Translate

martedì 31 gennaio 2012

Tunisia: libertà d’espressione sotto attacco

Secondo quanto riporta Le Nouvel Observateur, il capo redattore del giornale Al Maghreb, Zied Krichen, ed il giornalista Hamadi Redissi, sono stati insultati, aggrediti e picchiati a più riprese da estremisti islamici, sotto gli occhi della polizia, in occasione del processo alla rete televisiva Nessma TV, lo scorso 23 gennaio a Tunisi.








continua: http://www.agoravox.it/Tunisia-liberta-d-espressione.html


Superate le 200.000 visite

Ringraziamo tutti i nostri lettori che ci hanno permesso in poco più di un anno di superare quota 200.000 visite. Un particolare saluto va a tutti i lettori che ci seguono quotidianamente.

Il progetto di viveretunisia.blogspot.com continua e chiunque voglia parteciparne può contattarci tramite le nostre e-mail nella sezione contatti.

Lo staff



mercoledì 25 gennaio 2012

Tunisia, esami università senza velo, sgomberati dimostranti salafiti

Tunisi (Tunisia), 24 gen. (LaPresse/AP) - Le forze di sicurezza hanno sgomberato i manifestanti salafiti che per due mesi avevano occupato l'università tunisina di Manouba, dove le donne erano costrette a togliersi il velo durante gli esami. Il portavoce del ministero per l'Istruzione superiore, Hatem Kattou, riferisce che decine di dimostranti sono stati costretti oggi a lasciare l'università. Il gruppo aveva iniziato le manifestazioni a fine novembre per protestare contro la pratica, giustificata dal fatto che le donne coperte dal velo islamico non fossero riconoscibili. Secondo funzionari universitari, i professori avevano ricevuto minacce dagli stessi dimostranti.

(LaPresse)

Tunisia: Sindacato giornalisti contro aggressioni

TUNISI, 25 GEN - Il Sindacato nazionale dei giornalisti tunisini (Snjt) denuncia con forza le ripetute aggressioni nei confronti dei giornalisti dopo l'ultimo caso, avvenuto lunedi' scorso, all'esterno del tribunale di Tunisi.

Qui un cronista del quotidiano arabofono "Le Maghreb", Zied Krichène, é stato aggredito e malmenato da un gruppo di salafiti. Il Sindacato sottolinea anche divieti che impediscono ai giornalisti di assicurare "in piena libertà" la copertura di certi processi e la denuncia di un altro collega, "colpevole" di aver scattato delle foto in un'aula dello stesso tribunale. Il Snjt ribadisce il sostegno ai giornalisti incaricati di seguire i vari processi ed il suo impegno "contro tutte le forme di pressione esercitate nei confronti dei giornalisti impegnati nella loro missione".


(ANSAMed)

lunedì 23 gennaio 2012

Tunisia, attacco al ministro dell'Interno in rete un suo presunto video gay

TUNISI - Un outing senza precedenti nel mondo arabo. Nella giornata di mercoledì 18 gennaio è stato postato in rete, e fatto circolare tra i contatti tunisini, un lungo video che mostra il rapporto erotico tra due compagni di cella, ripreso quasi vent'anni fa con una telecamera nascosta. Uno dei due detenuti è Ali Laarayedh, allora prigioniero politico, appartenente al partito islamista Ennahda: oggi è il ministro degli Interni del nuovo governo tunisino.

Nei giorni scorsi il ministro Laarayedh era stato contestato da una parte dei sindacati dei poliziotti per aver dato il via al primo serio ricambio nei vertici della polizia dopo la fuga del dittatore Ben Alì. In particolare il neo-ministro ha deposto il direttore generale della polizia Moncef Lajimi, che era rimasto al suo posto nonostante la caduta del regime. 

Voci e chiacchiere su una doppia vita - almeno in gioventù - del ministro Laarayedh erano già state diffuse ma non ci si aspettava l'esistenza del video, che dopo poche ore è stato rimosso dai server dove era stato postato, Daily Motion e Myvideo.

Sembra che non ci sia stato bisogno di un intervento della polizia postale ma che i messaggi di solidarietà al ministro e di indignazione verso il video abbiano rapidamente prevalso, inducendo tutti a rinunciare alla diffusione.

