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lunedì 30 aprile 2012

Tunisia:Stato crea sito contro corruzione per denuncia abusi

(ANSA) - TUNISI, 30 APR - Un sito per combattere la corruzione al quale fare arrivare, sotto la garanzia dell'anonimato e della riservatezza, segnalazioni di abusi o irregolarita'. Lo ha istituito lo Stato tunisino, con l'obiettivo di migliorare l'efficienza della macchina pubblica, spesso sotto accusa da parte dei cittadini che lamentano d'essere sottoposti ad abusi per prestazioni che spettano loro di diritto. Il sito e' in lingua araba e, per segnalare casi di corruzione, basta seguire le istruzioni con cui rispondere ad un formulario, con la totale garanzia di non potere essere identificati. (ANSAmed).


Tunisia: Da Svizzera investimenti per tre milioni di euro

(ANSAmed) - TUNISI, 30 APR- Fondi per oltre sei milioni di dinari (circa tre milioni di euro) saranno investiti dalla Svizzera per favorire lo sviluppo di cinque regioni del sud della Tunisia. L'annuncio e' stato dato, alla Tap, dall'ambasciatore svizzero a Tunisi, Pierre Combernous, che ha precisato che due milioni di dinari saranno destinati ad interventi migliorativi in sei scuole nelle regioni di Médenine et Tataouine. I restanti quattro milioni di dinari saranno investiti nel sostegno all'avvio di microprogetti in collaborazione con la Banca di finanziamento delle piccole e medie imprese. La Svizzera, per seguire gli investimenti, ha annunciato che sara' creato a Médenine uno specifico ufficio. (ANSAmed).

Tunisia: prezzi, dopo aumenti governo interviene con decreto

(ANSAmed) - TUNISI, 30 APR - Continua l'offensiva del governo tunisino contro gli aumenti dei prezzi dei generi alimentari che sono alla base della maggior parte dei consumi interni e che, nelle ultime settimane, hanno fatto registrare delle impennate ritenute - per disponibilita' del prodotto e per il periodo di raccolta - assolutamente ingiustificate.

L'ultimo capitolo della guerra alle speculazioni e' il decreto con il quale il ministero del Commercio e dell'Artigianato, a partire da ieri, ha fissato i prezzi di vendita - alla produzione, all'ingrosso e al dettaglio - delle patate.

Al chilogrammo il prezzo, alla produzione, e' stato fissato in 550 millimes (circa 270 centesimi di euro); all'ingrosso a 650 millimes (330 centesimi di euro); al dettaglio a 750 millimes (375 centesimi di euro).

Molte pesanti le sanzioni previste per chi trasgredira' al decreto, sulla cui esecuzione vegliano le squadre miste di funzionari del Ministero e della Polizia che da tempo hanno intensificato il controllo sui punti di vendita di tutto il Paese. (ANSAmed).

Tunisi, picchiata la blogger libera

Nel 2011 fa era stata tra le voci che avevano scatenato la 'Primavera araba'. L'altro giorno Lina Ben Mhenni, 22 anni, è stata aggredita da tre poliziotti che hanno anche cercato di violentarla. A 'l'Espresso' racconta la sua difficilissima lotta.

Lina Ben MhenniPrima le minacce di morte. Poi l'aggressione da parte di tre poliziotti che l'hanno picchiata selvaggiamente, tentando anche di stuprarla, mentre altri tre uomini in divisa la tenevano ferma bloccandole le mani dietro la schiena, ferendola alle braccia e alle spalle. Una aggressione vigliacca fermata per puro caso, grazie alle sue urla e al fortuito intervento di alcuni passanti.

Una terribile esperienza per Lina Ben Mhenni, la blogger eroina della rivoluzione tunisina, che ha deposto il regime del presidente Ben Alì dopo oltre 20 anni di dittatura. Una violenza consumata contro di lei da esponenti delle forze dell'ordine un paio di settimane fa col chiaro intento di ridurla al silenzio. 

«Ma non ci riusciranno», dice Lina Ben Mhenni, 22 anni il prossimo 22 maggio, da mesi volto simbolo del cambiamento tunisino, candidata al premio Nobel per la pace, autrice - tra l'altro - del libro "Tunisian girl" (Ragazza tunisina), stampato in Francia lo scorso anno, dove vi narra la sua esperienza di blogger messa a disposizione del movimento di liberazione della Tunisia. 

Una esperienza affrontata a viso aperto, consapevole dei pericoli a cui ogni giorno si espone, come dimostra, appunto, l'aggressione subita nei giorni scorsi per mano di una pattuglia della polizia, totalmente ignorata dai mezzi di comunicazione tunisina, malgrado «abbia presentato una dettagliata denuncia di quanto mi è capitato alla Lega dei diritti umani del mio paese», rivela Lina Ben Mhenni in un incontro riservato in locale lontano da occhi ed orecchie indiscrete presso Avenue Bourghiba, nel cuore del centro storico di Tunisi, presidiata giorno e notte da blindati dell'esercito, con edifici pubblici protetti da fili spinati e da pattuglie di poliziotti in assetto di guerra. 

Lina parla come un fiume in piena. Volto scoperto, occhi neri e vivaci, lunghi capelli neri con una frangetta sulla fronte, le mani sempre in movimento come a voler accentuare la sua voglia di denuncia. «E' vero, Ben Alì non c'è più, ma in realtà rispetto a prima non è cambiato niente», ripete più volte nel corso del nostro incontro. «Forse rispetto a prima possiamo esprimere le nostre idee, ci siamo liberati delle passate paure, prima non si poteva nemmeno parlare, ma sostanzialmente la situazione non è cambiata».



«Manca il lavoro, come mancava prima, c'è corruzione a tutti i livelli, come c'era prima», continua Lina, «ma il dissenso è sempre represso con l'uso della violenza da parte della polizia e dell'esercito con aggressioni, uso di lacrimogeni, violenze, bastoni. Nel governo c'è corruzione a tutti i livelli e nonostante le nostre denunce sono tornati gli stessi picchiatori dei tempi di Ben Alì. Abbiamo le prove. Foto, video, registrazioni, ma nessuno fa niente per bloccare definitivamente questa oppressione. Io sono stata aggredita e picchiata presso la piazza dell'orologio il 9 aprile scorso da tre poliziotti. Mi hanno ferita, hanno tentato di violentarmi sessualmente per indurmi al silenzio, ma i colpevoli vivono indisturbati, pur essendo stati denunciati. Vogliono ridurmi al silenzio con la violenza e con ripetute minacce di morte, ma io non mi fermo».

Da quando è scoppiata la Primavera tunisina Lina non ha mai smesso un solo giorno di essere la 'voce' dei giovani che reclamano il cambiamento attraverso il suo seguitissimo blog, senza rinunciare al suo impegno bisettimanale all'università di Tunisi. 

La sua vita, spiega, «è cambiata tanto negli ultimi mesi: ho perso praticamente tutto, anche il mio fidanzato mi ha lasciato, ma importa. Vado all'università, sto insieme agli studenti, viaggio molto per diffondere notizie utili e verità». Nonostante le minacce e le aggressioni, gira senza scorta: «Mi accompagnano i miei familiari, in particolare mio padre e mia madre», spiega: «Per il resto mi muovo liberamente portando avanti tutti i miei impegni, senza farmi intimidire. Non basta aver costretto Ben Alì ad andarsene dal nostro Paese. Al suo posto ora ci sono altri governanti che si comportano allo stesso modo. E la stampa si comporta come sempre, elogiando i governanti di turno, come aveva fatto ieri col passato regime».
Spiega Lina: «So che il mio nome è stato inserito nella lista di persone indesiderate da eliminare e che anche il nostro blog viene preso di mira dalla polizia, per tentare di spegnare la poche voci libere che ancora ci sono in Tunisia». Per questo Lina Ben Mhenni si appella alla stampa libera internazionale, ai paesi dell'Occidente, «perché continuino a tenere alta, il più possibile, l'attenzione su quanto sta succedendo nel nostro paese». 


