Cosa voglio dire a Bersani, un’inchiesta sulle carte delle inchieste che vengono fatte circolare, un reportage sulla svendita del patrimonio archeologico greco per far fronte alla crisi.


(www.unita.it)

Libia: legale ex premier, Mahmoudi sedato prima di estradizione da Tunisia

(Aki) - L'ex premier libico al-Baghdadi al-Mahmoudi, l'ultimo primo ministro dell'epoca del rais Muammar Gheddafi, è stato estradato dalla Tunisia "sotto l'effetto di sedativi". Lo ha svelato il suo legale, Mabrouk Korshid, che definisce l'operazione un vero e proprio "rapimento". Mahmoudi era stato arrestato in Tunisia lo scorso settembre con l'accusa di essersi introdotto clandestinamente dalla Libia, ma una corte di Tozeur lo aveva assolto e ne aveva disposto il rilascio, che però non è mai avvenuto. L'ex premier libico "è stato messo in isolamento lo scorso sabato, ossia il giorno prima di essere trasferito in Libia", ha spiegato l'avvocato in un'intervista al quotidiano algerino 'El Khabar'. Mahmoudi "è stato sedato in cella e, privo di coscienza, messo su un aereo privato libico" che l'ha riportato in patria, aggiunge Korshid, che mette in dubbio quanto dichiarato dalle autorità libiche sulle buone condizioni di salute del suo assistito. "Come può star bene, dal momento che si impedisce al suo avvocato e alla sua famiglia di incontrarlo e non si sa nemmeno dove sia detenuto?", si chiede il legale, secondo cui Mahmoudi potrebbe essere stato sottoposto a tortura dalle autorità libiche. L'estradizione dell'ex premier libico ha avuto forti ripercussioni sulla scena interna tunisina. Un gruppo di 73 deputati si è ritirato dalle discussioni parlamentari per protestare contro il mancato inserimento della questione di Mahmoudi nell'ordine del giorno, fatto questo che ha spinto il presidente dell'Assemblea costituente, Mustafa Ben Jaafar, a convocare per domani una sessione plenaria in presenza del primo ministro Moncef Marzouqi per discutere questo punto. Allo stesso tempo, molti partiti politici hanno deciso di presentare una petizione per ritirare la fiducia al governo provvisorio.



(www.adnkronos.com)

Francia-Tunisia: Ayrault riceve Jebali a Parigi

Il Primo ministro francese Jean-Marc Ayrault ha ricevuto oggi a Parigi, all'Hotel Matignon, il suo omologo tunisino, Hamadi Jebali, primo dirigente del nuovo governo di Tunisi a recarsi in visita in Francia. L'incontro, precisa una nota del governo francese, ''e' stato l'occasione di riaffermare il sostegno che la Francia apporta alla transizione intrapresa in Tunisia, in risposta all'aspirazione del suo popolo alla dignita', alla liberta', alla democrazia e alla prosperita'''. Ayrault, recita ancora la nota ''ha garantito al suo interlocutore la volonta' della Francia di accompagnare le autorita' tunisine in questo processo, stabilendo una partnership da pari a pari, nella durata e nella fedelta' ai legami di amicizia che uniscono i due Paesi e i due popoli''. Il Premier francese si e' inoltre impegnato a portare avanti gli sforzi ''per mobilitare tutti i partner internazionale della Tunisia, a cominciare dall'Unione europea e dal G8, nel quadro del partenariato di Deauville, per appoggiare la transizione''. (ANSAMed)

Tunisia: le tensioni non si placano

Se domani il nuovo presidente egiziano Mohamed Mursi, appena eletto “democraticamente”, giurerà su una Costituzione che non esiste ancora, la Tunisia fa i conti con tutte le contraddizioni che ogni repentino cambio di assetto istituzionale porta con sé. Il paese che ha dato il via alla primavera araba, una stagione di speranza e di violenza che non ha ancora offerto tutti i suoi frutti (alcuni potrebbero essere pure molto amari), liberandosi del tiranno Ben Ali – condannato due settimane fa all’ergastolo – non soltanto ripropone l’eterno dilemma tra islamismo “possibile” del partito di governo e islamismo “radicale” dei salafiti, ma deve fare i conti con la crisi economica, con i moti della piazza dove ancora sono calde le braci della rivolta. Così descriveva qualche giorno fa la situazione Patrizia Mancini per Il Manifesto: “La Tunisia di oggi è stremata dalla crisi economica, che ha cause sia endemiche, sia legate alla crisi mondiale. È governata da una «troika» capeggiata dal partito islamico di Ennahda, che non è in grado di gestire la sicurezza dei cittadini né sembra poter rispondere alle richieste dei giovani scesi in piazza durante la rivoluzione. Negli ultimi mesi estremisti salafiti hanno attaccato artisti, giornalisti, intellettuali e insegnanti universitari, ma è probabile che si tratti di una strategia di diversione orchestrata da Ennahda per distogliere l’attenzione dai veri problemi del paese - o per alzare il livello di scontro fra laici e credenti, il vecchio «divide et impera». Così come ben orchestrata appare l’appropriazione da parte governativa della gestione dei media nazionali, a partire dalla televisione El Watania. Il telegiornale serale di questa tv nei primi tempi non risparmiava critiche al governo, con servizi sui sit-in e interviste a personaggi critici nei confronti del governo. Ora, se riferisce di una lotta o di qualsiasi rivendicazione, c’è sempre l’ospite governativo, il portavoce di questo o quel ministero che ripete di «lasciarli lavorare»”. Ancora una volta il rapporto tra i regimi vecchi e nuovi e i mezzi di informazione diventa l’elemento discriminante per cogliere se si sono fatti passi indietro o avanti sulla strada di quelli che chiamiamo “standard democratici”. Anche i paesi più solidi, da questo punto di vista, devono monitorare attentamente ciò che riguarda la libertà di stampa, la cui troppa influenza e spregiudicatezza non piace a nessun politico. La situazione degli Stati del Maghreb presenta forti elementi di criticità. In Marocco, un paese giudicato all’avanguardia per le libertà civili, blogger e vignettisti sono colpiti dalla censura di un regime che viene apprezzato come abbastanza aperto e apparentemente modernizzatore. Il processo contro Khalid Gueddar per “pubblica ebbrezza”, cominciato il 14 giugno scorso, è stato rinviato a settembre. Noto per aver più volte disegnato i membri della famiglia reale e lo stesso Mohammed VI, Khalid è da tempo oggetto di particolari attenzioni da parte delle autorità. Già condannato a tre anni di carcere per le sue vignette nel 2010, rischia di veder revocata la libertà condizionale allora concessagli. In Tunisia la piazza virtuale ribolle ancora (per leggere uno studio davvero approfondito sul rapporto tra i media e la rivoluzione in Tunisia si veda Limes) e dunque anche il “coprifuoco” dei siti internet viene a volte attuato dal governo per calmare animi troppo accesi. Ma c’è chi non resiste alla censura. Il 17 giugno scorso si è suicidato Karim Alimi, uno dei blogger tunisini più attivi nella battaglia sui diritti umani. Aveva 29 anni ed era stato protagonista sui social network, già ai tempi della dittatura di Ben Alì. Negli stessi giorni scontri con i salafiti lasciavano per strada alcune vittime, mentre il governo veniva criticato per una presunta mancanza di fermezza contro gli integralisti a cui, in altre occasioni si è strizzato troppe volte l’occhio. E così, per mostrare un volto feroce, il governo ha autorizzato la polizia a sparare contro i civili che protestano, un provvedimento che sicuramente finisce per acuire la tensione. Contrasti che dalla piazza si sono propagati nelle istituzioni. Il 23 giugno la Tunisia ha estradato a Tripoli l'ex premier del dittatore libico Gheddafi, al Baghdadi Ali al Mahmoudi, detenuto da settembre nel Paese nordafricano. Riporta lettera43: “L'estradizione è solo stato l'ultimo atto di un duro braccio di ferro tra il presidente della repubblica tunisina, Moncef Marzouki, e il premier Hamadi Djebali, vinto da quest'ultimo. La vicenda infatti è stata decisa senza che il relativo, quanto necessario atto, rechi la firma del presidente della repubblica che si era rifiutato di farlo non essendoci, a suo avviso, le garanzie che il processo, al quale Mahmudi dovrà essere sottoposto, si svolga in modo equo. Per la massima carica tunisina poi, non ci sono nemmeno certezze circa la sicurezza della detenzione dell'ex premier. La decisione finale però è stata presa dal premier tunisino, Hamadi Djebali, dopo «avere preso conoscenza del rapporto della commissione tunisina che si era recata a Tripoli per assicurarsi delle condizioni di un processo equo» per l'ex premier libico. Inoltre Djebali ha sostenuto che «la firma del presidente era necessaria solo in base alla vecchia Costituzione, che ora si sta riscrivendo e che quindi di fatto non esiste»”. Ritorniamo così al punto di partenza: l’attesa delle nuove Costituzioni che i paesi usciti dalle rivolte dovranno darsi: soltanto allora potremo capire come sono andate le rivoluzioni.

lunedì 25 giugno 2012

La storia di famiglie siciliane emigrati in Tunisia dall'unità d'Italia

Una storia, due narrazioni, sulla memoria dei siciliani emigrati in Tunisia a ridosso dell'Unità d'Italia. Lo sguardo storico-politico di Fausto Giudice e l'approccio onirico e illustrativo di Marinette Pendola delineano i tratti di una migrazione originale, spesso dimenticata, ma con forti richiami alla contemporaneità.


