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giovedì 30 giugno 2011

TUNISIA: PRIMO MINISTRO INCONTRA PRESIDENTE ENNAHDHA

TUNISI, 30 GIU - I motivi che hanno indotto il partito del Movimento Ennahdha ad uscire dall'Alta istanza per la realizzazione degli obiettivi della rivoluzione e le possibilità di un suo rientro, sono stati esaminati oggi nel corso di un incontro che il primo ministro del governo di transizione, Béji Caid Essebsi, ha avuto con il presidente di Ennahdha, Rached El Ghannouchi. Il suo partito ha detto tra l'altro Ghannouchi, riporta l'agenzia di stampa Tap, ritiene che l' Alta istanza "ha deviato dalla strada principale, che deve essere al servizio della scadenza elettorale fissata il prossimo 23 ottobre", preoccupandosi di altre questioni quali "la pubblicazione di dichiarazione su questioni culturali o l' elaborazione di patti o di legislazioni che sono di competenza dell' Assemblea costituente".

I crocieristi tornano ad amare la Tunisia

Alla fine di maggio, durante l'assemblea nazionale in Sardegna, la Fiavet (Federazione italiana agenzie di viaggio e turismo) aveva dovuto constatare con la presidente Cinzia Renzi due aspetti concomitanti: da un lato l'aumento delle richieste dei vacanzieri sul territorio italiano; dall'altro il calo dei flussi turistici (in alcuni casi definibili alla stregua di un crollo) verso mete definite a rischio. Insomma, se il «quoziente di guerra» ha premiato il turismo interno, contemporaneamente ha indebolito la domanda verso i Paesi del Mediterraneo divenuti quasi seconda casa degli italiani. Ora, però, qualcosa torna a muoversi e il turismo torna a salpare verso lidi conosciuti e frequentatissimi dal popolo italico. Così, dopo un'interruzione causata dai disordini geopolitici del Nord Africa, da domani sarà ripristinato lo scalo al porto La Goulette di Tunisi negli itinerari turistici con partenza dall'Italia. Ad annunciarlo è stata MSC Crociere: il nuovo programma prevede 66 scali nel porto tunisino nel 2011. «Ridiamo impulso a una delle mete principali delle nostre crociere sul Mediterraneo, una destinazione che nel 2010 ha registrato 5,5 milioni di passeggeri. Nel 2010 - ha detto Leonardo Massa, country manager mercato Italia di MSC Crociere - la Msc ha portato 300mila passeggeri nel porto di Tunisi: contiamo di movimentare oltre 220mila passeggeri nel 2011 attraverso lo scalo di quattro navi a settimana a partire dal 5 luglio e di proporre Tunisi anche come destinazione invernale, da dicembre 2011 a marzo 2012». «Dobbiamo lavorare insieme - ha aggiunto Cinzia Renzi, presidente di Fiavet - per trasmettere un messaggio positivo, incentivare il Nord Africa e far ripartire il mercato». Infatti, secondo la federazione delle agenzie di viaggio, nei primi mesi del 2011 i flussi turistici verso la Tunisia hanno subito un calo di oltre il 70%, arrestando un processo di crescita che aveva visto aumentare il numero di turisti italiani del 17% dal 2007 al 2010 e il flusso di passeggeri nel Mediterraneo del 500% dal 2002 al 2010. A fare il punto della situazione in Tunisia sono intervenuti con messaggi rassicuranti anche Ferid Fetni, direttore generale del Ministero del Turismo in Tunisia e Ridha Azaie, ministro plenipotenzario incaricato d'affari presso l'Ambasciata Tunisina in Italia. E domani, a Civitavecchia, a bordo della «Msc Fantasia» (ore 10), «Primo seminario nazionale di formazione per l'educazione alla sicurezza in mare», organizzato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Istruzionem dell'Università e della Ricerca.


http://www.iltempo.it

Tunisia: rinviato nuovo processo Ben Ali

(ANSA) - TUNISI - Il processo a carico dell'ex presidente Zine El Abidine Ben Ali, in programma oggi alla Camera criminale del tribunale di Tunisi, é stato rinviato al 4 luglio. Il rinvio e' conseguente allo sciopero di tre giorni indetto dal sindacato tunisino dei magistrati contro le nuove norme stabilite dal governo di transizione. Ben Ali, che ha trovato rifugio in Arabia Saudita con la moglie Leila Trabelsi, deve rispondere di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione di armi.




http://www.corriere.it

mercoledì 29 giugno 2011

Parte nuova autostrada del mare tra Italia e Tunisia

Il 2 luglio 2011 parte il nuovo servizio di Grimaldi per rotabili effettuato dai traghetti Eurocargo Malta ed Eurocargo Venezia sulla rotta che collega Genova con Tunisi, Livorno e Palermo. Le navi gemelle offrono una stiva di 4mila metri lineari e viaggiano ad una velocità di crociera di 23 nodi. La rampa consente l'imbarco di trasporti eccezionali fino a 120 tonnellate di massa complessiva.
Il collegamento ha una frequenza trisettimanale. Le partenze da Genova verso Tunisi, con scalo a Palermo, avvengono il lunedì, mercoledì e sabato, da Livorno verso Tunisi, con scalo a Palermo, avvengono il lunedì, mercoledì e venerdì, da Palermo per Tunisi avvengono il martedì, giovedì e domenica. Sulla rotta inversa, le partenze da Tunisi per Genova, con scalo a Livorno, avvengono il lunedì, mercoledì e sabato, da Palermo per Genova, con scalo a Livorno, avvengono il martedì, giovedì e domenica. Con l'introduzione di questo nuovo servizio, Grimaldi offre un servizio di traghettamento merci quotidiano tra i porti dell'Alto Tirreno (Genova e Livorno) e quelli siciliani (Catania e Palermo).




http://www.trasportoeuropa.it

Parigi,piazza a martire rivolta tunisina

(ANSA) - PARIGI, 29 GIU - La citta' di Parigi intitolera' domani una piazza a Mohamed Bouazizi, il giovane tunisino che con il suo sacrificio diede l' avvio alla "rivolta dei gelsomini". La piazza, nel 14/o arrondissement, sara' inaugurata alla presenza del sindaco di Parigi, Bertrand Delanoe, e il presidente della Lega tunisina dei diritti dell'uomo, Mokhtat Trifi, insieme alla famiglia Bouazizi e a rappresentanti di numerose associazioni e realta' legate alla Tunisia.



TUNISIA: VIOLENZE SALAFITI; GOVERNO, APPLICHEREMO LA LEGGE

(ANSAmed) - TUNISI, 29 GIU - Il ministero dell'Interno ''non esitera' ad applicare la legge contro qualsiasi tentativo teso a portare attentato alla sicurezza dei cittadini e delle liberta' ed ai principi acquisiti della rivoluzione tunisina''. E' quanto annuncia un comunicato diffuso dall'agenzia Tap in merito agli episodi di violenza che negli ultimi due giorni hanno avuto protagonisti gruppi di estremisti salafiti, che hanno prima attaccato la sede di un festival del cinema a Tunisi e poi hanno manifestato per la liberazione di alcuni loro compagnia arrestati di fronte al tribunale.

Il comunicato fa seguito all'intenzione, manifestata dagli estremisti, di continuare le loro azioni di protesta, con minacce alle liberta' individuali ed ai beni pubblici e privati.