(espresso.repubblica.it)

Uno sguardo alla Fashion Week Tunis 2012


In una Tunisia post-rivoluzionaria la libertà d'espressione è ancora un dibattito molto forte.
Designers alla Fashion Week Tunis 2012 hanno mostrato una collezione ispirata dalla religione e dal clima politico nel paese.
Ecco a voi un assaggio della Fashion Week Tunisina !!



(Notizia e Video di www.tunisia-live.net)

Il Presidente Palestinese arriva a Tunisi


Il Presidente ad interim Tunisino Moncef Marzouki si è incontrato con il Presidente Palestinese Mahmoud Abbas il 28 aprile, nel palazzo presidenziale a Tunisi.
I due presidenti hanno discusso la situazione in Palestina e le sfide che il popolo palestinese sta affrontando sia interamente che a livello internazionale.
Secondo un comunicato della presidenza Tunisina, Abbas avrebbe annunciato che la Tunisia ha un importante ruolo diplomatico a livello internazionale per quanto riguarda la liberazione dei territori Palestinesi da Israele. Secondo Abbas, la Tunisia ha raggiunto una posizione di rilevante importanza internazionale a seguito della rivoluzione.
In seguito i due presidenti hanno discusso dei problemi interni alla Palestina, come il conflitto dei due principali partiti politici, ossia Fatah e Hamas. 
Il Presidente Palestinese ha anche aggiunto che avranno un occhio di riguardo per la Tunisia, in quanto per anni la Tunisia è stata solidale con la Palestina ed il suo popolo. Ha annunciato che una parte di terreno in Ramallah verrà riservato per la nuova Ambasciata Tunisina, che per il momento ha una sede temporanea.
Il meeting in corso durerà per quattro giorni, nei quali il Presidente Palestinese incontrerà il Primo Ministro ad interim ed il capo dell'Assemblea Costituente.


(Michele Anello)

(Per l'articolo in lingua originale visitate : www.tunisia-live.net)

IMMIGRAZIONE: INAUGURATO A BAGHERIA IL CENTRO INTERCULTURALE DEL MEDITERRANEO

Inaugurato a Bagheria un centro interculturale per favorire l'integrazione fra popoli del Mediterraneo, con sede in via Consolare, numero 245. La struttura e' ospitata in locali di proprieta' della scuola Tommaso Aiello di Bagheria che ha stipulato un protocollo d'intesa con l'organizzazione di volontariato "Solesis onlus" di Santa Flavia, che gestira' il centro grazie all'aiuto di professionisti che, a titolo di volontariato, si impegneranno sul territorio per favorire lo scambio interculturale fra cittadini di diversa nazionalita'. Nei giorni scorsi era stato inaugurato in citta' anche il primo centro culturale marocchino della Sicilia "El Omnia", sito in piazzetta Montana, che agira' anche in sinergia con il centro interculturale mediterraneo di via Consolare, per l'attivazione di progetti sociali utili a favorire l'integrazione fra culture differenti.

domenica 29 aprile 2012

Guerra tra compagnie aeree in Tunisia: turisti bloccati

TUNISI, 29 APR – Un gruppo di 150 turisti francesi, che dovevano tornare a casa dopo un periodo di vacanza, ha pagato con una lunga attesa (tre ore circa, nello scalo di Djerba) la ''guerra'' in atto in Tunisia tra la compagnia di bandiera, Tunisair, e l'ultima arrivata, Syphax Airlines, che punta soprattutto sul traffico turistico. Ieri mattina, con un aereo in partenza alle 7,30, allo scalo di Djerba sono arrivati intorno alle cinque per le normali procedure di registrazione per l'imbarco, che dovevano essere espletate da due impiegati di Tunisair, che, senza dare motivazioni, si sono rifiutati di farlo. La piega che ha assunto la vicenda ha portato, dapprima, a civili proteste dei turisti, poi ad un' azione piu' decisa, quando hanno bloccato tutti gli altri servizi dell'aeroporto, a partire dai computer usati da Tunisiair per i check-in. La situazione, dopo momenti di altissima tensione, si e' cosi' sbloccata e l'aereo dei turisti francesi e' potuto partire. La vicenda appare poco spiegabile perche' la ''guerra'' da tempo in corso tra Tunisair e Syphax si e' risolta, almeno a livello di vertici aziendali, con un accordo raggiunto il 21 aprile e con il quale la compagnia di bandiera prende in carico tutte le procedure negli scali interessati.

(www.blitzquotidiano.it)

Tunisi, taxi di sola andata


Ilaria Guidantoni alla scoperta in taxi della rivoluzione dei gelsomini

Sophie, la protagonista del libro, è una donna di origini francesi che, ormai stanca e annoiata dalla vita europea, decide di partire per la Tunisia, paese che già ha avuto modo di conoscere in precedenza, con l’intento analizzare come e perché sia scoppiata la rivoluzione dei gelsomini. Il Vecchio Continente, assopito e così indifferente e poco attento alle realtà della sponda sud del Mediterraneo, spinge Sophie, insoddisfatta della sua stessa vita, ad intraprendere un viaggio di sola andata verso questa terra per affrontare la più importante delle sfide. In agosto, in pieno Ramadan, a pochi mesi dalle prime elezioni della Tunisia post-Ben Ali, comincia questo viaggio che la porterà a immergersi totalmente nella vita quotidiana dei tunisini, ad ascoltare nuove voci, a provare forti emozioni ma soprattutto a immedesimarsi in storie a lei del tutto sconosciute. Sophie è decisa a voler arricchire la sua vita con le esperienze individuali e collettive del popolo tunisino che, allo stremo, decide di capovolgere la sua storia, riscrivendola da capo. Proprio come farà lei con la sua storia personale: “Comunque andrà, sarà un viaggio senza ritorno”. E infatti il viaggio esteriore ed interiore intrapreso da Sophie è complementare a quello che il popolo tunisino ha compiuto durante questi ultimi decenni fino ad arrivare a una svolta, ad un cambiamento senza ritorno.

Sophie si serve dei tassisti per ripercorrere le tappe fondamentali di questo lungo percorso verso la libertà. Ottimi informatori del regime di Ben Ali, i tassisti sono stati i primi a recepire i segnali di un fermento rivoluzionario. Con loro, giorno per giorno, durante il tragitto da percorrere, Sophie intesse lunghi dialoghi in cui confronta la vecchia e la nuova Tunisia. Il taxi diventa il “non luogo”, quello in cui si può parlare di tutto senza essere ascoltati da orecchi indiscreti; in cui confidare le proprie paure, quelle vecchie ma anche quelle nuove, il futuro incerto di un popolo che dopo decenni di sudditanza si ribella. Ma durante la sua permanenza, la protagonista ha modo di intrattenersi anche con esponenti della politica e della cultura, con attivisti della rivoluzione, blogger e gente comune, come Monsieur Lofti, libraio di una delle prime librerie della Tunisia.

