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martedì 31 maggio 2011

"Tunisia Holiday Day": a Varese con gli adv

Gli agenti di viaggio del Nord Italia e gli amici della Tunisia si sono trovati a Varese il 29 maggio scorso per l'iniziativa "Tunisia Holiday Day", organizzata dall’Ente Nazionale Tunisino per il Turismo. Una giornata all’insegna del Paese nordafricano e "volta a promuovere la destinazione", spiegano dall'ente. La giornata ha visto la partecipazione di circa trecento persone, alle quali si è rivolto il direttore generale dell’Ente Nazionale Tunisino per il Turismo, Habib Hammar. “La Tunisia ha passato un periodo molto difficile di cambiamento - ha detto -. Questo ha portato un calo nel settore turistico. Oggi siamo pronti a ripartire e ci auguriamo un rilancio per la nuova stagione sin da ora”. Hammar ha ricordato l'avvio di una campagna promozionale su tutti i mercati europei e in Italia: "Crediamo che, soprattutto per gli italiani, la Tunisia sia una meta decisamente favorevole. Abbiamo ancora tutto il tempo di recuperare e possiamo farcela”. Nell’arco dei primi quattro mesi, da gennaio ad aprile, il calo registrato è del 48%, "ma la stagione più propizia deve ancora arrivare", ha aggiunto.








http://www.guidaviaggi.it

Le 'vibranti' bellezze della Tunisia on air con JWT/RMG Roma

E’ on air la nuova campagna di comunicazione della Tunisia per dare nuovo slancio al Paese dopo i recenti avvenimenti rivoluzionari curata da JWT/RMG Roma. L'adv è stato studiato per invitare i turisti a tornare a visitare le bellezze della Tunisia e assaporare le 'vibrazioni' entusiasmanti di un popolo pacifico, civile, pieno di idee e voglia di vivere. Antichi simboli che riprendono vita nel 'vivere' contemporaneo, diventano icone rinnovate del presente e si caricano di altri valori simbolici.

E’ il fascino della tradizione che convive con il presente: la Tunisa di sempre, dal volto nuovo. Il flight prevede stampa quotidiana, periodica, affissioni statiche e dimaniche. La campagna è stata firmata dall’Ente Nazionale Tunisino per il Turismo, unitamente alla ASTOI (Associazione Tour Operator Italiani) e alla Cooperazione Italiana allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri. Per JWT/RMG Roma hanno lavorato, sotto la direzione creativa di Flavio Mainoli e Paolo Cesano, l’art e responsabile creativo Fabrizio Grillotti, il Copy Antonio Codina e il fotografo Riccardo Bagnoli.









http://www.pubblicitaitalia.it

Tabella: Tempi di visibilità dei diversi partiti in TV.


Zuma a Tripoli in visita a Gheddafi: «Il Raìs è pronto a trattare»


MILANO - Muammar Gheddafi è pronto per una tregua dai combattimenti in Libia, è pronto ad accettare l'iniziativa dell'Unione africana di un cessate il fuoco che porrebbe fine a tutte le ostilità, compresi gli attacchi aerei della Nato. Lo ha detto Jacob Zuma, presidente del Sudafrica e rappresentante dell'Unione africana che ha incontrato Gheddafi a Tripoli. Zuma non ha però detto che Gheddafi è pronto a lasciare il potere, che invece è la richiesta principale dei ribelli.
ROAD MAP - «Gheddafi è pronto ad applicare la road map», ha detto il presidente sudafricano a conclusione del meeting con il raìs, che si è tenuto nel compound di Bab al-Aziziyah. Le relazioni fra Muammar Gheddafi e l'Unione africana sono tese, ma il presidente sudafricano Zuma si è unito agli altri leader africani nell'accusare la Nato di avere scavalcato il mandato concesso dall'Onu di proteggere i civili libici, chiedendo di interrompere gli attacchi aerei. Jacob Zuma ha affermato che i raid della Nato minano la mediazione africana in favore della pace. Secondo l'agenzia libica Jana, nel corso dell'incontro, il presidente sudafricano avrebbe denunciato le «violazioni» da parte della Nato delle risoluzioni dell'Onu, menzionando in particolare tentativi di «assassinii politici», la distruzione di infrastrutture la il blocco navale imposto al Paese. Alla tv sudafricana prima dell'incontro con Gheddafi, Zuma - alla sua seconda visita a Tripoli dall'inizio del conflitto - ha detto che il fatto di aver dovuto «chiedere il permesso della Nato» per andare in Libia «mina l'integrità dell'Unione Africana». «Non possiamo permettere - ha detto - che questo conflitto duri troppo a lungo. Ciò potrebbe sfociare in una situazione infausta per la Libia e forse per lo stesso Gheddafi». Zuma è rimasto un paio di ore nella residenza bunker del Raìs a Bab al Aziziya, e non ha rilasciato dichiarazioni quando ne è uscito. Un picchetto di soldati libici in uniforme rossa e beige si sono allineati per salutare il presidente sudafricano, mentre una banda militare suonava.
EXIT STRATEGY - «Credo che Gheddafi sia in grossi guai, l'equilibrio del potere è completamente cambiato militarmente, il cerchio intorno a lui si stringe, anche la Russia gli sta chiedendo di andarsene» ha commentato Fathi Baja, ministro degli Esteri del Consiglio nazionale di transizione libico (Cnt), secondo il quale il presidente sudafricano Jacob Zuma si trova a Tripoli per negoziare una exit strategy per Gheddafi, anche se l'ufficio di Zuma lo nega. «Gheddafi è un codardo che non combatterà fino alla morte», ha detto Baja sostendo che con Zuma «sta cercando un modo per andarsene».



(Corriere della Sera)

Routiers/Tunisie : grève illimitée


Les transporteurs routiers de marchandises tunisiens ont entamé une grève illimitée pour obtenir de meilleures conditions de travail et protester contre les licenciements abusifs, a indiqué lundi à l'AFP un responsable de l'Union générale des travailleurs tunisiens (UGTT).

"La convention sectorielle des transports n'est pas appliquée" par les employeurs, a expliqué Mokhtar Hili, secrétaire général de la Fédération nationale des transports de l'UGTT. Selon lui, la grève, entamée dimanche, est "suivie à 100%" dans le secteur, qui représente près de 700 entreprises et 14.000 employés en Tunisie.

Vendredi, une réunion de concertation entre patronat et syndicalistes, organisée par le ministère des Affaires sociales, s'était soldée par un échec, selon l'agence officielle TAP.