Sui media tunisini non è stato pubblicato neanche un fotogramma. Tutti i partiti, a cominciare da quelli dell'opposizione hanno solidarizzato col ministro e hanno scelto di non approfittare  della contraddizione tra islamismo e pratica omosessuale alla quale invece evidentemente allude chi ha postato il video.

Tra la sinistra laica il commento più diffuso è stato che si tratta di metodi ignobili che riportano direttamente all'epoca di Ben Ali e della sua polizia politica. Tra i lettori che postano commenti sui giornali online ci sono commenti più diversificati e c'è chi anche chi dice che il ministro dovrebbe dimettersi per coerenza coi precetti islamici, o viceversa che dovrebbe essere incriminato per aver violato l'articolo del codice penale che punisce gli atti omosessuali anche tra adulti consenzienti. Articolo che per la verità negli ultimi anni non risulta essere stato più applicato.  

Sulle origini del video ci sono invece incertezza e opinioni diverse. L'anziano oppositore Ahmed Manai - autore di un libro-denuncia nel 95 - ha dichiarato che una videocassetta con quella registrazione era stata fatta circolare nel 1991 e di non essere in grado di dire se si tratti di un montaggio. Quello che si è visto - prima che i server internazionali cancellassero il video - è un primo piano iniziale del futuro ministro, con occhiali e barba, che guarda dal letto la tv, e poi qualche scambio di sguardi e parole col vicino di letto, un detenuto più giovane.

Segue una lunghissima sequenza dall'alto, in bianco nero e non perfettamente definita, nella quale i due si cominciano a toccare con un po' di incertezza iniziale, e poi cominciano ad amoreggiare un po' su un letto e un po' sull'altro, senza mai spogliarsi completamente  e alternando affetto e giocosità.

Il video dura ben 45 minuti. Secondo una scuola di pensiero si potrebbe trattare di un montaggio, solo il primo piano iniziale è autentico, poi si è utilizzata una ripresa pornografica (del genere definibile come "soft porno"). A questa scuola di pensiero si iscrive il ministro Samir Dilou, portavoce del governo, che il giorno dopo la diffusione e il ritiro del video ha dichiarato che si tratta di una iniziativa di pazzi fanatici, nostalgici del vecchio regime, che hanno fatto un montaggio, messo in rete da un utente di facebooker "ben conosciuto", di cui non fa il nome. 

Il portavoce del governo nega che il video possa venire da funzionari del Ministero degli Interni. Indubbiamente questa è la ricostruzione che butta più acqua sul fuoco.

L'altra ipotesi è invece che il documento sia vero, e che venga dagli archivi della polizia politica. Guardando il video - che ora non si riesce più a trovare in rete - si notava una continuità credibile nell'episodio, oltre che nell'audio (lo sfondo televisivo, e la voce di un agente, che presumibilmente curava la registrazione e a un certo punto dice "ecco che cominciano"). 

In questa ipotesi, il futuro ministro allora prigioniero politico sarebbe stato attirato in una sorta di trappola sessuale per poterlo in futuro ricattare. Lo si mise in una cella a due con un compagno di cella giovane belloccio e predisposto, una specie di esca, e la telecamera pronta.

Gli autori della macchinazione non immaginavano di emulare film come Un Chant d'amour di Genet e Il bacio della donna ragno, che rappresentano il desiderio omosessuale in cella, né che un giorno il prigioniero islamista  sarebbe stato ministro degli Interni. La reazione della opinione pubblica tunisina, comunque, è stata tra l'incredulo e il liberale, disinnescando così la trappola.