Tunisia Homeland... ecco il centro di Lampedusa

Un breve video della situazione del centro di Lampedusa e alcune voci di Tunisini che momentaneamente si trovano in questo centro


Tunisia: confermata condanna vignette Maometto


(ANSA) - TUNISI, 25 GIU - La corte d'appello di Monastir ha confermato la condanna a 7 anni e mezzo di reclusione per il caricaturista che aveva pubblicato, sulla sua pagina di Facebook, delle vignette su Maometto ritenute irriguardose. L'imputato, Jabeur Mejri, di trent'anni, originario della citta' di Mahdia, si trova in stato di detenzione. La condanna in prima sede era stata emessa il 28 marzo scorso e motivata con la turbativa dell'ordine pubblico, con l'uso dei social network, e di "attentato alla morale".

Italia – Marocco – Tunisia: cooperazione tra gli atenei del Mediterraneo

Messina. È stata firmata una dichiarazione congiunta tra i Ministri dell’Istruzione e della Ricerca del Marocco (Lahcen Daoudi), della Tunisia (Moncef Ben Salem) e il Ministro dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca (Francesco Profumo), il cui scopo è quello di stipulare una collaborazione accademico-scientifica tra gli atenei. Unitamente a questo documento, il Rettore dell’Università di Messina (Francesco Tomasello) e i Rettori dell’Università di Rabat (Raduane Mrabet) e di Tunisi (Abdelhafidh Gharbi) hanno firmato un altro accordo volto a favorire l’attuazione e lo svolgimento dei progetti di alta formazione e ricerca, attraverso la concessione di finanziamenti utili alla costruzione di laboratori operanti nei campi dell’agro-alimentare, dell’oncologia, delle infrastrutture e dell’energia alternativa. Non è, questo, il primo tentativo di cooperazione attivato dall’università italiana con le altre del Mediterraneo – al fine di intensificare i rapporti e consentire il consolidamento del processo d’integrazione culturale. Un importante antefatto risale, in realtà, al 2004, quando nel corso del XVI Convegno su “L’Africa Romana”, organizzato a Rabat, si sono incontrati gli atenei del Mediterraneo, l’Università di Sassari (Dipartimento di Scienze Umanistiche e dell’Antichità) e di Cagliari (Dipartimento di Scienze Archeologiche e Storico-Artistiche), stabilendo la concessione di 20 borse di studio. L’incontro messinese ha decretato, pertanto, la costituzione di un’ulteriore fitta rete di relazioni utili alla mobilità di studenti, dottorandi, ricercatori e docenti, nonché la creazione di progetti di ricerca che contribuiscano allo sviluppo socio-culturale delle nazioni. In particolar modo, è stata precisata la volontà di realizzare corsi di dottorato in co-tutela e gruppi di lavoro i cui oggetti di studio contemplino interessi e ricerche comuni agli stati sopraelencati.


(www.controcampus.it)

Tunisia/ Marzouki: Estradizione Mahmoudi illegale e unilaterale

Tunisia, 25 giu. (TMNews) - La presidenza tunisina ha denunciato ieri l'estradizione "illegale" in Libia dell'ex primo ministro di Muammar Gheddafi, Al Baghdadi al Mahmoudi, accusando il capo del governo tunisino, l'islamico Hamadi Jebali, di essere "andato oltre le sue prerogative". "La presidenza della Repubblica ha espresso il suo rifiuto della decisione del governo di estradare Mahmoudi e ritiene che questa decisione sia illegale, soprattutto perché presa unilateralmente e senza consultazioni con il presidente della Repubblica", si legge in una dichiarazione del portavoce del presidente tunisino Moncef Marzouki. Il governo tunisino ha estradato ieri Mahmoudi in Libia - dove è stato immediatamente imprigionato - senza l'approvazione della presidenza della Repubblica. L'ex premier libico era in carcere dal 21 settembre in Tunisia e reclamato da Tripoli. "La decisione di estradarlo, firmata dal capo del governo della Tunisia, è una chiara violazione degli impegni internazionali del nostro paese anche nei confronti delle Nazioni Unite", ha sottolineato la presidenza, ricordando che "l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati aveva chiesto a Tunisi di non estradare Mahmoudi" prima della decisione sulla sua richiesta di asilo politico. "La presidenza ritiene responsabile il capo del governo di tutto quanto potrà scaturire dall'estradizione e da eventuali attentati all'integrità morale e fisica di Mahmoudi", ha concluso la presidenza tunisina. 


(fonte afp)

domenica 24 giugno 2012

la Tunisia ha estradato l'ex premier di Gheddafi

(AGI) Tripoli - La Tunisia ha estradato l'ex premier del regime di Muammar Gheddafi. Lo hanno riferito fonti della presidenza tunisina e della sicurezza libica. Al Baghdadi Ali al-Mahmoudi e' stato portato a Tripoli a bordo di un elicottero. Fu il capo del governo del defunto rais dal 2006, fino a quando fuggi' in Tunisia durante la guerra civile conclusasi con la caduta del regime e la morte di Gheddafi. (AGI) .

Caffeitalia: Il vero espresso italiano in Tunisia

sabato 23 giugno 2012

Tunisia, l'eldorado del futuro ?


La nuova Tunisia post-Ben Ali cerca di attirare investitori stranieri in un contesto internazionale segnato dalla crisi economico-finanziaria. Per farlo si appoggia sulla sua principale ricchezza: il capitale umano e in particolare i giovani, vero motore dell’economia tunisina. Il ricordo della rivoluzione del 14 gennaio 2011 è ancora fresco e la a Tunisia, primo tra i paesi della primavera araba ad essersi sbarazzato della dittatura, oggi attraversa una difficile transizione politica ed economica. Attirare nuovi investitori è una sfida complicata: lo si puo’ capire recandosi all’annuale convegno della Fipa come ha fatto Euronews. 



Primavera araba: duro contraccolpo sul turismo in Tunisia ed Egitto

(ASCA) - Roma, 23 giu - Le tanto celebrate rivolte della Primavera Araba hanno avuto un duro contraccolpo nei paesi in cui si sono tenute, dove instabilita' politica, insicurezza ed estremismo islamico hanno fatto crollare soprattutto il turismo. Secondo quanto riporta il sito di AsiaNews, uno studio della World Tourism Organization (Unwto) mostra un calo generale dei viaggi in Medio Oriente nel 2011 del 9%. In Nord Africa il dato supera il 10%. I paesi piu' colpiti sono Tunisia ed Egitto, con il 31% e il 32% di visitatori in meno rispetto all'anno passato. In entrambi gli Stati l'economia del turismo copre circa il 10% del Prodotto interno lordo. Grazie al lento ritorno alla normalita' nei primi mesi del 2012 la Tunisia ha registrato un lieve aumento delle prenotazioni. Durante i mesi delle rivolte il settore aveva subito cali anche del 90% e fra circa un anno si potranno avere i numeri registrati nel 2010. In Egitto le prenotazioni sono ancora ferme ai valori registrati a fine 2011. Altro fattore destabilizzante e' la crisi siriana in corso da oltre un anno, che ha causato un crollo dei flussi turistici dei Paesi confinanti. Nei primi mesi del 2012 la Giordania ha registrato un calo delle presenze del 14%; in Libano del 21%. Cio' ha spinto molti turisti occidentali, ma anche arabi a visitare la Turchia e gli Emirati arabi. Fra il 2011 e marzo 2012 gli alberghi extralusso di Dubai e Abu Dhabi hanno registrato un incremento delle prenotazioni del 10%. La Turchia e' stata invece la nazione che ha avuto il maggior aumento dei turisti provenienti dai Paesi arabi con + 400% rispetto al dato del 2010. (ASCA)

Aumentano i prezzi per andare in pellegrinaggio alla mecca

TUNISI, 22 GIU - La crisi economica che sta interessando, ormai da mesi, la Tunisia ha le sue ricadute anche sul prezzo per il pellegrinaggio alla Mecca (l'Omra) nel mese sacro del Ramadan, con un aumento (anche superiore del 20 per cento) che e' stata una sopresa non certo gradita per i fedeli musulmani che vogliono obbedire ad uno dei precetti della religione. Il Ministero degli Affari religiosi (che e' competente per l'organizzazione dei pellegrinaggi, compresa la quantificazione dei costi) ha infatti ufficializzato i prezzi dell'omra del prossimo Ramadan, che andranno dai 2.500 dinari (circa 1.250 euro) per la prima quindicina del mese sacro ai 3.100 (1.550 euro) della seconda quindicina. Lo scorso anno per la prima parte del mese il costo era stato di 2.100 dinari; per la seconda di 2.650 dinari. L'aumento e' stato spiegato dal Ministero con la perdurante debolezza del dinaro. (ANSAmed).

venerdì 22 giugno 2012

Tunisia: aereo esercito distrugge convoglio armi da Libia

Un aereo dell'Aviazione dell'esercito tunisino ha distrutto un convoglio, composto da tre automezzi carichi di armi, proveniente dalla Libia e diretto in Algeria. Lo riferisce la Tap, dicendo che l'operazione si e' svolta in una zona del deserto di Tataouine, nella località di Stah Lahsan, a circa 100 chilometri da Borj El Khadhra. L'aereo, che stava facendo un servizio di controlli lungo le frontiere (intensificati da qualche mese, in coincidenza con le tensioni in Libia e ai confini dell'Algeria) mentre stava sorvolando i tre automezzi, è stato fatto segno di scariche di armi da fuoco leggere, alle quali ha risposto con le mitragliatrici in dotazione. L'aereo, ha spiegato l'Esercito in una nota, "ha risposto" e li "ha distrutti". Al momento, riferisce ancora la Tap, non é stato possibile raggiungere il luogo dell'episodio e quindi raccogliere elementi sulla quantità e qualità delle armi trasportate e sulla sorte e identità degli occupanti del camion. (ANSAmed).

