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giovedì 31 maggio 2012

Scuola Italiana di Tunisi riposa in pace: Parte 3

Dopo l'ultima riunione tra i portavoce dell'iniziativa della lettera contro il malfunzionamento della scuola italiana e il comitato di gestione ( solo un membro ha avuto il coraggio di presentarsi), decretiamo la morte della Scuola Italiana di Tunisi per come abbiamo avuto il piacere di conoscerla dall'anno della sua creazione fino ad oggi.


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TUNISIA: MAGISTRATI INIZIANO SCIOPERO AD OLTRANZA


I magistrati tunisini hanno iniziato martedì uno sciopero ad oltranza in risposta al licenziamento di alcune decine di colleghi.
Lunedì il ministro della Giustizia Noureddine Bhiri ha licenziato 81 magistrati perché “sospettati di corruzione” e “forti legami” con l’amministrazione di Zine al-Abidine , estromesso lo scorso anno durante la rivolta che ha ispirato la cosiddetta primavera araba.
L’Unione dei Magistrati ha detto che i propri membri porteranno avanti lo sciopero fino a quando tutti i colleghi licenziati non verranno reintegrati.
“Ripulire il sistema giudiziario è una delle richieste della rivoluzione”, sostiene la coalizione di governo guidato dalla fazione islamista moderata , eletta un anno fa nelle prime elezioni democratiche.
Il paese nordafricano vive una forte crisi politica ed economica. L’opposizione, composta da un’alleanza di sindacati e partiti di sinistra laici, porta per le strade regolari sit-in, scioperi e proteste. Maya Jribi, segretario generale del Partito Repubblicano, chiede le dimissioni del governo prima delle prossime elezioni previste per il 2013.

Tunisia: Ben Ali insolvente, bollette per 85 mila euro

L'ex dittatore, Zine El Abidine Ben Ali, scappando dalla Tunisia, si e' lasciato dietro pochi rimpianti, ma certo molti debiti. Infatti, secondo il sito economico specializzato African Manager, risultano insolute bollette a lui intestate per circa 85 mila euro da pagare alla Steg, l'ente energetico tunisino che distribuisce energia elettrica e gas. Ben Ali, ufficialmente latitante, manca dal 14 gennaio del 2011 dalla Tunisia, ma molte sono le richieste inviate dal governo ai Paesi in cui l'ex dittatore e la moglie, Leila, avevano aperto conti a loro riconducibili e che avrebbero un valore nell'ordine dei miliardi di euro. Proprio in questi giorni il presidente tunisino Mocef Marzouki ha chiesto alla Svizzera di restituire quanto del tesoro di Ben Ali e' stato scoperto nelle banche elvetiche. Comunque Ben Ali si trova in buona compagnia perche' la Steg sta cercando di fare pagare bollette insolute per un ammontare di 175 milioni di euro, venti milioni dei quali da alberghi e imprese. (ANSAmed).

Terrorismo: Tunisia, per prima volta Al Qaida alla sbarra

TUNISI, 30 MAG - Per la prima volta presunti appartenenti ad al Qaida nel Maghreb islamico sono comparsi davanti ad un tribunale tunisino. Si tratta, in particolare, degli uomini ritenuti responsabili du una sparatoria che, nel maggio di un anno fa, a Rouia (poco distante da Tunisi) costo' la vita a due presunti terroristi e a due militari dell'Esercito tunisino, il colonnello Tahar Ayari e il caporale Walid Hajji. Il processo e' stato incardinato questa mattina davanti al tribunale militare di Tunisi e, quindi, aggiornato al 9 giugno per i primi atti, a cominciare dall'interrogatorio degli imputati detenuti, i libici Abou Ayyoub Elghich e Jaafar Ellibi. Cinque gli imputati che saranno giudicati in contumacia, uno dei quali, Nabil Saadaoui Mansour Ben Jemaa, tunisino, e' uno dei protagonisti dei cosiddetti ''fatti di Soliman'', che risalgono al 2007, quando le forze di sicurezza tunisine intercettarono e praticamente sterminarono (34 morti su 36) un gruppo di terroristi salafiti. Le principali accuse formulate contro goi imputati sono quelle di omicidio, terrorismo e detenzione illegale di armi. (ANSAmed).

Tunisia: 850 mln euro per ripianare bilancio 2011 Steg

TUNISI, 31 MAG - E' ''profondo rosso'' per il bilancio del 2011 della Steg, la Société tunisienne d'électricité et de gaz, che ha bisogno di 1.700 milioni di dinari (circa 850 milioni di euro) che usciranno dalle casse dello Stato. Al di la' dell'evidenza delle cifre, c'e' da rimarcare come l'aiuto pubblico all'agenzia energetica nel 2010 era stato di 1.300 milioni di dinari, ovvero 400 in meno rispetto all'esercizio 2011. Il piu' grosso problema della Steg e' quello degli insoluti, che ammontano a circa 350 milioni di euro, in maggioranza a carico di imprese e alberghi. Ma ci sono anche ''privati'', come l'ex dittatore Ben Ali, a carico del quale risultano bollette non pagate per un totale di oltre 85 mila euro. (ANSAmed).

Tunisia: proteste contro nuove aggressioni salafiti


TUNISI, 31 MAG - Artisti e uomini di spettacolo, insieme ad eletti dell'Assemblea costituente e a rappresentanti della societa' civile, hanno fatto un sit in di solidarieta' nei confronti dell'attore Rajab Magri, oggetto di una aggressione ad opera di salafiti. Il 24 maggio gli estremisti hanno aggredito Magri - finito in ospedale per le lesioni subite - accusandolo di essere un miscredente. Nel corso del sit in, che si e' svolto davanti al palazzo dell'Assemblea costituente, sono state ribadite le accuse contro i salafiti che, negli ultimi mesi, hanno moltipliato gli atti di violenza nei confronti di esponenti del mondo della cultura tunisina. I manifestanti hanno anche reclamato, da parte delle autorita', degli interventi efficaci per interrompere la spirale di violenze di cui sono fatti oggetto molti artiti tunisini. Ai manifestanti sono giunte attestazioni di solidarieta' da parte di esponenti laici e riformisti dell'Assemblea costituente e dalle organizzazioni della societa' civile tunisina. Intanto la giornalista di un sito on line economico, aggredita all'uscita di una stazione delle metro di Tunisi, ha chiaramente accusato i salafiti per quanto le e' accaduto. La giornalista ha detto d'essere stata spinta a terra e picchiata da un salafita che le ha rimproverato il fatto di avere una camicia che le lasciava le braccia scoperte. Secondo la sua denuncia, al primo aggressore se ne sono aggiunti altri sei che l'hanno picchiata davanti alla gente, sino a quando un passante, rischiando a sua volta d'essere fatto oggetto di violenze, l'ha sottratta al pestaggio. (ANSAmed).

mercoledì 30 maggio 2012

Tunisia: il Tabarka Beach ceduto a investitori del Qatar

Non è stato ancora reso noto il prezzo di vendita, nell'operazione di cessione è compreso anche un grande campo da golf, situato di fronte all'albergo

Il Tabarka Beach, uno dei fiori all'occhiello dell'industria alberghiera tunisina, è stato ceduto ad un gruppo di investitori del Qatar, secondo quanto riporta AnsaMed. La struttura è commercializzata con il marchio tedesco Sentido e, secondo quanto scrive il Destination Tunisie, si tratta di un cinque stelle con 570 letti. Non è stato ancora reso noto il prezzo di vendita. Nell'operazione di cessione è compreso anche un grande campo da golf, situato di fronte all'albergo. Secondo quanto risulta a Destination Tunisie, il gruppo di investitori è intenzionato a portare avanti la propria avanzata nell'area di Tabarka, con l'acquisizione di un terreno vicino all'aeroporto per impiantare una fabbrica di componenti per l'aeronautica.

