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lunedì 31 gennaio 2011

Accoglienza al ritorno di Rachid Ghannouchi



Ritorno in Tunisia del capo partito islamista:


In Tunisia si percepisce aria d'integralismo...

Scontri a centro Tunisi

(ANSAmed) - TUNISI, 31 GEN - La polizia ha disperso oggi pomeriggio in centro a Tunisi, facendo uso di sfollagente e gas lacrimogeni, gruppi di giovani che si erano riuniti dinnanzi la sede del ministero dell'Interno, in Avenue Bourghiba. La polizia, dopo aver intimato ai manifestanti di sciogliersi, ha effettuato una carica, anche perché alcuni manifestanti avevano preso di mira degli esercizi commerciali.

In mattinata si era svolta, sempre nello stesso luogo una manifestazione per chiedere l'allontanamento dei funzionari di polizia connessi con il passato regime. La situazione é tornata calma, anche perché su Tunisi si é abbattuta una forte precipitazione. (ANSAmed).

Saccheggi nella zona di Kasserine

ANSAmed) - TUNISI, 31 GEN - Da qualche ora il governatorato di Kasserine, nel sud della Tunisia al confine con l'Algeria, é oggetto di una serie di attacchi da parte di una banda di malfattori. I banditi hanno preso di mira la delegazione di Kasserine-Nord, la Casa dei giovani, la sede dell'Istituto superiore di studi tecnologici e l'Ufficio dell'allevamento del bestiame di Kasserine. La popolazione é terrorizzata. Secondo l'agenzia di stampa Tap, "l'assenza degli agenti di sicurezza e l' incapacità dell'esercito a controllare l'esplosione di violenza nella regione hanno contribuito ancor di più al deterioramento della situazione". (ANSAmed).

Continuano gli scioperi

(ANSAmed) - TUNISI, 31 GEN - Uno sciopero non preannunciato sta paralizzando oggi il porto commerciale di Radès, nella periferia sud di Tunisi. In rada sono all'ancora una decina di navi da carico e tutte le operazioni di importazione ed esportazione sono ovviamente bloccate.

Lo sciopero, a quanto si è appreso, sarebbe dovuto alla richiesta dei portuali di sostituire l'attuale loro struttura sindacale. Il porto di Radès è il più importante, per il traffico delle merci, della Tunisia. Molte le proteste da parte degli industriali per questa decisione improvvisa, che danneggia notevolmente i loro cicli produttivi.(ANSAmed).

Video: Il grande rischio


Il grande rischio di Giacomo Fiaschi




Appello del governatore della BCT

Estratto preso da articolo in prima pagina su "La presse":

"Il nostro paese non è in crisi. L'economia funziona normalmente"... " é chiaro che la situazione è tornata alla normalità. I tunisini hanno ripreso le loro attività. I mercati hanno riaperto e i servizi sono assicurati. Il continuo delle mnifestazioni è una cosa positiva in un contesto democratico"


Traduzione Paolo Lo Iudice

Attaccate scuole a Le Kef

(ANSAmed) - TUNISI, 31 GEN - Situazione ancora tesa, in Tunisia, a Le Kef e in altri centri del governatorato. A Le Kef, ieri, un gruppo di persone ha assaltato la sede regionale dell'Union Général des Travailleurs Tunisiens (Ugtt), appiccandovi il fuoco, ma le fiamme sono state subito spente ed i danni materiali sono limitati. Dal canto loro i dirigenti dei licei della zona hanno sollecitato sabato "protezione e sicurezza" per le scuole, oggetto di attacchi da parte di gruppi di sconosciuti. Secondo il segretario regionale dell' Ugtt, i disordini sarebbero provocati da sostenitori dell'ex presidente Ben Ali. (ANSAmed).

Tunisie-(Ben Ali agent de la CIA)

Racconto articolo pubblicato da giornalista francese in Francia.


Ripresa attività normali del blog

Come tutta la Tunisia anche noi torniamo da oggi torneremo alla normalità riaprendo tutte le sezioni che avevamo tralasciato durante il periodo della rivoluzione.

Cous Cous di pesce

Ricetta presa da: www.ricettesemplici.net




Quantità indicativa per 6 persone
Utensili: pentola per il cous cous e pentola antiaderente di circa 30 cm di diametro ed altezza di 2/3 cm

Ingredienti e dosi:
600 g di semola di grano duro
600 g di pesce spada ( in alternativa il nasello )
mezza cipolla
200 g di ceci secchi ( da mettere in ammollo in acqua fredda la sera prima)
3 cucchiai di pomodoro concentrato
200 g di pomodoro fresco per il sugo
3 spicchi di aglio
1/4 di bicchiere di olio di oliva
1 cucchiaino di kammun ( prodotto tunisino che aromatizza il pesce )
Sale e peperoncino secondo i gusti.

PREPARAZIONE DEL SUGO
Soffriggere la cipolla con l’olio, aggiungere il pomodoro concentrato e cucinare per circa 2 minuti; aggiungere il pomodoro fresco tagliato a pezzettini, i ceci, il sale ed il peperoncino.
Tritare l’aglio insieme al kammun ed aggiungere alla cottura insieme ad un bicchiere di acqua fredda.
Dopo circa 15 minuti aggiungere il pesce ( tenere le fette o i pezzi abbastanza grandi ) e lasciar cucinare per circa 25 minuti ( il sugo deve essere abbastanza denso ).
A seconda dei gusti si possono aggiungere delle verdure per rendere il piatto più ricco e saporito; in questo caso far bollire a parte carote, patate e zucchine ed aggiungerle al sugo 10 minuti prima del termine della cottura.