Leila Ben Ali: Mio marito cacciato con un "golpe"

Fu un "colpo di Stato" a porre fine a 23 anni di potere del presidente tunisino Zine El Abidine Ben Ali il 14 gennaio 2011. Ad affermarlo è Leila Ben Ali, la moglie del deposto ex rais di Tunisi, in un libro-testimonianza - "La mia verità" - uscito oggi in Francia e nel quale afferma di essere pronta ad affrontare la giustizia nel suo Paese. Rimasta fino ad oggi in silenzio, Leila Trabelsi Ben Ali, 55 anni, dedica una buona parte dell'opera a quel fatidico 14 gennaio 2011, giorno del "complotto" ordito dall'esercito e dal capo dei pretoriani del regime, Ali Seriati, dopo un mese di proteste popolari. Con come obiettivo finale la partenza di Ben Ali per l'esilio in Arabia Saudita: "Senza l'insistenza di Seriati, il Presidente non sarebbe mai salito su quell'aereo. Anche dopo il decollo, mio marito era convinto di poter rientrare l'indomani", assicura Leila Ben Ali in questo libro realizzato con delle interviste condotte via Skype dal giornalista Yves Derai. Nel libro rifiuta anche il "mito della reggente di Cartagine", che la dipinge come assetata di potere e denaro ma ammette degli "errori flagranti" nella sua famiglia, i Trabelsi, il cui nome è particolarmente inviso in Tunisia. "Ho aiutato la mia famiglia a vivere in condizioni di maggiore agiatezza. Fra i miei alcuni hanno esagerato, spesso i più giovani che si sono lasciati imbrigliare dai loro appetiti", scrive, sottolineando che "Ben Ali ha lasciato il Paese in condizioni economiche che tutta la regione ci invidiava".


(www.tmnews.it)

Tunisia: Nasce il portale per le 'lamentele'

Dopo piu' di cinquant'anni di una democrazia solo di facciata e a quasi un anno e mezzo dalla fine della dittatura, la Tunisia continua a cercare di recuperare il gap che la separa dagli altri Paesi nel dotarsi degli strumenti necessari per fare sentire il cittadino parte dello Stato e non solo spettatore o testimone. Lo fa tra mille difficolta', anche economiche perche' ogni nuova iniziativa, per quando lodevole o necessaria, ha un costo che le stremate casse dello Stato hanno difficolta' a sostenere. Ecco perche' l'aiuto straniero e' sembre bene accetto, come nel caso di quello (con una donazione pari a duecentomila dollari) che consentira' alla Tunisia di creare un portale nel quale potranno essere indirizzate le lagnanze della gente sulla macchina pubblica. Il dono arriva dall'Usaid, l'Agenzia americana per lo sviluppo internazionale (il relativo accordo e' stato firmato dal ministro tunisino della Riforma amministrativa, Mohamed Abou, e dall'ambasciatore statunitense a Tunisi, Gordon Gray) che ha evidentemente trovato il progetto interessante, ma soprattutto utile, e quindi meritevole di essere sostenuto economicamente. Il progetto sta prendendo ora le mosse e dovrebbe essere operativo nell'arco di sette mesim, e si annuncia gia' come una piccola rivoluzione perche' consentira' al cittadino, all'amministrato, al contribuente, al fruitore di servizi, di qualsiasi citta', villaggio o sperduta contrada della Tunisia, di dire la sua, con mail o anche solo con Sms, su come i servizi pubblici vengono erogati. E dire la sua significa non solo che potra' indicare quelle che, a suo avviso, sono le mancanze nel sistema di erogazione dei servizi, ma anche fare delle osservazioni e proporre lui stesso quelle che lui ritiene le possibili soluzioni ai problemi. Tutto questo sforzo pero' rischierebbe di restare solo un accademico esercizio della lamemtela se il portale non fosse stato progettato per interagire con gli uffici per le relazioni con i cittadini, che potranno prendere visione delle lamentele e intervenire, magari ancora prima che esse possano essere formalizzate. (ANSAmed).

mercoledì 20 giugno 2012

Scuola Italiana di Tunisi riposa in pace: Parte 4

Dopo l'ultima riunione tra i portavoce dell'iniziativa della lettera contro il malfunzionamento della scuola italiana e il comitato di gestione ( solo un membro ha avuto il coraggio di presentarsi), decretiamo la morte della Scuola Italiana di Tunisi per come abbiamo avuto il piacere di conoscerla dall'anno della sua creazione fino ad oggi.


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L’ex dittatore della Tunisia vive come un pascià in Arabia Saudita

Che fine ha fatto Ben Ali? Mentre accumula decine di anni di condanne al carcere per i delitti commessi, vive con moglie e figli nella lussosa villa sul mar Rosso che gli ha regalato il re saudita. In barba ai mandati di cattura dell'Interpol


Sapete che fine ha fatto Zine el Abidine Ben Ali? Colleziona condanne quasi quanto i ragazzini le figurine dei calciatori. A ogni sentenza del tribunale l’ex padre padrone della Tunisia scuote le spalle, infastidito ma per nulla preoccupato. In un anno e mezzo ha accumulato circa 80 anni di carcere, quasi uno per ogni anno di vita. Più un ergastolo. Si va dall’omicidio alla corruzione passando persino per il narcotraffico. Giovedì scorso Ben Ali è stato giudicato colpevole dal tribunale militare di Tunisi dei reati di incitazione al disordine pubblico e istigazione alla violenza. Giusto per non farsi mancare nulla. Le notizie viaggiano alla velocità della luce e i 3mila chilometri che separano la capitale della Tunisia da Jeddah, in Arabia Saudita, dove Ben Ali vive, si assottigliano senza provocargli patemi d’animo. Anche perché ha appena festeggiato il suo primo anno e mezzo da rifugiato nel ricco stato del petrolio. Protetto e coccolato da re Abdallah e dal suo entourage, Ben Ali continua a condurre un’esistenza tutt’altro che spartana, tra feste, inviti ufficiali e incontri con i nostalgici del suo regime. Non è del resto la prima volta che l’Arabia Saudita offre ospitalità, in barba ai mandati di cattura dell’Interpol, a ex dittatori o presidenti cleptocratici. Tra gli ospiti illustri figurava fino al 2003 (anno della sua morte) il cannibale, e “Ultimo re di Scozia”, Amin Dada, sanguinario capo di stato dell’Uganda tra il 1971 e il 1979, ma anche Nawaz Sharif, ex premier pakistano, e lo yemenita Saleh. EX SCIAMPISTA E ORA ANCHE EX FIRST LADY Ben Ali vive a Jeddah con i figli Mohammed e Halima e l’inseparabile moglie Leila Trabelsi, la “femme fatale”, come veniva soprannominata ironicamente dal popolo tunisino. Affascinante lo è senz’altro, ma la sua fatalità è riposta nei metodi, non sempre ortodossi, adottati per accumulare ricchezze nei 24 anni di “regno” del marito. Retaggio di una fame atavica di un’ex sciampista di Khaznadar che si è trovata all’improvviso a vestire i panni della first lady, con tre lauree honoris causa nel cassetto, nonostante abbia conseguito soltanto la terza media. Non è cambiata affatto negli atteggiamenti e nella ricerca spasmodica dello sfarzo. A Jeddah, Leila si è portata due dame di compagnia che la seguono come un’ombra nello shopping e nelle visite alla moschea cittadina. Il resto della giornata lo trascorre al fianco del marito nella villa sul Mar Rosso, gentile omaggio di re Abdallah, a guardare i programmi della tv satellitare da uno schermo home teatre. Roba da far invidia a certe avveniristiche sale cinematografiche. E se Ben Ali preferisce sottrarsi ai giornalisti locali, Leila parla a ruota libera. Prospettando un futuro da presidente della Tunisia per il figlio Mohammed e minacciando di essere sul punto di dare alle stampe un libro di memorie che rivaluterà la figura del marito e metterà in crisi l’attuale governo.