Domenica un gruppo di integralisti, dopo aver infranto le vetrine e le porte del cinema sito nella centrale Avenue Bourguiba, erano penetrati nella sala in cui era prevista la proiezione del film della tunisina Nadia El Fani "Né Allah, né padrone", che tratta della laicita' in Tunisia. Ieri i salafiti hanno invece manifestato di fronte al tribunale, chiedendo la scarcerazione di sei loro compagni, aggredendo anche tre avvocati che sono stati portati in ospedale. (ANSAmed).



http://www.ansamed.info

Vignetta su Salafisti


presa da facebook

La rivoluzione tunisina e la questione religiosa

L’ingresso nel XXI secolo ha rappresentato una trasformazione a livello mondiale che ha portato con sé cambiamenti profondi, previsti dai ricercatori. Lo scrittore francese André Malraux aveva predetto fin dal 1955 che questo sarebbe stato il secolo per eccellenza del ritorno alla religione, in un momento in cui il tasso di adesione alla Chiesa era in declino e il secolarismo era penetrato nella società europea, alla fine del secolo scorso.
Questo ritorno trae la sua importanza dalla rivivificazione dei simboli religiosi e dal recupero dei valori spirituali, dopo che per lungo tempo avevano prevalso i valori del consumismo e della produzione, i quali avevano sprofondato l’umanità nel baratro di crisi ininterrotte a livello finanziario, morale e ambientale, al punto da minacciare la vita umana sotto il profilo psicologico e spirituale.
Perciò la religione e i suoi valori sono divenuti l’ultimo rifugio a cui l’uomo poteva ricorrere per salvarsi, e i simboli spirituali sono divenuti oggetto di contesa fra l’io e l’altro, e oggetto di riconciliazione o di antagonismo sia nelle guerre e nei conflitti che nei seminari e nelle conferenze sul dialogo fra le civiltà.
Bourguiba e la questione religiosa
La rivoluzione tunisina del gennaio 2011 ha rappresentato il recupero dei valori spirituali e dei simboli culturali che si erano indeboliti all’ombra dei valori individualistici e degli Stati repressivi – intendiamo in particolare i valori di libertà, dignità, giustizia, uguaglianza, del rispetto dei diritti umani, della lotta alla corruzione finanziaria e morale, e alla tirannia politica e sociale.
La questione religiosa in Tunisia ha rappresentato una questione centrale e urgente fin dalla fondazione dello Stato indipendente, quando Habib Bourguiba si affrettò a chiudere la moschea al-Zaytuna, a sospendere l’istituzione delle fondazioni pie (awqaf), ed a marginalizzare le istituzioni religiose a vantaggio di quelle civili. Queste ultime hanno legiferato in base a un diritto civile positivo che ha adottato alcune interpretazioni giuridiche nell’ambito dello statuto personale. Ciò ha portato alla criminalizzazione della poligamia, al riconoscimento del principio di adozione, e all’assoggettamento del divorzio alla decisione del tribunale. Poi il “presidente zelante” – come amava definirsi – invitò a rompere il digiuno durante il mese di Ramadan per aumentare la produzione e far crescere l’economia, aggravando in questo modo la frattura tra l’appartenenza arabo-islamica del paese e la sua realtà laica modernista. Ciò produsse un movimento islamico che invocava il rispetto dell’identità arabo-islamica e l’islamizzazione della società, dopo che quest’ultima era diventata una “comunità” isolata dal contesto della propria civiltà.
Non stupisce che questo baratro si sia allargato ulteriormente con la promulgazione di leggi e di decreti che compromisero la riconciliazione con l’identità culturale, attraverso l’adozione dei calcoli astronomici al posto della vista umana per determinare l’inizio dei mesi lunari, l’emissione di un decreto che impediva di indossare il velo nelle amministrazioni e nei luoghi pubblici considerandolo un costume settario contrario al modo di vestire locale, ed infine l’approvazione di una legge sulle moschee che vietava di tenere lezioni e discorsi a coloro che non erano affiliati all’autorità religiosa e non erano fedeli al partito di governo.
Il movimento islamico si oppose a questa intransigenza con scontri diretti che gettarono molti dei suoi militanti dietro le sbarre. Ciò rafforzò ulteriormente l’assedio contro la religiosità popolare, al punto da generare un senso di ingiustizia e di oppressione che non è stato cancellato dalle concessioni puramente esteriori fatte dalle autorità.
Ben Ali e l’eredità di Bourguiba
La situazione non migliorò nella “nuova era” iniziata nel 1987 con l’arrivo al potere di Ben Ali, quando le “soluzioni cosmetiche” adottate dalle autorità per riconciliarsi con l’identità culturale non furono sufficienti a convincere tutti del fatto che la religione avrebbe recuperato il suo ruolo culturale. Le espressioni pubbliche di questa riconciliazione andarono poco al di là di una forma priva di sostanza, come la trasmissione dell’appello alla preghiera sui mezzi di informazione , la decisione di affiancare la vista ai calcoli astronomici nella determinazione dell’inizio dei mesi lunari, il restauro di alcuni elementi del patrimonio culturale, e altre cose utili per la propaganda mediatica.
Quando ebbe luogo lo scontro con il movimento islamico all’inizio degli anni ’90, a seguito della scoperta del peso reale dei sostenitori di tale movimento attraverso i risultati elettorali del 1989, tutte le espressioni della religiosità individuale e collettiva ne furono danneggiate, con l’emergere di manifestazioni inusitate di criminalità, di corruzione morale e di deviazione sociale che cominciarono a minacciare la sicurezza della società.
Non è sorprendente che in questo clima venisse interrotto nel 2009 il pellegrinaggio in tutto il paese per timore del contagio dell’influenza suina – una cosa che fu considerata un’anomalia rispetto agli altri paesi del mondo islamico – e che si diffondessero strani gruppi non religiosi come quello degli adoratori del diavolo, o gruppi religiosi guidati da missionari cristiani.
La cosa forse più sorprendente fu che una deputata del parlamento dichiarò che il rumore dell’appello alla preghiera arrecava fastidio, e chiese di diminuirne il volume per garantire il riposo dei cittadini. Il ministro degli affari religiosi si disse d’accordo sul fatto che l’appello alla preghiera annunciato con un volume alto andasse considerato come inquinamento acustico, suscitando reazioni furiose a livello popolare e da parte dei giovani di Facebook, i quali chiesero che il ministro si dimettesse e la deputata fosse chiamata a rendere conto delle sue affermazioni.
L’accumularsi di questi episodi provocatori ha rafforzato in ciascuno il senso di oppressione indebolendo invece il senso di appartenenza, provocando una ferita profonda e difficile da guarire. La legge sul terrorismo del 10 dicembre 2003 è poi divenuta una spada di Damocle che incombe sulla testa di ciascuno, poiché tende a metterne a nudo la religiosità ed a cercare di cambiare la realtà non solo a livello delle azioni, ma a livello dei pensieri e delle intenzioni.
La questione religiosa ha dunque rappresentato il cuore della crisi, e uno dei suoi aspetti più gravi – un aspetto che non ha però fatto passare in secondo piano la crisi economica e politica. L’insieme di questi aspetti ha messo a nudo la tirannia e la corruzione dello Stato.
Il movimento islamico e la rivoluzione tunisina
L’interrogativo scottante che ha accompagnato e seguito la rivoluzione, e che gli osservatori occidentali hanno insistentemente ripetuto, riguarda la posizione degli islamici rispetto a questi avvenimenti, i motivi dell’assenza di slogan islamici nella rivoluzione, e il peso del movimento islamico dopo il lungo periodo di emarginazione, di esclusione, di persecuzione e di arresti.
Prima della rivoluzione non era facile rispondere, ma la rivelazione dei rapporti degli apparati di sicurezza, del numero delle direttive e delle azioni repressive dei servizi segreti volte a perseguitare gli islamici, hanno fornito un utile materiale statistico che riflette le dimensioni dell’assedio e della persecuzione, una persecuzione finalizzata a rivelare gli esponenti simbolo e gli individui appartenenti al movimento islamico, ed a facilitare la prevenzione di qualsiasi tentativo di protesta e di opposizione popolare da parte sua.
