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martedì 25 ottobre 2011

Tunisia, grande attesa per vittoria partito islamico

Decine di troupe e di giornalisti stazionano, da questa mattina, davanti la sede di Tunisi di Ennahdha in attesa che, con il trascorrere delle ore, venga ufficializzata la vittoria del partito islamico alle elezioni. I giornalisti vengono da ogni parte del mondo e, invano, stanno cercando di ottenere commenti ufficiali al voto.

La loro presenza sta, in qualche modo, monopolizzando l'attenzione di decine di attivisti, anch'essi davanti alla sede del partito, che si prestano volentieri a interviste volanti. Il leader di Ennahdha, Rached Gannouchi, non farà invece alcuna dichiarazione ufficiale fino a questa sera, quando l'alta istanza per le elezioni ufficializzerà l'esito dello scrutinio. Il comitato centrale del partito in queste ore è riunito in permanenza nella sede della formazione politica islamica.

Il voto in Tunisia è stato «trasparente». Lo hanno detto gli osservatori dell'Unione Europea, spiegando che nelle elezioni, le prime in un Paese interessato dalle rivolte arabe, ci sono state solo «irregolarità minori». Gli osservatori Ue si sono quindi dichiarati «soddisfatti» per come si sono svolte le operazioni di voto nel 97% dei seggi. 



http://www.unita.it

Tunisia, vittoria islamista

Oggi i risultati, si sa già
che il voto di Ennahda varia tra il 35 e il 40% I democratici del Pdp ammettono la sconfitta:
staremo all’opposizione.



Alla sede di «Ennahda» distribuiscono gelsomini, il simbolo della prima rivoluzione araba. Si vede che avrebbero voglia di gridarla, la loro vittoria, di dare il rompete le righe alla prudenza, sciogliere sin dal mattino i sostenitori per le strade a fare festa e chiasso, ma si trattengono. Questa è gente che ha pazientato vent’anni. Per ora si concedono solo questo elegante gesto simbolico: legittimo, meritato. Sono loro, alfieri di un islamismo che sembra a noi che li scrutiamo dall’altra parte del mare così spolverato ripulito ripatinato con cura da risultare insipido, ad aver ottenuto, con i voti, il diritto di guidarla verso suoi nuovi svolgimenti e esorbitanze. La primavera araba si sta ricolorando, a pennellate vaste o a tocchi tenui e acquerellati. Messaggio forte, da qui, all’Egitto e al Marocco che voteranno nelle prossime settimane, all’Algeria che scruta e attende ancora.

I risultati ufficiali non ci sono, sono annunciati per oggi. E nessuno apertamente li precede. Come se volessero darci una lezione di diritto costituzionale, questi ultimi arrivati alla scuola della democrazia parlamentare che aspirano a essere subito i primi della classe. Ma la «radio araba», ovvero la Strada, fin dalla notte del voto, è una brulicante e mormorosa agitazione. Anche senza i numeri che delineeranno l’assemblea costituente, il dato politico albeggiava con nettezza: Ennahda ha vinto. Dal 35 al 40 per cento. E gli stessi dirigenti, alla fine della giornata, confermano di essere in testa in tutte le circoscrizioni e di avere già ricevuto i complimenti dagli avversari tunisini e dall’estero. Già nella notte sono cominciate le trattative, i contatti, i mercanteggiamenti del dopo: discreti faccendieri al lavoro in vertici fissati in auto parcheggiate in zone discrete quando ancora nei seggi si contavano gli ultimi voti. Si tratta con i militari, soprattutto, e poi con l’élite che ha in mano le redini del Paese, come ai tempi della tirannide paesana di Ben Ali, che cerca garanzie prima di afflosciarsi nel compromesso. Gli islamisti le daranno, sono i primi a non voler stravincere, a voler rassicurare, dentro e fuori la Tunisia.

È un mercato che non è scoccato ieri. Già prima della rivoluzione il dittatore aveva proposto ai leader di Ennahda in esilio la pace: diritto di tornare in cambio della rinuncia al nome e ai propostiti estremisti. Si opponevano non i vecchi, ma i giovani dirigenti rimasti nel Paese. La fuga del dittatore ha soltanto interrotto i contatti.

È stata tratteggiata qui una battaglia tra islamismo e laicità. Scenario mal impostato. Alla fine era la semplice, antica, ben nota lotta di classe: ricchi contro poveri, la Strada contro le ville, i senzatutto contro le élites. Brutalmente, senza mediazioni, senza complicati labirinti ideologici: perché la borghesia qui non è mai stata avanzata e progressista, semmai parassitaria e «compradora».