(www.ilvostro.it)

martedì 19 giugno 2012

Hosni Mubarak clinicamente morto


L'ex presidente egiziano Mubarak é clinicamente morto.Lo ha reso noto l'agenzia Mena. L'ex Rais era stato colpito in serata da un ictus cerebrale. Scortata da quattro auto dei servizi di sicurezza, un'ambulanza con a bordo l'ex presidente e' andata all'ospedale militare di Maadi. La televisione locale 'Al Hayat' ha trasmesso in diretta l'uscita dell'ambulanza e delle auto di scorta dall'ospedale ed ha inquadrato i blindati che sono stati disposti davanti all'ospedale militare di Maadi in attesa dell'arrivo dell'ambulanza. Con Mubarak il 2 giugno scorso il tribunale del Cairo aveva condannato anche il suo ex ministro dell'interno Habib El Adli, entrambi ritenuti responsabili di non aver impedito l'uccisione di 846 manifestanti nel periodo immediatamente successivo al 25 gennaio 2011, durante le proteste che poi portarono alle dimissioni del presidente, l'11 febbraio 2012.
A MIGLIAIA DI NUOVO IN PIAZZA,NO 'GOLPE MILITARE di Danila Clegg
Per dire no alla ''legge dei militari" e allo scioglimento del Parlamento, e per rivendicare un presidente "con tutti i poteri" le piazze egiziane si sono riempite nuovamente di migliaia di manifestanti. A due giorni dall'annuncio dei risultati ufficiali delle presidenziali, continua la guerra di dichiarazioni dei due rivali, il fratello musulmano Mohamed Morsi e l'ultimo premier di Hosni Mubarak, Ahmad Shafiq. Per il centro Carter, che ha seguito il processo elettorale, il voto non ha presentato gravi irregolarità ma lo scioglimento del Parlamento e l'integrazione costituzionale sono "segnali preoccupanti". "No allo scioglimento del Parlamento e dell'Assemblea costituente, no al passaggio limitato di poteri e alla integrazione costituzionale", si legge in migliaia di striscioni bianchi e rosa issati a piazza Tahrir e davanti alla sede del parlamento, dove, da oggi pomeriggio stanno affluendo centinaia di manifestanti dei movimenti rivoluzionari, dei fratelli musulmani e dei salafiti, ai quali si mescolano i deputati 'sciolti' dalla corte costituzionale dallo scorso venerdì. Scongiurato per il momento, invece, il pericolo che ad essere sciolti siano la Fratellanza e il suo braccio politico Giustizia e Libertà.
L'alta corte amministrativa ha rinviato all'inizio di settembre due ricorsi contro la loro attività politica di orientamento religioso. In mattinata il portavoce di Morsi Ahmed Sarhan ha snocciolato i numeri della vittoria sostenendo che il candidato dei Fratelli musulmani ha incassato 13.238.298 voti pari al 52% contro i 12.351.184, il 48%, di Shafiq, anche se nello suo staff non manca il timore che ci possano essere sorprese sgradite il giorno dell'annuncio e oggi sono state distribuite fotocopie dei verbali delle circoscrizioni elettorali. Lo staff avversario ha nuovamente smentito affermando che, giovedì, sarà quello di Shafiq il nome annunciato dalla commissione elettorale. Il portavoce di Morsi ha anche lanciato un segnale di distensione alla platea nazionale ed estera, in particolare a Israele pur senza citarla. "Non vogliamo lo scontro" e "rispetteremo gli accordi internazionali", ha sottolineato, facendo appello "al rispetto della volontà popolare". Nel frattempo, dice all'Ansa una fonte della Fratellanza, Morsi si prepara a formare la sua squadra presidenziale e le consultazioni con le forze politiche prenderanno avvio non appena saranno annunciati i risultati ufficiali.
Le consultazioni, dice la fonte non saranno facili, dureranno vari giorni, soprattutto per la designazione dei vicepresidenti che dovranno essere rappresentativi di tutta la società egiziana. Per questo Morsi sta pensando di avere nel suo team una donna, un copto, un salafita e un rappresentante dei giovani della rivoluzione. Morsi, ha aggiunto la fonte, presenterà le sue dimissioni dalla presidenza del partito Giustizia e libertà non appena sarà nominato presidente. Nessuna conferma, invece, sulla voce che gira da giorni secondo la quale Morsi giurerà in piazza Tahrir.
(ANSA)

Marzouki ad Oasis: Cristiani, musulmani, ebrei, atei sono tutti fratelli in Tunisia


Il "destino" della rivoluzione araba tunisina è di accogliere "musulmani, cristiani, ebrei e atei" come "fratelli", tutti con diritto di piena cittadinanza nel Paese. È la promessa che il presidente tunisino, Moncef Marzouki ha fatto al raduno del Comitato scientifico di Oasis (v. foto) in corso in questi giorni nella capitale. Marzouki, con un passato di prigioniero e di esule a causa del suo attivismo per i diritti umani, è ritornato dalla Francia al tempo della rivoluzione dei gelsomini e lo scorso dicembre è stato eletto a larghissima maggioranza presidente del Paese. Avendo saputo dell'incontro di Oasis ha voluto venire in visita e incontrare i rappresentanti del Comitato, rassicurandoli che la rivoluzione araba non ha come scopo il fanatismo islamico, ma la democrazia e il tentare di integrare diritti religiosi delle comunità coi diritti dell'individuo, salvaguardando "la libertà di coscienza", ossia la possibilità per ognuno di cambiare religione, di appartenere a una fede religiosa o di non appartenervi affatto.
 Verso la libertà di coscienza
 Quanto detto dal presidente tunisino mette in crisi un'opinione (pessimista) molto diffusa in occidente secondo cui la rivoluzione araba sta scivolando in modo inevitabile nella piena islamizzazione del Nord Africa e del Medio oriente. Marzouki ha criticato questo stereotipo (in parte islamofobo, in parte neo-colonialista) che domina nei media occidentali. È pur vero che nei mesi scorsi egli stesso ha difeso una condanna per "offesa al sacro" contro alcuni che hanno diffuso online immagini ritenute offensive verso Maometto. Ma si è anche distaccato criticando una condanna per "blasfemia" contro gli autori e gli attori (le voci) del film di animazione "Persepolis", che riporta alcune sequenze in cui Dio viene raffigurato come attore fra gli altri. Per Marzouki questi tentennamenti sono il cammino obbligato verso "l'equilibrio". Da questo punto di vista il sentiero che la Tunisia sta percorrendo non è diverso da quello degli altri Paesi del mondo, dove vi sono spesso conflitti sullo spazio da dare la sacro nella società. Egli ha citato le discussioni che avvengono negli Usa a proposito dell'articolo 1 della costituzione (dove si parla di Dio creatore, che alcuni vorrebbero cancellare); la lotta sull'aborto e sull'omosessualità; le dimostrazioni di cattolici francesi contro uno spettacolo offensivo; le tensioni in Italia sull'esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici.
Fra gli applausi dei presenti, egli ha ribadito che la base per il suo Paese deve essere la libertà di coscienza e che l'appartenenza religiosa non deve interessare lo Stato.
 I problemi sociali di Egitto e Libia
 Negli altri Paesi infiammati dalla rivoluzione araba, vi sono segnali ancora più contraddittori. Primo fra tutti in Egitto, dove è evidente una maggioranza politica costituita da Fratelli musulmani e salafiti, che lotta contro il potere militare ed economico dell'esercito. I diversi testimoni che hanno parlato al convegno - fra i quali p. Rafic Greiche, portavoce della Chiesa cattolica egiziana e p. Jean-Jaques Perennes, domenicano - hanno mostrato che molte delle promesse emerse in piazza Tahrir (piena cittadinanza per cristiani e musulmani; libertà per edificare i luoghi di culto; eliminazione delle discriminazioni) non si sono ancora realizzate. P. Samir Khalil ha fatto notare che in Egitto la gente ha dato un voto islamico soprattutto perché la popolazione (analfabeta al 40%) non ha altri criteri di decisione che la propria appartenenza religiosa. I relatori hanno comunque mostrato che fra gli egiziani vi è ormai insofferenza per le discussioni "religiose" (su proibito e lecito; su aspetti anti-cristiani o contro la morale) e la maggioranza vorrebbe vedere i politici, anche i musulmani, impegnati a risolvere problemi della disoccupazione, della casa, dei trasporti pubblici, del sistema educativo.
A differenza della Tunisia, la rivoluzione in Egitto non ha fatto molti passi e si trova in una situazione di stallo, essendo dominata dalla lotta di potere fra l'esercito e i Fratelli musulmani.
Lo stesso si può dire per la Libia che, dopo Gheddafi, si trova ancora in un discreto caos. Le promesse di libertà da parte del Consiglio nazionale di transizione non sono ancora riuscite a garantire piena sicurezza alla popolazione e tranquillità alle comunità cristiane, costituite da gruppi di lavoratori stranieri, spesso sfruttati e senza garanzie sindacali.
 La penisola arabica e il Marocco
 La situazione più dolorosa è quella della penisola arabica dove la rivoluzione è stata arrestata con la violenza o con la distribuzione di denaro alla popolazione (Arabia saudita) e con il controllo "discreto, ma efficace" dei servizi segreti che bloccano sul nascere ogni dimostrazione (Emirati). La situazione dei cristiani - tutti stranieri provenienti da India, Filippine, Sri Lanka, Indonesia,... - è nota: in Arabia saudita essi non hanno diritto nemmeno alla libertà di culto. Negli Emirati hanno possibilità di celebrare la messa, ma è proibita qualunque espressione in pubblico della fede cristiana. Per timore di vedersi strappare anche questo brandello di diritto, le comunità non osano nemmeno battezzare chi, fra i musulmani, chiede con insistenza di appartenere alla Chiesa cattolica.
Una situazione simile avviene in Marocco, dove la rivoluzione araba è stata bloccata dal tentativo di riforme assunto dal re Mohammed VI. La nuova costituzione garantisce ai cristiani libertà di culto, ma nulla di più tanto che anche qui è impensabile battezzare  qualche musulmano che voglia farsi cristiano. In compenso, nelle parole del vescovo di Rabat, mons. Vincent Landel, i cattolici cercano di essere vicini ad ogni slancio dei giovani, delle donne, degli uomini che nella società cercano "pace, giustizia riconciliazione".
All'incontro di Oasis quest'anno non è giunto nessun rappresentante della Siria, forse a causa della tesa situazione politica e umanitaria. Mons. Philippe Brizard, già direttore dell'Oeuvre d'Orient, ha ricordato però come in quel Paese, la rivoluzione è stata sequestrata dai Paesi del Golfo - e dall'occidente - che vogliono strappare la Siria dall'influenza iraniana (e sciita), rendendo la regione una scacchiera dove si gioca una "lotta di influenza delle grandi potenze".
 Alcune caratteristiche comuni
 La "rivoluzione dei gelsomini" si trova a diversi stadi e con diversi (o nulli) risultati nei vari Paesi in cui si è comunicata. Nonostante ciò, è possibile tracciare alcuni tratti comuni. Olivier Roy, professore all'Università europea di Firenze, ha cercato di elencarne alcune, mostrando il loro carattere stabile, da cui "non è possibile tornare indietro".
  • 1) Anzitutto le rivolte arabe mostrano la fine della politica del leader carismatico, salvatore della patria;
  • 2) Esse segnano la fine delle ideologie islamiste e pan-arabiste;
  • 3) Pur essendovi frange islamiche, le richieste di giustizia, lavoro, di buona economia la fanno finita con lo slogan "l'islam è la soluzione di tutto";
  • 4) Vi è un certo patriottismo nazionale (non nazionalistico) e un indietreggiamento della retorica della umma (l'unità della comunità musulmana mondiale);
  • 5) La causa palestinese è diminuita e quasi scomparsa dagli slogan;
  • 6) La democrazia è affermata come "possibile";
  • 7) Si assiste a una secolarizzazione delle società islamiche e ad una maggior presa di coscienza dell'individuo (il salafismo è la reazione stizzita a questa riscoperta).
Anche Olivier Roy sottolinea che l'occidente non ha capito la rivoluzione araba e non l'aveva "prevista", anche se  era davvero facilmente prevedibile, dati i sussulti che si manifestavano nella società (giovani più istruiti, ma senza lavoro; donne più istruite, ma senza diritti; desiderio di giustizia contro la corruzione; ecc...).
P. Samir Khalil ha fatto notare che da parte del mondo arabo vi è pure un rifiuto dell'occidente, considerato come irreligioso e immorale, con una laicità spesso definita "atea". Per p. Samir,  il futuro di questi Paesi sta nell'offrire un modello di società in cui siano sottolineati i valori di uguaglianza (di sesso, razza, condizioni, religione); di solidarietà fra tutti i cittadini; aperto al contributo di tutte le culture; capace di garantire la tolleranza e il mutuo rispetto delle differenze.