Tunisie : L’ATI refuse la censure des sites porno

Le PDG de l’ATI, Moez Chakchouk a annoncé lundi 30 mai 2011 dans un tweet que « l'ATI décide de faire appel du jugement et demandera la suspension de l'exécution auprès de la Cour d’Appel de Tunis. »

Rappelons que le tribunal de première instance de Tunis avait décidé en date du 26 mai 2011 la fermeture de tous les sites à caractère pornographique, et ce, suite à une plainte déposée par trois avocats qui avaient jugé que les sites X présentaient un danger évident pour les enfants et ne convenaient pas aux valeurs musulmanes de la Tunisie.











http://www.businessnews.com.tn

Primavera araba alla prova delle minoranze


Dalle coste dell’Atlantico a quelle del Golfo persico, in numerosi Paesi del mondo arabo-musulmano donne e uomini stanno chiedendo a gran voce la democratizzazione dei regimi in vigore, e talvolta anche la fine di dittatori che monopolizzano per il loro profitto potere e ricchezze nazionali. La maggior parte degli osservatori ha troppo spesso sottovalutato, se non negato, la fortissima aspirazione dei popoli arabi alla democrazia; ora lo straordinario fermento al quale stiamo assistendo dimostra con efficacia l’universalità dei diritti dell’uomo e la compatibilità dell’islam con la democrazia.

Fino ad oggi, smentendo alcuni timori, le rivoluzioni arabe non hanno dato luogo né a manifestazioni xenofobe o anti-occidentali, né a una penetrazione significativa degli islamici. La «Rivoluzione dei gelsomini» in Tunisia e le rivolte in piazza Tahrir al Cairo hanno portato, parallelamente e simultaneamente, alla fine dei regimi dittatoriali in vigore, e, insieme, hanno riproposto implicitamente la discussione sull’islamismo politico. Non è riferendosi alla 
sharìa o al mito di uno Stato teocratico fondato su una concezione fondamentalista dell’islam che i dimostranti hanno sfidato l’ordine.

Hanno chiesto, e ottenuto, quello che altri sperano ancora di avere: il multipartitismo, la libertà di stampa, lo svolgimento di vere elezioni democratiche pluraliste. Durante le manifestazioni, nessuna bandiera americana o israeliana è stata bruciata; nessuno slogan anti-ebreo è stato pronunciato. Piuttosto, sono stati i regimi in vigore, in Libia come in Siria, a denunciare in modo demagogico la «mano straniera», attribuendo al «Grande Satana americano-israeliano» il vento che li vorrebbe spazzare via. Tutto questo, nel tentativo di delegittimare i movimenti di protesta, sull’esempio dell’Iran. Un “metodo” utilizzato troppe volte per essere ancora credibile, e i manifestanti hanno dimostrato di essere determinati a rifiutare l’anti-imperialismo che i dittatori hanno provato a impugnare. È questo un segnale profondamente incoraggiante.

Anche se bisogna guardarsi da eccessivi entusiasmi: troppo avvenimenti recenti ci spingono a un’attenta vigilanza. Alla fine del 2010, l’Egitto fu teatro di un sanguinoso attentato contro una chiesa copta ad Alessandria. Nessuno, allora, poteva immaginare che, solo poche settimane dopo, una folla in cui stavano fianco a fianco musulmani, cristiani e agnostici – perché ce ne sono – avrebbe spinto Hosni Mubarak alle dimissioni. Spetta a questa gente, ormai, agire affinché una tragedia simile non possa più verificarsi. In Tunisia, all’indomani della caduta dell’ex presidente Ben Ali, un prete cattolico di origine polacca, padre Marek Rybinski, è stato sgozzato nelle aule di una scuola interconfessionale alla Manouba, nella 
banlieue tunisina, mentre decine di manifestanti islamici organizzavano un raduno davanti alla grande sinagoga di Tunisi e nelle stesse ore in cui un oratorio veniva incendiato vicino a Gabès. In risposta a questi avvenimenti, molte centinaia di tunisini sono scesi in piazza per una «Tunisia laica», mostrando manifesti sui quali si poteva leggere: «Noi siamo tutti ebrei, cristiani e musulmani».

Una società viene sempre giudicata in base al trattamento che sa riservare alle altre. Un’affermazione che si applica anche alle nostre stesse società. E questo anche quando le minoranze sono così poco importanti da diventare, per così dire, invisibili. «Sono io il custode di mio fratello?», disse Caino. Bisogna smetterla di interpretare in modo restrittivo ed egocentrico questa domanda. Noi siamo i custodi dei nostri fratelli, ma non solo di essi. Non c’è affatto bisogno di essere cristiano per prendere le difese dei copti d’Egitto, degli assiro-caldei dell’Iraq o dei maroniti del Libano. Non c’è affatto bisogno di essere musulmano per prendere le difese degli sciiti della Penisola arabica, dei sunniti iraniani, dei musulmani d’India o di Ceylon, o degli aleviti turchi. Non c’è affatto bisogno di essere ebrei per prendere le difese degli ebrei di Siria o dell’Iran.

Questa difesa delle minoranze è innanzitutto interesse delle maggioranze in mezzo alle quali esse vivono; e non si può avere stima di se stessi se si disprezza l’Altro. I nuovi regimi saranno giudicati in base al trattamento che sapranno riservare alle loro minoranze etniche e religiose: cristiani d’Egitto, di Siria, di Giordania e del Libano, curdi della Siria, sciiti degli Emirati del Golfo Persico. La tesi fallace, troppo spesso ascoltata, secondo la quale solo i regimi autoritari sono in grado di garantire la sicurezza, e persino la sopravvivenza, delle loro minoranze merita una secca smentita. È dal posto che verrà riservato alle minoranze in queste società che potremo giudicare la vera natura della «Primavera araba».
traduzione di Barbara Uglietti
René Guitton





lunedì 30 maggio 2011

Risultato precendente sondaggio

Secondo voi le elezioni verrano effettuate il 24 Luglio come da programma o saranno rinviate?

50% 24 Luglio
50% Rinviate


Il sondaggio conferma l'attuale realtà dei fatti, ancora non è stata comunicata la data certa delle elezioni, il governo di transizione ha confermato la data del 24 Luglio, mentre l'alta istanza per la salvaguardia della rivoluzione ha posticipato la data al 16 ottobre.