Gli islamisti hanno interpretato e rappresentato la massa che ha fatto la rivoluzione, gente che crede nel promesso paradiso islamico soprattutto perché vive nell’inferno. Questa è stata rivoluzione profonda totale schietta, non di pochi ricchi guidati da un concetto politico ma di plebi che hanno rotto ogni argine. Insomma, vera rivoluzione, la sola che in ogni tempo sia degna di tal nome, quella che affronta il problema sociale. Ennahda ha considerato questi lazzari, il loro incomposto furore, un buon legno da cavarne ogni forma. Ha distribuito denaro ai poveri, è andata nelle banlieues disperate e puzzolenti, nei villaggi impolverati del Sud-Ovest derelitto, ha pagato matrimoni alle coppie povere, ha fornito alle famiglie i cui figli erano rimasti indietro negli studi il lusso di corsi privati. Sì, un lusso, perché qui duecento dinari per chi ne guadagna 300 sono un sogno. Alla rivoluzione chiedevano soprattutto di distruggere e di mutare. E invece la stavano rubando, la rivoluzione, gli stessi, i soliti: le fraterie, i fautori dell’antico e gli avversari della novità tornavano in auge.

Non importava loro molto di costituzionalismo o assolutismo, la Tunisia eleggeva per la prima volta i suoi padroni ed Ennahda, moderata o no, non era il cambiamento.

Intisar, la figlia di Ghannouci, il leader del partito, una languida bellezza da serenata in velo islamico, folgorante che toglie il fiato. Con inglese perfetto, raccontava ieri come sarà la loro Tunisia: di un realismo costruttore, alacre, fiducioso, lungimirante, senza estremismi. Al suo fianco Suade Abdelramin, lei senza velo, capolista trionfatrice in una circoscrizione della capitale, spiegava che «il partito ha vinto perché è nel cuore dei tunisini». È vero: anche se la campagna elettorale, il porta a porta, l’hanno fatto in molti quartieri le squadre d’assalto salafite, quelli di Tahrir, che ufficialmente Ennahda disconosce e respinge come estremisti. Ancora Suade: «Non vogliamo governare da soli, anzi, crediamo che il mosaico politico della Tunisia sia una forza del Paese e che le donne saranno protagoniste del processo di sviluppo: abbiamo preso l’impegno di fronte al mondo e ai tunisini. Come potremmo tradire?».

Una parte del successo di Ennahda è legato al volto senza velo di questa donna, che ha fatto breccia e rassicurato nei quartieri alti.

Moderati e radicali, uomini dell’esilio e quadri interni, vecchi seminatori di idee e giovani apostoli, reviviscenze che si accampano a fianco a quadrati ingegni manageriali: il mosaico di Ennahda è assai approssimativo, manca ancora di qualsiasi determinazione dottrinale. Solo ora, dopo la vittoria, il partito islamico potrà uscire da questa provvisorietà machiavellica, decidere che cosa vuole essere.

(La Stampa)

lunedì 24 ottobre 2011

Ora tocca aspettare lo spoglio delle schede elettorali

Dopo un'affluenza recordo (dove più del 90% degli aventi diritto hanno votato) tocca aspettare lo spoglio elettorale.



Donne ed elezioni

Donne ed elezioni della costituente





Voto in Tunisia, grande affluenza alle urne. In vantaggio partito filo islamico an-Nahda

Tunisi, 24 ott. (Adnkronos/Aki) - Il partito islamico di 'al-Nahda', guidato da Rashid Ghannouchi, è avanti in tutte le province tunisine, mentre al secondo posto si piazza il Partito del Congresso per la Repubblica (Cpr) di estrazione laica. Sono queste le indiscrezioni fornite dalla tv satellitare 'al-Arabiya' che emergono dai risultati ottenuti su un campione rappresentativo delle elezioni che si sono svolte ieri in Tunisia.
La grande affluenza alle elezioni tunisine potrebbe far slittare la proclamazione dei risultati del voto, inizialmente prevista per la tarda serata di oggi. Secondo gli ultimi dati, circa il 90% degli aventi diritto registrati si è presentato alle urne, per scegliere i 217 membri dell'Assemblea Costituente, che nominerà un governo ad interim, lavorerà alla nuova Costituzione e preparerà il terreno per le elezioni parlamentari e presidenziali, le prime dopo la caduta di Zine el Abidine Ben Ali.
In tutto si sono registrati nelle liste elettorali 4,1 milioni di cittadini aventi diritto, mentre altri 3,1 milioni, pur potendo partecipare al voto, non si sono registrati, come riporta la tv satellitare al-Jazeera.
Ali Marayedh, membro del comitato esecutivo del partito islamico tunisino an-Nahda, dichiara all'agenzia tedesca Dpa: "I risultati in varie regioni mostrano che an-Nahda è largamente in vantaggio, con consensi che oscillano tra il 25 al 50% a seconda delle regioni". Le operazioni di scrutinio proseguono e per ora non arrivano dalla commissione elettorale proiezioni ufficiali, ma le prime indiscrezioni sembrano confermare i pronostici.
Anche Maya Jribi, portavoce del Partito democratico progressista, una delle formazioni laiche che hanno sfidato an-Nahda, ha ammesso il vantaggio del partito rivale. "E' una svolta nella storia della Tunisia, che è sempre stata un paese modernista e aperto, e ora fa una scelta largamente islamica", ha detto alla radio France Info.
Il segretario generale dell'Unione, Ahmed Inoubli, commentando con AKI-ADNKRONOS INTERNATIONAL i primi dati ha dichiarato che se l'Unione democratica unionista riuscirà a ottenere anche un solo seggio sarà "sufficiente".
Il primo degli eletti per la circoscrizione italiana nell'ambito delle elezioni tunisine, Osama al-Saghir, annuncia ad AKI: "Quello di an-Nahda è il primo partito tra i tunisini che vivono in Italia, abbiamo vinto con il 51% dei voti eleggendo due delegati su tre all'Assemblea costituente di Tunisi".
"Nel paese la partecipazione al voto è stata molto alta - ha spiegato - la nostra lista, quella di an-Nahda, ha ottenuto il 51% dei voti". Oltre ad al-Saghir, che ha 28 anni ed è stato presidente dei Giovani musulmani d'Italia, è stata eletta anche Imen Ben Mohammad, numero due della lista del partito islamico. Si tratta di una studentessa universitaria che vive a Roma, anche lei dei Giovani musulmani, figlia di uno dei responsabili della moschea del quartiere Centocelle.
Il partito an-Nahda ha conquistato la "simpatia e il sostegno" dei tunisini alle elezioni che si sono svolte domenica, ha commentato Ali al-Arid, esponente del movimento filo-islamico. Il successo di an-Nahda non è solo in patria, ma anche all'estero, ha detto Arid. Le prime indiscrezioni sull'esito del voto danno 'an-Nahda' in testa nelle province di Sfax, Baja, Madanin, Tunisi e Ben Arous.