Tunisia:in costituzione no a tortura

(ANSA) - TUNISI, 19 GIU - Nella nuova Costituzione tunisina ci sara' uno specifico articolo che considerera' reato l'esercizio di qualsiasi tipo di tortura, sia fisica che psicologica, prevedendo inoltre che il reato non possa cadere in prescrizione. La commissione che sta lavorando a questa parte della Costituzione ha raggiunto un compromesso con il quale viene istituito il principio di integrita' fisica e della dignita' umana, quindi considerando come reato ogni forma di tortura fisica e psicologica.

Tunisia:in nuovo motto'Liberta',Dignita',Giustizia,ordine'

(ANSAmed) - TUNISI, 19 GIU - Le parole ''Liberta', Dignita', Giustizia, Ordine'' campeggeranno nel prossimo motto ufficiale della Tunisia. La decisione e' stata presa dalla commissione della Costituente che sta lavorando alla definizione del preambolo della nuova Costituzione. La versione definita del preambolo, che contiene i principi fondamentali della Costituzione, sara' ultimata entro la fine del prossimo luglio e, eccezionalmente, verra' esaminata dall'Assembela in seduta plenaria. (ANSAmed).

ITALIA-TUNISIA TRAGHETTI, IL “TANIT”


La Compagnie Tunisienne de Navigation (Ctn) ha preso in consegna dai cantieri coreani Daewoo il nuovo traghetto “Tanit”, che sarà impiegato neo collegamento fra la Tunisia, Genova e Marsiglia. Il nuovo traghetto, che sostituisce l’Habib, effettuerà il servizio in affiancamento al “Carthage”, una nave del 1999 lunga 180 metri e capace di 2.208 passeggeri e 666 vetture.
La nuova costruzione, lunga 212 metri e larga 30 metri, ha comportato un investimento di 177 milioni di euro. Con una velocità massima di 27,5 nodi, la nuova unità della compagnia tunisina è in grado di trasportare 3.200 passeggeri e 1.060 vetture.

Rivoluzione araba: contro il rischio del fallimento, modernizzare l'islam

Alla prima sessione dell'incontro di Oasis a Tunisi, è di scena la transizione del Paese, da poco libero dalla dittatura. Vi sono tendenze salafiti che vogliono imporre la sharia, ma vi sono anche contributi di partiti di sinistra e atei che - avendo partecipato alla rivoluzione - vogliono garanzie di libertà per tutti. È urgente che l'islam accolga la libertà di religione e di coscienza, per la salvaguardia anche di chi non crede. L'intervento del card. Scola. La rivoluzione tunisina non è debitrice all'occidente.


Tunisi (AsiaNews) - La rivoluzione dei gelsomini, che ha avuto in Tunisia la sua prima scintilla, rischia di "fallire". Il passo risolutivo potrebbe essere la "modernizzazione dell'islam" e "l'islamizzazione della rivoluzione": in altre parole, il futuro delle rivoluzioni arabe dipende dallo spazio che si vuole dare alla dimensione islamica, e se questa lascerà spazio alle altre minoranze religiose e perfino a chi è ateo.

Questi toni drammatici hanno caratterizzato stamane la prima sessione dell'incontro del comitato scientifico di Oasis, che quest'anno si tiene proprio a Tunisi, sul tema: "La religione in una società in transizione. La Tunisia interpella l'Occidente".

La parola "transizione" è la più adeguata per definire quanto sta succedendo in questo Paese dove, dopo la caduta del dittatore Ben Ali e le elezioni, che hanno visto la vittoria dei musulmani integristi di Ennahda e dei salafiti, si cerca ogni giorno di trovare una via comune alla libertà.

È stato il prof. Yadh Ben Achour a lanciare il grido d'allarme: "Se la Tunisia non affronta la sfida della modernità, c'è il rischio che la rivoluzione fallisca", facendo ricadere il Paese in una nuova dittatura, forse non più personale, ma ideologica e religiosa.

Ben Achour, presidente dell'Alta istanza per la realizzazione degli obbiettivi della rivoluzione, ha spiegato che nella coalizione di governo si combattono due tendenze: quella islamica radicale, che vorrebbe l'introduzione della sharia, e quella più aperta e più moderna. Nei giorni scorsi lo Stato è intervenuto a fermare la predicazione di alcuni imam radicali che volevano introdurre nei tribunali le pene islamiche (taglio della gamba, del piede, ecc...) per i delitti comuni. Allo stesso tempo, il governo non è intervenuto con forza a difendere una mostra di pitture ad opera di artisti autodefinitisi "atei", lasciando che gruppi di salafiti la attaccassero e ne bruciassero alcune, giudicate "blasfeme".

A fare da correttivo alle tendenze radicali, vi è in Tunisia una società civile molto cosciente e soprattutto i gruppi dell'opposizione di sinistra e i sindacati che, insieme con il partito Ennahda hanno fatto la rivoluzione e la resistenza verso il dittatore Ben Ali. Ben Achour ha ricordato uno sciopero della fame nel 2005, lanciato insieme, che ha portato Ennahda e la sinistra a stilare alcune dichiarazioni comuni sullo Stato; sui diritti delle donne; sulla cittadinanza. Questo ha permesso a Ennahda di virare "verso la democrazia" e ai partiti di sinistra di accogliere le istanze dell'islam.

Questa ricchezza della società civile spiega come mai nella nuova costituzione si vuole affermare che l'islam è la religione di Stato", ma non si vuole accettare (lo ha escluso lo stesso Rachid Gannouchi, capo di Ennahda) che la sharia sia la "fonte del diritto", come invece avviene in quasi tutti i Paesi del Medio oriente.