(www.guidaviaggi.it)

martedì 29 maggio 2012

Gli extracomunitari con permesso di soggiorno nel ragusano sono 10 mila


Sono poco meno di 10.000 (9.652) gli extracomunitari titolari di permesso di soggiorno che risiedono in provincia di Ragusa. I dati forniti dalla questura di Ragusa, che fotografano la distribuzione topografica degli immigrati al 30 di aprile, vedono al primo posto la città di Vittoria con 2.314 extracomunitari regolari, e subito dopo il capoluogo ibleo con 2.061 titolari di permesso di soggiorno. Terzo comune della provincia per numero di immigrati è Santa Croce, con 1.073 extracomunitari regolari, ma il comune camarinense è certamente il primo in provincia se si rappresenta la percentuale di extracomunitari, rispetto alla popolazione residente.
“Consegnamo i permessi di soggiorno due volte alla settimana, il martedì e il giovedì – spiega il vice questore aggiunto Alfonso Capraro, che dallo scorso mese di dicembre dirige l’ufficio Immigrazione – e ogni volta ne diamo circa 75, quindi procediamo ad una media di 150 permessi di soggiorno alla settimana. Le procedure sono abbastanza veloci – sottolinea -. Una volta consegnata allo straniero la documentazione, vengono svolte le pratiche e mandato tutto al ministero e nel giro di 15-20 giorni arriva il permesso di soggiorno elettronico stampato”.
Le nazionalità sono quelle di sempre. La maggior parte degli extracomunitari che chiede il permesso di soggiorno in provincia di Ragusa è costituita da tunisini (4.682), quindi ci sono gli albanesi (1.504) e i marocchini (913). “Ma ovviamente non mancano tutti gli altri magrebini – continua Capraro – e addirittura troviamo anche qualche statunitense, o argentino, che magari non viene in provincia di Ragusa per andare a lavorare nelle campagne, ma che chiede il permesso di soggiorno per motivi di studio o di lavoro”.  
Accanto agli extracomunitari che risiedono regolarmente, si stima che ce ne siano altrettanti irregolari. Un recente rapporto di Caritas Migranti contava poco meno di 21.000 immigrati in provincia di Ragusa.
“Noi crediamo che siano un 40% in più dei regolari – rileva Capraro -, ad ogni modo la maggior parte di questi si trova tra Vittoria, Santa Croce e Scicli, ovvero in zone nelle quali è molto facile nascondersi nelle campagne”.
Subito dopo Santa Croce Camerina, viene Comiso che con 1.009 extracomunitari regolari è il quarto comune della provincia di Ragusa per presenza di extracomunitari, quindi si trova Modica con 855 immigrati, Scicli con 844, ed a seguire Acate con 651, Ispica con 437, Pozzallo con 209, Chiaramonte Gulfi con 171, Giarratana con 27 e Monterosso Almo con appena 2 immigrati che sono titolari di permesso di soggiorno.
Un quarto degli extracomunitari che risiedono regolarmente nel territorio provinciale si trova a Vittoria che, da sola, accoglie il 25% del totale. Le città di Vittoria e Ragusa insieme ne accolgono, invece, quasi la metà. 

Droga: Trento, quattro arresti per spaccio

Trento, 29 mag. - (Adnkronos) - Quattro magrebini, in maggioranza tunisini e in eta' compresa tra i 22 ed i 41 anni, sono stati arrestati a Trento per spaccio di droga a giovani consumatori di eta' compresa tra i 18 e i 25 anni. In quattro sono finiti in manette. La banda, che operava a Lavis, Spini di Gardolo, via Paludi e via Sottopasso, aveva deciso una ventina di giorni fa di espandersi fino in piazza Dante per conquistare il centro cittadino. Li' i quattro sono stati notati dalla polizia, che in breve tempo ha stroncato il giro di droga. Nel corso di successive perquisizioni, gli agenti hanno sequestrato 2,3 kg di eroina per un valore pari a 30mila euro e 18 mila euro in contanti.

(www.liberoquotidiano.it)

Savona, rapina finita con una coltellata: nuovo arresto


Savona. E’ stato arrestato anche il secondo dei due aggressori che il 19 febbraio scorso a Savona, a pochi passi da Palazzo Nervi, avevano depredato due tunisini. Si tratta di Salem Issaoui, 29 anni, anch’egli tunisino, che dovrà rispondere dell’accusa di rapina e lesioni. Il complice e parente, Amine Issaoui, era già finito in manette. Salem è stato bloccato a Genova in esecuzione di un’ordinanza custodia cautelare in carcere del gip Donatella Aschero. L’episodio era nato dal tentativo di uno dei malviventi di farsi consegnare il denaro che una delle vittime aveva con sé. Ne era scaturito dapprima un alterco, diventato ben presto aggressione. Uno dei malcapitati era stato raggiunto da ferite da coltellata alla nuca (secondo la denuncia entrambi gli aggressori erano armati di lama) e aveva rimediato una prognosi di sette giorni. Ad uno dei feriti era stato portato via il borsone che aveva con sé.

(www.ivg.it)

Turismo, la Tunisia rialza la testa

TUNISI. A oltre un anno e mezzo dalla Primavera dei gelsomini e a nove dalle prime libere elezioni e alla fuga del dittatore Ben Alì, la Tunisia torna a puntare sul turismo e a recuperare il mercato dopo un calo del 65% di ospiti italiani registrato nel 2011. E lo fa alla grande. Investendo milioni di dinari tunisini (che valgono mezzo euro), creando eventi per presentare all’estero quello che qui definiscono il nuovo volto della realtà tunisina. Ma per capire la svolta impressa dal nuovo governo tunisino occorre fare un passo indietro. Infatti la Tunisia sembra il Paese che sia riuscito a ottenere più trasformazioni dalla sanguinose rivolte legate alla Primavera Araba. Nell’ottobre 2011 si sono svolte le prime elezioni libere che hanno portato al potere il partito islamico moderato Ennadha e lo storico oppositore del regime di Ben Alì, Moncef Marzouki è diventato presidente dando l’incarico al moderato Hamadi Jebali di formare il nuovo governo. Un esecutivo che ha un unico grande imperativo, quello di risollevara il paese da una drammatica crisi economica. Ma anche dare una speranza ai migliaia di giovani che scappavano dalla Tunisia alla ricerca di un mondo migliore e più libero. E i primi mesi e primi atti di questo governo sembrano andare diritti verso questa direzione, nonostante una opposizione radicale che usa la violenza per imporsi. «Il nostro imperativo è rilanciare il turismo», spiega il ministro del Turismo della Tunisia, Elyes Fakhfakh, a un ristretto numero di giornalisti italiani, «per dare lavoro ai nostri giovani che non dovranno più lasciare la Tunisia per costruirsi un futuro. Per questo», sottolinea il ministro, «Stiamo facendo investimenti ingenti e i primi risultati si stanno vedendo con il ritorno di molti turisti del Nord Europa. Nel 2008 abbiamo ospitato 500 mila turisti italiani, poi crollati a 130 mila nel 2011. Ora vogliamo riconquistare la quota persa offrendo servizi di migliore qualità non solo basati sul turismo balneare ma anche culturale e archeologico, sfruttando le tante bellezze della Tunisia. Intanto», continua il ministro «puntiamo molto sul nuovo complesso turistico di Jasmine a Hammamet e abbiamo appena concluso accordi con importanti tour operator italiani come Alpitour, Eden Viaggi, Going e, Veratour Viaggi del Delfino. Per questo stiamo incrementando anche i voli dall’Italia, e puntiamo al volo giornaliero con Venezia della Tunisair». Il ministro assicura che «la situazione è molto migliorata sul fronte della sicurezza, ma tutto dipende dalla ripresa economica in atto». Il ministero degli esteri italiano conferma che la situazione nella zone balneari è tranquilla ma anche nella capitale sembrano lontano i giorni delle sommosse. Certo nella centralissima avenue Bourghiba, davanti al ministero degli Interni, c’è ancora il filo spinato e alla fine, vicino all’ingresso della Madina, ci sono schierati carri armati e altri mezzi militari. Ma è indubbio che tra i giovani qualcosa è cambiato. Si vedono molte donne mature ma poche ragazze con il velo. Anche con il niqab, che copre il viso. Ma basta entrare in un pub per scoprire un’altra realtà, molto vicina ai nostri costumi. Ragazze e ragazzi che bevono birra, fumano e ballano le hits internazionali come in qualsiasi altro locale d’Europa. «Finalmente possiamo farlo alla luce del sole» - dice una bella ragazza con una scollatura vertiginosa «Adesso ci sentiamo più libere anche se rispetto chi vuole coprirsi». Alle parole di questa ragazza fanno da contraltare quelle della blogger Lina Ben Mhenni, 22anni, che a ha denunciato, attraverso l’Espresso, di essere stata aggredita da tre poliziotti che hanno anche cercato di violentarla.