(La Repubblica)

Tunisia, si riapre il processo "Persepolis"

Si riapre domani a Tunisi il controverso processo contro la Tv privata tunisina Nessma 'colpevole' di aver trasmesso il capolavoro iraniano "Persepolis" (2007). Un test per la Tunisia post rivoluzione. Un assaggio per capire quanto libertà' d'espressione, democrazia, diritti umani saranno valori preservati e difesi dai nuovi dirigenti del paese dei gelsomini.
Sul banco degli imputati, il direttore generale di Nessma, Nabil Karaoui, accusato di ''vilipendio dei valori sacri'', ma anche una dipendente dell'emittente responsabile della traduzione in dialetto tunisino del film d'animazione di Marjane Satrapi.
A scatenare l'ira delle correnti islamiche più' radicali, una scena del film in cui la giovane protagonista si immagina Allah come un vecchio dalla barba bianca. Secondo l'Islam sunnita e' proibita qualsiasi raffigurazione di Allah. Due giorni dopo la diffusione del film, il 7 ottobre, un gruppo di salafiti ha attaccato la sede della televisione di proprietà' dei fratelli Karaoui (50%) ma anche di Silvio Berlusconi e Tarek Ben Ammar, rispettivamente di circa il 25%.
Il 14 ottobre viene presa di mira a colpi di molotov la casa di Nabil Karaoui che pochi giorni dopo si scusa per aver trasmesso quelle immagini. Le scuse pero' non bastano.
''Nessma ha superato i limiti'', ha dichiarato Anouar Ouled Ali, presidente dell'associazione tunisina dei giovani avvocati, vicina agli islamisti, citato da Afp. ''Vogliamo una condanna, almeno di principio'', ha aggiunto, ''ognuno e' libero di dire quello che pensa ma non bisogna attaccare le credenze religiose, questo film e' scioccante per una societa' tunisina musulmana per oltre il 99%''.
A costituirsi parte civile, circa 35 avvocati dell'associazione che dicono di aver raccolto quasi 100 mila firme contro la pellicola. La prima udienza del 17 novembre era stata interrotta e rinviata al 23 gennaio a causa dei disordini scoppiati in aula.
Amnesty International, la Lega tunisina per i diritti umani e altre Ong, sono scese in campo per difendere la libertà' d'espressione. ''Giudicare Nabil Karaoui per il solo fatto di aver diffuso un film in cui compare una rappresentazione immaginaria di Dio e' molto preoccupante'', ha dichiarato Philip Luter, responsabile di Amnesty in un comunicato diramato ieri. ''Le autorità' tunisine devono scagionare Karaoui e far cadere immediatamente le accuse contro di lui'', ha concluso.


(Città della Spezia)

Tunisia, quando la rivoluzione delude: la rabbia di Makhtar

Makhtar è un paese sulle montagne tunisine in cui regnano freddo e disoccupazione. E' terra di ribelli che hanno partecipato attivamente alle proteste e alle battaglie contro l'esercito di Ben Alì, l'ex presidente ora in esilio. Una volta tornati a casa, si sono accorti che le loro vite non sono cambiate."Non c'è nulla qui, non ci sono infrastrutture - lamenta Anis Ayary - Questo è uno dei primi luoghi in cui si è parlato di rivoluzione. Makhtar è stata la prima città in cui le persone hanno dato fuoco alle sede del partito di Ben Alì, la prima a dirgli di andarsene". Gli abitanti stanno protestando da oltre una settimana: hanno proclamato uno sciopero generale e alzato barricate usando dei tronchi. La regione è ricca di tesori archeologici, chiedono che queste risorse culturali vengano valorizzate con un museo, con il rilancio turistico. La rivoluzione la vorrebbero anche per le loro vite."Noi siamo d'accordo con i risultati delle elezioni, non è quello il problema - spiega Amal Slama - quello che ci preoccupa è la disoccupazione i problemi sociali, le condizioni che ci impediscono di avere una vita normale". Il Capo della polizia Abdelaoui Ali ha scelto la strada del dialogo."Non abbiamo mandato l'esercito in modo da non risolvere un problema creandone un altro. Cerchiamo di dialogare, capiamo le ragioni di questi giovani e loro hanno capito il nostro lavoro". Nelle sue parole c'è tutta la differenza fra prima e dopo, fra la repressione del regime e la libertà di protestare in una Tunisia che si affaccia ad una nuova era.