Sophie non è altro che l’alter ego dell’autrice, Ilaria Guidantoni, che con grande maestria utilizza questo espediente narrativo per portare il lettore a capire gli aspetti più intricati della società tunisina, pregna di forti contraddizioni ma allo stesso tempo carica di vere emozioni. L’autrice ci offre un’originale chiave di lettura degli eventi che hanno caratterizzato la rivoluzione dei Gelsomini, attraverso il taxi, prima strumento utilizzato dal regime per soffocare e neutralizzare la voglia di libertà del popolo, ora utilizzato dall’autrice per spiegare al lettore come ancora fragile e delicato sia il tentativo del popolo tunisino di dimenticare la durezza del regime e gustare la libertà conquistata.


(www.laperfettaletizia.com)

La lotta per la libertà in Tunisia è anche la nostra lotta


Ora la Tunisia si trova di fronte alla sfida di rendere realtà sociale ciò che abbiamo letto nelle migliaia di cartelli che popolavano le manifestazioni: libertà, democrazia, laicità, uguaglianza di diritti, lavoro, tolleranza, pace, pluralismo.
Tutte e tutti abbiamo salutato con soddisfazione e speranza la rivoluzione inTunisia. Abbiamo gioito e ci siamo emozionati vedendo la forza delle mobilitazioni con cui migliaia di donne e uomini chiedevano libertà e giustizia sociale. Ciò che sembrava impossibile è diventato possibile: e il regime di Ben Ali è crollato.
Ora la Tunisia si trova di fronte alla sfida di rendere realtà sociale ciò che abbiamo letto nelle migliaia di cartelli che popolavano le manifestazioni: libertà, democrazia, laicità, uguaglianza di diritti, lavoro, tolleranza, pace, pluralismo.
Tuttavia, c’è chi vuole far regredire il paese. C’è chi vuole imporre nuove forme di totalitarismo, contrabbandate tramite discorsi religiosi oscurantisti e retrogradi.
Ormai non si possono più considerare semplici “episodi” le quotidiane aggressioni alla libertà di scelta delle donne o alla libertà di espressione. Non possiamo rimanere a guardare: le donne e gli uomini tunisini che nell’ultimo mese stanno manifestando perché non sia affossato lo spirito della rivoluzione ci chiedono di fare di più!
È quanto emerge da diverse prese di posizione della società civile tunisina, e in particolare dall’appello lanciato da esponenti del mondo accademico, intellettuali ed esponenti della società civile per la costituzione di un Comitato in difesa dei valori universitari, dell’autonomia istituzionale, delle libertà accademiche e in sostegno alla Faculté des Lettres, des Arts et des Humanités di Manouba.
Loro denunciano che dall’inizio dell’anno accademico 2011-2012, alcuni studenti “salafiti”, sostenuti dai partiti islamici organizzati, hanno attaccato diversi istituti universitari con la pretesa di imporre l’utilizzo del velo integrale (niqab) durante lo svolgimento delle lezioni e degli esami e contestando i programmi stabiliti dai dipartimenti o dai consigli scientifici.
Incidenti di questo tipo hanno avuto luogo in altri istituti.
Le rivendicazioni, le azioni e le motivazioni di questi gruppi stanno seminando il terrore in seno alla comunità universitaria per la pretestuosità dei loro contenuti.
Perché esigere l’apertura di sale di culto all’interno delle università quando queste sono già disponibili in città?
Perché non rispettare la decisione del consiglio scientifico de la facoltà di Manouba che ha ritenuto illegittimo l’utilizzo del velo integrale nelle aule universitarie e durante lo svolgimento degli esami?
Altri istituti universitari hanno deliberato nello stesso modo, ma soprattutto questa decisione risponde, non ad un’imposizione ma ad una prassi sociale “sul vestiario” consolidata negli ambiti universitari, e non solo.
Di fronte a queste gravi aggressioni la reazione del governo tunisino è stata quella di non intervenire non garantendo né lo svolgimento delle lezioni, né la sicurezza di studenti e insegnanti.
Crediamo sia fondamentale sostenere questa battaglia per l’autonomia istituzionale e per la libertà accademica e di insegnamento. Ma soprattutto crediamo che questa battaglia, come dice bene l’appello delle e degli esponenti tunisini, non si limita solo a questi aspetti, ma è quella di una società civile che ha avuto la forza di liberarsi da una dittatura e che non vuole che ne arrivi un’altra!
Il nostro sostegno nasce dalla consapevolezza del fatto che la battaglia che la società civile tunisina sta conducendo per il rispetto della diversità, per l’uguaglianza dei diritti, per la libertà di scelta, di opinione, di culto delle donne e degli uomini è tutt’uno con la lotta che stiamo conducendo anche in Italia contro il razzismo, la discriminazione e la disuguaglianza dei diritti.
Difendendo le loro rivoluzioni le donne e gli uomini del Maghreb e Mashreq, stanno ribadendo il loro NO ad autoritarismi e integralismi. Insieme a loro, in primis insieme alle nostre sorelle e fratelli tunisini, vogliamo affermare che gli ideali che ci accomunano sono quelli della libertà, dei diritti, del rispetto della diversità, della costruzione di un mondo migliore.
Facciamo quindi appello alle e agli esponenti del mondo accademico italiano, alle e agli esponenti del mondo della politica, del sociale e della cultura a sottoscrivere questo appello, a diffonderlo, a sviluppare iniziative che abbiano come obiettivo il sostegno a questa importante battaglia per la libertà di tutte e tutti.
Tiziana Dal Pra (Ass. Trama di terre) Edda Pando (Ass. Arci Todo Cambia) Primi firmatari: Giuliana Sgrena (Giornalista), Sara Ben Guiza (ex capo lista del Polo Democratico Modernista Italia), Assunta Sarlo (Usciamo dal Silenzio), Olfa Bach Baobab (Ass. Mosaico Interculturale), Annamaria Rivera (Antropologa - Università di Bari), Medhin Paolos (Rete G2), Kossi A. Komla-Ebri (Scrittore), Lea Melandri (Libera Università delle Donne), Randa Ghazy (Giornalista e Autrice), Giulio Cavalli (Consigliere Regionale SEL), Maryan Ismail (Adir), Nicoletta Pirotta (IFE – Italia), Ibironke Adarabiyoio (Adir), Tahar Lamri (scrittore), Barbara Romagnoli (giornalista), Francesca Koch (Casa internazionale delle donne), Cecilia Sirtori (Adir), Zahra Alasso (Adir), Kedest Mekonnen (Adir), Raffaella Chiodo, Daniele Barbieri (Giornalista), Paolo Buffoni (Ass. Università Migrante)

sabato 28 aprile 2012

Carvin, il deejay delle notizie "Ecco la rivoluzione via tweet"

PERUGIA - La primavera italiana incrocia le tinte più violente della primavera araba nella terza giornata del Festival del Giornalismo. Lo fa attraverso un personaggio ameno, forse il più singolare di questa sesta edizione, Andy Carvin, senior strategist della National Public Radio, roba da 30 milioni di ascoltatori. Detta in breve è il più abile utilizzatore di twitter al mondo, un non giornalista nato nel mondo del volontariato ed entrato nel network dell'uccellino per dire quant'era buona la salsa di ceci della moglie. Gli è bastato poco per scoprire di avere in mano una comunità pronta a dirgli verità molto più scottanti. Una storia cominciata in Tunisia con Sidi Bouzid, il giovane ambulante datosi fuoco per protesta, passata per l'Egitto di Moubarak, volata in Libia e ora ferma in Siria. Con i giornalisti tenuti fuori dalle zone calde, Carvin, seduto nel suo ufficio di Washington, volava "come un elicottero" (sono parole sue) sull'area degli scontri grazie ai mille tweet che riceveva e assemblava. "La conferma più evidente l'ho avuta in piazza Tahrir, quando ho voluto incontrare i miei amici follower. Nel mezzo di una festa si è udita una mitraglia di bip, tutti messaggi che in piazza erano stati lanciati lacrimogeni. Sono voluto andare sul posto, fino a sentirmi bruciare le mucose dal gas. Davanti avevo la polizia che caricava, dietro altri poliziotti pronto a farlo, siamo usciti dalla piazza prima che la cosa si complicasse ulteriormente. Ero dentro la battaglia, 
l'avevo addosso nella pelle, in bocca e nel naso ma non sapevo nulla di quanto fosse accaduto. Per capire cos'era successo ho dovuto allontanarmi e accendere il cellulare, cominciare a leggere, assemblare i tanti messaggi e finalmente sapere cos'era successo".