(adnkronos.com)

domenica 23 ottobre 2011

Video: elezioni in Tunisia

www.euronews.net

Notizie elezioni: Commissione voto:affluenza a 70%

(ANSA) - TUNISI, 23 OTT - E' vicino al 70 per cento del totale degli aventi diritto il numero di chi, in Tunisia, e' gia' andato a votare per l'elezione della Assemblea costituente. Lo ha detto il presidente della Commissione elettorale, Kamel Jendoubi, a meno di due ore dalla chiusura delle votazioni, prevista per le 19.00 ora locale (le 20 in Italia). Jendoubi ha precisato che in alcune circoscrizioni la percentuale ha superato l'80 per cento, con un trend costante.



Tunisia: elezioni, lunghe file ai seggi

(ANSA) - TUNISI, 23 OTT - Interminabili file, a Tunisi, ai seggi per il voto per l'Assemblea costituente, con tempi d'attesa molto lunghi. Gia' prima dell'apertura dei seggi alle 7:00 centinaia di elettori erano in attesa e ora, davanti ad alcuni seggi elettorali ci sono in fila anche un migliaio di elettori. I tempi per le operazioni di voto (che si dovrebbero svolgere nel giro di pochi minuti) si stanno allungando, ma senza che siano segnalati problemi.



Sisma in Turchia. «Forse mille morti»

Terremoto a Van, si teme un bilancio pesante
MILANO - Un forte terremoto nella provincia turca di Van, nell'est del Paese, ha causato il crollo di almeno quaranta edifici e si teme un bilancio pesante. L'Osservatorio Kandilli di Istanbul ha fornito una prima stima che si aggira tra i 500 e i mille morti. In un primo momento l'istituto aveva parlato di un sisma di 6.6 gradi della scala Richter. Poi però ha rettificato facendo propri i numeri forniti dall'Istituto geologico americano, che ha invece registrato da subito una scossa di magnitudo 7.3, con profondità di 7,2 chilometri. Recep Tayyip Erdogan si sta recando a Van. Senza fornire cifre, anche l'Ufficio del primo ministro turco ha confermato che il sisma ha causato vittime e danni.

VITTIME E PANICO - «Ci sono molte vittime. Parecchi edifici sono crollati, c'è tanta distruzione», ha riferito alla televisione turca Ntv il sindaco di Ercis. «Abbiamo urgente bisogno di aiuto, di medici», ha aggiunto. Nella cittadina sono crollati venticinque condomini e un dormitorio. Lo ha reso noto la Mezzaluna Rossa turca, aggiungendo che i suoi soccorritori hanno estratto dalle macerie del dormitorio diverse persone ferite. Nella provincia di Mus sono crollati i minareti di due moschee. «Alcuni cittadini sono intrappolati sotto le macerie di edifici nel centro di Van», scrive l'agenzia Anadolu riferendosi alla città da oltre 330 mila abitanti. L'epicentro del sisma, ha precisato l'Osservatorio Kandilli, è stato localizzato nel villaggio di Tabanli, sempre nella provincia di Van. Il terremoto è avvenuto alle 13:41 locali (le 12:41 italiane) ed è stato avvertito fra l'altro a Diyarbakir, Sirnak, Siirt e Mardin. A Van - che conta 380.000 abitanti - si è «diffuso un grande panico», ha riferito il sindaco Bekir Kaya alla tv privata Ntv. Specialisti turchi intervistati dai media sottolineano come in Turchia le norme anti-sismiche non vengano spesso rispettate e quindi i danni possano risultati ingenti.