(TMNews)

Ad Arezzo il nuovo ambasciatore della Tunisia


Naceur Mestiri, il nuovo Ambasciatore della Tunisia in Italia sarà ad Arezzo il prossimo 27 gennaio, in occasione del convegno “La nuova Tunisia tra opportunità

e cooperazione” organizzato da Confindustria Arezzo insieme alle Territoriali di Grosseto e Siena. “Si tratta di una delle prime visite ufficiali dell’Ambasciatore in Toscana. Il convegno sarà l’occasione per avere un quadro economico aggiornato su un mercato che, dopo i recenti accadimenti sociali e politici, si pone come importante partner delle imprese italiane interessate al mercato nordafricano – dice Dario Bonauguri (Vice Presidente di Confindustria Arezzo con delega all’internazionalizzazione) – abbiamo pensato ad un taglio molto concreto, con approfondimenti sia sul tema dei possibili investimenti in tale area, che su quello degli strumenti finanziari per la cooperazione italo-tunisina. La Tunisia è interessante non solo per la cooperazione industriale ma anche per le opportunità offerte nel campo dell’export a settori come oreficeria, meccanica, filiera delle costruzioni, ecc.”. Il convegno rientra tra le iniziative del programma internazionalizzazione intrapreso dall’Associazione Industriali per aiutare le PMI ad affrontare nuovi mercati e comprendere le regole del commercio internazionale. “Le più recenti previsioni stimano un 2012 in recessione con consumi interni ed investimenti in frenata. Unico segno positivo sarà per le esportazioni. Puntare sulle attività di internazionalizzazione e’ quindi fondamentale per tutte le imprese, anche per quelle più piccole, che possono però incontrare maggiori difficoltà nell’affrontare i mercati internazionali – spiega Bonauguri – un utile strumento che le può aiutare è sicuramente “la rete d’impresa”, sulla quale abbiamo organizzato un convegno proprio lunedì scorso. A breve presenteremo inoltre ulteriori servizi per i nostri associati: assistenza legale, commerciale e supporto alle aziende nel processo di espansione all’estero con la realizzazione di nuove iniziative commerciali sui mercati internazionali”. I lavori del convegno, che si terrà presso la sede di Confindustria Arezzo, saranno aperti alle 10.30 da Dario Bonauguri, Cesare Cecchi (Presidente Confindustria Siena) e Giovanni Tricca (Presidente Camera di Commercio Arezzo). Seguiranno gli interventi di Naceur Mestiri (Ambasciatore della Tunisia in Italia) e Gualserio Zamperini (Console Onorario della Tunisia a Firenze). Quindi i contributi di Nourredine Zekri (Direttore Generale FIPA Tunisia (Agenzia tunisina per la Promozione dell’Investimento Estero) sul quadro economico della Nuova Tunisia, Hechmi Chatmen (Delegato Generale FIPA Tunisia a Milano) sulle nuove opportunità imprenditoriali, Kaouther Trabelsi (Delegato Generale del CEPEX (Centro Tunisino per la Promozione delle Esportazioni) a Milano sulla cooperazione commerciale italo tunisina, Pierluigi D’Agata (Direttore Generale di Assafrica & Mediterraneo) su Tunisia nello spazio euro-mediterraneo, Roberto D’Ascia (Responsabile dell’Ufficio di Rappresentanza di Tunisi di Banca MPS) su presenza ed operatività della Banca in Tunisia e Sergio Marini (Presidente Camera di Commercio italo-araba) su i casi di successo italiani in Tunisia.


(Arezzo Notizie)

sabato 14 gennaio 2012

Un anno é passato.........