IL PROGRAMMA DEL FESTIVAL DI GIORNALISMO DI PERUGIA 

A dirla così sembra facile. C'è un lavoro a monte che potrebbe somigliare a quello di una grossa società telefonica. Carvin ha cominciato a scandagliare i tweet più seguiti, è risalito ai primi messaggi, presumibilmente gente vicina, conoscenti, familiari, è entrato nell'account di costoro e alla fine ha composto una community da seguire, Paese per Paese, in modo da essere aggiornato sulle manifestazioni in corso ed entrare in contatto con costoro. "Ma non puoi farlo chiedendo semplicemente aiuto per scrivere articoli. Il rapporto è diverso, fiduciario, occorre essere generosi, parlare di tutto, non puoi usarlo come una bacheca promozionale, non funziona".

Si parla degli errori che possono nascere, dei bluff che la rete nasconde, come la mitica  Amina Arraf, attivista libica arrestata perché lesbica. Grandi mobilitazioni in rete per sostenerla ma nessuno che l'avesse mai conosciuta di persona, la foto del profilo sottratta da un altro account. Fino a scoprire che la lesbica Amina era lo scozzese Tom Mac Master, che si era infiltrato con questo sistema per avere informazioni meno filtrate. 
I ragazzi, in platea, ascoltano attenti. Carvin, definito da The Guardian "l'uomo che twitta rivoluzioni", considerato una delle fonti più autorevoli e soprattutto la più veloce dai giornali internazionali che si sono occupati della primavera araba, ha quasi disagio nel descrivere la sua figura professionale. "Alcuni dicono che sono una sorta di dj che riceve musica e la diffonde forse è proprio così". 

Se ci fosse qualche vecchio caporedattore abbozzerebbe un sorriso. Qualche decennio fa, nelle redazioni più grosse, c'era un tizio che le notizie non le scriveva ma le riportava in ufficio. A volte abbozzava un mezzo articolo, altre volte parlava direttamente col redattore. Era un tipo che girava la città, parlava con tutti, li conosceva uno per uno e aveva un'agenda gonfia di numeri. Offriva un caffè, una birra, parlava del tempo e alla fine provava a saperne di più su quel fatto strano, sul delitto, sul furto. Un rapporto fiduciario, appunto, e una comunità da ascoltare ogni giorno per non perdere i contatti. Guadagnava meno dei redattori e spesso era pure bistrattato. A suo modo era un "senior strategist", purtroppo per lui senza villaggio globale.

QUI L'ARTICOLO SULL'INCONTRO CON EZIO MAURO 

Si è parlato anche di quattrini. A cominciare dai pochissimi che finiscono nelle tasche dei giornalisti freelance, in dubbio se credere ancora nell'ordine professionale. Fa riflettere che l'ultima battaglia della Federazione è equiparare la paga del giornalista a quella della signora delle pulizie (chissà mai che "Piazza Pulita" alluda a questa nuova tendenza editoriale). Ben più esclusivo il dibattito all'auditorium del Conservatorio con Tremonti seduto a margine dei relatori. L'ex ministro è convinto che le forze civili sapranno contenere le storture della finanza e che in fondo 30 e 40 anni fa l'Europa era un continente democratico solo per metà. Fa qualche conto per difendere il suo operato ma di Berlusconi non parla più. Deve aver fatto i conti anche con lui.



(La Repubblica)

Siracusa: Oggi e domani, incontro con la Tunisia, con l'artista Ramzi Harrabi

Settimana dedicata alla cultura Tunisina a Siracusa,una tunisian post revolzionaria, nell'ambito dellla quarta carovana artistica Sicilia-Tunisia , coordinata come sempre dall'artista Tunisino Ramzi Harrabi.La carovana si esibirà con il patrocinio del comune di Siracusa,in varie luoghi per dare vita a un incontro di civiltà nella città di Siracusa , città per la pace e per sostenere anche la liberta del popolo tunisino.
il programma:
sabato 28 .a piazza duomo e al montevergine( ore 20)
domenica 29 a piazza santa lucia di mattina ( ore 10)
durante le manifestazione si franno assaggi di cibo e dolci della Tunisia.
Le band che si esiberano saranno:
Abadallah Dhouadi Troupe, Sofien Safta e un spettacolo inter-etnico Siculo-tunisino con La Ramzi Harrabi Ensemble


(www.siracusanews.it)

TUNISIA, SI RIPARTE SENZA ITALIANI

Comincia la risalita. La Tunisia torna nelle scelte dei turisti, e si prepara al rientro. Il casino' di Hammamet è ancora chiuso, si legge in un articolo dell'Ansa, ma i lavori fervono e gli alberghi sul lungomare stanno lavorando sodo. 
Finalmente lasciatasi alle spalle lo strascico della Rivoluzione dei Gelsomini, il pubblico pare riacquistare lentamente fiducia negli spot tunisini. Che hanno sofferto non poco della defezione europea. Un vero incubo per quel 25% di popolazione che lavora nel settore turistico, e per i settori annessi. Ora a Tunisi si vedono gruppi di giapponesi, gli immancabili francesi. M 
A rinnovare la fiducia alla destinazione sono anche i nordeuropei, per viaggi in famiglia, nei tradizionali vilalggi turistici o in hotel particolari. Degli italiani, neanche l'ombra. Prima della crisi (nel 2010) riporta l'Ansa, "circa 350mila connazionali hanno trascorso le loro vacanze in Tunisia. Lo scorso anno, la cifra e' calata a 120 mila".


(www.easyviaggio.com)

Nautica: Ymf, rafforzati i rapporti economici Italia-Tunisia

(ANSA) - ROMA, 28 APR - Rafforzare il legame che da tempo unisce l'Italia alla Tunisia. E' questo l'obiettivo della partecipazione della Camera di Commercio Italo-Tunisina alla V° Edizione dello Yacht Med Festival in corso a Gaeta. ''Siamo consapevoli dell'importanza strategica che il Lazio occupa nel Bacino del Mediterraneo e nel panorama dei rapporti economici, politici e sociali con la Tunisia - ha dichiarato il presidente Camera Commercio italo-tunisina, Mourad Fradi -. I rapporti economici con l'Europa e la ripresa del nostro paese passano necessariamente per l'Italia''. Nel Paese della Rivoluzione dei Gelsomini cominciano a tornare i visitatori stranieri. Dopo un 2011 incerto, gli operatori del settore (circa il 25% della popolazione che vive di turismo - l'11% del PIL nazionale) necessitano di un rilancio che, per sua stessa natura, apssa attraverso il Mediterraneo. I luoghi piu' gettonati sono le rovine di Cartagine nel Golfo di Tunisi, la Grande Moschea di Kerouan, il villaggio degli artisti a Sidi Bou Said, a poca distanza dalla capitale. Prima della Rivoluzione, nel 2010, circa 350 mila italiani hanno trascorso le loro vacanze in Tunisia. Ma lo scorso anno, la cifra e' crollata di due terzi, meno di 120 mila. Mourad Fradi h riferito che il Governo Tunisino oggi e' impegnato ad offrire un prodotto molto più diversificato: ''Non solo mare a buon prezzo, buona cucina e deserto del Sahara, ma anche cultura, siti archeologici e storia. Contiamo sull'aiuto e l'esperienza dell'Italia per valorizzare il nostro patrimonio''.

venerdì 27 aprile 2012

Tunisia: Stato cambia strategia su prezzi e contrabbando

(di Diego Minuti) (ANSAmed) - TUNISI, 27 APR - Il contrabbando e la sua diretta conseguenza del ''commercio parallelo'', come lo chiamano in Tunisia, sta avendo conseguenze gravissime nel Paese, perche' e' causa di forti oscillazioni del mercato interno, di cui pagano le conseguenze i consumatori, cui le misure di tutela adottate dal governo non bastano piu'.