Lo staff di viveretunisia.blogspot.com


Disertano 8 ufficiali di Gheddafi Ctn: "Si sono uniti alla rivoluzione"

DUBAI - Otto ufficiali libici del regime di Muammar Gheddafi hanno defezionato. Lo ha dichiarato Mahmud Shamman, responsabile per l'Informazione del Consiglio nazionale transitorio (Cnt) che si trova a Roma: "Otto ufficiali di brigata di Gheddafi, tra cui quattro generali, si sono uniti alla rivoluzione - ha detto Shamman -. Gli otto militari si trovano attualmente a Roma e parleranno ai giornalisti nel corso di una conferenza stampa oggi pomeriggio". Per lasciare il Paese sono passati attraverso la Tunisia, ha riferito il portavoce dei ribelli libici, senza tuttavia fornire ulteriori dettagli.

Venerdì scorso un gruppo di libici, tra cui - secondo quanto ha riferito l'agenzia di stampa tunisina Tap - anche molti ufficiali di alto grado, erano arrivati via mare sulle coste tunisine, vicino alla città di Ben Guardane, nel governatorato di Medenine. I libici - 34 in tutto - erano arrivati nel sud della Tunisia a bordo di due imbarcazioni. Non è la prima volta che dei militari libici, dopo avere defezionato, giungono in Tunisia a bordo di imbarcazioni.

Oggi a Tripoli è arrivato il presidente sudafricano, Jacob Zuma, per discutere una possibile exit strategy di Gheddafi. Fonti diplomatiche hanno riferito come la visita di Zuma abbia l'obiettivo di "trattare una strategia d'uscita" del raìs. Il portavoce del governo, Zuma Zizi Kodwa, ha tuttavia precisato che l'incontro servirà a mettere pressione sul Colonnello e trovare così una soluzione diplomatica al conflitto libico.

Atterrato all'aeroporto Zuma è stato accolto dal primo ministro Al-Baghdadi Ali Al-Mahmudi. Sulla pista diverse decine di militanti avevano issato ritratti di Gheddafi scandendo slogan di appoggio al leader. Zuma parlerà in quanto membro del comitato di alto livello dell'Unione africana per la soluzione del conflitto libico, è giunto con propri uomini della sicurezza, tra cui una quarantina di soldati pesantemente armati su quattro pick up.













http://www.repubblica.it

L. 2 Gennaio 1995, n.16


" Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica tunisina relativo alla scuola italiana di Tunisi ed alle iniziative tunisine in Italia, fatto a Tunisi il 19 Luglio 1991".

Riportiamo qui di seguito i primi 5 articoli:




Una festa animata conclude la prima tappa del circuito a Saint Tropez

UNA FESTA ANIMATA CONCLUDE LA PRIMA TAPPA DEL CIRCUITO A SAINT-TROPEZ: LA TUNISIA PREMIATA PER LA SUA RIVOLUZIONE DEI GELSOMINI SIMBOLEGGIATA DALLA BARCA JASMINE

Saint-Tropez 30-05-2011

Con la seconda giornata di prove in mare una memorabile edizione di Voiles Latines à Saint-Tropez si è alla conclusa ieri: per la seconda volta la grande flotta di 72 vele tradizionali ha invaso il famoso golfo dando vita ad uno spettacolo davvero speciale favorito da una splendida giornata di sole e dalla specialissima luce della Costa Azzurra così apprezzata dagli artisti di ogni epoca.

Grazie ad un grande impegno della Città e del Porto di Saint-Tropez il numero dei partecipanti si è quasi raddoppiato rispetto alle ultime edizioni, radunando legni tradiizionali e rappresentative provenienti da Francia, Italia, Catalogna, Tunisia e Principato di Monaco. accolti in questi giorni da una straordinaria ospitalità sotto la regia della Capitaneria di Saint-Tropez.

L'evento ha inaugurato il Circuito Vela Latina giunto all'undicesima edizione, come d'altronde la classica francese, e, : per la cronaca, la marineria italiana di Varazze ha fatto da padrona in categoria Regata con il gozzetto Beigua di Stefano Carattino ed il gozzo Barracuda di Anna ed Elisa Cecconi vincitori finali nelle rispettive sottocategorie. L'Italia ha conquistato il gradino più alto del podio anche in categoria Plaisance con il lancione al terzo Marzia, portacolori del Museo della Marineria di Cattolica che partecipava per la prima volta al Circuito.

Nelle prove a cronometro hanno prevalso Lou Frisa di Sanary, e Biquette di Saint-Raphael., mentre negli armi classici hanno vinto Marthe Auguste di Pierre Valdy e La Francoise di Bernard Naef.

Un rinforzo di vento da est (superiore ai 10 nodi) ha causato le scuffie di due legni italiani o' Spestill e Mast'Aniello, conclusesi senza danni né infortuni anche grazie al pronto ed efficace intervento dell'apparato di sicurezza della Societè Nautique Saint-Tropez.

Lo spettacolo è continuato al Villaggio Vela Latina, autentico cuore pulsante della manifestazione, dove la scuola di moda di Monastir ha organizzato una simpatica sfilata di modelli che hanno valorizzato tutti i tessuti e le fibre utilizzati in veleria e nelle vele tradizionali, coinvolgendo tutti (compreso il sindaco) in una spensierata danza fra modelle, modelli, e stilisti, equipaggi.

Animata serata finale con una lunga serie di menzioni speciali e riconoscimenti consegnati dal sindaco di Saint-Tropez Jean-Pierre Tuveri ai tantissimi partecipanti ed ospiti,.

La Tunisia non ha mancato, pur in tempi così difficili, all'appuntamento con St. Tropez e tale particolare sforzo è stato sottolineato dal sindaco con un premio speciale agli amici tunisini, che celebra l'avvento della democrazia nel loro paese.

Un premio speciale al comandante del Porto di Sanary-Sur-Mer, Serge Sourd, grande appassionato di vela latina a bordo del suo pointu Lou Frisa ma soprattutto artefice della nutrita partecipazione della propria marineria presente con ben 17 imbarcazioni.

Emili Armengol con Sa Rata ha vinto invece il premio della Societè Tropezienne Voilers de Tradition per la traversata più lunga via mare.

Thierry Leret in rappresentanza dello Yacht Club Monaco ha consegnato alla barca Anais il premio speciale per l'eleganza.

Una particolare menzione, nei discorsi e ringraziamenti , per il comandante Francois Tourret, direttore del Porto di Saint-Tropez , autentico motore del forte rilancio di questa classica che ha messo al centro la regione dei Pirenei Orientali come ospite d'onore e dunque il patrimonio della Catalogna francese proposto sotto tutti gli aspetti, soprattutto naturalmente, sul piano marinaro.