Ci è stato fornito abbondante materiale sugli esponenti salafiti nella zona di sicurezza di Menzel Bourguiba, nel nord della Tunisia. Questo materiale ha rivelato la schedatura, da parte dell’intelligence, di 107 individui, la classificazione professionale di 184 esponenti in gran parte appartenenti ai giovani disoccupati, ricercati e sospettati, e di 144 detenuti appartenenti al movimento “Nahda”, in gran parte uomini di mezza età. Gli esponenti anziani della sinistra non superano invece le 45 persone, in gran parte provenienti dal settore dell’istruzione.
Questo campione dimostrativo ci fornisce uno spaccato delle operazioni compiute dai servizi di intelligence dello Stato, che hanno infiltrato informatori nelle moschee e nei luoghi pubblici, a centinaia, per controllare gli oppositori, impedire loro di comunicare e di organizzare le loro file. Nessun settore era esente dall’azione polarizzatrice degli informatori e dal loro reclutamento – dalle moschee ai sindacati, dai partiti alle associazioni ed alle organizzazioni della società civile.
Ma ciò non ha impedito agli islamici di impegnarsi nel movimento rivoluzionario, sia a livello della leadership che dei semplici cittadini. Molte delle famiglie di coloro che sono caduti a Sidi Bouzid e nelle altre province sono famiglie devote, e molti di coloro che hanno preso parte alla rivoluzione sono giovani devoti che hanno contribuito alle richieste collettive, le quali vanno al di là di qualsiasi appartenenza ideologica o di partito.
La questione religiosa non è stata soltanto antecedente alla rivoluzione; è stata uno dei primi focolai di contrasto che l’ha accompagnata, quando è stato sollevato l’interrogativo circa il giudizio islamico sull’auto-immolazione (tra suicidio e martirio). Poi, durante la rivoluzione, una campagna mediatica ha preso di mira il movimento islamico rievocando le questioni di sicurezza del passato e le accuse prefabbricate del regime, il quale ha condannato gli islamici per le violenze verificatesi, e questo solo perché i giovani islamici si erano organizzati per proteggere le città e i quartieri assieme agli altri cittadini, mostrando le loro capacità organizzative e un coraggio che le giovani generazioni non conoscevano.
Da qui è nato lo spauracchio del terrorismo, l’intimidazione riguardo all’Islam e gli islamici, e si sono levate le voci dei laici che si opponevano al ritorno in Tunisia dei leader islamici in esilio e che chiedevano di modificare il primo articolo della Costituzione che afferma che la Tunisia è uno Stato indipendente la cui lingua è l’arabo e la cui religione è l’Islam.
L’ondata di islamofobia è cresciuta ulteriormente con il lancio di accuse gratuite, che hanno mostrato all’opinione pubblica le loro palesi distorsioni, quando in questo clima teso è avvenuto l’assassinio di un prete polacco in uno dei sobborghi della capitale. In quest’occasione si sono levate le invettive contro gli islamici, accusati di voler scatenare una guerra religiosa contro i non musulmani. Ma ben presto dalle indagini è emerso che si trattava di un episodio criminale che non aveva niente a che fare con la religione e con la politica.
Accuse sono state rivolte anche contro i giovani salafiti, ritenuti responsabili di voler creare un emirato islamico al confine con la Libia in cui sarebbe stata proibita l’arte e sarebbe stato imposto il niqab (il velo che copre il volto (N.d.T.) ) alle donne.
La politica dell’intimidazione attraverso l’agitazione dello spauracchio del “progetto islamico”, l’invocazione di uno Stato laico, le dichiarazioni di ateismo, e la dichiarata ostilità ai principi dell’Islam e della sharia, rappresentano una mobilitazione quotidiana dopo la rivoluzione, che incarna la polarizzazione politica e la contesa ideologica tra due scelte contrapposte.
Gli aspetti della disputa tra le due parti appaiono evidenti: la polarizzazione laica continua a oscillare tra l’infondere timori riguardo alle conquiste della donna e l’infondere timori riguardo alle conquiste moderniste della società laica in generale, che possono essere riassunte nella legge sullo statuto personale e nelle altre legislazioni civili dello Stato; mentre invece il discorso islamico si riduce alla difesa del principio dell’identità arabo-islamica e delle libertà pubbliche, nel contesto di uno Stato civile che non rinuncia alla modernità e non sacrifica i principi.
E’ necessario perciò avviare questa disputa tra le due parti verso il superamento di una giurisprudenza dei testi, dai quali entrambe traggono origine, in direzione di una giurisprudenza della rivoluzione, che è tuttora un progetto i cui termini ed i cui concetti non si sono affermati, ma che è una giurisprudenza che trae la propria legittimazione da una visione lungimirante e consensuale che anticipa gli eventi prima che accadano. E’ necessario perciò che essa si basi sul principio del pensiero strategico, sul principio del pensiero consensuale, storico, centrista e interpretativo, in modo tale da spingere all’unificazione, e non alla divisione e alla frammentazione.
Riconciliare la società con la religione
La giurisprudenza della rivoluzione è una giurisprudenza civile che trae ispirazione dalla matrice dei comuni valori umani. Essa mira a dare alla rivoluzione, intesa come un evento che non ha modelli di metodo, un orientamento innovativo. Questa rivoluzione non è un successo di partito, né un successo dovuto a una determinata leadership ideologica. Dunque le passioni e gli interessi ristretti non possono frammentarla, nella misura in cui riconosciamo che il suo interesse sta nell’accordo e nell’unità attorno a un comun denominatore valoriale ed umano.
La rivoluzione non è dunque un evento virtuale, ma una realtà che è giunta a cambiare il presente di frammentazione popolare e ad unificare i ranghi, accelerando la costruzione di un nuovo Stato in grado di accogliere tutti, senza includere le ragioni di contrasto e di conflitto se non nella misura in cui ciò viene richiesto da una competizione leale attraverso le elezioni, nelle quali si confrontano i programmi, e non le persone o le intenzioni.
Le scommesse che oggi si pongono di fronte al movimento islamico sono senza dubbio scommesse di programma e di visione. L’esperimento è cominciato sotto il profilo dell’informazione, con la pubblicazione di siti web, di pagine su Facebook, e di settimanali. Ciò è necessario per calibrare i programmi e le opere teoriche che chiariscono la visione economica, politica e sociale alla luce dei cambiamenti culturali e dei riferimenti islamici.
Non c’è dubbio che l’esperienza della finanza islamica, della solidarietà sociale e dell’assistenza umanitaria, delle alleanze politiche e dei raggruppamenti fra partiti, sia importante nell’apprestare una strategia che esponga l’orizzonte del rapporto con l’altro nella cornice dello Stato promesso, lontano da timori di esclusione, privazione, e limitazione delle libertà pubbliche e private.
La questione religiosa oggi è candidata a definire una “specificità tunisina”, che si sviluppa con il pensiero islamico e con il modello dello Stato civile proposto dagli islamici – uno sviluppo che supera gli stereotipi tradizionali in direzione di nuovi modelli consensuali in cui venga confermata la validità dell’Islam nello spazio e nel tempo, così come l’allargamento dell’orizzonte islamico in modo da accogliere tutti attraverso il rispetto dei comuni valori umani al di là delle differenze religiose e ideologiche.
L’opportunità di una riconciliazione della società con la religione, e la possibilità di definire un’esperienza sociale condivisa con tutti, non è un sogno lontano nella misura in cui essa è alla portata delle elezioni che esprimeranno il migliore sulla base della credibilità dei programmi e delle alternative, e non sulla base di slogan e sogni immaginari, i quali non rispondono più ai bisogni dei popoli che si sono sollevati per riappropriarsi del proprio diritto di scegliere e di autodeterminarsi.
Jamel Bouajaja è un ricercatore universitario tunisino.