Lo squilibrio dei mercati e' dovuto soprattutto ad una non corretta applicazione delle norme elementari dell'economia e, quindi, ad una costante andata fuori controllo dei prezzi, soprattutto dei generi alimentari di massimo consumo, ma anche di quelli che, perche' di stagione, non dovrebbero subire incrementi. Il problema antichissimo del contrabbando e' stato ampliato, negli ultimi mesi, essenzialmente da due fattori: la fame di prodotti alimentari che si avverte in Libia; la potenzialita' di spesa, maggiore che in Tunisia, degli algerini.

Il tutto, insieme, ha prodotto in sostanza due flussi costanti di merce che partono per i confini dei due Paesi vicini, impoverendo i mercati interni anche di quei prodotti che lo Stato sostiene con forti iniezioni non di denaro, ma di sgravi fiscali. Quindi, se prima era ''tradizione'' portare prodotti in Libia e Algeria, ora e' diventato un business ad altissima redditivita'. Di fronte al quale lo Stato, che perde così importanti introiti fiscali, ha cercato di trovare rimedio, attuando una politica repressiva, ovvero cercando di fare rispettare le leggi. Cosa non facile, se si considera che le frontiere tra Tunisia, da un lato, e Algeria e Libia, dall'altro, non sono ''muri di Berlino'', e quindi le merci continuano tranquillamente a transitare, nonostante gli sforzi dei doganieri.

Il governo e' di fronte all'esigenza di trovare rimedio ad un fenomeno ormai cristallizzato, senza con questo entrare in guerra con i produttori. Il primo e piu' impellente problema da risolvere e' quello dei prezzi sui mercati interni che continuano a registrare fiammate, alcune delle quali al di fuori della logica. E quando lo Stato interviene per calmierare il prezzo di qualche genere di largo consumo (come, di recente, ha cercato di fare con le uova, fissandone uno minimo) s'e' trovato davanti alla ferma opposizione di produttori, distributori e negozianti al dettaglio, ciascuno preoccupato dalla concreta possibilita' di perdere la sua parte di guadagno. Ecco perche' il Ministero del Commercio ha deciso di battere un'altra strada, probabilmente piu' lunga, ma che forse oggi ha maggiori possibilita' di portare ad uno sbocco positivo: quella del dialogo. Lo ha fatto a Biserta dove 24 ''entita''' (sono stati definiti cosi' distributori e negozianti) hanno deciso, spontaneamente, di abbassare i prezzi, scommettendo sulle ricadute positive della loro politica. Qualche timido segnale peraltro si intuisce, come il fatto che alcuni prodotti agricoli fuori stagione, come ad esempio i legumi, stanno registrando, rispetto allo scorso anno, un abbassamento dei prezzi. Timido segnale, appunto, perche' la prova dei fatti si fa giorno per giorno e basta andare per mercati per capire come la gente non comprende come i prezzi possano salire costantemente e per la totalita' dei prodotti.(ANSAmed).

Tunisia:Sede partito Ben Ali sara' la Casa dell'investitore

(ANSAmed) - TUNISI, 27 APR - Se ne va, ma sarebbe meglio dire cambia nome e volto un altro pezzo della storia recente della Tunisia, quella che ha visto per ventitre' anni il Paese sotto la dittatura di Zine El Abidine Ben Ali.

Il primo minsitro Hamadi Djebali ha, infatti, annunciato che la sede dell'ex partito di Ben Ali, l'Rcd, nel centro di Tunisi, sara' trasformato nella ''Casa dell'investitore''.

La struttura, ha detto Djebali, che e' stato citato dalla Tap, partecipera' alla creazione di un ''salto qualitativo'' negli investimenti in Tunisia e raggruppera' tutti i servizi destinati agli investitori tunisini e stranieri, per rendere piu' facile la creazione di progetti.

La sede di quello che era il Rassemblement costitutionel democratique (partito fondato da Ben Ali nel 1988) dalla sua inaugurazione e' stato il simbolo del potere del regime e di come esso premiasse chi ne faceva parte. Tra le cose del palazzo dell'Rcd che erano piu' odiate dagli abitanti di Tunisi il fatto che vi lavorava aveva diritto a occupare non solo il parcheggio destinato allo stabile, ma anche quelli vicini, senza alcun timore di incorrere in multe o sanzioni. (ANSAmed).

giovedì 26 aprile 2012

Dossier Intesa Sanpaolo su nuova stagione politica

(ANSAmed) - TUNISI, 26 APR - La Tunisia e la sua ''nuova stagione politica'' sono al centro di una analisi che il centro studi di Intesa Sanpaolo ha dedicato al Paese nordafricano, che sta affrontando la difficile fase di transizione dalla dittatura alla auspicata piena democrazia. L'analisi percorre sinteticamente la storia recente della Tunisia, a partire dalla lotta per l'indipendenza dal protettorato francese, sottolineando, in particolare, l'importanza della figura del suo prrimo presidente, Habib Bourghiba, e delle misure che egli avvio' per dare al Paese una stagione di riforme assolutamente impensabili, sino a quel momento, nel Nord Africa e, piu' in generale, nel mondo arabo.

La situazione della Tunisia attuale ha, per precisa scelta degli analisti, al centro il partito confessionale Ennahdha e il suo progetto di ''plasmare'' il Paese alla luce dell'islam. O, come si afferma nello studio, in un disegno che si muove tra ''visione islamica'' e ''pragmatismo mediterraneo'' e di come esso si trovi a doversi confrontare con una importante componente della societa' dichiaratamente laica o confessionale, ma non disposta a sacrificare le conquiste sociali acquisite. Utile, per chi non frequenta quotidianamente le cronache politiche tunisine, anche la sezione dedicata ai quattro maggiori partiti (Ennahdha, Cpr, Ettakatol e El Arida) e alle rispettive posizioni su problemi importanti quali la nuova Costituzione, magistratuta, disuguaglianze sociali, islam e riforme. (ANSAmed).