(nuovavenezia.gelocal.it)

Tunisia: sceicco salafita a confratelli, infangate l'Islam

(ANSAmed) - TUNISI, 29 MAG - I ripetuti atti di violenza di cui si stanno rendendo protagonisti, in Tunisia, i salafiti cominciano a preoccupare gli stessi esponenti della corrente integralista islamica. Uno dei religiosi tunisini piu' prestigiosi, lo sceicco Bechir Ben Hsan, ha tuonato contro questi atti affermando, durante un sermone e riferendosi agli autori degli atti di violenza: ''Se appartengono alla corrente jihadista salafita, sappiano che infangano l'Islam, che non capiscono nulla nell'Islam. Alcuni di loro non fanno neanche la preghiera''. ''Ci sono degli appelli - ha aggiunto - a combattere gli americani in Tunisia. Non so da dove provengono questi appelli e quale parte li rivendichi. Questi appelli rischiano di scatenare delle guerre sanguinose e l'Occidente e' capace di sbarazzarsi di loro (gli estremisti, ndr) e non importera' la lunghezza delle loro barbe ('barbus' e' il soprannome dei salafiti estremisti, ndr)''.(ANSAmed).

Archeologia: Tunisia, presto Maschera Gorgone all'Algeria

(ANSAmed) - TUNISI, 29 MAG - Saranno molto brevi i tempi per la restituzione all'Algeria della Maschera della Gorgone, il reperto archeologico rubato nel 1996 e finito, ovviamente in modo illegale, in casa Sakhr el Materi, uomo d'affari ma, soprattutto, uno dei generi dell'ex dittatore Ben Ali. L'impegno e' stato assunto dal Ministro della Cultura tunisino, Medhi Mabrouk, che ha garantito che il reperto e' ''protetto e sorvegliato'' nei locali dell'Istituto nazionale del Patrimonio in attesa che vengano perfezionate le procedure per la sua restituzione al patrimonio algerino. Il reperto - la cui autenticita' e' stata certificata da esperti algerini, nel corso di una recente missione a Tunisi - e' in marmo bianco e pesa circa 320 chilogrammi. Secondo gli studiosi, e' probabile che la Maschera della Gorgone, rubata nel sito archeologico di Hippone (vicino Abbana, nell'est algerino), ornasse una imponente fontana.(ANSAmed).

Golfo: dirigente Ccg, nessun sostegno a salafiti in Tunisia

(ANSAmed) - ROMA, 29 MAG - L'Arabia Saudita e il Qatar non hanno mai sostenuto i movimenti salafiti che da qualche mese sno protagonisti di ripetuti atti di violenza in Tunisia. Ma se a farlo sono individui che vivono in questi o altri Paesi, ''e vi e' la prova che stanno interferendo negli affari interni della Tunisia'', Riad e Doha ''prenderanno le misure necessarie''. Ad assicurarlo e' il segretario generale aggiunto del Consiglio di Cooperazione del Golfo (Ccg) il saudita Abdel Aziz Abu Hamad Aluwaisheg, che ieri ha partecipato all'incontro sull'Ocse e la cooperazione nel Mediterraneo svoltosi alla Farnesina, . Quanto alla Siria, ha detto il diplomatico saudita rispondendo ad ANSAmed a margine dell'incontro, il Ccg ''come organizzazione non ha mai preso una posizione'' sulla sanguinosa crisi che da mesi sconvolge il Paese. A farlo apertamente sono stati singoli Paesi, ha detto, che ''vogliono sostenere la legittima opposizione in Siria in ogni modo che la possa aiutare a difendersi e proteggersi dalla "killing machine" del governo siriano''. Una scelta legittima, ha osservato, ''e del tutto diversa dal terrorismo'' di cui gli oppositori sono accusati dal governo di Bashar Al Assad. In Bahrein invece, ha detto ancora il diplomatico saudita, bisogna distinguere tra opposizione pacifica e domande legittime del popolo da una parte, e violenza sostenuta da potenze esterne dall'altra, nei confronti della quale, ha aggiunto, il governo di Manama ''ha la responsabilita' di garantire la sicurezza''. Ma il Peninsula Shield, nucleo delle forze armate comuni del Ccg intervenuto nei mesi scorsi in Bahrein, ''non ha avuto alcun ruolo nella sicurezza interna'' dell'isola - abitata da una popolazione a maggioranza sciita ma governata da una monarchia sunnita, ed e' li' solo per ''garantire la sicurezza delle strutture petrolifere e delle infrastrutture sensibili''. ''Non ci sono elementi settari in questo'', ha sottolineato Aluwaisheg, negando dunque un conflitto tra sunniti e sciiti. Ci sono invece, ha aggiunto, ''certi elementi nel governo iraniano che stanno istiganto movimenti violenti nella regione, in Bahrein, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Yemen e Siria. Elementi non hanno nulla a che fare con affiliazioni religiose''. E anche il progetto di una prossima unificazione tra Bahrein e Arabia Saudita e' solo il primo passo ''di quello della unita' di tutto il Golfo, ''proposta dal Regno saudita nel dicembre scorso''. ''Stiamo valutando la modalita' con cui realizzarlo - ha aggiunto, - l'unita' del Golfo non e' in questione''. Continua intanto il dialogo, ha infine rilevato Aluwaisheg, con l'Occidente e in particolare con la Ue, che finora ''e' stato positivo per noi e speriamo che lo sia anche per l'Europa. ''Il 25 giugno e' in programma il 22/o incontro ministeriale a Lussemburgo - ha concluso - e parleremo soprattutto della Primavera araba e delle sue implicazioni'' nell'area. (ANSAmed).

Tunisia: Cliniche private in crisi, mancano ricchi libici

(ANSAmed) - TUNISI, 29 MAG - Per oltre trent'anni sono stati i clienti migliori per la rete di cliniche private tunisine, soprattutto perche' pagavano, senza batter ciglio o chiedere magari uno sconticino, pur di farsi curare dai migliori specialisti, soprattutto oculisti, dentisti e cardiochirurghi. I clienti migliori anche perche', spesso e volentieri, arrivavano in gruppo: dieci, dodici persone, quasi sempre appartenenti ad una stessa famiglia, per fare questo o quel controllo oppure sottoporsi ad un intervento. Erano i ricchi libici, che hanno letteralmente fatto le fortune delle cliniche private della Tunisia, grazie alle quali quel che viene definito turismo sanitario e' diventato uno dei punti di forza dell'economia nazionale. Ma ora il panorama e' cambiato perche' i libici, quando arrivano, non hanno piu' le tasche piene di soldi e cercano, invece, di ottenere le condizioni migliori. Con la fine del regime di Muammar Gheddafi si e' quindi chiusa un'epoca, perche', per la carenza di strutture di qualita' in patria, i libici sbarcavano in Tunisia senza soluizione di continuita'. Ma, paradossalmente, gli arrivi sono continuati anche durante la guerra, ma non erano 'turisti sanitari', bensi' feriti nel conflitto interno di cui le cliniche private tunisine si sono fatte carico, dapprima con spirito solidale, poi perche' glielo hanno chiesto le autorita' libiche. E per periodi anche lunghi, persino tre-quattro mesi. Ma la situazione di confusione oltre frontiera ha ingarbugliato le cose e oggi le cliniche tunisine, pur avendo i conti in ordine, sono creditrici del Governo libico da cui, come ha detto di recente, in una intervista al sito African Manager, Boubaker Zakhama, esponente del settore dei titolari di cliniche private, aspettano il saldo di circa 60 milioni di dinari (poco meno di trenta milioni di euro), che non arrivano malgrado la firma di un accordo a Tripoli nello scorso febbraio. Si prospetta, quindi, una stagione non facile per il settore che, dall'alto del suo fatturato annuo (a occhio e croce, 500 milioni di dinari), ha cercato l'aiuto del governo di Tunisi, ma non l'ha ricevuto, lamentano oggi i titolari delle cliniche private. Pe fare fronte alla contingenza, il settore ha fatto un massiccio ricorso al credito bancario, che e' pero' una sorta di impegno negativo per il futuro, per un settore che, in passato, in banca andava solo per versare. La mancanza di risposte positive da parte libica e' di brutta prospettiva per il futuro immediato, anche perche' da Tripoli continuano a fare arrivare persone da curare, ma senza fare fronte alle relative spese. (ANSAmed).