(Traduzione di Roberto Iannuzzi)






http://www.medarabnews.com

Islamist party withdraws from Tunisia talks

TUNIS — Tunisia’s leading Islamist party announced yesterday that it is pulling out of a commission that is preparing the country for its first elections after the ouster of the country’s longtime dictator in a popular revolt.
The pullout is the latest sign of tension between Tunisia’s emerging political forces as they struggle to decide what the country will look like after decades of autocratic rule.
The commission was asked to prepare for elections for the constitutional assembly, which were postponed from July to October — a move that angered the Islamist Ennahda Party.
Party leader Rachid Ghannouchi said the commission deviated from its task and is trying to impose an agenda “without consultation or consensus’’ that could once again delay elections.



http://articles.boston.com

Tunisia Islamists arrested after clashes in capital

By Andrew Hammond and Tarek Amara

TUNIS (Reuters) - Tunisian police arrested 26 Islamists on Tuesday after they clashed with a group of lawyers, a witness and a government official said, as tensions rise over the country's post-revolutionary future.

The Islamists had been demanding the release of seven fellow fundamentalists when they got into a confrontation outside the justice ministry with a group of lawyers, who generally favour a secular course for the nation after January's revolution.

The violence, in which one lawyer was hospitalised, flared two days after dozens of Islamist fundamentalists known as Salafis attacked a cinema in central Tunis over of a Tunisian short film whose title they regarded as offensive.

Police arrested seven men after that incident, an interior ministry official said, and this led to Tuesday's incident.

"Around 100 men gathered in front of the ministry of justice to demand the release of the seven men," a witness said on Tuesday. "There was a verbal exchange with five lawyers. Then they attacked the lawyers and one was taken to hospital."

An interior ministry official said 26 men were later arrested and identified them as Salafi, a term for Sunni Muslim traditionalists who advocate returning to what they consider to be the practices of early Muslims.

Islamists have become a stronger force in Tunisia since the fall of President Zine al-Abidine Ben Ali, who ruled for over 23 years with an iron security grip, in the popular uprising.

An interim government is overseeing a transition to democracy via elections in October to a body charged with writing a new constitution, before parliamentary and presidential elections next year.

Ben Ali made the small North African, Arab country of 10 million a citadel of pro-Western secularism where Islamists were allowed no say in public life.

But Islamists are seen as a strong force in society, while al Qaeda has a north African wing that the government fears is trying to take advantage of the transition period and civil war in neighbouring Libya.

The interior ministry says suspected al Qaeda militants opened fire on security forces last month in north Tunisia, killing four people, while three of the nine assailants were shot dead.

The authorities have licensed the once-banned Ennahda party to operate in Tunisia, a moderate Islamist group close to Egypt's Muslim Brotherhood. It is seen as the country's strongest political group. However, the Salafi Tahrir party has been refused a licence to operate.

Tunisia's state news agency reported earlier this week that men it called Salafis stormed into a cinema on Sunday using teargas to stop the showing of the film called "No God, No Master".

"The people want to criminalise atheism," they shouted, according to the report -- a variation on the phrase "the people want to bring down the regime" used by protesters across the Arab world in uprisings this year.

"After Ben Ali's fall, Tunisia is witnessing the rise of leftist, nationalist and Islamist forces who are wrestling among themselves over control of public space and win over the biggest number of voters," the daily al-Sarih said on Tuesday.




http://af.reuters.com

Eni: inchiesta su tangenti

(ANSA) - ROMA - Inchiesta a Milano su presunte tangenti versate da aziende italiane dell'ingegneristica e delle costruzioni a manager Eni per partecipare ad appalti per i lavori nei giacimenti petroliferi in Iraq e Kuwait. Sono indagate Eni e Saipem come persone giuridiche, mentre a cinque persone, il vicepresidente di Saipem spa, Nerio Capanna, il capo del progetto Zubair per Eni Diego Brachi e tre intermediari, e' stata contestata l'associazione per delinquere finalizzata alla corruzione internazionale.





http://www.corriere.it

Tunisia: mille profumi e un clima nuovo e vitale


È tornata la Tunisia. Con le spiagge e le oasi, il profumo delle spezie e i datteri farciti di pistacchi o cioccolato. È tornata dopo una primavera che ha segnato il cambio di regime e ora guarda al futuro con rinnovata speranza. Stagione turistica memorabile, con un rilancio che comincia dalle bellezze naturali, rimaste immutate, e dai prezzi, che hanno il sapore delle grandi occasioni. Una ragione in più per affacciarsi sulla sponda sud del Mediterraneo, a poco più di un’ora di volo dai nostri aeroporti.


Da evitare
Artigianato prezioso, quello tunisino. Con qualche rischio. Soprattutto per quel che riguarda le babbucce, i sandali in pelle di cammello che sono belli e comodi. Ma dannatamente puzzolenti. Sottoporli a un robusto trattamento deodorante prima di sistemarli in valigia e poi in casa.
Se la contrattazione piace, lanciatevi pure nell’acquisto di un tappeto. Sarà una battaglia dura, fatta di ribassi e rilanci, di tazze di tè e sorrisi. Fino allo sfinimento. Altrimenti visitare uno dei negozi a prezzo fisso, pochi ma ce ne sono. Altrimenti, rinunciare.

Da non perdere
Il centro storico di Tunisi è stato dichiarato dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità e ha il fascino eterno di una città che ha attraversato la Storia. Antichi suk, dove si insegue il profumo del pane appena sfornato - tradizione francese, preparano la baguette - bei palazzi, simpatici caffè all’aperto, viali alberati e il Bardo, il più importante museo di mosaici al mondo. Oltre mille esemplari esposti.
Vistosi ma bellissimi, i gioielli berberi. Se ne trovano in due interessanti negozi di Tunisi, peraltro a prezzo fisso: Hanout Arab in rue Jamaa Zitouna, la via dello shopping, e la boutique Fella, a place Pasteur, che per la bellezze delle sue proposte era il negozio preferito di Grace di Monaco.
Sidi Bou Saïd è la Portofino di Tunisia: case bianche, finestre azzurre, acciottolato, profumi, gerani rossi, bouganville viola. Paul Klee ne era entusiasta, come Gide e Foucault. Sosta per un tè alla menta al Café des Nattes, in cima a qualche ripido gradino.
Enea e Didone si amarono qui. E oggi The Residence di Cartagine vale da solo il viaggio. L’unico albergo tunisino ammesso nella prestigiosa compagnia Leading hotels of the world è rifugio per una splendida vacanza proprio lì, dove sorgeva l’antica Cartagine, ma anche per un gesto d’amore nei confronti del proprio corpo. Struttura arabo-andalusa con servizio impeccabile: nei bagni, ad esempio, ci sono asciugamani caldi profumati al fiore d’arancio. Nei 4 mila metri quadrati della Spa “Le terme marine di Cartagine”, annessa all’albergo, si perde peso, si fa talassoterapia, si recupera tonicità e linea dopo il parto.
Tozeur è avventura non troppo impegnativa, ma resta escursione memorabile per chi viaggia in Tunisia. Venendo da Kebili si attraversa il desolato Chott, il lago salato, dove Luke Skywalker osservava le due lune nel primo episodio di Guerre stellari. Straordinaria la palmeraia, la seconda del Paese per grandezza, con quasi mezzo milione di palme.

Scegliere orari scomodi per visitare Chenini, dove il mondo è fermo a qualche secolo fa. È un villaggio spettacolare, abbarbicato alla roccia, con terrazze scavate al fianco di una collina. Talmente bello che è affollato di turisti: andarci di sera, quando le comitive sono già andate via.