lunedì 16 aprile 2012

Tunisia: scontro Ministero-agenti viaggi su pellegrinaggio

(ANSAmed) - TUNISI, 16 APR - E' guerra di numeri, con tanto di scambi di comunicati ufficiali, tra il Ministero degli Affari religiosi e gli agenti di viaggio tunisini sul tema dei costi del pellegrinaggio verso i Luoghi Santi, un tema molto sentito in Tunisia e che vede coinvolti, ogni anno, decine di migliaia di fedeli. L'Omra, cioe' il ''piccolo pellegrinaggio'', quest'anno comincera' il prossimo 26 aprile. Nei giorni scorsi il Ministero degli Affari religiosi, da cui dipende la parte burocratica del pellegrinaggio, aveva fissato il costo del viaggio dalla Tunisia all'Arabia Saudita a partire da 1380 dinari (circa 690 euro). Ma dalla Federazione degli agenti di viaggio tunisini e' arrivata una smentita, con una dura nota ufficiale, in cui si afferma che il costo del pellegrinaggio partira' da 1475 dinari (circa 740 dinari), dal momento che nell'ammontare fatto dal Ministeronon erano state calcolate le spese ulteriori relative agli accompagnatori. Il tutto, precisa la Federazione, non considerando i costi aggiunti che potrebbero esserci nei voli verso e da i Luoghi santi dalle compagnie Tunisair e Saudi Airlines che copriranno i collegamenti. (ANSAmed).

venerdì 13 aprile 2012

Tunisia:chiesta commissione indipendente su violenze polizia

(ANSAmed) - TUNISI, 13 APR - Una commissione d'inchiesta indipendente che faccia luce sui motivi e le modalita' con cui la polizia tunisina ha represso, con estrema violenza, la manifestazione anti-governativa di lunedi' scorso. L'hanno chiesta i rappresentanti della societa' civile tunisina e di organizzazioni di tutela dei Diritti dell'Uomo e sindacali, che ritengono insufficienti, se non addirittura pretestuose, le argomentazioni con le quali il ministro dell'Interno, Ali Laarayedh, ha giustificato la durezza dell'intervento delle forze di sicurezza. La manifestazione ha avuto un pesante bilancio in termini di feriti tra gli oppositori al governo, ma anche tra i giornalisti che stavano coprendo l'evento. La richiesta di istituire una commissione d'inchiesta e' stata firmata dai rappresentanti di 42 organismi, che si sono rivolti all'Assemblea costituente in quanto, in questa fase, ''autorita' suprema del Paese'' e che, quindi, deve applicare il controllo sull'operato del governo. I firmatari della richiesta hanno inoltre denunciato che, alla repressione violenta della manifestazione contro il governo, hanno partecipato elementi che non appartengono a polizia o forze di sicurezza e dei quali e' stato chiesto l'arresto.(ANSAmed).

Tunisia: guerra senza quartiere doganieri-contrabbandieri

(di Diego Minuti) (ANSAmed) - TUNISI, 13 APR - Oramai si fa fatica a seguire, quotidianamente, i capitoli della guerra senza quartiere che, in Tunisia, si sono dichiarati lo Stato (con la Dogana) e il crimine, piu' o meno organizzato (con i contrabbandieri) lungo la linea di confine che divide il Paese dalla Libia. Ogni giorno, partendo dalla Tunisia, camion e vetture cariche di merci di contrabbando cercano di violare la frontiera, andando a sbattere - e non solo in senso figurato - contro la rete di controlli messi in atto, ormai da mesi, dalle autorita' tunisine.

Tunisia: Amnesty, nuova Costituzione garantisca diritti umani

Roma, 12 apr - Amnesty International ha inviato oggi un memorandum di 37 pagine all'Assemblea nazionale costituente della Tunisia in cui chiede che ''la stesura della nuova Costituzione sia l'opportunita' per prevenire il ripetersi delle diffuse violazioni dei diritti umani verificatesi sotto la presidenza di Zine El Abidine Ben Ali''. L'organizzazione chiede ai parlamentari tunisini di inserire nella nuova Costituzione una serie di misure per ''garantire i diritti umani e rispettare gli obblighi assunti dalla Tunisia in base ai trattati internazionali''. ''L'Assemblea ha la concreta opportunita' di riflettere nella Costituzione la visione di una nuova Tunisia, basata sui diritti umani e lo stato di diritto, e le aspirazioni delle tunisine e dei tunisini alla liberta', alla dignita', all'uguaglianza e alla giustizia sociale'', ha dichiarato Hassiba Hadj Sahraoui, vicedirettrice del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International. ''Le perduranti limitazioni alla liberta' d'espressione e la violenza usata dalla polizia nei giorni scorsi contro manifestanti pacifici mettono in evidenza la necessita' che la nuova Costituzione parli un linguaggio al passo coi tempi e renda la Tunisia un leader regionale nella protezione dei diritti umani'', ha aggiunto Sahraoui. (ASCA)

Tunisia, condannato a quattro anni ateo gay per profanazione del Corano

È la pena inflitta in prima istanza dal tribunale di Medenine a Ramzi Absha, un venticinquenne che sarebbe gay e ateo dichiarato. Condannato a quattro anni per aver profonato il Corano, nella città di Ben Guerdane in Tunisia. Ramzi Absha, un venticinquenne che sarebbe gay e ateo dichiarato, ha strappato alcune pagine del testo sacro islamico, gettandole nei gabinetti di alcune moschee. E, una volta scoperto, ha detto che il suo gesto era motivato dall’omofobia che pervade l’islam. 

Tunisia: cognato Ben Ali, pronto ad affrontare giustizia a ogni costo

(Aki) - Uno dei cognati dell'ex presidente tunisino Zine El Abidine Ben Ali, fuggito in Canada oltre un anno fa, si dichiara oggi pronto ad affrontare la giustizia tunisina ''qualunque sia il prezzo da pagare''. Lo riporta l'agenzia di stampa ufficiale tunisina Tap. Belhassen Trabelsi, fratello maggiore dell'ex first lady Leila Ben Ali, ha annunciato la sua decisione in una lettera indirizzata al suo avvocato, di cui la Tap è stata consegnata anche alla Tap. L'ex imprenditore, accusato di corruzione, riciclaggio di denaro e appropriazione indebita, ha chiesto al popolo tunisino di dimenticarsi di lui, aggiungendo che è pronto ad affrontare la giustizia nel suo Paese.

martedì 10 aprile 2012

Kuwait e Tunisia, se un tweet ti manda in galera

In Kuwait basta un tweet per finire in galera. Non qualche mese, ma sette anni. Una corte del paese arabo ha emesso oggi questa sentenza nei confronti di Mohammed al-Mulaifi, uno scrittore sunnita. Oltre ai sette anni di prigione Mohammed dovrà pagare una multa di 18mila dollari per aver insultato con un cinguettio la religione sciita e aver così danneggiato l’immagine del governo al potere.
Il sito di microblogging è molto diffuso nel paese del Golfo e non è la prima volta che i commenti liberi hanno portato guai ai suoi utenti. Lo scorso mese, un giovane sciita è stato arrestato per aver cinguettato insulti al profeta Maometto.

Anche la cronaca in Tunisia degli ultimi quattro giorni racconta eventi simili. Nel paese che ha acceso la scintilla di tutte le primavere arabe due ragazzi (Ghazi Ben Mohamed Beji e Jaber Ben Abdallah Majri) sono stati condannati a sette anni di prigione. Nel loro saggio pubblicato online volevano mostrare al popolo della rete “il volto cattivo dell’Islam”: si trattava di uno scritto satirico in cui veniva derisa la vita sessuale del Profeta Maometto.“Questa vicenda fa capire come ci sia bisogno di abrogare le leggi repressive che risalgono all’epoca di Ben Ali”, si legge sul sito di Human Rights Watch.

Non solo politica e religione. A volte per finire dentro basta un orsacchiotto. È capitato ieri negli Emirati Arabi Uniti dove un tribunale ha inflitto 15 anni di galera a uno studente di 20 anni colpevole di aver rubato un teddy bear in un centro commerciale di Dubai. Un monito a chiunque voglia mettere alla prova la severità dei tribunali locali. Dagli Emirati all’Arabia Saudita, dove Sheikh Mukhlif al-Shammari,noto scrittore e attivista per i diritti umani, si è visto recapitare a casa un travel ban, ovvero il divieto di uscire dal paese per i prossimi 10 anni. La colpa? L’aver cercato di difendere i diritti delle donne e dei più poveri nel regno saudita. “Si tratta di una violazione di tutti i trattati firmati dall’Arabia Saudita per la difesa dei diritti umani”, ha commentato lo scrittore.