Secondo la prof.ssa Malika Zeghal, tunisina, insegnante ad Harvard, si potrà trovare una sintesi che permetta la convivenza nel Paese. Tale ottimismo pesca nella storia del Paese, che già ai tempi di Habib Bourghiba, primo presidente della Tunisia, ci si è riferiti all'islam, ma si lasciato molto spazio alle libertà personali, garantiti da un codice di statuto personale che, ad esempio, garantiva uguali diritti a uomini e donne. La Zeghal attribuisce questa possibilità di sintesi a un "compromesso pragmatico" che nell'ora attuale diminuisce le tensioni. Ma essa sottolinea il bisogno di fondamenti più profondi.

Ben Achour ha messo in luce alcuni punti necessari e qualificanti: che l'islam difenda la libertà di religione e soprattutto la libertà di coscienza, ossia la possibilità che un cittadino possa anche non scegliere alcuna religione (ateismo) e cambiare religione. Senza di questo vi è il rischio di scivolare verso uno Stato teocratico, che decurta le libertà della persona e distrugge ed emargina anche la cultura tunisina stessa, che è ricca di poeti e filosofi, spesso critici di un islam ridotto a codice di leggi.

Gli interventi della mattina sono stati preceduti dal saluto e dall'intervento (in video) del card. Angelo Scola, presidente della Fondazione Oasis, impossibilitato a venire a Tunisi. L'arcivescovo di Milano ha sottolineato che anche l'occidente si trova a misurarsi con i fallimenti della secolarizzazione e di fronte a una rinascita del sacro e della religione, tanto da rendere necessaria una ripresa della libertà di religione, concepita come il fondamento di tutte le libertà. Per il card. Scola, lo spazio alle religioni, come fondamento della dignità dell'individuo, è un ambito di collaborazione per cristiani e musulmani.

La società moderna segnata da questa apertura all'uomo e alla religione, non coincide con l'occidente attuale. Anzi proprio questo occidente, è stato criticato da Ben Achour e da Zeghal perché ha frenato la "rivoluzione dei gelsomini", appoggiando sempre il dittatore di turno, pur beandosi di discorsi sulla "democrazia occidentale". La rivoluzione in Tunisia - ha affermato Ben Achour - non è stata influenzata dall'occidente, ma è un prodotto "locale": essa mostra che gli uomini sono stati creati per la libertà e di fronte alle dittature che umiliano l'uomo e lo corrompono, sanno sacrificarsi per questi valori. Dietro la rivoluzione tunisina - ha aggiunto Zeghal - "non c'è il complotto americano, ma solo l'impegno dei tunisini. Per questo il compromesso su tutte le tendenze presenti nella rivoluzione avrà successo perché lo vogliono i tunisini".

http://www.asianews.it/notizie-it/Rivoluzione-araba:-contro-il-rischio-del-fallimento,-modernizzare-l'islam-25060.html

domenica 17 giugno 2012

Comunicato Ufficiale del Ministero degli Esteri Italiano sulla Tunisia



Il miglioramento del contesto generale della situazione di sicurezza nel Paese, grazie anche ad un maggiore spiegamento delle forze dell’ordine sul territorio, si sta confrontando, nelle ultime settimane, con il persistere delle difficili condizioni socio-economiche di numerose aree del centro, del nord e dell’ovest del Paese che sfociano in episodi di minaccia all’ordine pubblico, ascrivibili anche a componenti di matrice religiosa, che vanno costantemente monitorati. 

Negli ultimi giorni, si è assistito ad una progressiva, accentuata recrudescenza di tali fenomeni, che sono stati registrati anche nelle aree urbane, soprattutto nell’area della Grande Tunisi, ma anche a Sousse, Monastir, Sfax, Jendouba.

Il coprifuoco notturno decretato il 12 giugno u.s.  è stato abolito a partire dal 15 giugno 2012 in tutta la Tunisia. Si raccomanda comunque estrema prudenza negli spostamenti e nei luoghi di assembramenti.
Resta tuttora in vigore lo  stato di emergenza nel Paese, prorogato sino al 31 luglio 2012, con un decreto emesso dal Presidente della Repubblica il 5 maggio 2012.

Alla luce di tali recenti accadimenti, pur potendosi valutare la situazione della sicurezza ancora come complessivamente sotto controllo, si raccomanda un atteggiamento di rafforzata prudenza soprattutto nelle località dell’interno del Paese (Gafsa ed area limitrofa in primis, oltre ai governatorati e delegazioni destinatari del decreto di coprifuoco) dove continuano a registrarsi tensioni sociali sfocianti in manifestazioni anti-governative dovute alla diffusa disoccupazione e marginalizzazione e, in alcuni casi, a rivendicazioni di carattere salariale, con blocchi di strade, di attività commerciali ed industriali, danneggiamenti di uffici e trasporti pubblici, scuole, ospedali. I Governatorati maggiormente interessati dal fenomeno sono quelli di Gafsa, Gabès, Jendouba, El Kef, Siliana, Kasserine, Béja, Sidi Bouzid e Medenine. 

Rafforzata prudenza anche in alcuni quartieri periferici della capitale Tunisi, comunque notoriamente problematici per la situazione socio-economica complessa in cui versano, compresi alcuni sobborghi e quartieri periferici della città di Sousse.  

Si consiglia, pertanto, di tenersi costantemente informati attraverso i mezzi di informazione locali ed internazionali per conoscere in anticipo, nel limite del possibile, eventuali problematiche legate alla situazione di sicurezza del Paese, compresa l’area urbana della capitale, Tunisi. 

Tale situazione di altalenante criticità non interessa al momento la fascia costiera in cui sono presenti le più importanti infrastrutture turistiche.  I soggiorni nelle località della costa tunisina e nell'isola di Djerba non fanno al momento registrare criticità da segnalare.Ai turisti che intendano effettuare escursioni nelle vaste aree desertiche e pre-desertiche all’interno del territorio tunisino, si consiglia di farlo esclusivamente nell’ambito delle attività organizzate da “Tour Operator” locali di chiara fama e professionalità e comunque in gruppi numericamente significativi.

Tenuto conto della situazione nella vicina Libia, è vivamente sconsigliato il passaggio in prossimità del confine con la Libia (in particolare i luoghi di frontiera di Ras Jdir e Dhiba) date le precarie condizioni di sicurezza registrate in prevalenza dalla parte libica del confine.

Atteggiamenti di rafforzata prudenza vanno altresì osservati nell’organizzazione di viaggi nelle vaste aree interne centro-occidentali del Paese, in particolare a ridosso del confine con l’Algeria.

In via più generale, è sconsigliato mettersi in viaggio nelle ore notturne a causa del rischio di diventare bersaglio di possibili azioni criminose (blocchi stradali finalizzati a perpetrare rapine a mano armata) e della pericolosità connessa alla guida, soprattutto nelle strade secondarie.

Per quanti dovessero recarsi nelle zone desertiche e pre-desertiche del sud e dell’ovest tunisino (turisti, lavoratori o, più semplicemente, viaggiatori), si ribadisce l’invito a tenersi costantemente aggiornati sulla situazione del Paese, consultando i mass media locali ed internazionali, nonché le agenzie e gli albergatori di riferimento. 

Gli italiani già registrati in Tunisia e quelli che si sono iscritti sul sito Dove siamo nel mondo dispongono di una informazione periodica via SMS dell’Ambasciata tramite l’Unità di Crisi, diffusa in presenza di importanti notizie ed accadimenti. Chi non si fosse registrato, può provvedere immediatamente tramite l’iscrizione sul sito Dove siamo nel mondo inviando una e-mail unita.crisi@esteri.it, oppure contattando l’Ambasciata d’Italia al seguente indirizzo e-mail: ambitalia.tunisi@esteri.it  

Si consiglia ai connazionali di sottoscrivere una assicurazione che copra anche le spese sanitarie e l’eventuale trasferimento aereo in altro Paese o il rimpatrio del malato. 

Si ricorda, infine, che il Paese condivide con la più parte del resto del mondo il rischio di poter essere esposto ad azioni legate a fenomeni di terrorismo internazionale.

Tunisia: suicida attivista e blogger

(ANSA) - TUNISI, 17 GIU - Uno dei piu' noti attivisti tunisini per i diritti dell'Uomo, Karim Alimi, si e' suicidato ieri sera, nella sua abitazione all'Ariana, impiccandosi. Alimi aveva 29 anni e, da quel che hanno riferito alcuni suoi amici, da giorni si diceva angosciato per quanto sta accadendo nel Paese, parlando anche di suicidio, cosa che pero' nessuno aveva preso sul serio. Il giovane blogger era molto noto per le sue attivita' sui social netowork, sin dai tempi della dittatura di Ben Ali.



Tunisia: imam incita a violenza, fermato

(ANSA) - TUNISI, 17 GIU - In una operazione congiunta della Guardia nazionale tunisina e dell'Esercito sono state fermate a Jendouba 8 persone, tra le quali l'imam della moschea ''Errahma'' che, nel corso della preghiera del venerdi', aveva incitato all'odio e a colpire gli esponenti delle forze dell'ordine. Gli altri arrestati, in maggioranza salafiti e con precedenti penali, sono stati bloccati perche' ritenuti responsaboli degli atti di violenza di cui Jendouba e' stata teatro nei giorni scorsi.