(Corriere della Sera)

Prime elezioni in Tunisia Incubo estremisti sul voto


A poche ore dalla violenta uscita di scena del terzo raìs arabo in pochi mesi, la Tunisia si prepara alle sue prime elezioni libere. Gli elettori votano oggi per scegliere i 218 membri di un’assemblea costituente che dovrà riscrivere la Costituzione e nominare un governo in carica per un anno, il tempo necessario alla stesura della Carta fondamentale.
In un momento di stallo nelle rivolte che da gennaio scuotono il Medio Oriente e il Nord Africa, la drammatica fine del raìs libico e l’inedito voto possono cambiare il passo degli eventi regionali. «Quello che accade ora in Tunisia deve essere una fonte di ispirazione e incoraggiamento per il popolo libico», ha scritto il quotidiano tunisino in lingua francese La Presse, augurando ai vicini una transizione politica ordinata. E in queste ore si guarda alla Tunisia proprio per capire che tipo di transizione il Paese sarà in grado di offrire e quale sistema politico emergerà dalle urne. Tunisi diventa banco di prova, possibile modello per il mondo arabo toccato dagli sconvolgimenti rivoluzionari: la Libia ormai nell’era del post Gheddafi, l’Egitto al voto del 28 novembre. In Tunisia la frenesia elettorale emerge dai numeri. Sono più di cento i partiti in gara, in un Paese che fino a qualche mese fa era retto da un uomo solo, l’ex presidente Zine El Abidine Ben Ali, alla testa di un unico gruppo politico. Il sistema proporzionale vuole garantire una rappresentanza di tutti nella futura Assemblea, evitando che un solo movimento possa influenzare troppo la stesura della Costituzione.
La campagna elettorale è stata caratterizzata da polemiche e controversie attorno al ruolo della religione sulla scena politica a causa dell’ascesa del partito islamico Ennahda, bandito ai tempi del regime, quando perfino frequentare troppo la moschea o portare la barba lunga, segno di pietà nell’islam, significava attirare l’attenzione dei servizi segreti. Ennahda oggi è il favorito al voto. Secondo i sondaggi il movimento potrebbe prendere dal 20 al 40% delle preferenze, soprattutto nei villaggi ruruali, più lontani dalla laica realtà della capitale. La sua forza elettorale preoccupa chi in Tunisia teme che una vittoria degli islamisti possa significare l’avvento di una teocrazia, la limitazione dei diritti delle donne in un Paese relativamente laico rispetto ai vicini arabi e in cui da decenni un codice della famiglia garantisce le donne nei contratti di matrimonio, divorzio e vieta la poligamia. Per i sostenitori di Ennahda, un successo del partito darebbe alla Tunisia la possibilità di sperimentare un islam politico moderato alla turca. Il movimento ha fatto campagna sottolineando la sua adesione a principi democratici e alla difesa dei diritti delle donne. I suoi detrattori lo hanno accusato però di usare un discorso moderato sulla scena politica e radicale nelle moschee. A inasprire i toni, l’ambiguità di membri di Ennahda all’indomani dell’assalto di un gruppo di salafiti, musulmani ultra conservatori, alla tv Nessma, rea ai loro occhi di aver mandato in onda Persepolis, cartone della iraniana Marjane Satrapi, dove Allah è rappresentanto, contro i principi islamici, in forme umane. Ennahda, pur condannando le violenze, non ha preso le distanze chiaramente dai salafiti: «Non ci danno veramente fastidio», ha detto Hamadi Jebali, segretario generale del partito, secondo il Monde.
In gara contro Ennahda - e con maggiori speranze di successo - ci sono alcuni gruppi politici laici come il movimento centrista Partito democratico progressista di Ahmed Najib Chebbi, storico oppositore di Ben Ali; Ettakol - Forum democratico per il lavoro e le libertà, del social-democratico Mustafa Ben Jaafar; il Polo democratico modernista, coalizione di partiti di sinistra, che più si oppone al discorso religioso di Ennahda; il Congresso per la Repubblica dell’attivista democratico Moncef Marzouk.


Tunisia al voto. Con l'aiuto della Rete

Si vota, entusiasmo nel Paese

MILANO - Un test online per scegliere i candidati, un aggregatore su Facebook per i principali partiti, una pagina di link per orientarsi meglio su Twitter: la nuova Tunisia nasce sotto il segno del web. Il Paese dove nel gennaio scorso è iniziata la Primavera araba domenica vota per la costituente e la chiamata alle urne si fa (anche) sulla Rete.

GUIDA E ORIENTAMENTI - In lizza per l’Assemblea costituente che darà un nuovo volto al Paese dopo 22 anni di dittatura e otto mesi di governo provvisorio ci sono 116 partiti ufficialmente riconosciuti e migliaia di liste in gran parte indipendenti. Non tutte con i fondi necessari per una vera e propria campagna elettorale. Se ne sono accorti i ragazzi del gruppo Jeunes Indépendent Démocrats (JID), che all’indomani della caduta del regime di Zine El Abidine Ben Alì hanno creato una piattaforma di informazione online. In vista delle elezioni – e con il sostegno del ministero dell’Economia tedesco – hanno messo in piedi una guida al voto sotto forma di test. Ad affermazioni come "Il Presidente della repubblica deve essere eletto dal popolo ed essere il capo dell'esecutivo", "I partiti politici devono essere finanziati dal governo", "Stato e religione devono essere separati" si può rispondere con "d'accordo", "non d'accordo", "senza opinione in merito": dall’elaborazione delle risposte il test indica all’utente a quale dei partiti più importanti si avvicinano le sue posizioni personali.