I prossimi eventi del Circuito Vela Latina si svolgeranno a Stintino, in Sardegna, per la classica di fine agosto e successivamente a Castiglioncello il 18 settembre.













http://www.nautica.it

Economia: la Tunisia si rimette in moto. Domani un incontro presso la sede di Confindustria, tra futuro e democrazia


Tunisia, anno zero. Il paese nordafricano è stato il primo da cui è partita quella che poi è stata chiamata la “primavera araba”, quel processo di cambiamento  e democratizzazione che poi si è esteso -con modalità ed esiti differenti- anche a paesi come l’Egitto, la Libia, la Siria e lo Yemen. 
In questo momento, il finale di questa “primavera” è ancora tutto da scrivere, e i cambiamenti si susseguono ininterrottamente, a strappi e accelerate improvvise. Quello che è certo però è che il cambiamento relativamente più rapido e “indolore” è quello che si è verificato in Tunisia. Questo per una serie di motivi: anzitutto, l’accortezza dell’ (ex) presidente Ben Ali, che dopo 23 anni al potere ha lasciato il paese alle prime avvisaglie di rivolta, evitando così una sanguinosa guerra civile (come sta invece accadendo in Libia); fondamentale poi anche la risolutezza dell’esercito, che ha resistito alla tentazione di un golpe, sempre ipotizzabile in situazioni di vuoto di potere come queste, e ha deciso invece di mantenere l’ordine e il controllo nel paese. Da non sottovalutare anche il grande contributo dato dal popolo tunisino: una popolazione tendenzialmente pacifica, con un alto livello di educazione, cresciuta in uno stato laico e culturalmente, storicamente e geograficamente vicino all’Europa. 
Non sorprende quindi che il processo di democratizzazione, seppur con le lentezze e le difficoltà del caso, stia andando avanti: il governo provvisorio sta traghettando il paese verso le prime elezioni democratiche, che si terranno il 24 luglio, e che rappresenteranno un momento importantissimo per il mondo intero. Gli sforzi che il governo e la popolazione tunisina stanno affrontando in questo momento rendono necessarie da parte dei paesi occidentali una stretta vicinanza politica ed economica. 
E questo vale  a maggior ragione per l’Italia, paese strettamente legato alla Tunisia da motivi storici, culturali ed economici. Già, economici. Fino alla rivoluzione, l’Italia è stata un partner economico fondamentale per la Tunisia: nel paese operavano più di 700 aziende italiane, che davano lavoro a circa 56.000 lavoratori (secondo partner estero in assoluto, dopo la Francia). Le condizioni economiche, fiscali e burocratiche del paese nordafricano lo hanno reso negli anni un sito di investimenti di fondamentale importanza, e questo a maggior ragione visto che Tunisi è solo ad un’ora di volo da Roma. 
E adesso che il paese è al centro degli sguardi degli investitori di tutto il mondo è il momento di riprendere il filo di un discorso che non si è mai interrotto; anzi, secondo il parere di tutti gli osservatori, il futuro della Tunisia sarà migliore, vista la maggiore libertà e le aperture legate alla democratizzazione del paese. Proprio per questo, la FIPA - Tunisia (l’ Agenzia di Promozione dell’Investimento Estero) ha deciso di promuovere anche quest’anno il “Tunisia Investment Forum ”, il meeting annuale che ogni anno raccoglie a Cartagine investitori da tutto il mondo. 
L’incontro di quest’anno sarà ancora più determinante, perché rivelerà quale potrà essere il nuovo corso che caratterizzerà lo scenario futuro degli affari in Tunisia,  e sarà un’occasione per valutare concretamente quali sono le azioni messe in atto per sostenere l’espansione dell’economia durante questa fase di transizione, mentre la Tunisia va verso  una maggiore libertà d’impresa e verso nuove opportunità d’investimento. Il programma del “Tunisia Investment Forum 2011” sarà presentato martedì 31 maggio, a partire dalle 14,  presso la sede fiorentina di Confindustria ,in via Valfonda, alla presenza delle più importanti cariche della Confindustria locale,  di Hechmi Chatmen (Delegato Generale di FIPA-Tunisia) e del Direttore Generale di Assafrica & Mediterraneo, Pierluigi D’Agata. La tavola rotonda sarà anticipata dai saluti dell’Ambasciata di Tunisia in Italia, dai saluti dell’Ambasciata d’Italia in Tunisia e da quelli del Console Onorario di Tunisia a Firenze, Gualserio Zamperini, che si sta adoprando in questi mesi per mantenere vivi e attivi i rapporti tra la Firenze (e la Toscana tutta) e la Tunisia, come testimoniato anche dal recente successo dell’evento denominato “La rinascita di Cartagine”  che si è svolto recentemente alla Fortezza da Basso in occasione della Mostra dell’Artigianato. “New Tunisia-New Opportunities”  - Prospettive e Nuove Opportunità per la Tunisia del futuro – Presentazione del “Tunisia Investment Forum – TIF 2011”; questo il titolo dell’incontro di martedì prossimo. 
 Il Tunisia Investment Forum è la prima, importantissima, manifestazione economica internazionale post-rivoluzione della Tunisia interamente dedicata all’investimento, e, considerando le immense prospettive che si aprono agli investimenti in Tunisia, più che di un incontro imperdibile si può parlare –senza esagerare- di una grande scommessa sul futuro. 




domenica 29 maggio 2011

Tunisia/ Governo: piano di sviluppo da 125 miliardi di dollari

Tunisi, 29 mag. (TMNews) - Il governo tunisino di transizione ha elaborato un piano di sviluppo economico e sociale che richiede investimenti per 125 miliardi di dollari su cinque anni, di cui 25 miliardi sarebbero finanziati dagli aiuti internazionali promessi durante l'ultimo G8 a Deauville: lo ha indicato ieri un portavoce dell'esecutivo di Tunisi. "Questo programma quantifica le necessità per cinque anni in circa 125 miliardi di dollari, di cui 100 miliardi saranno il frutto di uno sforzo nazionale e 25 miliardi saranno finanziati dagli aiuti internazionali che abbiamo sollecitato" al vertice del G8, ha chiarito il portavoce del primo ministro, Moez Sinaui. Il governo conta di iniziare molto presto un giro di consultazioni su questo programma con le forze politiche e sociali del paese. (fonte afp)






http://www.wallstreetitalia.com

Habbib Hammar: "Tempi difficili ma rilanciamo il turismo in Tunisia"