Tunisia:presidente annulla visite estero

(ANSA) - TUNISI, 17 GIU - Per ''seguire la situazione interna del Paese'', questa la motivazione contenuta nel comunicato ufficale, il presidente della repubblica tunisina, Moncef Marzouki, ha annullato le visite di Stato che erano in programma in Senegal e Brasile, a partire da domani e fino al 22 giugno. In particolare, Marzouki avrebbe dovuto prendere parte al summit di Rio del Janeiro sul'ambiente.


Tunisia:verso cacciata imam anti-artisti


(ANSA) - TUNISI - L'appello a uccidere gli artisti che hanno esposto opere 'blasfeme' potrebbe costare il posto a Houcine Labidi, l'imam della moschea tunisina di Zitouna, la piu' importante del paese e del Maghreb. Il consigliere della comunicazione del Ministero degli Affari religiosi, Ali Lafi, ha detto che Labidi non e' ufficialmente un predicatore e che da oggi non guidera' piu' le preghiere nella moschea. Le sue parole sono un ''crimine'' e contro di lui saranno prese ''le misure necessarie''.

venerdì 15 giugno 2012

Tunisia: salafiti annullano manifestazioni previste per oggi

(ANSAmed) - TUNISI, 15 GIU - L'associazione ''Ansar al sharia'' e il partito Hizb Ettahrir, entrambi di ispirazione salafita, hanno annullato tutte le manifestazioni che avevano indetto per oggi, in Tunisia, a conclusione della preghiera del pomeriggio, la piu' importante nel calendario religioso islamico della settimana, per protestare contro quelli che, a loro avviso, sono stati recenti e ripetuti episodi di intolleranza verso l'Islam e offesa alla morigeratezza dei costumi.

La decisione viene veicolata, in questi momenti, sui social network ed è da mettere in relazione al comunicato con il quale, ieri, il Ministero dell'Interno ha negato di avere concesso autorizzazioni - di fatto, quindi, vietandole - per manifestazioni che si sarebbero dovute tenere nella giornata di oggi, soprattutto nel centro di Tunisi e vicino alle più importanti moschee della capitale. Ansar Al sharia (promotrice, nei mesi scorsi, di diverse manifestazioni a sostegno della legge islamica quale fondamento per l'ordinamento giuridico della Tunisia) ed Hizb Ettahrir (partito che non ha ancora ottenuto l'autorizzazione a svolgere attività politica e quindi fuori legge, anche se tollerato) hanno espresso il loro "rispetto per l'interesse supremo della nazione e le loro attenzioni per la sicurezza dei cittadini e la salvaguardia della proprietà pubblica e privata". (ANSAmed).

Tunisia: ministero Interno, polizia autorizzata a sparare

(ANSAmed) - TUNISI, 15 GIU - Una nuova legge autorizza le forze di polizia tunisine, con maggiore discrezionalità rispetto al passato, a fare uso delle armi, sino a sparare ad altezza d'uomo se aggredite. Sin dalla mattinata, le forze di sicurezza sono dispiegate in gran numero nelle zone principali di Tunisi, in coincidenza con la preghiera del venerdì.

La nuova normativa è un aggiornamento di una legge del 1969 che regolava l'uso delle armi da parte delle forze di polizia, per contrastare "eventuali casi di violenza e di saccheggio". La nuova normativa fissa quattro 'gradini': colpi in aria a scopo intimidatorio; colpi a terra d'avvertimento; colpi ai piedi, per intervenire parzialmente; colpi diretti, "e questo nel caso di estrema violenza o di protezione di agenti dell'ordine, di cittadini e di istituzioni pubbliche in imminente pericolo".

La decisione del ministro dell'Interno, Ali Laraayedh (esponente di spicco del partito confessionale Ennahdha), giunge dopo le durissime polemiche che si sono scatenate in questi giorni sulla mancanza di direttive alle forze di polizia impegnate nel domare i disordini. Polemiche alimentate dagli stessi agenti, che hanno lamentato come, nei momenti cruciali dei disordini, non abbia agito con la necessaria durezza e tempestività nel timore di non adempiere alle normative in materia di tutela dell'ordine pubblico. Occorre ricordare che Fahmi Ouni, il giovane studente salafita morto a Sousse martedì durante i disordini, è stato ucciso da un proiettile di pistola di rimbalzo, sparato a terra da un agente.(ANSAmed).

Tunisia: dopo violenze, settore turismo teme nuovo tracollo

TUNISI, 15 GIU - Quando pensava di essere riuscito a mettersi alle spalle la disastrosa ultima stagione, dopo i drammatici giorni della ''rivoluzione dei gelsomini'', il turismo tunisino deve rifare i conti con le incertezze che la sua situazione sicuritaria provoca sui mercati esteri. La stagione sembrava essere partita con il piede giusto, perche' i turisti erano tornati in buon numero, affollando soprattutto villaggi e strutture del Sud, da sempre la ''cassaforte'' del settore. Effetto di piu' fattori: la confermata qualita' dell'offerta, a prezzi che restano ancora molto bassi rispetto alla concorrenza; le rassicurazioni che venivano dal governo in merito alla situazione interna; una intensa campagna di comunicazione destinata ai mercati esteri (oltre a quelli tradizionali, Europa in testa, anche su quelli emergenti, come la Russia); la fiducia espressa dalle grandi compagnie aeree, cosi' come da quelle low coast, che, moltiplicando voli e abbassando tariffe, hanno contribuito a fare del Paese nuovamente una meta molto ambita. Ma tutto questo e' stato mandato all'aria da una esplosione di violenza che ha coinvolto la capitale, come il resto del Paese, e di cui s'e' avuta ampia copertura sui media internazionali, soprattutto di quei Paesi che sono da sempre bacino di partenza dei turisti.

Ora tutti cercano di correre ai ripari, forti di una sola considerazione: il turismo e' la sola voce positiva della zoppicante economia tunisina e ogni colpo che viene inferto alla sua immagine si traduce in una serie di reazioni negative dei mercati. Ieri il ministro del Turismo, Elyes Fakhfakh, ha voluto lanciare messaggi rassicuranti, dicendo che dall'inizio dell'anno il tasso di disdette e' stato solo del cinque per cento, una quota quasi fisiologica in un mercato come quello turistico abbastanza abitudinario, ma allo stesso tempo volatile perche' molto sensibile ai temi della sicurezza, quali appunto quello toccati dai recenti eventi in Tunisia. Il ministro, in fondo, fa il suo mestiere, ma non puo' certo prevedere se i disordini dell'inizio settimana avranno altre ripercussioni. Gli addetti al settore - tour operator, agenti di viaggio, albergatori, ma anche semplici dipendenti - hanno deciso di portare in strada le loro preoccupazioni e domani manifesteranno a Tunisi chiedendo maggiore impegno del Governo sui temi della sicurezza. Nel documento che hanno indirizzato all'esecutivo guidato da Hamadi Djebali, per annunciare la loro manifestazione, chiedono soltanto che la Legge venga fatta rispettare. Una manifestazione a carattere nazionale perche', domani, a Tunisi arriveranno veicoli da tutto il Paese a sottolineare che il problema investe la Tunisia nella sua interezza. E, tanto per non lasciare spazio alle interpretazioni su chi siano i veri e soli destinatari delle loro richieste, la manifestazione partira' domattina dal Ministero del Turismo per finire davanti a quello dell'Interno. (ANSAmed).

giovedì 14 giugno 2012

Aggiunto widget viaggiare sicuri Farnesina

Da oggi aggiunto in alto a destra il nuovo widget viaggiare sicuri della Farnesina.

Buona lettura

Lo staff

mercoledì 13 giugno 2012

Tunisia: fusione sei partiti, nasce Coalizione nazionale,

TUNISI, 13 GIU - Si chiama Coalizione nazionale ed e' una nuova formazione politica tunisina nata dalla fusione di sei partiti. Si tratta, riferisce la Tap, di Patria libera, Unione popolare repubblicana, Coalizione per la Tunisia, Movimento progressista, La Voce della Tunisia e al-Watan.

L'annuncio della nuova iniziativa politica e' stato dato da Mohamed Jegham, che era presidente di el-Watan, che ha detto che ''questa formazione resta aperta alle altre coalizioni, a cominciare dall'iniziativa dell'ex primo ministro Beji Caid Essebsi e a tutte le altre che aspirano a migliorare la situazione del Paese''. La decisione di formare la Coalizione si giustifica, ha aggiunto Jegham, per la comune lettura della situazione generale che prevale nel Paese e la presa di coscienza dei pericoli che lo minacciano. (ANSAmed).

Tunisia: violenze integralisti, un morto


Tunisia: violenze integralisti, un morto 

(ANSA) - TUNISI, 13 GIU - A Sousse, citta' della Tunisia teatro di violenti scontri con la polizia provocati da salafiti, e' morto un giovane di 22 anni, raggiunto alla testa da un proiettile. Difficile identificare i responsabili nella regione dove i salafiti ieri hanno attaccato e incendiato posti di polizia, uffici municipali e un postribolo. Per ritorsione decine di cittadini di Hedi Ben Hassine, a Jendouba, hanno attaccato dei salafiti che si trovavano nella moschea Bilel Ibn Rabbah. (ANSA).