Maya Jribi, segretario del Pdp, partito democratico progressita (Afp)
Maya Jribi, segretario del Pdp, partito democratico progressita (Afp)
SENSIBILIZZAZIONE - Più sobria, la testata online Ajido propone uncomparatore di programmi politici. Ma offre anche un collegamento a Twitter tramite i link alle parole chiave, gli hashtag, da usare durante le elezioni – un modo per coinvolgere anche chi non ha un account nel sito di microblogging usato per organizzare la rivolta nel gennaio scorso. Anche Facebook torna protagonista: sulla Pagina ufficiale dei partiti politici compare la lista con tutti i link delle principali formazioni sbarcate sul web. Parte dal web pure il progetto La Tunisie vote. Focalizzato sulle elezioni, si propone di formare sul campo un gruppo di giovani giornalisti in arrivo da tutto il Paese: lo scopo è ridurre il gap informativo tra Tunisi, la capitale, e la provincia. Almeno sul web. Poteva mancare Youtube? In attesa dell’apertura dei seggi qualche video ha già fatto scalpore. Come quello in cui si vede un enorme manifesto raffigurante Ben Alì affisso su un muro della Goulette, un quartiere di Tunisi: dopo alcuni attimi di stupore, una folla arrabbiata lo strappa per scoprire, sotto, un secondo poster che invita i cittadini ad andare a votare. Il ritorno del dittatore? No. Solo una trovata dell’associazione Engagement citoyen per sensibilizzare i tunisini.


(corriere della sera)

Arabia Saudita: morto l'erede al trono

Si complica la successione al trono dell'Arabia Saudita. È morto infatti l'erede al trono, il principe Sultan bin Abdul Aziz Al Saud.

CHI ERA - Il palazzo reale ha annunciato ufficialmente la morte del principe ereditario. Sultan bin Abdul Aziz Al Saud, nato secondo i sauditi il 5 gennaio 1928, a Riyad, ma secondo alcune fonti occidentali sarebbe nato nel 1924, era il quindicesimo figlio del Re Abdul Aziz e di sua madre principessa Hassa Al-Sudairi. Il principe, il primo nella linea di successione, è stato ministro della Difesa, ed era dal mese di giugno negli Stati Uniti per esami medici e negli ultimi anni si era assentato dal suo paese diverse volte per motivi di salute.

LA SUCCESSIONE - Sultan, fratellastro del malato re Abdullah, era anche il vice premier del regno nonché ministro della Difesa e dell'aviazione. Con la sua morte, si apre il problema della successione al trono. Il favorito sembra essere il principe Nayef, potente ministro dell'Interno. Dopo la malattia di Sultan il re sembrò pensare a tale soluzione nominando nel 2009 Nayef secondo vice primo ministro, incarico tradizionalmente ricoperto dal terzo in linea successione. Abdullah è stato considerato da alcuni un riformatore: ha cercato di migliorare la posizione delle donne e di modernizzare il regno nonostante alcune reazioni negative da parte del clero ultra-conservatore wahhabita, che concede alla famiglia reale la legittimità religiosa necessaria per governare. Nayef sembra invece più vicino alle posizioni del clero.

(Corriere della Sera)

venerdì 21 ottobre 2011

Il Partito dei Pirati Tunisino


Tra le 81 formazioni politiche che domenica in Tunisia parteciperanno alle prime elezioni libere dopo la caduta del regime di Zine El Abidine Ben Ali, c’è anche il Tunisian Pirate Party (PPT), il Partito dei Pirati Tunisino.
Nato nel 2010, è stato il primo Partito dei Pirati del continente africano. Fa parte del movimento dei pirati internazionale di cui ha fatto propria la linea politica: riforma delle leggi sul copyright in rete, difesa e promozione dei diritti civili, realizzazione di una democrazia diretta, trasparenza del sistema politico e tutela della privacy su internet.
Tutte rivendicazioni che in Tunisia è molto più difficile sostenere rispetto che in Svezia, dove il Partito dei Pirati è nato, o in Germania dove recentemente ha conquistato 19 seggi nel Parlamento regionale di Berlino.
Durante la protesta contro il regime di Zine El Abidine Ben Ali i membri del partito sono stati in prima linea nella diffusione delle notizie e dei video attraverso internet e nell’organizzazione delle manifestazioni. Due membri del Partito dei Pirati Tunisino, Slim Amamou e Azyz Ammami, sono stati arrestati e torturati per queste attività.
Dopo la caduta del regime di Ben Ali, Slim Amamou, che oltre ad essere un blogger molto influente nel Paese è anche amministratore delegato di una società di sviluppo per il web, è stato nominato ministro della Gioventù e dello Sport nel governo transitorio di Mohamed Ghannouchi. Carica che ha mantenuto soltanto cinque mesi, da gennaio a maggio quando si è dimesso dopo che il Governo aveva bloccato diversi siti web.
Domenica il Partito Pirata Tunisino avrà l’opportunità partecipare all’elezione dei 218 membri della nascente Assemblea nazionale costituente che avrà il compito di scrivere la nuova Costituzione della Tunisia.