Una giustizia rapida e severa quella di molti paesi arabi che però, come sostiene Human Rights Watch, non sempre è equilibrata. Come dimostra l’impunità concessa ai militari egiziani accusati di aver effettuato i test di verginità sulle donne durante i giorni caldi di piazza Tahrir al Cairo.

(TgCom)

Tunisia e Shari'a, una riflessione per chi grida a un Califfato nel cuore del Mediterraneo

Durante l’ultima settimana di marzo, il portavoce del partito tunisino Ennahda, diretto dallo Shaykh Rashid al-Ghannushi e favorito alle scorse elezioni dell’Assemblea Costituente, ha annunciato che la nuova Costituzione non menzionerà al suo interno la Shari‘a o, per meglio dire, non conterrà alcun riferimento delle fonti del diritto islamico.

Il New York Times riportava quella notizia, il 26 marzo, con toni piuttosto enfatici: Ennahda ha rinunciato alla Shari‘a, rompendo del tutto con gli ultraconservatori salafiti, la fazione degli islamisti che vuole uno “Stato islamico”.

L’articolo mostrava l'immagine-simbolo della rivolta tunisina, l’orologio della piazza 7 novembre 1987, data di ascesa al potere di Ben Ali ribattezzata 14 gennaio 2011, di fatto presidiata da “oltranzisti di destra”, come vengono percepiti i salafiti.

TUNISIA: AD AVENUE BOURGHIBA VA DI SCENA IL MALCONTENTO, ENNAHDA AVVISATA

Avenue Bourghiba, cuore pulsante di Tunisi e luogo simbolico per l’intera Tunisia era da alcuni giorni chiusa a qualunque manifestazione. Ma ieri, “Giornata dei martiri” della rivoluzione, una manifestazione non autorizzata ha forzato il blocco della polizia e gli scontri seguiti hanno lasciato 15 feriti tra chi protestava e otto tra i tutori dell’ordine.
Chi protestava, inneggiava al sacrificio di chi ha perso la vita per far cadere il regime di Zine el Abidine Ben Ali. Una protesta diretta contro il governo uscito dalle elezioni e accusato di non fare abbastanza per risolvere alcuni nodi già presenti durante il deposto regime.
Al termine della giornata, è stato il presidente tunisino Moncef Marzouki a intervenire. Con un colpo al cerchio e uno alla botte, Marzouki ha condannato gli eccessi della dimostrazione e condannato anche la mano pesante usata dalla polizia.
La preoccupazione di fondo di chi sta ora al governo a Tunisi è quello di non riuscire a contenere una piazza sostanzialmente stanca di promesse e desiderosa soprattutto di risposte concrete alla crisi economica. La rivoluzione e la crisi globale hanno fatto venir meno le entrate del nevralgico settore turistico ma è tutto il sistema paese che bisogna ripensare e far tornare a funzionare.
Marzouki ieri ha chiesto pazienza: dare più tempo al governo e al movimento Ennahda – che lo guida – a tre mesi dall’insediamento dell’esecutivo. Ma la questione tempo è proprio quella che i manifestanti ieri hanno ricordato: Ennahda e i suoi due alleati devono fare in fretta, il tempo a disposizione è quasi scaduto.

(Atlas.it)

lunedì 9 aprile 2012

Tunisia: polizia disperde con lacrimogeni dimostrazione a Tunisi

La polizia tunisina ha sparato lacrimogeni per disperdere una manifestazione nel centro di Tunisi. La dimostrazione, a cui hanno partecipato centinaia di persone, era stata indetta in occasione del Giorno dei Martiri, che commemora la sanguinosa repressione francese del 9 aprile 1938. La folla protestava anche contro il divieto di raduni nel centro della capitale imposto dal nuovo governo islamico lo scorso 28 marzo. "Non abbiamo paura, la gente e' qui", gridavano i manifestanti che - avvolti nella bandiera tunisina - hanno imboccato in corteo avenue Habib Bouruiba, sfidando i poliziotti disposti in assetto anti-sommossa con bastoni ed elmetti. La manifestazione e' durata una mezz'ora, prima che gli agenti disperdessero la folla. Il ministero dell'Interno tunisino ha bandito i cortei ad Avenue Bourghiba, simbolo della rivolta contro Ben Ali, dopo che alcuni islamisti, lo scorso mese, avevano attaccato un gruppo di attori che si erano radunati in occasione della Giornata Mondiale del Teatro.

(AGI)

domenica 8 aprile 2012

Anonymous attacca le mail dei leader Tunisini


Attivisti del gruppo hacker "Anonymous" hanno pubblicato domanica, 8 aprile, circa 2700 mail, tra le quali sono presenti quelle del Primo Ministro Tunisino Hamadi Jebali e molti altri membri del governo.
Un uomo mascherato ha pubblicato un video online affermando che la pubblicazione delle mail è stata una risposta ai recenti eventi in Tunisia, come le violenze fatte ai disoccupati che manifestavano (tra i quali ci sono stati molti feriti).

 

Video dell'ultimo attacco (8/4/12)


"Governo della Tunisia, abbiamo mantenuto il segreto di una grande parte dei vostri segreti" - ha detto l'uomo mascherato - "Se non vuoi che queste informazioni siano di pubblico dominio, noi ti chiediamo di evitare la censura di internet e di rispettare i diritti fondamentali dell'uomo, come la libertà di espressione".

Nejib Gharbi, portavoce del partito moderato islamico (Ennahda), ha detto che alcune delle mail pubblicate sono originali ma la stragrande maggioranza sono dei fake (ossia dei falsi).

Questa è la terza volta nelle ultime settimane che il gruppo Anonymous ha attaccato la Tunisia.
Molte pagine di Facebook, appartenenti a partiti islamici, sono state crackate a meta marzo; e qualche giorno prima il sito del Ministero della Giustizia fu attaccato.

Video dell'attaco al Ministero (13/3/12)


Il prossimo video è il primo pubblicato a febbraio dal gruppo Anonymous, dove dichiaravano di voler ogni organizzazione in Tunisia che avrebbe violato i diritti fondamentali dell'uomo.

 
 Primo Video (7/2/12)



 (Michele Anello)

Il suicidio come forma di lotta

Uno dei precedenti classici potrebbe essere quello del filosofo romano Seneca, che si tolse la vita per protestare contro la svolta autoritaria di Nerone, il quale  d’altro canto glielo aveva ordinato.

Durkheim ha condotto uno studio rimasto senza eguali sulle cause sociali del suicidio, stabilendo fra l’altro che “se anziché scorgervi unicamente avvenimenti privati, isolati gli uni dagli altri, che richiedono ognuno un esame a sé, si contemplasse l’insieme dei suicidi commessi in una determinata società, in una determinata unità di tempo, si constaterebbe che il totale così ottenuto non è una semplice somma di unità indipendenti, un tutto da collezione, bensì un fatto nuovo e sui generis, avente una sua unità e individualità, una propria natura quindi e, per di più, una natura eminentemente sociale”.