Tunisia: banca nuova partecipa a 'investment forum 2012'

Banca Nuova partecipera' domani e venerdi' al ''Tunisia Investment Forum 2012'' organizzato a Tunisi dall'Agenzia per la Promozione dell'Investimento Estero sotto la tutela del Ministero dell'Investimento e della Cooperazione Internazionale. Il Forum, che ha per tema ''La nuova Tunisia: sfide da affrontare e nuove opportunita' da cogliere'' si pone come obiettivo di trasmettere la nuova immagine della Tunisia evidenziandone i punti di forza atti a soddisfare le richieste piu' esigenti degli imprenditori stranieri. Banca Nuova opera a sostegno delle imprese italiane in quel territorio dal 2006, grazie al protocollo sottoscritto con la Biat (Banque international arabe de Tunisie), prima banca Tunisina. Nonostante la rivoluzione e la crisi del 2011, infatti, diversi imprenditori siciliani hanno investito in quel Paese nelle convinzione che le opportunita' di mercato nei Paesi del Nord Africa rappresentino il naturale bacino per la crescita e lo sviluppo delle imprese siciliane. Banca Nuova cosi' come la Biat in Tunisia, ha sostenuto i programmi di sviluppo delle imprese siciliane, che oggi possono usufruire di fondi messi a disposizione sia dalla Comunita' Europea che dal Ministero degli Esteri. (ANSAmed).


Tunisia: scontri; governo accusa integralisti e anti-islam

TUNISI, 13 GIU - Forse non hanno ancora un nome, ma coloro che stanno dietro agli incidenti alimentati dai salafiti che ieri hanno incendiato la Tunisia facendo anche un morto (un giovane studente 'barbus' a Sousse), hanno il volto dell'estremismo, di chi abusa della Fede e di chi cerca di colpire il sacro. Le parole dei presidenti della Repubblica, Moncef Marzouki, del Consiglio, Hamadi Djebali, e dell'Assemblea costituente, Mustapha Ben Jafaar, mentre ancora quasi tutto il Paese e' sotto coprifuoco, sembrano la sintesi perfetta tra la ragion di Stato, le necessita' di dare riposte ad una popolazione per nove decimi atterrita da quanto accaduto e l'utilita' politica di non creare fratture con i credenti.

Una dichiarazione congiunta che ha avuto una gestazione lunghissima perche', annunciata per ieri sera, quando ancora si sentiva l'eco dei disordini e molte zone del Paese respiravano l'acre fumo dei gas lacrimogeni, e' venuta fuori solo stamattina, dopo un vertice a tre che si e' protratto per molte ore. Forse perche' non e' stato facile dare soddisfazione alle diverse anime della 'trojka' che guida il Paese.

I ''tre presidenti'', come vengono chiamati, hanno avuto parole durissime contro gli 'estremisti che stanno cercando di accompagnare la Tunisia verso il baratro', in cui giocherebbero un ruolo gli elementi dell'Rcd, il partito dell'ex presidente Zine El Abidine Ben Ali, rimasti in pista anche perche', dopo la caduta del dittatore, non ci sono state rappresaglie o epurazioni. Ecco perche', gia' da tempo, qualcuno temeva che gli 'Rcdisti' sarebbero tornati, cosa che, ha detto ieri il ministro della Giustizia, B'rihi, e' puntualmente avvenuta.

Ma nella dichiarazione congiunta ci sono state parole anche contro coloro che fanno della religione uno strumento politico o offendono l'Islam calpestando il rispetto del sacro, che tanto a cuore sta ai tunisini del post-dittatura. E parlando di rispetto del sacro si da', in qualche modo, ragione non ai comportamenti, ma alle motivazioni di quei salafiti che hanno ritenuto immorali alcune opere esposte in una rassegna d'arte, al punto di farvi irruzione e fracassarle. Quindi: avevate ragione, ma avete sbagliato nei vostri comportamenti. Una posizione che e' gia' censurata da alcuni osservatori ed analisti secondo i quali dare in qualche modo ragione ai salafiti significa mettere sotto i piedi il rispetto per l'arte e la molteplicita' delle sue espressioni, attentando alle liberta' personali.

Gia' ieri sera, comunque, qualche avvisaglia c'era stata, perche' era stata decisa la chiusura della galleria d'arte che aveva esposto le opere, con un giudizio di merito che ha sorpreso per la velocita' - poco usuale a queste latitudini - con cui e' stato adottato il provvedimento.

In ogni caso, quel che appare chiaro e' che da parte di Marzouki, Djebali e Ben Jafaar c'e' il tentativo di riproporre uno Stato forte ed in grado di difendersi. Anche da chi, come il capo di al Qaida, Ayman el Zawahri, soffia sul fuoco dell'integralismo chiamando un popolo intero alla rivolta sotto le bandiere dell'Islam. (ANSAmed).

Tunisia, Ben Alì condannato all'ergastolo per la morte di manifestanti

L'ex presidente tunisino Zine El Abidine Ben Ali è stato condannato all'ergastolo in relazione alla morte di alcuni manifestanti lo scorso anno durante la rivolta nelle città di Kasserine e Thala. È quanto fa sapere l'agenzia di stampa Tap. Dodici anni di reclusione invece è stata la sentenza per l'ex ministro degli Interni, Rafik Belhaj Kacem. Per il caso delle uccisioni nella città di Ouardanine, l'ex presidente era stato condannato a 20 anni di carcere per incitamento alla violenza.

Si tratta però di condanne che per lui non significheranno granché perché, dopo la fuga in Arabia Saudita (dove ancora vive), il 14 gennaio dello scorso anno, è già stato giudicato in contumacia, così come negli altri processi (per questioni di malaffare, soprattutto malversazioni) per i quali ha collezionato già una novantina di anni di reclusione (per la moglie, Leila Trabelzi, sono un po' meno). Ben Alì è stato il secondo presidente della Repubblica di Tunisia dal 7 novembre 1987, succedendo ad Habib Bourguiba. Il suo mandato, protrattosi per più legislature, si è concluso dopo 23 anni, il 14 gennaio 2011.


(Corriere della Sera)

martedì 12 giugno 2012

Quel che resta dell'istituto del turismo al Menzah 6, Tunisi


Tunisia in fiamme, 12/06/2012


Questo che vedete nel video era il cafe Theatre e Sombrero

Tunisia, città in fiamme e assediate dai salafiti

La rabbia dei salafiti ha infiammato molte città della Tunisia, teatro, dalla notte tra l'11 e il 12 giungo, di saccheggi e incendi a posti di polizia, sedi di partito, sindacati e persino a camion che trasportavano bevande alcoliche. Le violenze sarebbe partite in seguito all'esposizione, in una galleria, di opere di giovani artisti tunisini ritenute immorali. DISORDINI AL NORD E AL SUD. Ma data l'ondata di brutalità che si sta allargando a macchia d'olito in molti paesi tunisini, questa spiegazione appare un po' troppo fragile. I disordini sono iniziati nella zona di Tunisi denominata il quartiere della Marsa, quello della movida dei giovani della 'Grand Tunis', lo stesso della galleria incriminata. Con il passare delle ore, le proteste si sono rapidamente estese anche ad altri centri del Paese, come Sousse e Jendouba, dove si sono verificati violentissimi episodi alimentati da centinaia di salafiti che hanno preso di mira edifici pubblici, ma anche passanti innocenti. SACCHEGGI E INCENDI A SEDI DI PARTITI. A Sousse un gruppo di barbuti ha attaccato a colpi di bottiglie incendiarie la sede dell'Istituto superiore delle belle arti, dentro il quale erano già a lavoro studiosi e personale amministrativo, riusciti a scappare appena prima che le fiamme aggredissero la facciata del palazzo, chiudendo loro ogni via di scampo. A Jendouba nel mirino sono finite le sedi di alcuni partiti minori, ma dichiaratamente laici, che sono state assaltate, saccheggiate e quindi incendiate. Stessa sorte per un posto di polizia, per la stazione ferroviaria, per la sede regionale di un sindacato e per un camion che trasportava bevante alcoliche. ATTACCO AL PALAZZO DEL PRESIDENTE. Dal Nord del Paese gli incidenti si sono spostati anche nei quartieri Sud, lambendo Cartagine, dove si trova il Palazzo del presidente della Repubblica, presidiato dai soldati per tutta la notte dell'11 giugno. Invece a Tataouine la sede del partito repubblicano è stato attaccato da salafiti al grido di «Allahu Akbar». Subito sono state presidiate tutte le sedi. L'appello è stato lanciato dal sindacato Ugtt, il più forte e radicato nel Paese. La polizia ha eseguito una novantina di fermi, ma, secondo alcuni rappresentanti sindacali, nella totale assenza di direttive da parte dei superiori e dello stesso ministero dell'Interno. Forte è dunque l'allarme per i disordini civili in Tunisia e in molti invocano l'intervento delle Forze armate e del loro massimo esponente, il generale Rashid Ammar, per riportare ordine e sicurezza.



(www.lettera43.it)

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