Gheddafi: le reazioni a Tunisi alla vigilia del voto

Prima: che delusione, che orrore, che schifo la uccisione di Gheddafi. E che dispiacere anche sentire che lo scenario in cui mi trovo, la Tunisia pre-elettorale, viene completamente emarginato nella gerarchia mediatica dal sangue libico. Poi, poco dopo: che comprensione, che solidarietàcoi libici e i tunisini festanti davanti all’ambasciata libica di Tunisi, che tenerezza e che simpatia i ragazzi mutilati dalle bombe dei gheddafisti che addirittura si arrampicano senza mani sul cornicione. Ho provato questo cambio, o meglio questa alternanza di sentimenti in poche ore, ed è davvero una questione di punti di vista.






continua su:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/20/gheddafi-le-reazioni-a-tunisi-alla-vigilia-del-voto/165186/

giovedì 20 ottobre 2011

La Tunisia divisa tra Corano e Costituzione

A Tunisi si fa il conto alla rovescia per l’elezione dell’Assemblea costituente che avrà il compito di dare una nuova Carta fondamentale al Paese. Le urne si apriranno venerdì mattina, e si chiuderanno domenica in serata. Intanto il clima si è scaldato in queste ultime settimane provocando una spaccatura all’interno della popolazione: da una parte i fondamentalisti del Corano, dall’altra i democratici “costituzionalisti”. Questa scissione è nata proprio dopo le intense proteste dei “salafiti” (islamisti sunniti radicali) in tutto il Paese, rei di aver attaccato la sede principale dell’emittente televisiva Nessma e incendiato la casa del suo presidente, dopo che quest’ultimo aveva fatto trasmettere in Tv “Persepolis”, il film franco-iraniano ritenuto offensivo nei confronti dell’Islam. In migliaia sono scesi questa settimana nella piazza centrale di Tunisi per condannare il pensiero integralista: la manifestazione ricca di cartelli e di slogan, ha chiesto “la libertà di espressione” come sinonimo di democrazia, dicendo “no” alla chiusura dell’emittente televisiva Nessma. Proteste e contro-proteste che rispecchiano l’atmosfera nel Paese, l’aria che si respira a poche ore dalle elezioni, le prime da quando la “primavera tunisina” è sbocciata.
A contendersi la maggioranza ci sono più di cento partiti politici, tuttavia due scuole di pensiero sembrano staccarsi dall’insieme dei gruppuscoli in gara: quella democratico-costituzionalista e quella coranico-islamica.
La prima, sembra incarnarsi in Ahmed Nejib Chebbi, fondatore del Partito Democratico e Progressista (PDP) e nel suo attuale leader donna Maya Jribi. Gruppo “centrista sociale”, questa fazione politica si fa portatrice di un progetto nazionale e sociale, che si dice capace di rialzare la Tunisia attraverso un processo democratico e laico, dato che il PDP scrive nel suo programma “che il Paese deve attuare una perfetta separazione tra lo Stato e la religione”.
Il secondo invece, è tutto radicato nel partito Ennahda e nel suo portavoce Rachid El Ghannouchi. Un gruppo sgradito ai laici tunisini, poiché sembrerebbe risultare favorito con il 20% delle preferenze. Il Movimento della rinascita (Ennahda in lingua araba) è stato ostracizzato dal governo di Ben Ali per le sue tendenze integraliste e estremiste nel 1989 ed è stato poi legalizzato dal nuovo governo di unione nazionale dopo la “Rivoluzione dei gelsomini”. È un partito politico che si definisce vicino all’AKP, partito islamo-conservatore a capo della Turchia che si ispira fortemente agli scritti di Sayyid Qutb e Hassan El-Habba (fondatori del movimento dei Fratelli musulmani), ed è legato per l’appunto al gruppo politico-religioso egiziano. Il movimento non preconizza la restaurazione di un califfato islamico o di una cosiddetta “Repubblica Islamica” tipo Iran, e, nonostante le idee siano d’impronta fondamentalista, riconosce un sistema pluralista (nei giorni scorsi avevano tra l’altro condannato gli atti dei salafiti contro Nessma Tv). I suoi oppositori in Tunisia lo hanno definito come “portatore di uno Stato ideologico fondato sul Corano e non sui principi della democrazia”, loro si definiscono invece come veri e unici protettori dell’Islam in quanto principale religione del Paese.
Con l’ascesa di Ennahda, le elezioni sembrerebbero orientarsi prevalentemente sulla questione sociale e religiosa, più che su quella economica. Non essendoci una netta separazione tra il potere spirituale e quello temporale nel Corano, - a differenza del Cristianesimo dove appunto esiste il principio evangelico: “Date a Cesare ciò che è di Cesare; e a Dio ciò che è di Dio” - sarà di fondamentale importanza per l’Assemblea Costituente delineare i rapporti tra Islam e Stato, tra religione e società civile. Proprio perché alcune interpretazioni dell’Islam prescrivono una legge, la “shariah”, che in teoria si propone come “legge divina” e suprema dell’Umma (tutta la comunità musulmana) e quindi al di sopra delle leggi dello Stato. É una problematica quella politico-religiosa alla quale tutti i Paesi arabo-musulmani, Tunisia compresa, devono dare una risposta chiara.