Dove vedere l’alba
Gli ksour sono villaggi fortificati che bisogna visitare ai primi raggi del sole. Spettacolo emozionante e nello stesso tempo maestoso: non solo per le costruzioni che appaiono, ma anche per la fierezza della gente che vive in questo meridione tunisino, nella zona di Tataouine, non lontano dal confine con la Libia.

Dove andare a ballare
Hammamet è la capitale della notte, con molti locali in riva al mare, per ballare anche in spiaggia. Del Manhattan si dice sia la migliore disco d’Africa e fra le dieci del mondo. Molto frequentato anche il Sahara di Monastir. A Tunisi, il Joker dell’hotel El Hana e Le boeuf sur le toit.




http://www.leiweb.it

martedì 28 giugno 2011

Tunisia, patrimonio di Ben Ali ingente e diviso in 25 Paesi

Molte le nazioni in cui sarebbero presenti beni riconducibili all'ex dittatore tunisino - E' ingente in patrimonio che l'ex presidente della Tunisia Ben Alì avrebbe incamerato nel corso dei 23 anni della sua dittatura. Secondo la Commissione governativa che lavora per stabilire i contorni finanziari del patrimonio sarebbero 25 i Paesi in cui risultano essere presenti beni che sarebbero riconducibili a Ben ali e alla sua famiglia. I giudici istruttori che dalla caduta del regime stanno lavorando per capire a quanto ammonti il patrimonio, hanno già avviato le necessarie rogatorie internazionali dirette in Spagna, Argentina, Grecia, Cipro e anche la repubblica Democratica del Congo. Le prime ipotesi della Commissione sul patrimonio di Ben Ali, che comprenderebbe conti correnti, società, edifici e villaggi turistici, potrebbe aggirarsi intorno a una decina di miliardi di euro. 




http://notizie.virgilio.it/notizie/esteri/peace_reporter/2011/06_giugno/28/tunisia_patrimonio_di_ben_ali_ingente_e_diviso_in_25_paesi,30271029.html

Tunisia, ora è guerra dei media

ROMA - L'occhio strabico della cronaca e della politica italiana riduce il vento di modernità che soffia dalla Tunisia a dramma umano, barcone alla deriva, migrante ostile. Ma al di là del Canale di Sicilia tutto si muove. Basta ascoltare le parole di Sihem Bensedrine, giornalista attivista, arrestata nel 2001 per aver denunciato in un'intervista da Londra il regime di Ben Ali, oggi presidente del Conseil National pour la Liberté, e fondatrice dell'Osservatorio per la libertà di stampa. Figura di primissimo piano della rivoluzione tunisina, anche lei era al convegno di Roma "La speranza scende in piazza" che ha raccolto per tre giorni le voci della primavera araba. Sihem è una donna minuta dagli occhi fiammeggianti. Racconta che a Tunisi è in corso una guerra tra la democrazia che prova ad affermarsi e i vecchi poteri che "come un'Idra tentano di sopravvivere usando ogni mezzo".

Strutture che avvertendo il pericolo si appoggiano al potere transitorio e si servono delle stesse lobby dell'informazione usate dalla dittatura. Per Bensedrine questi gruppi di pressione "gravitano attorno a Nessma tv, la televisione di Silvio Berlusconi e Tarak Ben Ammar". Una rete che ha assunto a tutti gli effetti il ruolo di tv pubblica "poiché è interamente dedita alla disinformazione".



L'articolo continua su: http://www.repubblica.it/esteri/2011/06/28/news/giornalista_tunisina-18276069/



 

Libia/ Tripoli, tre ministri in Tunisia per negoziati di pace

Tunisia, 27 giu. (TMNews) - Tre ministri libici si trovano oggi nel sud della Tunisia per partecipare a negoziati sul futuro della Libia: è quanto riferisce l'agenzia ufficiale tunisina Tap. I ministri della Sanità e degli Affari Sociali, Ahmed Hijazi e Ibrahim Sherif, sono arrivati ieri a Djerba, dove hanno raggiunto il collega degli Affari Esteri Abdelati al Obeidi, per partecipare a "negoziati con diverse delegazioni straniere".

Il capo della diplomazia francese Alain Juppé ha indicato ieri che "sono in corso dei contatti" tra i rappresentanti del regime libico e i ribelli, in particolare sulla sorte del colonnello Muammar Gheddafi.

"Ci sono contatti. Non conosco i dettagli, ma so che riguardano ad esempio la sorte di Gheddafi, che al momento è una delle questioni chiave, prima di poter passare dalla fase militare a quella politica bisogna che Gheddafi lasci i suoi incarichi civili e militari. Deve annunciare che lascia il potere", aveva detto Juppé.


http://www.tmnews.it

lunedì 27 giugno 2011

Democrazia o non democrazia: questo é il problema?

Ieri abbiamo assistito ad un atto di vandalismo contro la Tunisia. Una banda di delinquenti “ barbuti” ha assaltato un cinema rompendo vetrate, stracciando manifesti  e minacciando di morte lavoratori e spettatori.  In proiezione c’era una rassegna di documentari giudicati dagli estremisti troppo atei per essere trasmessi.  

La democrazia si basa proprio sulla tolleranza ed il rispetto delle idee, delle volontà e religioni altrui. Lo stesso Stato Tunisino tempo fa, rispettando tale principio, ha dato la possibilità di fare le foto per i documenti personali con la barba lunga per gli uomini e con il velo per le donne,  atteggiamento completamente viatato sotto il regime di Ben Ali.

Ora io mi domando, questa é la ricompensa da parte di questi delinquenti verso un’ apertura nei loro confronti? Vi danno la possibilità di mantenere integra la vostra immagine personale anche sui documenti, vi danno la possibilità di esprimervi dopo 23 anni e più e voi andate a distruggere i cinema perché trasmettono documentari atei?

Questo significa semplicemente una cosa, queste persone vogliono una democrazia che piace solo a loro, tradotto in termini politici un’altra dittatura, ma questa volta maggiormente spietata e feroce della precedente.

Con persone del genere si puo’ trovare realmente un compromesso? Anche se si andrà verso una democrazia, quanto una democrazia potrà resistere ad un estremismo forte e convinto? Si dovrà di nuovo mettere tutte queste persone in carcere creando una stortura nel sistema democratico o lasciarle fare cosicché possono liberamente distruggere la domocrazia con le stesse armi della democrazia, libertà di espressione e manifestazione?

A mio avviso bisogna stare con gli occhi bene aperti cercando di evitare un Algeria Bis.




Paolo Lo Iudice

Tunisia, integralisti attaccano cinema

(ANSA) - TUNISI, 27 GIU - Un gruppo di estremisti islamici ha fatto irruzione ieri sera in un cinema del centro di Tunisi, interrompendo una rassegna di documentari al grido di "Allah è grande". Davanti al cinema si sono radunati un centinaio di uomini, molti dei quali incappucciati che hanno inveito contro la rassegna, accusata di ateismo. Poi una ventina di "barbuti" hanno fatto irruzione fracassando vetrate, strappando poster, aggredendo il personale e minacciando il pubblico di morte.



http://ansa.it

Nuovo sito interessante sulla Tunisia

http://www.jerentre.com/


Nuovi cartelloni pubblicitari presenti in Italia.