Tunisia:nasce circuito turistico 'rivoluzione del gelsomino'

(ANSAmed) - PALERMO, 29 MAG - Non solo spiagge di sabbia finissima e grandi alberghi, medine, dune e gite sul cammello. Nella Tunisia post-rivoluzione, alcuni operatori turistici puntano su un nuovo itinerario: il circuito turistico della 'rivoluzione del gelsomino'. L'idea e' nata e prende spunto proprio dalla rivolta che ha portato alla caduta del regime di Ben Ali. Tra i luoghi nevralgici previsti dal tour, l'avenue Bourghiba, su cui si affaccia il ministero degli Interni, davanti al quale si sono svolte la maggior parte delle manifestazioni per destituire l'ex dittatore. Tappa anche in piazza Mohammed V, dove ha sede l'Unione generale dei lavoratori tunisini (UGTT) e dove si sono riuniti centinaia e centinaia di attivisti. Ed ancora, la Kasbah, Cartagine, Soukra, Gammarth e La Marsa, alla ricerca di alcuni immobili saccheggiati e bruciati perche' di proprieta' di appartanenti al clan della moglie del dittatore, Leila Trabelsi. Il circuito include anche un giro delle citta' in cui la rivoluzione del gelsomino ha avuto inizio: Sidi Bouzid, il paesino del giovane Mohamed Bouazizi che si e' suicidato per protestare contro il sequestro del suo carretto utilizzato per vendere la verdura, e poi Thala e Kasserine dove si e' registrato un numero elevato di morti e feriti. La notizia del nuovo 'itinerario' e' stata comunicata durante un educational che ha coinvolto un gruppo di agenti di viaggio siciliani, organizzato dal tour operator ''Il Tuareg'' srl di Palermo in collaborazione con l'Ente del turismo tunisino e la compagnia aerea Tunisair express. Il percorso si aggiunge alle classiche destinazioni come Hammamet (e Yasmine Hammamet), Sousse, Port El Kantaoui. ''Questo genere di iniziative - ha spiegato Ahmed Grandi, responsabile della programmazione Tunisia presso 'Il Tuareg' - servono per far vivere di persona agli operatori turistici l'esperienza diretta dei luoghi e a verificare l'efficienza e l'affidabilita' delle strutture tunisine. In questi ultimi mesi, si e' registrato un calo netto dei turisti italiani, in particolare dei siciliani, nostri clienti storici. Il turismo - ha concluso Grandi - rimane fra le prime risorse della Tunisia, e pertanto occorre spingere affinche' ci sia presto una ripresa della destinazione''. (ANSAmed).



lunedì 28 maggio 2012

Terremoto e problemi di convivenza: E c’è pure il mestolo... “impuro”

Ospite islamica rifiuta il pollo servito con le stesse posate delle braciole di maiale



Usi, costumi e tradizioni delle varie etnie che popolano evidenti i campi degli sfollati continuano a mettere alla prova gli uomini della Protezione civile. A San Felice, tanto per fare un esempio, all’indomani della “rissa del ragù”, innescata da una ragazza che ha platealmente lamentato di essere stata deliberatamente servita di ragù di carne invece che di tonno, ora bisogna stare attenti anche al... mestolo. «Una ragazza di religione islamica ha protestato perché al momento di servire i secondi c’erano pollo e braciole. Lei ha scelto il pollo, ma non voleva che le venisse somministrato con il mestolo che il cuoco aveva in mano, in quanto avendo servito ad altri il maiale, quel mestolo era “impuro”, contaminato», ha spiegato ieri un testimone, assistendo alla scena e all’imbarazzo col quale uno degli alpini di Trento addetti alla mensa ha dovuto gestire il caso, per evitare una nuova incontrollabile sceneggiata. «Quando c’è stata l’emergenza dei profughi dalla Tunisia ci avevano dettato le direttive, ma qui ci siamo trovati sinceramente alle prese con questioni ancor più problematiche. Vedremo di attrezzarci...», commenta uno dei volontari. Se però gli islamici magrebini hanno dato parecchio filo da torcere, ieri i Sikh di origine indiana, opportunamente istruiti e redarguiti dall’inviato del console di Milano e dalla comunità reggiana, si sono arrangiati: «Abbiamo nostri costumi e nostro cibo, per cui abbiamo chiesto e ottenuto di poter servire i nostri connazionali». E così è stato. Ieri poi a San Felice è arrivato un pulman di Ghanesi, intenzionati a sostenere i loro connazionali ospiti del campo Trento di San Felice. Dove sono ospiti 32 nigeriani (4 di religione islamica) e 28 nigeriani ( di cui 8 di religione islamica. «Siamo venuti per portare loro conforto», spiega Isacco, che abita a Modena. Nigeriani e Ghanesi hanno a lungo parlato con i loro connazionali. Poi il capo delegazione dei volontari si è rivolto al responsabile del campo di Trento, Alberto Trenti: «Noi siamo a disposizione, diteci cosa dobbiamo fare, dare soldi o fare le pulizie, e noi lo faremo...».

(gazzettadimodena.gelocal.it)

domenica 27 maggio 2012

Bloccata in Tunisia la nave da Palermo

Tensione all'attracco quando un nutrito gruppo di salafiti pretendeva di sbarcare senza sottoporsi ai controlli di polizia. Dopo un lungo braccio di ferro tutti i passeggeri sono sbarcati.

Momenti di forte tensione, ieri sera, nel porto della capitale tunisina di La Goulette, per l'arrivo, a bordo di una nave di linea proveniente da Palermo, di decine di estremisti islamici, appartenenti alla corrente salafita, che avrebbero voluto scendere a terra, con le loro autovetture, senza sottoporsi ai normali controlli della polizia di frontiera. La situazione di stallo è andata avanti per ore sino a quando i salafiti hanno deciso di sottoporsi alle normali procedure, forse a questo indotti dal forte dispiegamento di forze di sicurezza dentro l'aerea portuale. Già durante la traversata, secondo quanto riferisce il sito Tunisie Numerique, i salafiti avevano scandito i loro slogan celebrando la grandezza di Allah e gridando che la Tunisia "è uno Stato musulmano". Avvertiti dal personale della nave di quanto stava accadendo a bordo, le autorità del porto di La Goulette hanno chiesto alla polizia di predisporre tutte le misure necessarie per evitare incidenti. Quando la nave ha attraccato, i salafiti hanno preteso di scendere a terra, dicendo che, con eventuali controlli, si sarebbe soltanto voluto impedire loro di entrare nel territorio nazionale. Davanti all'intransigenza delle autorità di pubblica sicurezza, i salafiti hanno bloccato sulla nave, con i loro automezzi, le uscite per le vetture. La situazione è tornata calma solo quando hanno accettato di affrontare le procedure di identificazione da parte della polizia di frontiera.

(palermo.repubblica.it)

Tunisia: polizia, vogliamo mani libere

(ANSA) - TUNISI, 27 GEN - La polizia tunisina non intende piu' assistere impotente alle esplosioni di violenza, politica e sociale, e chiede ufficialmente al governo di potere reagire con tutti i ''mezzi dissuasivi'' di cui formalmente dispone. La richiesta e' contenuta in una richiesta dell'Unione nazionale sindacale delle forze di sicurezza che sollecita un decreto legge che regoli i comportamenti della polizia dopo la lunga catena di violenze nel Paese, a cominciare da quelle messe in atto dai salafiti.

Tunisia: ancora attacchi salafiti

(ANSA) - TUNISI, 27 MAG - Nuovi attacchi di salafiti in Tunisia. A Ghardimaou, a est, decine di fondamentalisti hanno assaltato un bordello, pestando le ragazze che vi lavoravano e incendiandolo. A Tunisi, su una nave di linea proveniente da Palermo, sono arrivati decine di salafiti: volevano scendere a terra senza passare i controlli. In assenza di un quadro giuridico che le permetta di reprimere le violazioni alla legge, la polizia ha chiesto al governo di potere agire per quelle che sono le esigenze del suo ruolo.

sabato 26 maggio 2012

La strage dei bambini in Siria Gli attivisti: «In 25 uccisi a Hula»


«Sono 90 le vittime dell'attacco delle forze governative». Il Consiglio nazionale siriano (Cns) parla invece di 110 morti