Il 14 gennaio é entrato di diritto nella storia della Tunisia. Questa data simboleggia la fine di una tiranniade e di un sistema opprimente che di fatto aveva bloccato lo sviluppo economico e la libertà di un'intera nazione. La rivolta popolare, sostenuta moralmente e non solo dai paesi democratici, ha portato un entusiasmo genuino e spontaneo in tutte le classi sociali e lavorative della Tunisia gettando le basi per un nuovo processo di gestione della "res pubblica" . Siamo ancora in una fase di assestamento sociale dove i conflitti di classe rimangono evidenti e il "benessere" generalizzato, auspicato e profetizzato, è ben lungi dall'essere attuato. Il percorso intrapreso dai nuovi politici ha i suoi tempi e le sue difficoltà ma deve essere perseguito con razionalità e fiducia per non scivolare in pericolose ricadute. Il sostegno dell' Europa dovrà essere continuo, stimolante e anche coraggioso inviando "veri" e "serii" rapprentanti istituzionali di provata esperienza che possano sviluppare strategie comuni per ripristinare quel ruolo storico e indiscusso nell'area mediterranea. I personaggi che continuavano a scommettere sulla solidità del vecchio sistema, anche nel giorno stesso della fuga di Ben Ali, non sono più presentabili e dovrebbero cambiare aria per non ostacolare questo nuovo processo di collaborazione ed assumersi le loro responsabilità di "furbetti del quartierino", perseguito per anni alle spalle della nostra comunità e del popolo tunisino. Dal nostro blog possiamo solo denunciare questi atteggiamenti e auspicare un augurio ai nostri amici tunisini di un futuro sereno e di continuare a convivere in questa terra amica.

venerdì 6 gennaio 2012

Notizie Tunisia 06/01/2011

Il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, si trova oggi a Tunisi. La capitale della Tunisia rappresenta la prima tappa di una serie di missioni nel Mediterraneo: nel corso di questo mese, infatti, il ministro si recherà in Egitto e Libia, altri due Paesi protagonisti della primavera araba. Nel corso della visita, Terzi incontrerà il presidente della Repubblica, Moncef Marzouki, il premier, Hamadi Jebali, e il suo alter ego tunisino, Rafik Abdessalem. Nella mattinata odierna, invece, è in corso il colloquio con il presidente dell'Assemblea Costituente, Mustafa Ben Jaafar. Si tratta della prima visita di un esponente del governo italiano in Tunisia dopo l'insediamento dell'organo di consultazione costituzionale, il 22 novembre scorso, e del nuovo governo. 


continua su: IBTIMES






Un disoccupato si e' dato fuoco oggi di fronte al principale edificio governativo della povera provincia tunisina di Gafsa, mentre tre ministri visitavano la zona. L'uomo, un 48enne, padre di tre figli, che chiedeva di incontrare i ministri insieme ad altri disoccupati, e' morto in serata dopo essere stato trasportato in condizioni critiche in ospedale. " La situazione preoccupa molto e puo' degenerare", ha riferito il sindacalista Amar Amroussia, aggiungendo che ci sono gia' stati scontri tr alocali e forze di sicurezza.

Nel dicembre del 2010 un gesto analogo, quello di Mohamed Bouazizi, un giovane fruttivendolo che nella citta' di Sidi Bouzid, si diede fuoco per protesta contro le angherie della polizia, diede inizio alle proteste che poi scaturirono nella cosiddetta primavera araba.



continua su: RAINEWS24



giovedì 5 gennaio 2012

Notizie Tunisia 5 Gennaio 2012

(ANSAmed) - TUNISI, 05 GEN - Operai di cantieri ed altri impiegati in attività lavorative il cui contratto di lavoro scade oggi, giovedi', hanno bloccato la principale strada di Sidi Bouzid rivendicando, scrive la Tap, "un regolamento della loro situazione ed un rispetto delle promesse fatte". Il blocco, secondo la Tap, ha causato scontri tra manifestanti ed automobilisti, "in assenza delle forze dell'ordine e dell'esercito". Da parte sua, il personale del governatorato e delle delegazioni (est ed ovest) di Sidi Bouzid da ieri ha interrotto il lavoro in segno di protesta contro una serie di aggressioni nei loro confronti. Torneranno ai loro uffici, scrive ancora la Tap, quando verrà ristabilita la sicurezza.(ANSAmed).


(ANSAmed) - TUNISI, 05 GEN - Ismail Haniyeh, capo del movimento palestinese islamista Hamas, é giunto oggi a Tunisi proveniente dalla Turchia. Haniyeh, accompagnato da una delegazione di una ventina di responsabili di Hamas, é stato accolto all'aeroporto, oltre che dal primo ministro Hamadi Jebali e dal capo di Ennahdha, Rached Ghannouchi, da alcune migliaia di persone inneggianti alla libertà della Palestina.