“I love Tunisia”. Si potrebbe racchiudere in questo slogan la giornata che si è tenuta al Centro Congressi di Ville Ponti nella giornata di domenica 29 maggio.L'Ente Nazionale del Turismo Tunisino ha organizzato un evento dedicato alle agenzie turistiche e ai tour operator del nord Italia per promuovere il paese che si affaccia sul Mediterraneo. Una giornata che ha visto circa cinquecento persone e che si è svolta nel parco a e sui tre piani di Villa Andrea. Presente all'evento anche Habbib Hammar, direttore Generale dell' Ente Nazionale per il turismo in Tunisia che ha spiegato: «La Tunisia ha passato un periodo molto difficile a causa della rivolta che c'è stata recentemente, così come i paesi vicini Egitto e Libia. Questo ha portato ad un calo nel settore del turismo. Oggi siamo pronti a ripartire eci auguriamo un rilancio per la stagione la nuova stagione, da giugno a settembre. Stiamo attivando una campagna promozionale e ne abbiamo preparata una istituzionale che partirà settimana prossima in Francia, Russia, Belgio, in Inghilterra. In Italia e Svizzera abbiamo attivato delle campagne anche televisive e crediamo che, sopratutto per gli italiani, la Tunisia sia una meta molto favorevole. Abbiamo ancora tutto il tempo di recuperare e possiamo farcela». Nell'arco dei primi quattro mesi, da gennaio ad aprile, il calo registrato è del 48% ma la stagione più propizia per il turismo deve ancora arrivare. «In Tunisia ci sono belle spiagge, è una magnifica destinazione balneare ma non solo. –continua Scerif Hamadi, Segretario Generale della Feder Viaggi della Tunisia – É un paese ricco di luoghi da visitare, c'è il deserto ed è una meta privilegiata per chi ama il golf. Inoltre ci sono strutture adatte alle famigliecon prezzi convenienti». Le mete consigliate rimangono Hammet e Djerba ma anche Tamerza, Sousse o Tabarka sono luoghi da scoprire in base alla tipologia di vacanza che si vuole fare. L'evento al Centro Congressi di Ville Ponti si è svolto dalla tarda mattinata e dopo il lunch all'interno della villa si è spostato nel parco dove si sono svolti spettacoli di animazione e musica.




http://www3.varesenews.it

sabato 28 maggio 2011

LA TUNISIA RINASCE, AZIENDE ITALIANE A CACCIA DI AFFARI

(AGI) - Tunisi, 27 mag. - Una rappresentanza di imprese italiane sara' presente, il 16 e il 17 giugno, a "Tunisia investment forum", tradizionale meeting organizzato da Fipa Tunisia e dal ministero dello Sviluppo e Cooperazione internazionale, aperto a istituzioni e operatori economici stranieri interessati a investire nel Paese nord-africano. La delegazione italiana, a quanto si apprende, sara' guidata dall'Associazione Assafrica e mediterraneo che sta collaborando con l'ambasciata italiana a Tunisi e l'Ice (Istituto nazionale per il commercio estero). Nelle intenzioni degli organizzatori, la manifestazione e' utile per mettere in risalto le opportunita' di investimento che si aprono nelle regioni dell'ovest e del sud della Tunisia, veri serbatoi di risorse umane qualificate. L'Italia, secondo i dati piu' recenti, e' il secondo Paese investitore a Tunisi con 35 milioni di investimenti diretti, soprattutto nel settore energetico. Le aziende italiane presenti sul territorio sono circa 700 e danno lavoro a 55mila lavoratori. Per gli investimenti stranieri, la Tunisia e' un approdo molto favorevole in questa fase: il Paese, infatti, gode di accesso libero al mercato dell'Unione europea, di risorse umane qualificate e competitive, di infrastrutture adeguate e di un quadro legislativo, normativo ed amministrativo che facilita gli insediamenti. Inoltre il costo dei fattori di produzione e' molto competitivo. (AGI) .






http://www.agi.it

Ufficiali libici in Tunisia via mare

(ANSA) - TUNISI, 27 MAG - Un gruppo di libici - tra cui anche molti ufficiali di alto grado, secondo quanto riferisce l'agenzia di stampa tunisina Tap, che non precisa se abbiano disertato - sono arrivati oggi via mare sulle coste tunisine, vicino alla citta' di Ben Guardane, nel governatorato di Medenine.

I libici - 34 in tutto - sono arrivati nel sud della Tunisia a bordo di due imbarcazioni. Non e' la prima volta che dei militari libici, dopo avere defezionato, giungono in Tunisia a bordo di imbarcazioni.










http://www.ansa.it

venerdì 27 maggio 2011

Ben Jelloun: «Maghreb, risveglio di giovani»


Questa mattina (27 maggio 2011) a Vicenza lo scrittore e poeta franco-marocchino Tahar Ben Jelloun incontra, alle 10.45 al Palazzo delle Opere sociali in piazza Duomo, 2, gli studenti delle superiori nell’ambito del ciclo "Dire poesia" e nel pomeriggio alle 18, alla galleria di Palazzo Leoni Montanari (contrà Santa Corona, 25), introdotto da Paolo Ruffilli, Ben Jelloun parla del suo libro Mia madre, la mia bambina (Einaudi). 


Lei è uno scrittore molto conosciuto. Narratore del mondo arabo e delle sue migrazioni, del razzismo europeo e dell’islamismo. Ma pochi sanno che lei è anche poeta…

«Ho cominciato a scrivere poesia quando sono stato rinchiuso in Marocco, per un anno e mezzo, nel campo di punizione dell’esercito ad Aher-me-mou. Scrivevo poesie perché avevo paura di non uscire più da quella prigione. Non potevo leggere libri, era proibito scrivere: componevo di nascosto dei versi come vero e proprio esercizio di salvezza. La poesia mi ha sempre accompagnato; testimonia la realtà della condizione umana, così come i miei romanzi. In poesia racconto le condizioni e i drammi delle persone e dei popoli».

Come in "Jenin. Un campo palestinese", pubblicato alcuni anni fa?

«Era un poema su Jenin, il piccolo villaggio palestinese bombardato per dieci giorni dagli israeliani e distrutto. Una donna, una madre si aggira tra le rovine alla ricerca dei figli. Sono morti, lei trova qualche traccia, una scarpa, degli oggetti...».

Oggi lei presenta "Mia madre, la mia bambina". È il libro del lento declino di sua madre Fatma, afflitta, negli ultimi anni di vita, dal morbo di Alzheimer…

«Scrivo di una generazione e di una cultura che scompaiono e parlo di una malattia particolarmente diffusa tra gli anziani come l’Alzheimer. Ho molto inventato, molto allargato perché la gente possa riconoscersi in questa persona che soffre, che perde la memoria. È una malattia terribile, mette in crisi le persone che assistono il malato, chi sta vicino ad un malato di Alzheimer soffre al suo posto».