http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=10987

Elezioni: Esclusivo,primo voto in Australia


Tunisia: 4,9 miliardi di dollari per la "città dello sport"


Secondo Victor Shenoda, CEO di Sports Cities International (SCI), i lavori al progetto in Tunisia da $4.9 miliardi Tunis Sports City / Cedar cominceranno a breve. SCI e’ una sussidiaria del Bukhtair Group di Sharjah e la Dubai Sports City, lanciata nel marzo 2004, e’ il suo progetto principale. ''I Lavori infrastrutturali alla Tunis Sports City erano gia’ cominciati prima delle recenti agitazioni, e sono poi stati interrotti per un certo periodo di tempo. Ci aspettiamo di riavviarli presto'', ha dichiarato Shenoda.
Il completamento del progetto da 256 ettari e’ previsto entro il 2025. Il comprensorio ospitera' 30.000 abitanti in un quartiere residenziale comprendente un campo da golf a 18 buche, 49 ville di lusso, due zone urbane residenziali e dieci grattacieli, oltre a nove accademie sportive, uno stadio scoperto da 10.000 posti e uno coperto da 5.000, e almeno una piscina di dimensioni olimpiche.

Gheddafi ucciso, corpo a Misurata. Era in una buca, ha urlato: 'Non sparate'


SIRTE - Muammar Gheddafi è stato ucciso: la notizia è stata confermata ufficialmente dal Cnt, il governo transitorio libico. Il Cnt riferisce della morte di Gheddafi in seguito alle ferite riportate durante la cattura. Al Jazira, citando sue fonti, riporta che il rais è stato ucciso durante una sparatoria. Secondo Libya Tv, Gheddafi sarebbe stato ucciso con un colpo alla testa.
Il colonnello era stato catturato in una buca a Sirte e davanti ai combattenti del Cnt ha urlato: "Non sparate, non sparate!". Lo riferiscono gli insorti.
Mutassim Gheddafi, uno dei figli del rais, è stato trovato morto a Sirte. Lo ha riferito un comandante del Cnt.
Il figlio di Gheddafi Saif al Islam dovrebbe essere ancora alla macchia nel deserto libico meridionale. Lo ha detto un membro del Consiglio nazionale transitorio ad al Jazira.
Secondo l'emittente Libya Tv arrestato il potente capo dei servizi segreti dell'ex regime Abdallah Senoussi.
Le forze militari del Consiglio di transizione libico hanno annunciato di aver conquistato le ultime posizioni tenute dai pro-Gheddafi a Sirte. 'Sirte è stata liberata. Non ci sono più forze di Gheddafi' ha detto il colonnello Yunus Al Abdali. 'Stiamo dando la caccia ai suoi combattenti che stanno cercando di fuggire".
Citando fonti del Cnt, al Arabiya riferisce che a Sirte sono stati arrestati anche il ministro dell'Istruzione dell'ex regime Ahmed Ibrahim e uno dei consiglieri di Mutassim Gheddafi, figlio del rais.
La gente festeggia nelle città libiche la notizia della cattura di Gheddafi. Con continui collegamenti telefonici l'emittente araba Libia Tv sta facendo sentire la gioia dei cittadini, che si sono riversati sulle strade alla notizia, diffusa dal Cnt, dell'arresto del rais.


Tunisia; Elezioni, ragazza in Australia la prima al voto

(ANSA) - TUNISI, 20 OTT - E' stato di una ragazza, in un seggio istituito per i tunisini residenti in Australia, a Canberra, capitale federale, il primo voto in assoluto per l'elezione dell'Assemblea costituente. Si chiama Nejia Oun ed e' entrata nel seggio indossando, su una corta gonna di jeans, un maglioncino rosso, come il colore della bandiera nazionale tunisina. Ad accoglierla i cinque componenti il seggio, il cui presidente, alla fine delle operazioni di voto, le ha stretto la mano. Una curiosita': l'urna, a differenza di quelle usate in Tunisia, non e' in plexiglas (quindi trasparente), ma in plastica bianca. La Commissione governativa indipendente che ha organizzato la macchina elettorle ha messo, sul suo sito, il video che fa vedere Nejia al voto. Ed e' significativo che il primo voto, in una campagna elettorale fortemente caratterizzata dal dibattito sulla condizione femminile, sia stato di una donna.