domenica 26 giugno 2011

Tunisia, parte primo progetto internazionale di ricostruzione

Tunisi (Tunisia) – La Banca di investimento europea ha iniziato il suo primo progetto di sviluppo in Tunisia, dopo che l'ultimo vertice del G-8 ha promesso il proprio sostegno al Paese. Oggi il ministro della Pianificazione Abdel-Hamid Triki e il vice presidente della banca Philippe De Fontaine-vive hanno firmato un accordo per la costruzione di strade da 163 milioni di euro. Il progetto, che alla fine avrà un costo di 300 milioni di euro, aiuterà a creare 7mila nuovi posti di lavoro. Il prestito verrà restituito in 25 anni, con un periodo di dilazione di altri quattro. L'economia tunisina, che dipende fortemente dal turismo, è stata colpita con durezza dalle rivolte filo-democratiche che alla fine hanno rovesciato il dittatore Ben Ali. Nazioni e istituzioni internazionali hanno promesso miliardi di dollari la vertice del G-8 dello scorso mese, per aiutare le economie in difficoltà di Tunisia ed Egitto.




www.blitzquotidiano.it

venerdì 24 giugno 2011

Tunisie : Suppression des amendes de retard des cotisations à la Sécurité sociale



Le conseil des ministres du Gouvernement de transition, réuni, jeudi, sous la présidence de Foued Mebazaa, président de la République par intérim a adopté un projet de décret-loi portant  sur les incidents de paiement ayant trait à l'amnistie générale concernant les crimes de chèques sans provision qui permet aux établissements de crédit et à l'Office national de la poste de vérifier les antécédents des bénéficiaires de cette amnistie.En outre, et dans le but d'aider les entreprises économiques à surmonter les difficultés qu'elles connaissent en cette conjoncture économique et sociale critique et suite à une proposition du ministre des Affaires sociales, le conseil a adopté le projet du décret-loi supprimant l'amende pour retard de paiement au titre des affiliations aux régimes de sécurité sociale durant les derniers trimestres jusqu'au premier trimestre de 2011 à condition de rembourser la dette.
Cette mesure sera appliquée selon un échéancier de paiement fixé par la Caisse nationale de sécurité sociale (CNSS) pour un délai maximum de 6 mois à partir de la date de promulgation du décret-loi


africanmanager

giovedì 23 giugno 2011

Oltre tredicimila i migranti sbarcati in Sicilia nel 2011 Arrestati 68 trafficanti e sequestrate 85 imbarcazioni

Sono 13.620 i migranti che da gennaio a maggio 2011 hanno raggiunto le coste siciliane via mare. La maggior parte di loro è partita dalla costa tunisina e ha raggiunto Lampedusa. In questo contesto sono stati arrestati 68 trafficanti di vite umane e sequestrate 85 imbarcazioni utilizzate per i viaggi 'della speranza'. Lo rende noto la guardia di finanza in occasione del del 237° anniversario di fondazione del Corpo.


Fonte: adnkronos



Tunisia: aperta un'inchiesta sul fondo di solidarietà 26 26


Un juge d’instruction du tribunal de première instance de Tunisie a été chargé d’une enquête sur des actes de prévarication et de détournement de fonds destinés à ce qui était connu sous le nom de Fonds national de solidarité 26-26.L’instruction a été ouverte suite à une plainte déposée par un groupe d’avocats contre le président déchu et l’ex-secrétaire d’Etat en charge du Fonds, Omar Ben Mahmoud.
Selon le quotidien Achourouk, la famille Trabelsi et à sa tête l’épouse du président déchu  sont  derrière la création de ce fonds dont  au moins 50% des revenus allaient dans leurs poches.
Les plaignants soutiennent que l’ex-président a détourné les revenus du fonds vers des fins personnelles et familiales sans qu’ils profitent aux couches nécessiteuses du peuple. En outre, les sommes collectées n’étaient soumises aucune forme de contrôle ni de la part du ministère des Finances, ni de la Trésorerie générale de Tunisie.

( African Manager)

mercoledì 22 giugno 2011

Tunisia:scoperto archivio segreto regime

(ANSA) - TUNISI, 22 GIU - Migliaia di documenti - tra i quali schede personali su politici e giornalisti, oltre che su operazioni finanziarie - riconducibili al regime di Zine El Abidine Ben Ali e all'Rcd, il suo partito, sono stati scoperti casualmente in quella che era la sede di una associazione culturale, in un palazzo del centro di Tunisi. Dai documenti, secondo quanto scrive Le Quotidien, emerge la rete di contatti e connivenze messa in essere dall'Rcd per garantire il mantenimento del potere da parte di Ben Ali.



http://www.ansa.it

martedì 21 giugno 2011

Tatiana Kudriavzeva Lo Iudice: esposizione alla Dante Alighieri

Si é concluso l'anno accademico di tecniche pittoriche alla Dante Alighieri di Tunisi. Venerdì 24 c.m. alle ore 18,00  (35, Av. de la Liberté) verranno esposti e presentati i lavori realizzati dagli allievi della proff. Tatiana Kudriavzeva nelle diverse tecniche. Gli amici del nostro blog sono invitati a questa mostra che rimarrà aperta per diversi giorni. 

Libia: in Tunisia e' invasione pecore

(ANSA) - TUNISI, 21 GIU - Dopo i rifugiati, la Tunisia deve registrare dalla Libia un'altra invasione, certamente inattesa: quella di centinaia di pecore che vengono portate in territorio tunisino e letteralmente svendute dagli allevatori. La denuncia viene dall'Unione tunisina dell'agricoltura e della pesca, secondo cui pecore che in Libia costano 200 dollari, in Tunisia vengono vendute a 115. Questi prezzi stracciati hanno attratto, al confine con la Libia, commercianti da diverse regioni della Tunisia.





http://www.ansa.it

FEDI (PD): INPS insensibile nei confronti dei pensionati italiani all’estero mentre il Governo non risponde.



Rimane solo rabbia. Interrogazioni parlamentari in Italia, lettere, richieste d’intervento e comunicati di Comites e Patronati, interventi e lettere di parlamentari australiani: nulla muove apatia e arroganza di INPS e Governo. Nessuna risposta. Nessuna azione tesa almeno a spiegare le ragioni di una tale pessima decisione: svolgere la verifica di esistenza in vita agendo sul sistema di pagamento delle pensioni. Sarebbe quasi meglio se l’INPS ritenesse d’ufficio tutti morti lasciando ai vivi il compito di provarlo. Con ogni mezzo legale – dichiara Marco Fedi a proposito della verifica di esistenza in vita condotta dalla Western Union.
Il 26 luglio 2010 chiedevamo ai Ministri del Lavoro e degli Esteri se non si ritenesse opportuno prevedere nelle convenzioni bilaterali una clausola sullo scambio di informazioni limitatamente alla verifica di esistenza in vita e se, analogamente, non si ritenesse indispensabile adottare moderni ed efficienti meccanismi di verifica dell'esistenza in vita che tenessero conto anche delle esigenze degli utenti pensando alla trasmissione elettronica dell'esistenza in vita all'istituto di credito o all'istituto previdenziale - attraverso terminale consolare oppure a mezzo posta elettronica certificata - per evitare o ridurre i casi di impropria sospensione della pensione o di pagamento differenziato dal normale accredito bancario. Non solo ai quesiti non è arrivata risposta ma si è andati avanti esattamente con la stessa procedura che causa notevoli problemi in alcuni Paesi, come l’Australia.
La denuncia del Presidente del Comites di Adelaide, Vincenzo Papandrea, riguarda ora anche le spese bancarie a carico del pensionato. Credo sia indispensabile ricordare ai pensionati che queste scelte sono dell’INPS e del Governo e richiamare Patronati e sindacati all’azione di tutela anche su questioni amministrative come la verifica di esistenza in vita che si deve poter eseguire anche con atti legali riconosciuti dalla legge e non solo attraverso il sistema di pagamento delle pensioni – ha ricordato l’On. Marco Fedi.
On. Marco Fedi