Una malattia che assume un valore simbolico, no? Culture scompaiono, tracce e memorie si cancellano…

«Una civilità se ne va, non sarà più là, scompaiono comportamenti, costumi. Una civiltà orale trasmessa da madre e figlio. Scrivo di mia madre e di una relazione affettiva molto forte, mentre si è separati da una notevole distanza geografica. Mi madre è morta nel 2002, ma ambiento il libro nei terribili anni 1971-1973, quando ero appena emigrato in Francia e il distacco e la nostalgia erano più forti; quando ero stato costretto a fuggire dal Marocco e non potevo tornarvi per paura che mi ritirassero il passaporto… Ho collocato il libro in quel nodo emotivo e concreto di distacchi e paure, mentre ho fatto risalire i trasalimenti di memoria di mia madre, i suoi ricordi, agli anni Trenta-Quaranta».

Quando le donne andavano all’"hammam", al bagno turco. Lei accompagnava da bambino sua madre Fatma all’"hammam"?

«L’ho accompagnata da bambino al bagno turco delle donne. Non ero molto contento di andare all’hammam, mi annoiavo e guardavo tutte queste donne nei vapori, grandi, grasse, nude… Per me erano come dei fantasmi. Il giorno che me lo hanno proibito mi sono detto: ah, ma allora c’è qualcosa di interessante lì dentro!».

Peter Handke –- madre slovena della Carinzia, madre amata che gli insegna le preghiere in sloveno – deve scrivere, in una lingua non materna perché la Carinzia fa parte dell’Austria. Handke scrive in tedesco, lingua matrigna… Vale per lei lo stesso discorso? Lei che non ha mai scritto in arabo?

«Fatma, mia madre, non sapeva né leggere né scrivere, che io scrivessi in arabo o in francese per lei sarebbe stato del tutto indifferente. Non ho scritto in arabo perché volevo conquistare un’altra lingua. Volevo provare ad esprimermi nella lingua, il francese, del Paese in cui ormai vivevo. E ho continuato così. È anche una sfida».

È appena uscito in italiano, nei tipi di Bompiani, il suo libro "La rivoluzione dei gelsomini", raccolta di scritti sulle rivolte che si succedono nel mondo arabo. Perché questo titolo? 

«È un fiore molto diffuso in Tunisia e nel Mediterraneo, l’editore italiano ha voluto questo titolo, l’edizione francese ha il titolo L’étincelle ("La scintilla")».

La rivolta nasce all’improvvio il 17 dicembre, in una remota cittadina della Tunisia. Al venditore ambulante abusivo di frutta e verdura, Mohamed Bouazizi, vengono sequestrati il carretto e la merce perché non riesce a pagare una piccola tangente alla polizia municipale. In più viene umiliato dalla polizia. Bouazizi si dà fuoco davanti al palazzo del governo e muore dopo due settimane di atroce agonia…

«Suicidarsi dandosi fuoco! Già questo è fuori dalla cultura e dalle tradizioni arabe e soprattutto è un gesto antireligioso, fuori dall’islam. L’islam, come tutte le religioni monoteiste, proibisce il suicidio, violazione della volontà divina. Altre venticinque persone si suicidano nel Maghreb e nel Machrek. Tutti musulmani, tutti fuori dal Verbo. La prima disfatta dell’islamismo sta proprio qui, in questa disobbedienza ad Allah. Centinaia di migliaia di persone scendono nelle strade e nelle piazze a protestare contro regimi corrotti e dittatoriali e mai vi è un richiamo, un’eco religiosa, un riferimento all’islam o ad Allah».

L’opzione islamista è stata dunque superata?

«La rivendicazione dell’islam come entità costitutiva e punto di riferimento maggioritario del potere e dello Stato è del tutto superata».

La Tunisia era già stata laicizzata dalla gestione Bourghiba e anche il regime di Ben Ali – corrotto, antidemocratico e predatorio – non era confessionale...

«Sì, d’accordo, ma nessuno nelle piazze ha bruciato bandiere di Israele o degli Stati Uniti. Siamo di fronte a una rivolta nuova, contro i propri dittatori e regimi. La ribellione è contro persone concrete – ministri, presidenti –, non feticci. Rivolta spontanea che ha come obiettivo l’entrata nella modernità. Insurrezioni che hanno al centro l’individuo e la sua necessità di avere uno statuto di cittadino e non di suddito. Nessun partito, nessun movimento costituito aveva mai rivendicato nel mondo arabo, così chiaramente, i valori di una società moderna».

Soprattutto in Egitto?

«È proprio l’assenza degli islamisti nelle manifestazioni il fattore maggiormente scardinante, ciò fa cadere Mubarak l’11 febbraio. Un Paese che è stato la culla dell’islamismo dalla fondazione, nel 1928, della organizzazione dei Fratelli musulmani, viene liberato senza la partecipazione degli islamisti!».



Piero Del Giudice

Tunisia: Roma, raccolta latte in polvere e pannolini per bimbi campo profughi


Roma, 26 mag. - (Adnkronos) - I volontari dell'organizzazione Movimento e Comunita' e il Vicepresidente del Parlamento europeo Roberta Angelilli saranno presenti, domani, a partire dalle ore 12, presso il punto di raccolta allestito a Piazza Santa Emerenziana, a Roma, al fine di sensibilizzare i cittadini a donare latte in polvere e pannolini in favore dei piccoli ospiti del campo di Transito in Tunisia, dove Movimento e Comunita' e' operativa da due mesi. L'iniziativa e' nata per rispondere alle necessita' espresse dalla Mezzaluna tunisina impegnata nell'emergenza umanitaria al confine libico - tunisino. Presso i banchetti di Movimento e Comunita', allestiti nei vari Municipi di Roma Capitale, saranno fornite, nelle giornate di venerdi' e sabato, le informazioni sul progetto. Sostengono il progetto: il Vicepresidente del Parlamento europeo, Roberta Angelilli, il Presidente del Municipio Roma 2 Sara De Angelis, il Presidente del Municipio Roma 4 Cristiano Bonelli, il consigliere del Municipio Roma 4 Jessica De Napoli, il consigliere del Municipio Roma 3 Holljwer Paolo ed i Consiglieri Capitolini Federico Guidi, Federico Rocca e Marco Di Cosimo.