Un fotogramma del video dei bambini uccisi. L'immagine è tratta da un video su Youtube che abbiamo scelto di non pubblicare nella sua interezza sul sito (Afp)Un fotogramma del video dei bambini uccisi. L'immagine è tratta da un video su Youtube che abbiamo scelto di non pubblicare nella sua interezza sul sito (Afp)
MILANO - Immagini raccapriccianti di un video caricato su Youtube. Si vedono i bambini uccisi nella città di Hula, nella provincia siriana di Homs. Sollevati di peso tra urla e pianti e mostrati alla telecamera. Distesi uno accanto all'altro su alcune coperte allargate sul pavimento. Sanguinanti, inermi, piccoli corpi senza vita. Secondo l'Osservatorio siriano per i diritti umani, basato a Londra, sono 25. In totale 90 le vittime dell'attacco delle forze governative avvenuto nella notte nella città di Hula. Il Consiglio nazionale siriano (Cns) parla invece di 110 morti, tra cui 13 bambini. Sabato mattina, numerosi abitanti di Tibé e Taldo, in fuga verso il centro di Hula per evitare nuovi bombardamenti, hanno postato su Youtube alcuni video amatoriali che mostrano le immagini terribili dei cadaveri di bambini che giacciono per terra.
LA DENUNCIA - I bambini sono stati uccisi venerdì a Hula, nella provincia siriana di Homs dalle forze fedeli al presidente Assad, secondo il Consiglio nazionale siriano, che invoca una riunione d'urgenza del Consiglio di sicurezza dell'Onu per «determinare le responsabilità del massacro». «A Hula 110 civili sono stati uccisi dalle forze del regime siriano. Alcune vittime sono morte a causa dei bombardamenti di artiglieria mentre altre, tra le quali intere famiglie, sono state massacrate», afferma Bassma Kosmani, responsabile delle relazioni esterne del Cns. In precedenza, i comitati di coordinamento locali degli attivisti anti-regime e l'Osservatorio siriano per i diritti umani, avevano parlato di almeno 50 morti e circa 300 feriti nell'attacco delle forze governative. «Alcune delle vittime sono state colpite dall'artiglieria pesante, altre, famiglie intere, sono state massacrate», ha affermato Bassma Kodmani.

(Corriere della Sera)

Tunisia, via a autostrada Boussalem-Oued Zarga

E' ormai ufficiale il progetto per la realizzazione dell'autostrada che colleghera', in Tunisia, Boussalem a Oued Zarga. Questa mattina, infatti, il primo ministro, Hamadi Djebali, e il Ministro delle Infrastrutture, Mohamed Salmen, hanno ufficialmente dato il via al proetto, per il quale e' previsto un costo di circa 430 milioni di dinari (poco piu' di 215 milioni di euro). Djebali, nel sottolineare l'importanza che l'autostrada avra' per il sistema viario tunisino, ha poi voluto porre l'accento sul fatto che essa fara' parte del piu' ampio progetto per collegare tutto il Maghreb arabo all'Egitto. (ANSAmed).

Egitto: i risultati parziali delle elezioni presidenziali rappresentano realmente la volontà popolare?

Se un anno fa avessimo chiesto a uno dei movimenti giovanili che hanno preso parte alla rivoluzione contro il regime di Hosni Mubarak chi avrebbero accolto favorevolmente come nuovo presidente del paese, sicuramente non avrebbero risposto indicando un uomo forte del regime e legato all'ambiente militare, ma neanche un esponente di spicco dei Fratelli musulmani. A scarso di equivoci, non si vuole analizzare la rivoluzione egiziana come animata esclusivamente dai valori giovanili di stampo tunisino. Certamente, però, Ahmed Shafik, ex premier durante la presidenza Mubarak, e Mohammed Mursy, il candidato della Fratellanza, sembrano rappresentare alla perfezione ciò che proprio le frange giovanili della banda rivoluzionaria non avrebbero ipotizzato, e soprattutto desiderato, come nuovo leader del paese. Shafik e Mursy, negli exit poll non ufficiali (in Egitto sono una pratica vietata) sembrano in testa alla competizione elettorale, ma quasi certamente non raggiungeranno il quorum del 50% dei voti necessario a ottenere la vittoria al primo turno. I due, se si confermeranno in testa al termine del conteggio, si riaffronteranno in un "testa a testa" nel ballottaggio del 16 e 17 giugno. I giovani rivoluzionari stanno vedendo realizzarsi il loro peggiore incubo. Da tempo, infatti, gli attivisti hanno denunciato la piega negativa che avrebbe preso la rivoluzione dopo la salita al potere dei militari e l'ascesa nel nuovo parlamento egiziano dei Fratelli musulmani. Ahmed Shafik rappresenta per i giovani rivoluzionari una brutta copia di Mubarak. Entrambi erano comandanti dell'aviazione, e una sua vittoria servirebbe a prolungare la tradizione secondo ultrasessantenne che vede un militare alla guida del paese. Timori forse peggiori provengono dalla Fratellanza, da sempre attiva in una rigida applicazione della sharia e capace di limitare diverse libertà sociali, tra cui anche la stessa libertà d'espressione. Le conseguenze della tornata elettorale in Egitto, però, non riguarderebbe solo, e con la parola "solo" usiamo un eufemismo, i destini di 82 milioni di persone. I fatti che accadranno nella nazione più popolosa del mondo arabo, infatti, si riverseranno su tutta la regione del nord Africa e del Medio Oriente. Un'area già pesantemente sconvolta dalle rivolte e i conflitti dell'ultimo anno, senza contare le crisi ancora in corso. Un'eventuale presa di potere degli islamisti potrebbe causare non pochi timori alle forze liberali che hanno giocato un ruolo importante nelle cadute dei vari leader in Tunisia, Libia e Yemen, senza contare l'isolamento di Israele, questione assolutamente da non sottovalutare. Il ritorno di un esponente del regime militare, invece, potrebbe dare nuova linfa vitale al regime siriano di Bashar al Assad, da sempre dedito all'uso delle forze armate per schiacciare i propri oppositori. Sono passati 15 mesi dalla caduta di Mubarak, ma i festeggiamenti di piazza Tahrir si sono spenti quasi subito. La fase di transizione del potere affidata ai generali del Consiglio militare supremo, guidato da Hussein Tantawi, è stata segnata da violenze, paralisi politica e incertezza economica. Il ballottaggio potrebbe far salire nuovamente la tensione. Diverse organizzazioni di attivisti egiziani hanno fatto sapere che scenderanno in piazza a manifestare qualora Shafik dovesse vincere le elezioni. Il problema, però, è che, a prescindere dal vincitore, e nonostante le promesse fatte dai militari di lasciare il potere entro il 1 luglio del 2012, l'esercito rimarrà comunque l'interlocutore principale nell'amministrazione del paese. I generali insistono dicendo che torneranno tranquillamente nelle caserme militari, luoghi a loro più consoni, ma la maggior parte degli egiziani non si aspetta certo che rinuncino ai privilegi di cui hanno goduto per decenni. Un dettaglio questo che sarebbe totalmente da escludere qualora Shafik dovesse diventare il nuovo presidente. A prescindere dai poteri del nuovo capo dello Stato, l'esercito manterrà il proprio controllo sulla politica estera e tenterà di proteggere l'accordo di pace con Israele che consente di ricevere finanziamenti da 1,3 miliardi di dollari all'anno per il settore militare da parte degli Stati Uniti. Questo punto potrebbe rappresentare una limitazione anche qualora dovesse essere Mursy a vincere. L'esercito, infatti, tenendo saldamente in mano la politica estera, lascerebbe mano libera alla Fratellanza in patria. I liberali e gli egiziani moderati temono che gli islamisti vogliano mettere il loro marchio al paese, imponendo con la forza i loro ideali religiosi. Mursy nel corso della campagna elettorale non ha definito in maniera concreta cosa vorrebbe dire l'applicazione della sharia qualora dovesse essere lui a portare a casa la vittoria. Di certo, potrebbero essere varate leggi più restrittive sul matrimonio e per le donne, e una società impostata in maniera così rigida potrebbe avere effetti negativi anche sul turismo, uno dei punti di forza nel Pil del Cairo. Prima si è parlato di eventuale ridimensionamento dei poteri del presidente. Su questo tema è in corso da mesi un dibattito che rappresenta il controsenso principale della fase di transizione. Le elezioni presidenziali, infatti, arrivano prima di una nuova costituzione. Se quindi certamente il nuovo capo dello Stato siederà per quattro anni sullo scranno presidenziale, è altrettanto vero che i suoi poteri potrebbero essere ridimensionati dalla nuova costituzione nel corso del mandato. I Fratelli musulmani, infatti, hanno proposto di passare da un sistema presidenziale a quello parlamentare o semi presidenziale. Un'eventuale svalutazione dei poteri del presidente successivamente alla sua elezione potrebbero evidentemente causare nuove tensioni.



