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lunedì 20 febbraio 2012

Tunisia: Notizie 20/02/2012


TUNISI – La sede della delegazione di Redeyef del Governatorato di Gafsa e’ stata incendiata, la scorsa notte, da decine di giovani disoccupati. Gia’ nella notte tra sabato e domenica gli stessi uffici erano stati presi d’assalto, con la distruzione dell’arredamento e dell’archivio.
La citta’ di Redeyef, anche nei giorni piu’ turbolenti della ”rivoluzione” non era mai stata teatro di alcun tipo di violenza. La regione di Gafsa – che e’ il distretto minerario della Tunisia – sta registrando, negli ultimi mesi, molti casi di disordini provocati soprattutto da giovani che reclamano un posto di lavoro.

Alla Conferenza degli 'Amici del popolo siriano', in programma a Tunisi il prossimo 24 febbraio, saranno presenti 
anche esponenti del Consiglio nazionale siriano e altri componenti dell'opposizione al regime del presidente Bashar 
al-Assad. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri tunisino, Rafiq Abdessalem, a margine della riunione del 5+5 a 
Villa Madama. Il ministro ha spiegato che l'opposizione "non avra' il livello di rappresentativita' di uno Stato" ma sara' 
comunquerappresentativa delle voci di dissidenza e della societa' civile siriana.


Tunisia: destagionalizzazione e campagna mediatica per la ripresa del turismo


Destagionalizzazione dell’offerta e campagna promozionale del territorio. Sono queste le strategie individuate dall’ente del turismo tunisino per incentivare la ripresa dopo la rivoluzione dei Gelsomini. «Oltre al turismo balneare daremo una spinta al turismo culturale e a quello legato al benessere, in particolare alla talassoterapia. Promuoveremo i viaggi incentive, congressuali e indirizzeremo l’attenzione sulla zona subsahariana. In sostanza proporremo una serie di prodotti in grado di essere appetibili durante tutto l’anno» ha dichiarato il direttore generale dell’ente del turismo tunisino, Habib Ammar, durante una conferenza stampa. In giugno l’ente del turismo organizzerà in Italia una campagna mediatica per promuovere la destinazione e inviterà in Tunisia operatori turistici e giornalisti.


Tunisia, il "processo a Nabil Karoui. E a Dio".

"Dio, voi siete accusato d’essere apparso in un cartone animato". Questa l’accusa pronunciata dai giudici tunisi all’imputato. Dio, appunto. O meglio, questa è la versione disegnata che Z, noto vignettista tunisino, dà della vicenda. 








http://www.osservatorioiraq.it/tunisia-il-processo-a-nabil-karoui-e-a-dio

domenica 19 febbraio 2012

Tunisia Sondaggio situazione paese

In alto a sinistra potete trovare il nuovo sondaggio:

Dopo un anno dalla rivoluzione come trovate la Tunisia?

Rispondete, verrà pubblicato il mese prossimo un articolo sulla situazione generale del paese.


Saluti

Lo Staff

La Tunisia in tasca

Da oggi viveretunisa.blogspot.com si migliora!!! Disponibile la versione per smartphone più snella e con caricamento rapido. Portate la Tunisia in tasca!!!





Buona navigazione

Lo staff.

Tunisia: tre giornalisti in galera per una foto osé, l'appello di RFS

Qualche giorno fa, il quotidiano tunisino Attounissia ha pubblicato in prima pagina una foto (vedi all'interno dell'articolo) che ritraeva un giocatore di calcio tedesco di origine tunisina con la sua compagna quasi nuda. Subito sono scoppiate polemiche sul rispetto della deontologia e dell’etica professionale.