TUNISIA: INTERNET, TRIBUNALE ORDINA CHIUSURA SITI PORNO

(ANSAmed) - TUNISI, 26 MAG - Il tribunale di Prima istanza di Tunisi ha ordinato l'oscuramento di tutti i siti pornografici presenti in Internet. Questo a seguito di una denuncia, presentata nei giorni scorsi, da tre avvocati. I siti a carattere pornografico, oscurati negli anni della presidenza di Ben Ali, erano tornati visibili, in Tunisia, subito dopo la rivoluzione. (ANSAmed).








http://www.ansamed.it

Tunisia: Banca centrale taglia riserve bancarie


La banca centrale della Tunisia ha annunciato ieri di aver tagliato gli obblighi di riserva bancaria al 2% (rispetto al 5%) con l'obiettivo di sollevare l'economia del Paese che fatica ad affermarsi da quando è caduto il governo del presidente nel mede di gennaio. Proteste in piazza, scioperi e violenze hanno colpito il settore del Turismo, la maggiore fonte di entrate del paese, perturbando anche industrie di servizi e di produzione.
La banca centrale ha mantenuto i tassi di interesse invariati e i primi segnali di ripresa economica - stando ai rapporti forniti dalla banca stessa - sono iniziati ad arrivare solo durante  il mese scorso, ma non erano abbastanza veloci. I rapporti hanno inoltre messo in evidenza che il livello delle riserve in valuta estera hanno continuato a diminuire, raggiungendo circa 10, 3 miliardi di dinari tunisini, pari a 115 giorni di importazioni,dal 20 maggio contro i 13 miliardi di dinari, o 147 giorni di importazioni al termine del 2010.


giovedì 26 maggio 2011

Tunisia: e' scontro su data voto, per Commissione elettorale e' 16 ottobre

Tunisi, 26 mag. - (Adnkronos/Aki) - La data delle elezioni politiche in Tunisia e' il 16 ottobre. E' quanto ha affermato il presidente della Commissione elettorale indipendente, Kamel Jandoubi, citato dai media locali. Jandoubi ha quindi confermato la data emersa nelle scorse settimane, dopo che ieri il governo ad interim ha invece annunciato il voto per il 24 luglio.










http://www.adnkronos.com

TUNISIA: MSF LANCIA ALLARME IN CAMPI PROFUGHI, RIFUGIATI BLOCCATI


(ASCA) - Roma, 26 mag - Con l'aumento della violenza in un camporifugiati al confine libico-tunisino, l'organizzazione medico-umanitariaMedici Senza Frontiere (Msf) lancia l'allarme sulla situazione dei rifugiati bloccati nei campi temporanei ed esposti alle violenze.

''Centinaia di migliaia di rifugiati - denuncia Msf - hanno transitato per il campo Shousha dall'inizio del conflitto in 
Libia, ma circa 4 mila persone, principalmente sub-sahariane, non possono essere rimpatriate a causa della situazione nei loro paesi di origine e affrontano un futuro incerto''.

''Nei giorni scorsi, abbiamo visto un progressivo aumento della violenza, con continui incidenti tra gruppi di rifugiati di differente nazionalita''', racconta Mike Bates, Capomissione di MSF, ''queste persone sono bloccate nel campo, pensato come un'area provvisoria e temporanea, per un periodo indefinito. Molte di loro sentono di essere ad un punto morto, senza futuro''.

''Domenica 22 maggio, - prosegue Msf - quattro rifugiati sono morti per un incendio di origine sconosciuta che si e' sprigionato di notte nel campo, distruggendo piu' di 20 tende. Con l'aumento della tensione, ci sono stati ulteriori incidenti tra rifugiati di differente origine che vivono nel campo. Anche i residenti locali sono stati coinvolti. Il 24 maggio, sono morte almeno due persone e molte altre sono rimaste ferite, mentre dalle 300 alle 400 tende sono state date alle fiamme''.

Fin dall'inizio del conflittto in Libia, conclude Msf, ''800 mila persone, soprattutto non di origine libica, sono fuggite dal paese: la maggior parte di loro verso Egitto e Tunisia. In migliaia hanno rischiato la vita attraversando il Mediterraneo verso l'Europa: piu' di 11 mila hanno raggiunto Lampedusa. Oltre 60 mila persone sono invece fuggite a sud, attraverso il deserto, verso il Niger e oltre''.


Cena 2 Giugno presso ristorante "Ritrovo degli Artisti"


Il G8 e le mire di Sarkozy sull’Egitto e la Tunisia


«Egiziani e tunisini non riescono a gestire le loro rivoluzioni». Parola di Ismail Omar Guelleh, presidente del Gibuti dal 1999, succeduto a suo zio Hassan Gouled Aptidon che fu il primo presidente del Paese ed è stato a suo dire «democraticamente eletto» per il terzo mandato consecutivo lo scorso 8 aprile. Una dinastia in stile neocoloniale il cui risultato è un Paese falcidiato da corruzione e miseria. Ma una rivolta in stile tunisino lì è impossibile, dice il presidente, perché il Paese è «immunizzato». Significa forse che l’opposizione è domata e che nessuno ha il coraggio di protestare. Guelleh è un piccolo Mubarak, un faraonucolo di cui nessuno si occupa perché il Gibuti, in fondo, nemmeno si sa dov’è. L’Africa pullula di false democrazie nelle quali la minima critica all’uomo forte di turno è un gravissimo reato di lesa maestà. L’Occidente, in questo, ha profonde responsabilità storiche e politiche ma, fintantoché riceve sorrisi e materie prime, poco se ne cura. Quando il popolo tunisino ha cacciato il vecchio dittatore Ben Ali a colpi di gelsomino, in Francia qualche ministro ha dovuto dare più di una spiegazione alla nazione dei diritti civili.
C’è chi dice che Sarkozy, presidente di turno del G8, abbia invitato i governi provvisori di Egitto e Tunisia al vertice di Deauville proprio per farsi perdonare il sostegno dato agli ex dittatori cacciati a furor di popolo. In realtà c’è dell’altro. Egitto e Tunisia sono avamposti estremamente importanti per le strategie economiche e geopolitiche dell’Occidente. Ora che, malgrado noi, il vento è cambiato bisogna fare buon viso a cattivo gioco e intervenire tempestivamente per ristabilire legami inossidabili con i poteri costituiti. O costituendi, come nel caso dei due Stati nordafricani. La Primavera araba infatti ha saputo spazzare via un po’ di vecchio ma al momento non è riuscita ancora a far nascere qualcosa di nuovo, la gente continua a protestare e l’economia soffoca. Ha buon gioco Ismail Omar Guelleh a dire che le rivolte nordafricane sono dei «controesempi» che hanno creato solo disordine e crisi.
Ovvio quindi che i nuovi governanti guardino alla ricchezza dell’Occidente per accompagnare la transizione verso una nuova stabilità. In cerca di ascolto, sventolano la minaccia della radicalizzazione politica come conseguenza del collasso economico. «La speranza è che la comunità internazionale capisca che il fallimento della rivoluzione tunisina non comporta rischi solo per la regione araba ma anche per la pace nel mondo», ha affermato recentemente l’economista tunisino Mohammad Ben Romdhane. In Egitto stimano un fabbisogno pari a circa 12 miliardi di dollari per far fronte alle perdite nel settore turistico e arrivare almeno fino a metà 2012. In Tunisia, dove la disoccupazione potrebbe esplodere al 20 per cento, servono cifre non meno importanti. E poiché Francia e compagnia non chiedono altro che legare a sé i prossimi governi con catene inossidabili di prestiti e interessi, un accordo senz’altro si può trovare.
A Deauville sarà presente in via eccezionale anche Alassane Ouattara, presidente eletto della Costa d’Avorio, riuscito nell’impresa di scalzare militarmente il suo predecessore Laurent Gbagbo con l’aiuto fondamentale dell’esercito francese. Con lui sono invitati Mahamadou Issoufou e Alpha Condé, presidenti del Niger e della Guinea, anch’essi giunti al potere di recente attraverso percorsi difficili e dolorosi sostenuti anche militarmente dall’Occidente. «Percorsi democratici esemplari», a giudizio dell’Eliseo. La seconda giornata del summit sarà in buona parte dedicata ai nuovi eletti dell’Africa, allo scopo di trovare giusti accordi di partenariato e stabilire legami duraturi. La cosa non si può ancora fare con i ribelli di Bengasi, ben lontani dall’avere partita vinta contro Gheddafi in Libia. Ma l’intervento militare di Europa e Stati Uniti, mezzo coperto dall’Onu, durerà fin quando il vecchio dittatore non sarà fuori gioco e non è lontano il giorno in cui, al G8, potranno presenziare i rappresentanti di un nuovo governo libico, amico infine del ricco Occidente.