Tunisia,firmata convenzione con Tunisiana per licenza 3G

Con la firma della convenzione tra Tunisiana e il Ministero tunisino delle Tecnologie e delle Comunicazioni si e' chiuso il tormentato iter per l'attribuzione della licenza per la tecnologia 3G, che ne ha bloccato l'avvio per molti mesi. Ad apporre la loro firma in calce alla convenzione sono stati il ministro Mongi Marzouk e il direttore generale dell'operatore telefonico, Kenneth Campbell. L'ammontare che Tunisiana paghera' per la licenza e' di circa 205 milioni di dinari, cui si aggiungeranno i costi relativi ad una serie di investimenti, in molte regioni del Paese, sia per la formazione che per le tecnologie per lo sviluppo della rete 3G e di quella fissa. Una prima offerta di Tunisiana era stata ritenuta non congrua dal Ministero che, quindi, aveva proceduto ad una nuova gara, per la quale l'operatore aveva ridefinito, al rialzo, l'ammontare del pacchetto. (ANSAmed).

Imprese:Unindustria Bologna, Tunisia piattaforma strategica

Evidenziare le opportunità commerciali e industriali della Tunisia, quale importante piattaforma distributiva e produttiva del Mediterraneo. E' questo l'obiettivo dell'incontro dal titolo Nuova Tunisia: piattaforma strategica per il Mediterraneo, organizzato da Unindustria Bologna, in collaborazione con Assafrica & Mediterraneo, che si terra' lunedi' prossimo alle 15.00, al Novotel Bologna Fiere. A parlare delle opportunita' di investimento in Tunisia, ci saranno, fra gli altri, Paolo Parlangeli, responsabile Area Economia d'Impresa di Unindustria, gli ambasciatori tunisino e italiano, Naceur Mestiri e Pietro Benassi,Hechmi Chatmen, delegato generale FIPA (Foreign Investment Promotion Agency) Tunisia; Gian Carlo Bertoni, responsabile Promozione e Marketing di SIMEST, nonche' il direttore generale di Assafrica. Nel Mediterraneo, la Tunisia rappresenta il Paese piu' favorevole agli scambi internazionali e l'Italia occupa un posto importante e strategico nella sua economia. E' infatti il secondo partner commerciale, dopo la Francia, e il terzo per investimenti. A oggi, infatti, le aziende italiane presenti sono oltre 700 con ben 55 mila addetti. Dopo il rallentamento del 2011, gli indicatori economici tunisini mostrano inoltre interessanti segnali di ripresa. L'incontro si terra' anche in vista del Tunisia Investment Forum 2012, che sara' ospitato a Tunisi dal 14 al 16 giugno prossimi, sotto l'organizzazione di FIPA Tunisia. (ANSAmed).

venerdì 25 maggio 2012

Trapani – sequestrati due chili di corallo rosso

Vale, allo stato grezzo, oltre 2000 euro al chilo.


Oltre due chili di corallo rosso, Corallium rubrum, sono stati sequestrati dell’Ufficio delle Dogane presso il porto di Trapani. Ad intervenire anche il Nucleo Operativo Cites del Corpo Forestale dello Stato. Il corallo era stato nascosto all’interno di un’autovettura condotta da un cittadino tunisino, sbarcato dal traghetto proveniente da Tunisi. Il corallo ritrovato era di tipo “grezzo” ovvero ancora non lavorato. Il prezzo al chilo avrebbe potuto raggiungere cifre prossime ai duemila euro. Molto di più, invece, una volta lavorato. Non è escluso che il corallo rosso ora sequestrato a Trapani, possa essere stato raccolto nei fondali dell’Algeria. In Sardegna, ma anche nella non lontana Tunisia, (luoghi storici di raccolta) il corallo rosso è ormai molto raro da rinvenire. In Algeria, ampiamente depredato, si rinviene in fondali prossimi ai cento metri. In Tunisia, per altro, sono stati proprio i raccoglitori italiani ad estirparne grosse quantità. Un fatto, questo, che dovrebbe imporre una ferrea protezione a livello internazionale, ovvero le massime misure previste dalla Convenzione Internazionale di Washington sul commercio di specie protette e minacciate d’estinzione. Purtroppo, il bando totale dei commerci, avanzato da numerosi paesi, tra cui gli USA, viene continuamente contrastato dalle autorità italiane, molto sensibili ai richiami delle associazioni di settore.



(www.geapress.org)

Marocco:ancora ragazze costrette a sposare violentatore

Amina aveva 16 anni e, costretta a sposare il suo stupratore, che in questo modo aveva evitato la galera, non ce l'ha fatta a vivere accanto al suo aguzzino e si e' suicidata, bevendo del veleno per topi. Amina era ''ieri'', oggi il volto delle ragazze marocchine che si ribellano all'applicazione di un articolo del codice penale che diventa una patente di impunita' per gli supratori, e' quello di Safae, che ha 15 anni, ma che ne aveva appena 14 quando e' stata stuprata e messa incinta dal suo spasimante respinto. Safae, come Amina, aveva cercato di ribellarsi, ma ha scelto la strada ufficiale. Accompagnata dalla madre, e' andata dal giudice e dal procuratore, tra le lacrime ha esposto loro il suo caso. I due magistrati l'hanno ascoltata, facendole pero' intendere che stava sbagliando, esercitando in questo modo su di lei, poco piu' che una bambina, pressioni che non poteva sopportare. Alle fine, approfittando del fatto che Safae era stata lasciata sola dai genitori, che pure le sono stati accanto, s'e' ritrovata sposata al suo stupratore. Una cosa, le ha detto il giudice, che ha soprattutto salvato il suo onore. Vicende come quella di Safae (denunciata dall'ong 'Equality now'), viste con l'occhio di chi non e' marocchino, appaiono assurde, ma sono la quotidianita' nel Regno dove, a dispetto delle aperture verso la condizione femminile previste nella nuova Costituzione, il Paese reale marcia molto piu' lentamente delle innovazioni che il re Mohamed VI vorrebbe introdurre nella vita quotidiana dei suoi sudditi. La condizione della donna in Marocco sembra camminare con passi incerti perche', quando si tratta di violenze sessuali compiute da innamorati respinti, la magistratura appare permeata di preconcetto buonismo e sembra non vedere l'ora di potere applicare quel che per le organizzazioni femminili e' il famigerato art.475 del Codice penale che, autorizzando il matrimonio tra la vittima e il suo stupratore, fa cadere qualsiasi accusa a carico di quest'ultimo Il caso della giovanissima Safae e' didascalico nella sua drammaticita' per gli elementi che lo caratterizzano: la giovane eta' della vittima e la condizione di debolezza sociale per la gravidanza, la sua fragilita', l'esercizio della pressione psicologica dei magistrati, lo spettro del disonore per la ragazza e la sua famiglia. Le donne marocchine pero' stanno cercando di fermare questa spirale, denunciando che l'applicazione dell'art.475 consente ai colpevoli di continuare ad esercitare la violenza in quelle che da vittime sono diventate moglie e a ricadere in questo meccanismo nel caso, non infrequente, di divorzio o ripudio dopo il matrimonio che e' solo per loro riparatore. Lo stesso testo dell'articolo, che ''autorizza'' il matrimonio ''dei violentatori con le loro vittime'' tutto appare fuorche' veramente mirato a sanzionare, pesantemente, i colpevoli. Che, sulla carta - quando la vittima e' minorenne -, rischiano condanne che, pur partendo da appena due anni, possono arrivare a trent'anni di reclusione. Ma, denunciano le organizzazioni femministe, condanne del genere sono, a volere essere ottimisti, rarissime. (ANSAmed).

Tunisia: pena morte Ben Ali: difesa, requisitoria politica

Quella pronunciata mercoledi' dal procuratore del tribunale militare di Kef contro l'ex dittatore tunisino Ben Ali, per il quale e' stata chiesta la condanna a morte, e' stata una ''requisitoria a carattere politico e non giudiziario''. Lo ha detto l'avvocato Akram Azoury, difensore di Ben Ali, in una nota inviata al sito Business News. La richiesta di condanna alla pena capitale e' arrivata nel corso del processo per le vittime della repressione della polizia alla rivoluzione. (ANSA)

Tunisia-Marocco: da oggi a Tunisi premier Benkirane

(ANSAmed) - TUNISI, 24 MAG - Comincia oggi la visita di Stato di due giorni in Tunisia del premier marocchino Abdelilah Benkirane, che guida una importante delegazione del suo governo. di cui fanno parte i titolari dei dicasteri delle Finanze, dell'Economia e dell'Istruzione. Benkirane ha accettato l'invito rivolto dal primo ministro tunisino, Hamadi Djebali e la visita e' finalizzata al rafforzamento del gia' buono stato dei rapporti tra i due Paesi. La visita, si legge in una nota della Presidenza del consiglio tunisina, servira' anche a proseguire lungo la strada del consolidamento del dialogo intermaghrebino e per affrontare tematiche internazionali, soprattutto quelle legate alla situazione nella regione. Gli incontri in programma oggi e domani di Benkirane a Tunisi serviranno anche alla migliore preparazione della prossima riunione della commissione tunisino-marocchina, in programma per la meta' di giugno a Rabat, che sara' presieduta dai due premier. (ANSAmed).