Lunedì ore 23,00

In questo momento mi sono soffermato a controllare il flusso di visite odierno. Sono circa le 23,00 e siamo a 1505 visite. La mia attenzione é rivolta alle notizie pubblicate oggi e in effetti mi accorgo che non c'é nulla di straordinario, quindi presumo che i nostri amici lettori hanno capito che questo blog d'informazione sulla Tunisa, e in genere sul bacino del Mediterraneo, é divenuto parte integrante del loro quotidiano. Il mio progetto stà funzionando e questa soddisfazione la condivido con i miei fraterni amici-collaboratori, che hanno voluto portare avanti questa idea innovativa e proporre una nuova formula di comunicazione attiva e immediata. Qualcuno l'abbiamo perso per strada ma il poco dispiacere é stato ricompensato dalle tante persone che ci seguono e da sincere amicizie nate proprio all' interno di questo blog.
Grazie a tutti voi.
Paolo 

lunedì 20 giugno 2011

TUNISIA, LEGALI BEN ALI CHIEDONO RINVIO PROCESSO

Roma - La difesa Zine el-Abidine Ben Ali ha chiesto un rinvio del processo a carico dell’ex presidente tunisino che si è aperto oggi. Uno dei cinque avvocati nominati d’ufficio per difenderlo, Abdesattar Massoudi, ha chiesto il rinvio per studiare bene il fascicolo e preparare meglio le argomentazioni difensive. Ben Ali, rifugiato in Arabia Saudita, deve rispondere delle accuse di furto e appropriazione indebita di valuta straniera, oro, gioielli e reperti archeologici, oltre che traffico di armi e di stupefacenti. Secondo il legale i giudici sarebbero dovuti essere più “diplomatici” nel tentare di convincere Ben Ali a rientrare in patria dall'esilio a Gedda, in Arabia Saudita, dove si è rifugiato il 14 gennaio scorso dopo aver lasciato il paese in seguito alle proteste popolari. Un altro dei suoi avvocati, Jean-Yves Le Borgne, ha definito il processo in contumacia “una pagliacciata giudiziaria”, “una trappola” e un “atto politico”. Bollando l’accusa del ritrovamento di sostanze stupefacenti all'interno di uno dei palazzi in cui l'ex presidente tunisino viveva con la moglie Leila “un'ignominia e una menzogna”.

LA DIFESA DI BEN ALI - A ribattere in prima persona a questa accusa è stato lo stesso Ben Ali, in un comunicato affidato all’avvocato. Nel corso della prima udienza del processo, Ben Ali ha anche fatto sapere tramite il legale di non aver mai accumulato denaro pubblico a uso personale e ha sostenuto che la maggior parte delle armi trovate nel palazzo presidenziale erano doni di altri capi di Stato giunti in visita in Tunisia. Ancora, ha negato di aver lasciato volontariamente il Paese maghrebino, sostenendo di essere stato tratto in inganno per impedirgli di rientrarvi. "Non ho abbandonato il mio posto da presidente né sono fuggito io dalla Tunisia, come alcuni media hanno falsamente riportato” e che il capo del proprio apparato di sicurezza gli consigliò di riparare all'estero perché aveva paura che lo avrebbero assassinato. “Ho dedicato la mia vita al mio Paese - ha aggiunto l'ex presidente settantaquattrenne - e aspiro, al crepuscolo della mia esistenza, a preservare il mio onore”. Secondo l’accusa in due palazzi fuori Tunisi sono stati ritrovati gioielli e denaro contante per una cifra pari a 27 milioni di dollari oltre a stupefacenti. Se fosse riconosciuto colpevole Ben Ali rischierebbe venti anni di carcere. E dovrebbe affrontare pene ancora più severe nei futuri processi dove dovrà rispondere di complotto contro la sicurezza dello stato, torture e omicidio.







ttp://www.agvnews.it

PACE: MARCIA PERUGIA-ASSISI PARTE DA CITTA' TUNISIA SIDI BOUZID

(AGI) - Perugia, 20 giu. - La 'Marcia Perugia-Assisi' comincia giovedi' prossimo da Sidi Bouzid, la citta' tunisina dove e scoppiata la rivoluzione araba. A comunicarlo Flavio Lotti, secondo il quale "la prossima Perugia-Assisi sara' innanzitutto una marcia per la fratellanza dei popoli". Giovedi' prossimo una carovana di giovani tunisini percorrera' la strada che da Sidi Bouzid porta a Tunisi dove ci sara' il passaggio di testimone alla Tavola della pace. La cerimonia, che si svolgera' presso il Centro della Musica di Tunisi, segnera' anche il momento d'inizio di un grande Forum Euro-Mediterraneo organizzato dalla Fondazione Anna Lindh dal 23 al 26 giugno con la partecipazione di oltre duecento giovani provenienti da tutti i paesi arabi e dall'Europa. "La prossima Perugia-Assisi sara' innanzitutto una marcia per la fratellanza dei popoli - ha dichiarato Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace, alla vigilia della partenza per la Tunisia-. Per questo abbiamo pensato di iniziare cosi', con un gesto simbolico, andando incontro ai giovani tunisini protagonisti della primavera araba e cominciando a camminare insieme. Il successo delle loro coraggiose rivolte dipendera' anche dalla nostra disponibilita' a costruire con loro una nuova fratellanza euromediterranea, basata sull'uguaglianza, sulla solidarieta' e sul dialogo a tutti i livelli. Ma se il nostro atteggiamento non cambia, dovremo assumerci la responsabilita' di aver sprecato un'opportunita' storica e probabilmente irripetibile". I giovani di Sidi Bouzid e del resto del Mediterraneo saranno tra i principali protagonisti della Marcia Perugia-Assisi per la pace e la fratellanza dei popoli, in programma il prossimo 25 settembre, 50esimo anniversario della Marcia ideata nel 1961 dal filosofo nonviolento Aldo Capitini.(AGI) Pg2/Mav






http://www.agi.it

L'Onu si oppone ai respingimenti

«Non è accettabile la politica dei respingimenti nei confronti di un paese che è ancora in guerra civile». Così Antonio Guterres, l'Alto Commissario Onu per i rifugiati, rispondendo ad una domanda sull'ipotesi di reintrodurre la politica dei respingimenti in Italia verso i migranti libici. «L'Unhcr - ha detto Guterres nel corso di una conferenza stampa a Roma - avalla l'accesso nei paesi che ricevono i flussi migratori di coloro che hanno il diritto alla protezione. Gli altri migranti, che partono per esempio per motivi economici, possono essere rimandati indietro ma sempre nel rispetto del Diritto internazionale». E sugli accordi con il Cnt libico, Guterres ha sottolineato che «la situazione in Libia non è tale da consentire i rimpatri. Immaginate cosa succederebbe se Tunisia ed Egitto rimandassero indietro il milione di libici che sono ora sul loro territorio».



http://www.iltempo.it

Assad: «Il complotto ci rafforzerà»

Il presidente della Siria: «Risolveremo i nostri problemi da soli. Stiamo cercando 64mila persone»




Bashar al Assad (Reuters)MILANO - «Il complotto ci rende più forti», ha detto il presidente siriano Bashar al Assad, aprendo il suo discorso pubblico, trasmesso in diretta tv, e in corso da un teatro di Damasco. «Saluto i militari che hanno perso la vita, le famiglie dei martiri e che hanno versato il loro sangue per opporsi alla fitna (sedizione confessionale», ha detto Assad. «I nostri problemi li risolveremo da soli. Stiamo cercando 64.000 persone».

IL COMPLOTTO - «Chi c'è dietro il complotto?» si è chiesto il presidente siriano. «Non è certo la prima volta che la Siria è oggetto di un complotto, sin dal periodo pre-indipendenza» (1946, ndr). La Siria è vittima del complotto per la sua politica regionale... i complotti sono come i microbi, si diffondono nel corpo dove il corpo è più debole...». Assad tuttavia si è detto pronto anche ad un gesto di clemenza verso i ribelli: «Ho chiesto al ministero della Giustizia di verificare la possibilità di concedere un'altra amnistia generale senza che la sicurezza dello Stato venga compromessa».