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www.osservatorioiraq.it





Tunisia: Governo, le moschee restino un luogo di culto

(di Diego Minuti) (ANSAmed) - TUNISI, 17 FEB - Dire che le moschee devono restare luoghi di culto potrebbe sembrare cosa scontata. Ma, evidentemente, non e' cosi' in Tunisia dove stanno diventando un terreno di confronto, anche duro e non solo verbale, anche all'interno della stessa comunita' islamica, dove si registrano forti pulsioni da parte delle frange piu' estremiste- Una situazione che sembra ormai essere pericolosamente vicina al punto di rottura, come dimostra quanto sta provocando la visita del predicatore wahabita Wajdi Ghenim, che con i suoi sermoni sta incendiando il sempre ampio uditorio, con le sue interpretazioni dell'islam (soprattutto in materia di diritti dell'Uomo, del ruolo della donna nella societa' araba e dei rapporti con i non musullmani) bollate non solo dai laici, ma anche dai religiosi come estremistiche e come distorsioni del messaggio di fratellanza del corano. Anche oggi una sua predica, a Sfax, ha portato alla contrapposizione fisica di migliaia di persone, tra ''barbus'' (gli integralisti vicini al movimento salafita) e rappresentanti della societa' civile.Tanto che e' dovuta intervenire la polizia per impedire che la situazione degenerasse. Una escalation di tensione che ha indotto il ministero degli Affari religiosi a prendere, ancora una volta, una inequivocabile posizione, per stigmatizzare gli atti di violenza contro moschee e religiosi.


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Ansamed

lunedì 6 febbraio 2012

Going pronto al rilancio della Tunisia

Going è stato scelto dal primo ministro tunisino per partecipare, insieme a una ristretta selezione dei massimi operatori del turismo internazionale, al primo incontro istituzionale con il nuovo governo tunisino per il rilancio del paese come destinazione turistica.
“È per noi un onore - dice Alessandro Seghi, direttore marketing Bluvacanze e Going – essere stati invitati dal nuovo governo tunisino. Ci siamo resi disponibili a collaborare, in particolare con il ministero del Turismo. Da qualche settimana, inoltre, registriamo sui nostri prodotti una ripresa delle richieste di preventivi e delle prenotazioni. Una ripresa in parte dovuta anche all'impegno di Going nel promuovere la destinazione verso le adv e verso il pubblico attraverso comunicazione, iniziative speciali e un miglioramento degli standard di servizio offerti ai clienti. La Tunisia è sempre stata una destinazione di punta del nostro marchio: crediamo molto in un suo rientro ai valori che l’hanno sempre contraddistinta e prevediamo - conclude Seghi - di accrescere la programmazione sulla Tunisia rispetto agli ultimi tre anni attraverso l'inserimento di nuove strutture nel segmento ‘All Stars’ di Going”.








Travelnonstop

sabato 4 febbraio 2012

Libia: chiuso posto frontiera con Tunisia

E' ancora chiuso, per decisione delle autorità di Tunisi, il posto di frontiera con la Libia di Ras Jedir, teatro, nei giorni scorsi, di episodi di violenza di cui sarebbero stati protagonisti guerriglieri libici. Il passaggio è consentito solo ai tunisini che rientrano dalla Libia e, solo in casi di accertata eccezionalità, ai libici che intendono tornare in patria. Negli ultimi mesi la tensione alla frontiera è sfociata in atti di violenza. L'ultimo risale a ieri quando degli insorti libici hanno sequestrato (per liberarlo a distanza di qualche ora) un agente di frontiera tunisino. L'episodio sarebbe stato provocato dalla rabbia dei miliziani che reclamano il pagamento dello stipendio dalle autorità di Tripoli. Sono comunque in corso dei contatti tra tunisini e libici mirati al ritorno di normali relazioni.

(ANSAmed)

Tunisia: In arrivo delegazione imprenditori italiani

Una delegazione di imprenditori italiani sara' in Tunisia, il 13 febbraio, nell'ambito dei programmi di intensificazione della collaborazione tra Italia e Tunisia. La missione e' organizzata da Confindustria, sotto il patrocinio della Regione Marche. Gli uomini d'affari italiani operano nei settori delle costruzioni, delle grandi opere civili, dell'elettronica, delle telecomunicazioni, della meccanica, dell'arredamento, delle energie rinnovabili. Hanno gia' garantito la loro partecipazione 100 societa' tunisine e 25 italiane.