Egitto, nelle elezioni della svolta democratica in testa il candidato dei Fratelli Musulmani


«L'Egitto rischia la Sharia»
di Lorenzo Cremonesi
MILANO - Si sono chiusi regolarmente giovedì alle 21 i seggi per le prime elezioni presidenziali in Egitto dopo le dimissioni di Hosni Mubarak: lo hanno annunciato fonti governative, precisando che le operazioni per lo spoglio delle schede hanno già avuto inizio. Secondo indiscrezioni, basate dai primissimi risultati arrivati dai seggi, sarebbe in testa il candidato dei Fratelli Musulmani, Mohammed Morsi.



LA CHIUSURA 
- La chiusura dei seggi è stata ritardata di un'ora dato il massiccio afflusso di elettori: i risultati definitivi dovrebbero arrivare il 27 maggio e nel caso in cui nessuno dei candidati raggiungesse la maggioranza assoluta dei voti si procederà a un ballottaggio il 16 e 17 giugno prossimi. Tre ore prima della chiusura dei seggi l'affluenza alle urne era stata calcolata in circa il 50% dei 50 milioni di aventi diritto: oltre a Morsi, i favoriti sono l'ultimo premier dell'era Mubarak, Ahmed Shafiq; l'ex Segretario generale della Lega Araba, il laico Amr Moussa; l'islamico indipendente Abdel Moneim Abul Futuh.


Una donna egiziana si reca alle urne per le presidenziali (Epa)Una donna egiziana si reca alle urne per le presidenziali (Epa)
LA TRANSIZIONE - Il voto - svoltosi senza incidenti - dovrebbe rappresentare l'ultimo atto della transizione governata dalle forze armate, che si sono impegnate a cedere il potere alle autorità civili subito dopo la nomina del nuovo Capo dello Stato: tuttavia, la redazione della nuova Costituzione - e quindi la definizione dei relativi poteri presidenziali e del governo - è rimasta a un punto morto, dopo che anche la Corte Costituzionale ha contestato la rappresentatività dell'Assemblea Costituente - dominata dai deputati islamici - le cui attività sono al momento sospese per ordine della magistratura. Un eventuale ballottaggio si svolgerebbe dopo la sentenza del processo contro Mubarak, accusato di aver ordinato la repressione delle proteste popolari che portarono alle sue dimissioni e per il quale la Procura ha chiesto la pena capitale.
LA CASA BIANCA - Il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, ha inviato le sue congratulazioni all'Egitto per le «storiche» elezioni presidenziali, aggiungendo che Washington è pronta a collaborare con il governo del Cairo. «Ci attendiamo di collaborare con il governo egiziano democraticamente eletto», ha dichiarato Hillary Clinton in un comunicato pubblicato dal suo portavoce. «Continueremo ad essere al fianco del popolo egiziano mentre lavora per costruire una democrazia capace di riflettere i valori e le tradizioni locali, di rispettare i diritti universali dell'Uomo, di andare incontro alle loro aspirazioni alla dignità e ad una vita migliore».

(Corriere della Sera)

giovedì 24 maggio 2012

Svaligiano una barca a Scoglitti, due tunisini arrestati a Palermo

Sono stati fermati al porto di Palermo, in procinto di imbarcarsi per la Tunisia. Per loro, però, il viaggio si è concluso al carcere dell’Ucciardone, a Palermo. Si tratta di due fratelli tunisini, che vivevano a Randello. Sono ritenuti responsabili del furto di attrezzatura elettronica, per un valore di 40.000 euro, da un’imbarcazione ormeggiata al porto di Scoglitti. Il furto era avvenuto nella notte tra il 18 e il 19 aprile. I due, che avevano lasciato la provincia di Ragusa, sono stati rintracciati, come detto, al porto di Palermo, a bordo di un autocarro. Lì gli uomini della Capitaneria di Porto hanno rinvenuto, oltre agli apparati elettronici ed alle dotazioni rubate dal peschereccio (radar, blue bo, ricetrasmettitore Vhf bussola magnetica), anche duemila euro in contanti, uno scooter e del mobilio da arredamento. Si trattava di merce rubata. Gli esiti dell’operazione sono stati illustrati mercoledì mattina, in conferenza stampa, nei locali della Capitaneria di Porto di Pozzallo. Il Contrammiraglio Domenico De Michele, direttore marittimo della Sicilia orientale, ha espresso viva soddisfazione, complimentandosi con il Capitano di Fregata Andrea Tassara e con tutto il personale coinvolto nell’operazione


(www.telenovaragusa.com)

Primavere:Amnesty,opportunita' perduta,diritti umani violati

ROMA, 24 MAG - Tortura, uso eccessivo della forza contro i manifestanti, restrizioni alla liberta' di parola, discriminazione contro le donne, minoranze e migranti; aumento delle esecuzioni capitali. E' questa la fotografia scattata dal 50/o Rapporto di Amnesty International che quest'anno, dopo l'esplosione delle rivolte nel mondo arabo, dedica ampio spazio al Medio Oriente e ai Paesi del Nord Africa (MENA). Dalla Tunisia all'Egitto, dalla Libia alla Siria, dall'Algeria al Kuwait, all'Arabia Saudita, alla Giordania, a Israele fino allo Yemen, nei 19 Stati presi in esame dallo studio che documenta la situazione dei diritti umani nel mondo nel corso del 2011, il quadro appare allarmante. ''Le opportunita' di cambiamento create dai manifestanti sembrano ormai andate perdute'', ha sottolineato con amarezza la presidente di Amnesty Italia, Christine Weise, nel corso della conferenza stampa di presentazione del Rapporto che si e' tenuta a Roma. Troppo scarsi, poi, denuncia l'organizzazione, ''i tentativi dei governi stranieri per chiamare a rispondere del loro operato i responsabili delle repressioni e delle violenze contro manifestanti e dissidenti''. Nel corso dell'ultimo anno, infatti, ''e' stato troppo spesso evidente come le alleanze opportunistiche e gli interessi finanziari avessero il sopravvento sui diritti umani, mentre le potenze globali si spintonavano per esercitare influenza in Medio Oriente e in Africa del Nord''. E' giunto pero' il momento di mettere la persona prima delle aziende e i diritti prima dei profitti'', avverte Weise. A preoccupare Amnesty in questi Paesi sono anche le violazioni dei diritti delle donne. ''In Egitto e Tunisia - ha ricordato Weise - Amnesty ha pubblicato un piano in dieci punti che includono la liberta' di opinione, di manifestare, la lotta contro le torture, il rispetto delle donne. Lo abbiamo sottoposto ai partiti che hanno vinto le elezioni del dopo Ben Ali e Mubarak''. Proposte cadute nel vuoto, sia da parte di Ennahdha che da parte dei Fratelli musulmani. ''Ma noi continueremo a proporre le regole per i diritti umani'', ribadisce Weise. Pericolose, rileva poi il Rapporto 2012, le persecuzioni subite dalle minoranze religiose, in particolare i cristiani: ostacolati nel professare la propria fede e nel costruire nuovi luoghi di culto. Come accade in Algeria, dove a maggio del 2011 ricorda lo studio, il governatore della provincia nordorientale di Bejaia ha ordinato la chiusura di tutte le chiese. Un'ordinanza controfirmata dal ministro dell'Interno algerino. Lo scorso anno, poi, anche in Egitto e' salita la violenza tra le comunita' dei musulmani e dei copti che hanno continuato a subire discriminazioni. Sfruttati e abusati i migranti in Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Giordania e Libano. Mentre aumentano le pene capitali in particolare in Iraq, Iran, Yemen e Arabia Saudita. Nel Regno saudita, rende noto Amnesty, nel 2011 sono state almeno 82 le persone messe a morte, il triplo rispetto al 2010. A rischio i diritti umani anche in Israele e Territori: ''Israele - si legge nel Rapporto - ha portato avanti il blocco di Gaza, prolungandone la crisi umanitaria, e ha continuato a espandere gli insediamenti illegali in Cisgiordania''. Dal canto loro le organizzazioni politiche palestinesi Fatah e Hamas hanno preso di mira gli opposti sostenitori e le forze israeliane, mentre i gruppi armati palestinesi di Gaza si sono attaccati. A destare allarme oltre alle violenze contro i dissidenti, giornalisti, blogger, attivisti che si battono per la difesa dei diritti umani in questi Paesi ci sono anche le incarcerazioni arbitrarie, i processi iniqui e le torture. Le situazioni piu' gravi, rimarca Weise, in Siria e Libia. ''Da marzo 2011 ad aprile 2012, secondo le nostre stime le vittime del regime di Assad sono state circa 9.300. Sulle violenze perpetrate dall'opposizione, invece ''Amnesty non ha ancora pubblicato un rapporto. ''Quando avremo abbastanza prove, lo faremo'', ha replicato Weise. In Libia - dove fino a oggi sono incarcerate 8.500 persone senza processo ''le milizie sono fuori controllo e il governo ha fatto sapere di non essere in grado di garantire la sicurezza''. (ANSAmed).