(Corriere della Sera)

Angelina Jolie in visita a Lampedusa













MILANO - Visita a sorpresa di Angelina Jolie a Lampedusa in occasione della Giornata
internazionale per i rifugiati. La star, in qualità di ambasciatrice Onu di buona volontà, è arrivata in occasione della Giornata internazionale per i rifugiati. In compagnia dell'Alto Commissario Onu per i rifugiati Antonio Guterres, l'attrice si è recata nella struttura di contrada Imbriacola che al momento ospita 190 migranti, tra cui 60 tunisini e 130 profughi. L'incontro con la Jolie però riguardava soltanto i profughi, non i tunisini. La Jolie ha insistito per lasciare le proprie impronte digitali all'ingresso, come avviene per i migranti che vengono identificati. Impossibile avvicinarsi alla star hollywoodiana: le telecamere e i giornalisti sono tenuti lontani dal centro di accoglienza. Ad accogliere la star all'aeroporto (è arrivata con il suo aereo privato) c'era anche Claudio Baglioni, insieme alle autorità, tra cui il prefetto di Agrigento Francesca Ferrandino. Una folla di curiosi si era assiepata all'aeroporto di Lampedusa, ma nessuno è riuscito a vedere la Jolie o a scattare foto perché l'attrice è stata ricevuta sottobordo e da lì fatta salire su un mezzo e accompagnata all'Aeronautica utilizzando un'uscita secondaria.

La Jolie a Lampedusa
La Jolie a Lampedusa La Jolie a Lampedusa La Jolie a Lampedusa La Jolie a Lampedusa La Jolie a Lampedusa La Jolie a Lampedusa La Jolie a Lampedusa

IL VIAGGIO IN TURCHIA - Angelina Jolie, da dieci anni impegnata in cause umanitarie, è stata due giorni fa in Turchia, al confine con la Siria, per visitare i profughi che stanno giungendo in massa da quel Paese. Guterres invece proviene dalla Tunisia dove, al confine con la Libia, vi sono migliaia di rifugiati provenienti dalle zone di conflitto. «Non è solo una celebrità - ha detto Guterres dell'attrice, - è una persona competente e molto impegnata, spesso le chiedo di andare in missione per me. Certo il fatto che sia anche una celebrità aiuta la nostra causa, ma lei lo farebbe anche senza alcuna pubblicità. È un ottimo membro della nostra squadra».



(Corriere della Sera)

domenica 19 giugno 2011

Ci siamo quasi!!!

-38 visite e sono 100.000!!!!



Marocco, Re Mohammed gioca d’anticipo

Rabat (Marocco) - Con una mossa lampo ma pensata per mesi, Mohammed VI gioca d’anticipo sul vento ribelle che soffia da Egitto e Tunisia e prova a dare scacco alla Storia. Abito scuro di taglio occidentale, occhiali dalla montatura spessa, il volto tondo lucido, il re parla alla nazione in attesa davanti alla tv. “La nostra via è la democrazia” afferma deciso.

Vale a dire che il Marocco volta pagina: apertura ai partiti, esecutivo nelle mani del premier, ridimensionamento del ruolo del monarca che diventa rappresentante dello Stato.

Il re del Marocco cede dunque di fronte alle richieste del popolo: Mohammed VI avvia lo Stato nordafricano a una monarchia costituzionale parlamentare (sul modello di quella inglese) e concede ai marocchini una costituzione.

La nuova costituzione del Marocco, che verrà sottoposta a referendum il primo luglio, permetterà al monarca di riallacciare i rapporti con la popolazione, ascoltare e acconsentire alle sue richieste. Con una riforma di tale misura, che ridimensiona i poteri del re, Mohammed VI spera di evitare l’ "effetto onda" delle proteste che ha interessato gli stati nordafricani, a partire dall’Egitto.

Sarà sufficiente a disinnescare la rivolta? I commenti a caldo su Twitter sembrano positivi, ma ai ragazzi del 20 febbraio non è piaciuto essere stati esclusi dal dibattito pubblico sulla nuova Costituzione che sarà sottoposta a referendum a luglio. Siamo alle battute finali, la partita però è ancora aperta.



http://www.voceditalia.it

“MEMORANDA. TESORI ROMANI DI CARTAGINE E DELLA TUNISIA IMPERIALE”

COMUNICATO STAMPA

Il giorno 22 giugno 2011, alle h. 18,00, sarà inaugurata a Roma, nella prestigiosa sede della Società Geografica Italiana a Villa Celimontana, la mostra dal titolo:

“MEMORANDA. TESORI ROMANI DI CARTAGINE E DELLA TUNISIA IMPERIALE”
che durerà fino al 3 luglio, per trasferirsi poi, fino a fine luglio, nella sede dell’Istituto Italiano di Studi per l’Africa e l’Oriente.

Dedicata agli straordinari e misconosciuti siti archeologici di questo Paese profumato di gelsomini, la mostra è stata realizzata il mese di maggio 2011 grazie al sostegno del Ministero della Cultura tunisino che intende rilanciare culturalmente una terra apprezzata soprattutto per il suo mare.

Il viaggio nei luoghi dove Roma profuse il suo genio civile e architettonico è raccontato dalle splendenti immagini del fotografo Francesco Cabras commentate dall’apparato critico della Professoressa Maria Teresa Grassi archeologa della Tunisia romana, e dal raffinato documentario di Enzo Aronica narrato dai testi sacri della letteratura che da secoli cerca di svelare il mito di Cartagine e di Roma.

La mostra è occasione importante per incontrare il Paese sull’altra riva del Mediterraneo con il quale, nell’antichità, abbiamo condiviso cultura e storia; con il quale, nel presente, condividiamo politica e speranze.

E’ con grande piacere, dunque, che Vi invitiamo a visitare l’esposizione che si trasferirà subito dopo a Milano e sarà itinerante in altre città italiane, francesi e tunisine.

E’ con fiducia che ci rivolgiamo a Voi perché rendiate nota l’iniziativa pubblicandola sui vostri giornali o mettendo in luce la notizia con i mezzi che Vi sono propri.

Con stima e gratitudine
Rita Stucchi, ufficio stampa
Leading Edizioni-Officina Eventi
Bergamo-Venezia
Tel. 035.254547; fax 035.261783; cell. 335.6151214
www.leadingedizioni.com, leadingedizioni@libero.it http://memorandatunisia.wordpress.com










sabato 18 giugno 2011

LIBIA: REGIME CONFERMA DI AVER AVUTO CONTATTI CON I RIBELLI

(ASCA-AFP) - Tripoli, 18 giu - Il governo libico respinge le smentite dei ribelli e conferma l'esistenza di trattative tra le parti che si sarebbero svolte in Francia, Norvegia, Egitto e Tunisia. Nel corso di una conferenza stampa a Tripoli il premier Baghdadi al-Mahmudi ha dichiarato l'esistenza di ''contatti'' tra il regime di Gheddafi e il fronte degli insorti, come riferito nei giorni scorsi dallo stesso delegato del Kremlino in Africa, Mikhail Margelov, all'indomani della sua visita a Tripoli.

''Chiedete informazioni ai governi egiziani, francesi, norvegesi e tunisini. Loro vi diranno la verita''', ha detto Baghdadi.

Dal canto suo Parigi ha gia' tuttavia smentito la notizia, precisando di non avere ''alcun legame con gli eventuali contatti stabiliti'' tra emissari del rais e i ribelli. ''Se ci sono stati dei contatti diretti noi non siamo responsabili'', ha affermato ieri il portavoce del ministero degli Esteri, Bernard Valero.









http://www.asca.it

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