World Bank: 6 miliardi $ per Egitto e Tunisia


La Banca Mondiale e la Bers, la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo, scendono in campo per il Medio Oriente e il Nord Africa. La World Bank, infatti, ha annunciato che nei prossimi due anni fornirà prestiti per 6 miliardi di dollari per modernizzare le economie di Egitto e Tunisia, mentre la Bers ha approvato l’ipotesi di un allargamento del proprio mandato ai Paesi del Medio Oriente e del Nord Africa, prevedendo lo stanziamento di circa 2,5 miliardi di euro. “Le popolazioni del Medio Oriente e del Nord Africa vogliono dignità, rispetto, lavoro e chance per una vita migliore: il nostro supporto, così come quello di altri, può accelerare questo processo se accompagnato da vere riforme”, ha detto il presidente della Banca Mondiale, Robert Zoellick, precisando che per l’Egitto saranno disponibili 4,5 miliardi di dollari per i prossimi due anni.
Si tratta di un prestito che fa parte di un pacchetto più ampio di stanziamenti che vede anche la partecipazione del Fondo Monetario Internazionale. In particolare, ha spiegato ancora Zoellick, un miliardo sarà prestato già quest’anno, a condizione che il governo attui le riforme, mentre un altro miliardo sarà disponibile l’anno venturo, a seconda dei progressi fatti. Il resto sarà messo a disposizione per la realizzazione di progetti specifici, sia pubblici che privati.  Alla Tunisia, la Banca Mondiale elargirà un miliardo di dollari, 400 dei quali riservati allo sviluppo del settore bancario privato, in aggiunta ai 500 milioni già annunciati ma che devono ancora essere approvati dal board dell’Istituzione finanziaria. Il miliardo e mezzo messo a disposizione dalla World Bank fa parte di un pacchetto che comprende anche lo stanziamento da 1,2 miliardi deciso insieme all’Unione Europea e alla Banca Africana per lo Sviluppo. Ma anche per la Tunisia, la concessione dei prestiti è strettamente legata alle riforme che il governo sarà in grado di attuare nei prossimi anni. La Banca Mondiale ha poi fornito i dati relativi alla crescita economica dell’area, rivedendo al ribasso le stime per il 2011 dal 5% di pochi mesi fa all’attuale 3,6%: si tratta di una revisione in calo dovuta principalmente alla caduta dell’attività economica in Egitto e in Tunisia, ma anche alla debole crescita dei Paesi esportatori di petrolio e alla possibile impennata inflattiva dovuta all’aumento dei prezzi delle materie prime. Per quanto riguarda la Bers, il presidente Thomas Mirow ha spiegato che la banca può investire fino 2,5 miliardi di euro l’anno nella regione, aggiungendo che è in corso d’esame una richiesta da parte dell'Egitto per diventare paese d'operazione e che la Banca ha ricevuto dal Marocco un'analoga richiesta. Tuttavia, gli azionisti della Bers stanno anche esaminando un'ipotesi d'ampliamento del mandato geografico alla più ampia regione del Medio Oriente e del Nordafrica: sarà però necessario un passaggio tecnico per modificare gli articoli fondativi dello statuto della banca al fine di estenderne il mandato. Anche in questo caso, comunque, ha aggiunto Mirow, ogni decisione di finanziamento prenderà in considerazione le riforme politiche ed economiche avviate dai paesi interessati. Ad ogni modo, per la Bers, i Paesi del Medio Oriente e del Nord Africa rappresentano un’area capace di diventare un’importante bacino per gli investimenti europei. E proprio il ruolo della Bers sarà uno dei temi al centro del G8 in programma domani e dopodomani a Deauville, in Francia, dove tra gli altri sono stati invitati a partecipare anche Tunisia ed Egitto. Secondo le prime indiscrezioni trapelate, l’intenzione degli 8 Grandi è avviare una partnership duratura con i Paesi della primavera araba, sul modello del partenariato con i paesi dell’est Europa dopo la caduta del Muro di Berlino. Sotto questo profilo, la Bers è chiamata a giocare un ruolo chiave: avendo concluso la sua missione nelle aree una volta sotto l’influenza dell’Urss, ora la sua attenzione potrebbe essere rivolta verso il Medio Oriente e il Nord Africa. Anche il Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha spiegato che l’obiettivo della comunità internazionale è “coinvolgere tutte le banche per lo sviluppo come Bei e Bers, e tutte le istituzioni finanziarie che possiamo coinvolgere”. E proprio sulla Bers, il titolare di via XX Settembre ha ipotizzato che la “linea di attività” possa essere cambiata “da quella originaria per l’Est Europa a quella per il Sud Europa”. Tremonti ha anche annunciato che a luglio a Roma si terrà un G8 dedicato ai Paesi del Mediterraneo e alle rivolte in Nord Africa: “non abbiamo ancora deciso la data ma c’è il consenso dei partner”, ha puntualizzato il ministro.


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