Egitto e Tunisia La prova dell'estate



Per il Nord Africa è arrivato il momento di ripartire. La macchina del turismo che negli anni passati ha sostenuto prenotazioni e vendite nelle agenzie di viaggi di tutta Italia torna a registrare cifre in crescita e a promettere. Se nei mesi scorsi le avvisaglie di ripresa lasciavano ancora margine alle incertezze, ora le ultime cifre dell’Omt sanciscono senza alcun dubbio il ritorno delle principali mete della parte settentrionale dell’Africa. Nei primi tre mesi del 2012, l’Egitto è stato in grado di premiare il mercato con un deciso incremento, pari a 32 punti percentuali anno su anno per gli arrivi internazionali. Ancora meglio ha fatto la Tunisia, che ha chiuso il periodo con un +53 per cento rispetto all’anno precedente. I dati, dunque, sembrano ora mandare in soffitta il periodo più difficile per le due regine del Nord Africa, che nell’ultimo anno ha messo a dura prova il mercato turistico. D’altro canto, i risultati di questa prima parte del 2012, se confermati dall’alta stagione, riuscirebbero a premiare l’impegno di tour operator, distribuzione e istituzioni. Infatti, se da un lato la clientela si è dimostrata restia a programmare una vacanza nel Nord Africa, dall’altra parte della barricata gli operatori italiani non hanno mai smesso di credere sulle mete che negli anni precedenti avevano offerto notevoli soddisfazioni. “Non esiste un altro Egitto” era il ritornello che agenzie e operatori hanno ripetuto per molti mesi, sottolineando quanto la meta fosse indispensabile per la clientela italiana. I dati dell’Omt, che si riferiscono agli arrivi internazionali, rispecchiano alla perfezione la situazione italiana: se in un primo momento, infatti, l’Egitto sembrava aver sofferto meno rispetto allo stop praticamente totale della Tunisia, il Paese che ha dato il via alla Primavera Araba ora sta riguadagnando rapidamente i favori del mercato. È già da qualche tempo, infatti, che la Tunisia è ritornata a comparire sui banconi delle agenzie dietro esplicita richiesta della clientela. Di sforzi, sia i t.o. che le istituzioni ne hanno fatti parecchi. Ma i risultati alla fine sono arrivati. Complice probabilmente anche un pricing che, soprattutto sulla Tunisia, non teme confronti con nessuna destinazione. E in un periodo in cui il prezzo è un fattore fondamentale nel momento di vendere una vacanza, quest’estate la Tunisia potrebbe giocare le sue carte migliori. La febbre della ripresa, affermano ancora i dati Omt, ha contagiato tutto il Nord Africa, che ha chiuso i primi mesi con un +8 per cento di arrivi internazionali anno su anno. Un trend positivo che il mercato dovrà cavalcare. Il giudizio finale, comunque, lo darà l’alta stagione. E la probabile corsa al last minute.


Tunisia: export sostenuto da tessile-abbigliamento

TUNISI, 24 MAG - Sono quelle del settore tessile-abbigliamento a sostenere le esportazioni tunisine, anche se non riescono a coprire il tasso delle importazioni. Nel periodo gennaio-febbraio, le esportazioni del settore sono cresciute del 7,5 per cento, se confrontate conm quelle dello stesso periodo dello scorso anno. E' quello che si deduce dalle tabelle statistiche elaborate dal Cepex, il Centro di promozione delle esportazioni, secondo le quali il loro valore e' passato da 815,1 milioni di dinari a 876,6. Ma l'aumento delle esportazioni non compensa il valore delle importazioni, con il tasso di copertura che ha perso quattro punti, passando dal 163,5 per cento al 167,6 per cento. I maggiori mercati di destinazione delle esportazioni del tessile e dell'abbigliamento tunisine restano quelli dell'Unione europea, con il 96 per cento (ma anche con il 72 per cento delle importazioni). L'80 per cento delle esportazioni sono destinate alla Francia (32.7 per cento), all'Italia(30.6), alla Germania (11.16) a al Belgio (6.4). (ANSAmed).

mercoledì 23 maggio 2012

Tunisia: partito salafita, no a monogamia e adozioni

Non perde tempo il partito salafita tunisino ''Jebhet al Islah'' (Fronte della riforma) che, appena ottenuta l'autorizzazione dal Primo ministro, ha avanzato le sue prime richieste, non certo in linea con la tradizione laica della Tunisia. Autorizzazione che e' ancora negata all'altro partito salafita (che probabilmente ha un maggiore seguito), Hizb Ettahrir. In una intervista al quotidiano francofono Le Temps, Mohamed Khouja, presidente del partito, ha annunciato una serie di iniziative per ''reclamare l'abolizione della monogamia e dell'adozione''. E sulla morigeratezza dei costumi Khouja ha spiegato il suo punto di vista: ''Non utilizzeremo la forza per interdire l'alcol o i bikini, ma non tollereremo alcun attacco contro i simboli dell'Islam''. (ANSAmed).


(Fotografia parodiaca)

Tunisia e Marocco aderiscono ad accordi multilaterali

Tunisia e Marocco hanno sottoscritto oggi una serie di accordi multilaterali, elaborati sotto l'egida dell'Ocse, in campi come l'integrita' del settore privato, l'investimento internazionale e la crescita verde. Lo rende noto l'organizzazione parigina in una nota. In particolare, la Tunisia ha sottoscritto la dichiarazione sull'investimento internazionale e le imprese multinazionali; la dichiarazione su proprieta', integrita', trasparenza nella condotta di business e finanza internazionale; la dichiarazione Ocse sulla crescita verde. Il Paese ha inoltre espresso formalmente il suo interesse per entrare a far parte del Centro per lo sviluppo dell'Ocse, che da 50 anni lavora per stimolare uno sviluppo armonico e sostenibile, facendo collaborare Paesi occidentali e aree emergenti e promuovendo soluzioni innovative a squilibri, poverta' e sottosviluppo. Il Marocco, invece, ha aderito alla seconda e terza dichiarazione citate, essendo gia', insieme all'Egitto, aderente a quella sugli investimenti internazionali. L'Ocse, ricorda la nota, ''lavora da quasi un decennio con i Paesi della regione del Medio Oriente e Nordafrica su investimenti, governance, educazione e altri temi di politica economica e riforme''. Questo programma ''e' complementare allo sforzo globale, che include il Partenariato di Deauville, per raccogliere supporto alla trasformazione in corso nell'area''. (ANSAmed).

Tunisia:rivolta funzionari,stop raddoppio compensi deputati

TUNISI, 23 MAG - Per la rivolta di impiegati e funzionari del Ministero tunisino delle Finanze, e' stata bloccata la procedura per raddoppiare i compensi mensili per i componenti dell'Assemblea costituente tunisina, che sarebbero passati dagli attuali 2.300 dinari (circa 1.150 euro) a 4.300/4.800 dinari al mese, a seconda delle mansioni. Alla base del blocco c'e' stata la netta presa di posizione di impiegati e funzionari del Ministero, che avrebbero dovuto assicurare l'istruttoria della pratica e quindi la liquidazione dei compensi, che hanno ricordato come, appena pochi giorni fa, il Governo ha chiesto loro di sospendere per un anno la trattativa per il rinnovo del contratto nazionale del publico impiego a causa della delicata contingenza economica che la Tunisia attraversa. Non si si puo' chiedere - hanno detto - di bloccare i nostri contratti per un anno, facendoci carico della situazione del Paese, per poi decidere di raddoppiare i compensi per gli eletti alla Costituente Davanti alla rivolta dei suoi dipendenti, il ministro delle Finanze, Houcine Dimassi, ha ritenuto opportuno sospendere, sino a nuovo ordine, la pratica. (ANSAmed).

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