(ANSAmed)

Nella Tunisia dei salafiti "Velo, lavoro e preghiera"

È il modo in cui lo dicono che preoccupa, che mette in guardia. «Gli islamisti? tutto va bene, sono moderati, ragionevoli. Fanno le loro prove al potere». Però la voce si abbassa, e si guardano attorno, il segno di una segreta geografia spirituale che sta germogliando. Poi un amico, un tunisino gauchiste, di quelli che si sono sempre destreggiati con spirito e dignità per la laicità, visto che la democrazia era loro vietata proprio dal dittatore amico della Francia, mi ha suggerito «vai a dare una occhiata a Sejnane, il primo emirato salafita, vedrai cosa diventerà il Nord Africa tra un po’, li hanno già il veleno dell’islamismo nel sangue. A Sejnane ormai comandano loro». Sabato lui è andato in piazza a Tunisi per gridare «non rubateci la rivoluzione». Non davano, i manifestanti, una impressione di energia; semmai c’era nella loro dedizione qualcosa dell’atteggiamento di coloro che preparano nei particolari il proprio funerale, dirigono la costruzione della propria tomba. La morte di un sogno non è meno triste della vera morte e lo sconforto di coloro che lo hanno perduto è profondo come un lutto. Quando ho visto l’imam di Sejnane ho pensato a quei preti giovani appena usciti dal seminario che popolano i romanzi di Bernanos, perduti tra le miserie del mondo a cercare di dipanare l’intricato gomitolo del peccato e della grazia. Ajemmen ha occhi obliqui da gatto malandrino, e dimostra ancor meno dei suoi 22 anni. In città raccontano che lo hanno imposto i salafiti, con le brusche, dopo aver cacciato il predecessore « c o m p r o m e s s o con la dittatura». L’imam indossa sul barracano la mimetica e si muove nell’ombra di un manipolo di piissimi con muscoli e grinte da lottatori. La sua moschea vigila un paesaggio di colline eteree dalla luce incontaminata del sole e dalla dolcezza soprannaturale del verde che sboccia in dicembre. Ma la città, 50 mila abitanti, è zeppa di disoccupati e di bambini, e un’aria di rovina e di vecchiaia che sembra consumarli. Una volta c’erano due miniere, ferro e piombo, adesso sono chiuse, le cicogne, a centinaia, fanno i nidi sulle impalcature arrugginite. Qui anche il miracolo dell’acqua è un miracolo pieno di sé. «Serve per dissetare le grandi città, e a noi resta troppo poca per irrigare queste terra magra che subito fa grumo e spacca le radici». La disoccupazione giovanile è all’80 per cento, ci sono settecento laureati senza lavoro. Abderrauf si è diplomato tre anni fa in informatica, lavora tre mesi l’anno quando va bene per la raccolta della frutta; poi c’è il caffè dove i giorni scivolano via come la spuma di una cascata. Alle elezioni la gente ha votato in massa per Ennahda, l’islamismo conservatore che è sembrato ai poveri il meno compromesso con i furti del regime di Ben Ali, l’unico che offrisse una vera alternativa. Dopo la rivoluzione la città è stata, per mesi, abbandonata a se stessa, la polizia e la guardia nazionale non facevano più paura, il sottoprefetto si è rifugiato a Biserta e il suo ufficio è occupato dai disoccupati che invocano posti nella amministrazione pubblica. Sono aumentati, nella miseria, furti, violenze, scontri tra clan. E allora i vigilantes salafiti hanno iniziato a pattugliare le strade, a ammonire le teste calde e gli ubriachi, hanno «arrestato» alcuni ragazzi che avevano rubato dei video giochi. E sottovoce c’è chi racconta di interrogatori e punizioni brutali per i «peccatori» nelle cantine di un municipio di quartiere, semi-bruciato durante la rivoluzione e diventato il quartier generale delle squadre di fanatici. Ma i salafiti usano anche altre armi, distribuiscono vestiti e cibo alle famiglie povere, e bombole del gas che i gestori del mercato nero vendono a prezzi elevatissimi