Campo lavoro volontario all’estero: ecco alcune proposte per l’estate 2012

Già siamo a Pasqua. La primavera è praticamente inoltrata e l’estate, dietro l’angolo, giungerà in un batti baleno. Alcuni decideranno last minute le proprie vacanze, soprattutto in considerazione delle proprie risorse economiche, delle varie tasse da pagare (compresa l’IMU che per molti sarà un’altra spada di Damocle). C’è chi sceglierà il relax con mare e montagna, chi l’avventura o viaggio all’estero, ma c’è anche chi già sta pensando ad un’esperienza diversa, lontano da casa: il campo di lavoro volontario internazionale. Fare una vacanza e, allo stesso tempo, vivere un’esperienza di volontariato per imparare valori come l’educazione civica e la solidarietà sta diventando un’idea sempre più richiesta, soprattutto dai giovani. Tuttavia solo in pochi conoscono già le proposte – viaggio all’estero per l’estate 2012. Allora perché non avere un piccolo assaggio già da adesso?

Il velo sarebbe rivoluzionario? Ditelo voi alle donne iraniane

Che le donne abbiano avuto e continuino ad avere un ruolo fondamentale nelle rivolte/rivoluzioni arabe è verissimo e lo si deduce dalle rivendicazioni di genere portate avanti a volte anche con successo, vedi la Tunisia. Ma sostenere che il protagonismo di tali rivolte sia il cosiddetto "femminismo islamico" (basato sulla religione e portato avanti indossando il velo) è falso.

Auguri di Buona Pasqua

Lo Staff di Vivere in Tunisia si riunisce per augurarvi una Buona Pasqua a voi ed ai vostri famigliare.







sabato 7 aprile 2012

Console Tunisino a Genova

Il Console della Tunisia a Genova Zied Bouzouita ha incontrato la Cisl di Parma, il diplomatico recentemente insediatosi nella sede ligure, con giurisdizione sulle regioni Liguria, Piemonte, Valle d'Aosta, Emilia-Romagna, è stato a Parma per incontrare ufficialmente la CISL di Parma. Nella sua visita nella città emiliana il console ha incontrato anche il Prefetto Luigi Viana ed il Commissario per il Comune Mario Ciclosi.

L'iniziativa, alla quale hanno partecipato numerosi componenti della comunità tunisina di Parma, è stata promossa e patrocinata dalla segreteria Cisl Filca, sindacato dei lavoratori edili.

Tunisia: confermata condanna a Ben Ali

TUNISI, 7 APR - La Corte d'appello del Tribunale militare di Tunisi ha confermato oggi la condanna contro il deposto presidente Ben Ali e altri ex alti responsabili del regime, per pene dai due ai cinque anni di prigione legate a delle torture attuate nel 1991 contro alcuni ufficiali dell'esercito. ''Il verdetto e' stato pronunciato oggi a porte chiuse'', ha detto un avvocato della difesa, la signora Abada Kefi, che ha annunciato un nuovo ricorso alla Cassazione.

(ANSAMed)

Lanciata App che fa sapere ora della preghiera

Conoscere il momento della preghiera in qualsiasi momento della giornata. Anche quando si e' in volo. E' la singolare iniziativa lanciata da un'azienda di Singapore, riferisce l'emiratino Arabian Business online, per aiutare i musulmani a conoscere i loro momenti di preghiera lungo il percorso di volo del loro viaggio.

L'applicazione fornisce anche informazioni sulla disponibilita' di strutture di preghiera negli aeroporti di tutto il mondo. Basata sull'orario e sull'aeroporto di partenza, cosi' come sull'orario e l'aeroporto di arrivo, l'applicazione calcola i momenti di preghiera lungo la sua traiettoria di volo, si legge in un comunicato stampa dell'azienda. Questa e' la versione beta dell'applicazione. Una volta che abbiamo testato con il maggior numero di viaggiatori possibili, lanceremo le applicazioni sui telefonini'', ha detto Fazal Bahardeen, l'amminsitratore delegato di Crescentrating.

''Abbiamo anche in programma di aggiungere altre funzioni come la direzione per la preghiera nella futura versione dell' app'', ha aggiunto. Finora, conoscere i tempi di preghiera per un viaggio in aereo e' stata una sfida, ha spiegato l'azienda aggiungendo che la maggior parte dei viaggiatori musulmani era solo in grado di fare ipotesi plausibili. Con i viaggiatori musulmani in aumento, c'era una reale necessita' di lanciare una app, ha aggiunto. (ANSAmed).

Tunisia: Salafiti contro cristiani

Secondo quanto riporta il giornale Al Quds (Al Quds è il nome arabo per Gerusalemme) si è venuto a sapere qualche giorno fa che la chiesa cristiano-ortodossa a Tunisi, una delle poche chiese del Paese, ha ricevuto “insulti” e “messaggi minacciosi” dai Salafiti. Il reportage afferma che i responsabili della Chiesa “vivono in uno stato di terrore”, tanto che l’ambasciatore russo a Tunisi ha chiesto espressamente al ministro degli Interni tunisino di “proteggere la chiesa”.
Le aggressioni sono giunte al punto in cui i “Salafiti ha coperto la croce della chiesa con sacchi di plastica della spazzatura, dicendo ai membri della chiesa che non vogliono vedere l’immagine della croce da nessuna parte nello Stato islamico di Tunisia”.
La Tunisia ha sempre avuto la fama, fra i Paesi del mondo arabo, di essere uno dei più secolarizzati e liberali. E’ stato anche il Paese in cui si è manifestata per prima la cosiddetta “Primavera araba”, che però ha portato alla conquista del potere da parte di movimenti radicali islamici in diverse nazioni.

(La Stampa)

giovedì 5 aprile 2012

Tunisia, due atei condannati a sette anni e mezzo di prigione

In Tunisia la primavera araba sembra essere finita. Soprattutto se si è atei. Recente è il caso di due non credenti ventottenni, Jabeur Mejri e Ghaz Béji, condannati dal tribunale di Mahdia a sette anni e mezzo di carcere e a pagare 1.200 dinari di multa. La loro colpa? Aver pubblicato sui propri blog dei post critici verso l’islam e delle immagini satiriche che raffiguravano il profeta Maometto come pedofilo, esternando pubblicamente la propria non credenza.
Dopo aver ricevuto varie denunce, la polizia ha avviato un’inchiesta. E i due sono stati licenziati senza giusta causa, hanno ricevuto insulti e minacce. Mentre Mejri è stato arrestato e incarcerato, Béji è fuggito e avrebbe richiesto protezione all’Onu. Le vicissitudini di Béji sono raccontate anche da Kacem El Ghazzali, blogger ateo del Marocco. Anche la blogger Olfa Riahi ne ha scritto, pubblicando anche copia conforme del certificato di arresto.

L'ex First Lady tunisina e la sua verità, tutto questo nelle sue memorie

Leila Ben Ali, la moglie del ex dittatore della Tunisia, pubblicherà le memorie della sia vita.
Il suo libero, che sarà pubblicato in francese con il titolo "Ma Verite" (la mia verità), appare già su amazon.fr, e come data di pubblicazione appare il 24 maggio. Il prezzo è di 16,10€.
Il sito d'informazione "Tunisia Live" mercoledì scorso ha dato la notizia che l'editore ha confermato che il libro è in fase di preparazione, ma non ha dato ulteriori informazioni.
Il libro è già tema di discussione su molti blog e su twitter, dove alcuni lo hanno etichettato come "libro per boicottare" tutti quei libri che sono stati banditi durante i 23 anni di presidenza di Zine al-Abidine Ben Ali.


(Michele Anello)

(L'articolo in lingua originale è disponibile al link : http://www.reuters.com/article/2012/04/04/us-tunisia-leila-idUSBRE8331BV20120404 )

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