Nejia Oun, in una strana intervista, in cui ha inframezzato frasi in inglese, arabo e francese, ha sottolineato l'importanza del voto ricordando come esso sia stato, in un certo senso, reso possibile dal sacrificio di Mohamed Bouzizi, il giovane commerciante ambulante di Sidi Bouzid che si suicido' con il fuoco dando il via alle proteste culminate con la fuga del dittatore Ben Ali. (ANSA).




mercoledì 19 ottobre 2011

Tunisia Notizie: Compare gigantografia Ben Ali

(ANSA) - TUNISI, 18 OTT - Curiosita', incredulita', rabbia: questi i sentimenti provocati a Tunisi dalla comparsa sui muri del vecchio forte La Karaka di una gigantografia dell'ex dittatore Zine El Abidine Ben Ali. A un certo punto in molti si sono lanciati contro la gigantografia, strappandola dai supporti. Allora e' apparsa una grande scritta: ''Attenzione: la dittatura potrebbe tornare''. Domenica si vota per le politiche.

La 'provocazione' e' stata organizzata dall'associazione Engagement Citoyen. (ANSA).









http://www.ansa.it

martedì 18 ottobre 2011

TUNISIA AL VOTO, CRAXI: GLI ESTREMISTI NON PREVARRANNO

(VELINO) Roma, 18 ott. - "La societa' tunisina e' arrivata a un grado di maturita' tale da non consentire alle forze piu' estremiste di prevalere". Il sottosegretario agli Esteri, Stefania Craxi, esprime cauto ottimismo sul voto del 23 ottobre, data stabilita per l'elezione dell'Assemblea costituente, prima tappa di un processo di transizione cominciato con la destituzione del presidente Zine El Abidine Ben Ali. "E' stato avviato un processo di transizione, la situazione appare alquanto tranquilla - sottolinea Craxi -, continuo a confidare in un Paese che ha fondamentali buoni, che da' prova di stabilita' e che va per questo sostenuto da tutta la comunita' internazionale". Non mancano pero' i timori di disordini durante le operazioni di voto, cosi' come di un'avanzata delle forze piu' estremiste. E l'appuntamento con le urne rappresenta un primo, importante test per tutto il Paese. "Non sara' semplice", ammette il sottosegretario, assicurando che l'Italia continuera' a fare la sua parte e a "rimanere al fianco del popolo tunisino". "Abbiamo orientato i progetti di cooperazione al sostegno economico, siamo intervenuti nelle aree piu' depresse, che hanno messo in evidenza quel disagio sociale che e' stato il motore della rivoluzione - ricorda Craxi -. Continuiamo a sostenerli nei settori da loro richiesti, dalla formazione di manodopera qualificata al processo di institution building". L'obiettivo e' il consolidamento delle istituzioni democratiche, nel pieno rispetto del principio di ownership. "I tunisini, come altri popoli, hanno detto chiaramente all'Occidente che vogliono prendere in mano il loro destino - chiosa -, quella voce va ascoltata". vel .










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Libia: ex premier in ospedale dopo lo sciopero della fame


TUNISI, 18 OTT – L'ex primo ministro di Muammar Gheddafi, Al-Baghdadi Ali al-Mahmoudi, fuggito in Tunisia dopo la caduta del regime del colonnello libico, e' stato ricoverato in un ospedale di Tunisi per complicazioni a seguito di uno sciopero della fame: lo hanno riferito i suoi legali.
L'ex premier libico si trova in stato di detenzione, mentre il governo tunisino esamina una richiesta di estradizione da parte del nuovo governo libico.
"Per effetto del suo sciopero della fame, Mahamoudi ha gravi problemi di cuore, considerando anche che e' diabetico", ha dichiarato alla Reuters il suo avvocato Mabrouk Korchid.




Dal Marocco allo Yemen Ecco i costi delle Primavere arabe

Cinquantacinque miliardi di dollari. Tanto sarebbero costate le rivolte della Primavera araba alle economie della regione che va dal Marocco allo Yemen. La cifra è contenuta in uno studio di Geopolicity, una società di consulenza strategica con base negli Usa e negli Emirati arabi uniti. I paesi colpiti, ovviamente, sono Libia, Egitto, Tunisia Siria.

Il rapporto, basato sui dati del Fondo monetario internazionale (Fmi) e sulle stime dei ricercatori di Geopolicity, si presenta come una sorta di guida per aiutare la comunità internazionale a valutare la dimensione dell’aiuto economico da fornire ai paesi arabi che si sono avviati sulla strada della transizione democratica. I ricercatori, infatti, non mancano di sottolineare come «l’appoggio promesso al G8 di Deauville del maggio 2011 non si è ancora materializzato». Le ragioni del ritardo di Stati Uniti ed Europa nel fornire sostegno economico ai paesi in transizione sono da ricercare in una serie di fattori, non ultima la crisi finanziaria che il mondo occidentale sta attraversando, a cui si sommano le spese per gli interventi militari in Afghanistan e in Iraq e soprattutto la mancanza di una «road map», sia a Washington che a Bruxelles e nelle altre capitali europee, per il futuro delle relazioni con la sponda sud del Mediterraneo.















continua su http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/18/dal-marocco-allo-yemenecco-i-costi-delle-primavere-arabe/164407/

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