approfittando degli scioperi che bloccano le raffinerie. Racconta la «coiffeuse» che ha il negozio in pericolosa prossimità della moschea. Qui i giovani barbuti, con l’aria annoiata da attori disoccupati, controllano che i passanti si fermino devotamente a leggere i grandi poster colorati nuovi di zecca affissi al muro di cinta: che invitano a portare il niqab, il velo integrale, («ti protegge dallo sguardo degli uomini e ti porta in paradiso»), a non violare l’obbligo della preghiera e soprattutto a evitare le lusinghe della magia nera. Con efficaci foto e vignette sono esemplificate tutte le astuzie, filtri, formule, oggetti, di fattucchiere maghi e marabutti. Non sono a Sejnane che poche decine, ma rastrellano i giovani sfiduciati, li portano alla preghiera. Scavano nel disastro economico, perché ai borghesi di Tunisi la rivoluzione ha dato il diritto di parola e forse può bastare. Ma ai poveri che chiedevano pane e lavoro niente. È un caso se a Kasserine, nel Sud, dove la rivoluzione è nata, il presidente Marzouki non abbia potuto pronunciare un discorso a causa delle contestazioni? Un vecchio che esce dalla preghiera guarda beffardo i devoti con l’aria guappa: «I sermoni dell’imam e i suoi di Corano sono quelli di un ignorante nella dottrina. Peccato tu sia venuto solo ora. Un mese fa questi devoti li avresti trovati al bar, ubriachi». Anche nel grigio sporco della periferia Nord di Tunisi c’è un’oasi verde, il campus della università di Manouba, facoltà di Lettere, è un simbolo della resistenza al vecchio regime. Anche qui i salafiti sono al lavoro. Il campus è stato chiuso dal sei dicembre per 37 giorni a causa delle incursioni degli integralisti che esigono per le ragazze che portano il niqab, sempre più numerose, il diritto di potere presentarsi agli esami. Le studentesse coperte dal barracano sfarfallano tra loro, in piccoli gruppi, si vedono solo occhi a scimitarra e ciglia lunghe come spade. Non parlano con uomini. Parlano, per loro, i compagni maschi, e molto. Abdelkader Hechmi è il capo, studente di magistero, un ragazzo, ma c’è in lui qualcosa di inesprimibilmente vecchio, di pietrificato: «Qui viene violata la legge, ci sono degli estremisti di sinistra, laicisti fanatici alla francese che vietano alle nostre compagne di studiare. Scontri? Violenze? Tutte bugie e propaganda dei giornali. Anche a Cambridge le studentesse possono passare gli esami velate. Quante sono? Decine, sempre di più, perché prima se indossavi il velo finivi in galera». Nelle scuole medie studenti pii hanno iniziato a contestare i corsi di disegno e trattano gli insegnanti da eretici. Forse sono casi singoli come ripetono le autorità, ma guardare in luce e in controluce, prima che sia tardi. Ma duemila salafiti hanno accolto una delegazione di Hamas al grido di «morte ai giudei». In Tunisia ne restano ancora un migliaio, i superstiti di un’epoca di rara tolleranza. E poi c’è Cheick Sadok Chrourou, eletto alla Assembla costituente nelle file di Ennadha. Ha passato gli ultimi venti anni in prigione per la sua fede, non l’hanno piegato le torture, è uscito solido come una roccia, temprato nell’acciaio. Ha chiesto in Parlamento che contro gli scioperi che bloccano la produzione ora che governa il partito di dio venga applicata la punizione enunciata nel verso 33 della sura quinta del santo corano che raccomanda di «uccidere crocifiggere e tagliar le mani e le gambe ai miscredenti che dichiarano guerra a Dio e al suo profeta». E che dire di Souad Abdessalum, l’unica donna capolista di Ennadha, svelata, l’islamista in Dior che incantava i giornalisti occidentali con il suo sorriso appena accennato, leonardesco? Ha inveito contro le madri celibi, definendole «una infamia».



(La Stampa)

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