(ANSAmed) - TUNISI, 5 GEN - L'indice dei prezzi al consumo delle famiglie é aumentato, a dicembre, dello 0,2% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Una relativa stabilità che l' Istituto Nazionale della Statistica (Ins) attribuisce ai ribassi rilevati nei settori dell'alimentazione e delle bevande. In particolare, l'Ins riporta diminuzioni dell' 8,6% dei prezzi dei volatili, del 5,3% delle uova, dello 0,7% degli olii alimentari.


http://www.travelquotidiano.com : Nonostante gli stravolgimenti causati dalla Primavera araba e la crisi finanziaria che colpisce i paesi d'origine della clientela, la Tunisia continua ad essere una mecca del turismo terapeutico, talassoterapia in testa. E' questa il punto di forza di numerosi alberghi sulla costa tunisina del Mediterraneo, che continuano a fare affari d'oro, nonostante il settore nel 2011 abbia registrato un calo del 60% a livello mondiale. Le località affermatesi come poli di questo genere di turismo sono Sousse, Hammamet, Djerba e Gammarth, dove affluisce la maggior parte dei circa 150 mila clienti esteri e dei 10 mila tunisini convinti delle proprietà salutari dell'acqua marina.









Riaperta la pagina vivretunisie.blogspot.com

Abbiamo il piacere di comunicarvi che da ieri la pagina in lingua francese del nostro blog Vivre en Tunisie è di nuovo attiva e aggiornata.

Redattrice pagina: Sonia ben Ghorbel

Lo staff di viveretunisia.blogspot.com

Cafféitalia - Easy coffee -

domenica 1 gennaio 2012

Tratta di clandestini dalla Tunisia: tre arresti

Tratta di clandestini dalla Tunisia: tre arresti - ParmaToday
E' terminata con l'arresto in flagranza di quattro persone e due ordinanze di custodia cautelare eseguite in carcere l'indagine avviata a marzo dalla Squadra Mobile di Parma e relativa ad un gruppo di persone che si occupava di organizzare l'arrivo di persone extracomunitarie senza documenti nella nostra Penisola, dalla rotta della Turchia, e di farne espatriare altri dall'Italia verso altri Paesi dell'Unione Europea. Tre tunisini, tra cui due fratelli, sono finiti in manette con l'accusa di essere gli organizzatori della tratta di clandestini. I reati contestati sono il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, il falso e la simulazione di reato.

Ci sono tredici indagati in tutta Italia, compresa un'avvocatessa del foro di Parma che, secondo l'accusa, avrebbe organizzato matrimonio di convenienza tra alcuni extracomunitari e donne italiane, allo scopo di fare ottenere ai primi la cittadinanza. La base del gruppo era la kebaberia 'Sapori Mediterranei' in via Garibaldi a Parma, misteriosamente chiusa qualche giorno dagli agenti della Questura. Ora, dopo gli arresti, gli inquirenti hanno rivelato il perchè di quella chiusura forzata



http://www.parmatoday.it
.


Potrebbe interessarti: http://www.parmatoday.it/cronaca/tratta-clandestini-tunisia-arresti.html
Seguici su Facebook: http://www.facebook.com/ParmaToday

Diritti umani, ecco le buone notizie 2011. C'è anche l'Italia con stop a sgombero Rom

Roma, 31 dic. (Adnkronos) - Dal rilascio di prigionieri politici e di coscienza in Tunisia, Iran, Russia, Azerbaigian, Cuba e Myanmar, all'abolizione della pena di morte nell'Illinois, passando per le condanne di spietati personaggi colpevoli di omicidi, massacri e violenze inaudite, fino a una vicenda 'di casa nostra', ovvero il pronunciamento del Consiglio di Stato che ha dichiarato illegale la cosiddetta 'emergenza nomadi', decretata in alcune regioni italiane. Emergenza che aveva portato a sgomberi forzati e altre violazioni dei diritti umani. Sono queste alcune delle "migliori buone notizie del 2011" selezionate da Amnesty International. Ecco la speciale 'classifica' nel dettaglio:

continua su: http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Diritti-umani-ecco-le-buone-notizie-2011-Ce-anche-lItalia-con-stop-a-sgombero-Rom_312806511284.html



Rimanete sempre aggiornati!!