PREPARAZIONE DELLA SEMOLA
E’ essenziale, per una buona riuscita del cous cous, cucinare bene la semola, per evitare che diventi troppo secca o scotta.
Mettere la semola in un ampio contenitore, aggiungere 3 cucchiai di olio extra vergine di oliva e un pizzico abbondante di sale. Mescolare bene. Cuocere a vapore per circa 15 minuti. Togliere la semola dal fuoco ed aggiungere 2 bicchieri di acqua bollente. Lasciar riposare per circa 10 minuti e mescolare accuratamente.
Rimettere la semola a cuocere a vapore per altri 15 minuti. Al termine, riporre il tutto in un grande piatto, mescolare bene ed aggiungere 3 mestoli di sugo per dare colore alla semola.
Mettere a tavola separatamente il contenitore del sugo e della semola e servire caldo.

Secondo la tradizione, ognuno riempie il suo piatto di semola ed aggiunge a piacere il sugo ( con il pesce, la semola non andrebbe inzuppata troppo ).

Tempo previsto per 31/01/2011

Pioggia durante tutta la giornata.

Riapre la Borsa di Tunisi

ANSAmed) - TUNISI, 31 GEN - Riapre oggi la Borsa di Tunisi. Secondo le previsioni degli intermediari, dovrebbe registrare un calo del 4,5%. (ANSAmed)

Come Ben Ali entrò nelle forze armate

Articolo molto interessante preso dal sito: www.kapitalis.com






Son niveau intellectuel est très moyen. Aussi est-il avare en paroles. En dehors de longs discours, rédigés par des scribes, discours qu’il se contente de débiter après de multiples répétitions dans le secret de ses salons privés, on ne lui connaît aucune intervention radiophonique et encore moins télévisée. Il n’a jamais tenu une conférence de presse ni accordé d’interview au grand jour ou improvisé la moindre allocution de circonstance. Les speechs, ce n’est pas son fort. Au conseil des ministres, la télévision nous le montre de loin en train de gesticuler mais elle ne nous a jamais fait entendre sa voix. Lors des sommets des pays africains ou des pays arabes, il sourit béatement au cameraman. Et c’est tout.
Halima, cette mère patiente et courageuse Il est né en septembre 1935 à Hammam-Sousse, bourgade agricole située à 140 km au sud de la capitale, devenue aujourd’hui l’un des fleurons du tourisme tunisien. Il est né sous le signe de la Vierge et, selon l’horoscope chinois, sous celui du Rat, au sein d’une famille archi-nombreuse et nécessiteuse. Son père, illettré, bien charpenté mais balourd, ne travaillait que par intermittence. Docker au port de Sousse, il était tributaire du trafic maritime et surtout de la qualité des informations qu’il fournissait aux autorités. Il faisait peu de cas de ses devoirs de chef de famille. Il dépensait la totalité de sa paye dans un des bouges et rentrait chez lui, le soir, ivre mort et sans le sou.
Fier des nouveaux bâtiments qui foisonnent au vieux village, Hammam-Sousse est aujourd’hui une ville accolée à Sousse. Des moyens de transport variés, rapides, nombreux et économiques permettent les déplacements d’une localité à l’autre en quelques minutes. Mais dans les années trente et jusqu’après l’indépendance, une grand-route carrossable offrait au voyageur sur cinq kilomètres, à droite et à gauche, un spectacle vivifiant de champs d’orge, d’oliveraies et de jardins maraîchers.
Cinq kilomètres qu’il fallait pour la majorité des villageois se taper à pied, à dos d’âne, en charrette tirée par des chameaux ou, pour de rares chanceux, à bicyclette. Les jardiniers étaient heureux de répondre à votre salut. La tenue vestimentaire des femmes de Hammam-Sousse donnait une note gaie au paysage. Pratiquement dévoilées, au contraire des femmes des villages voisins, elles se drapaient d’une large pièce de cotonnade sans contours appelée «takhlila» reconnaissable à un rose vif qui les distinguait des «takhlilas» des villages voisins. Ces femmes, on les reconnaissait de loin grâce à l’énorme «charia» (hotte) en alfa qu’elles portaient au dos et dont elles avaient l’exclusivité. Elles fourraient dans ce grand panier tout ce qu’elles pouvaient recueillir de consommable. Ainsi, la mère de Ben Ali rentrait au bercail avec des brindilles, quelques légumes et, à la saison des moissons, quelques litres de blé et d’orge. Juste de quoi apaiser la faim de sa nombreuse progéniture.
Halima, cette mère patiente et courageuse a été la première chance de Ben Ali. C’est grâce à son labeur qu’il a pu grandir à peu près normalement. La deuxième chance de Ben Ali a été l’école franco-arabe de son village natal, puis le collège de Sousse.
Du temps du Protectorat français, on appelait «école franco-arabe» les écoles primaires ouvertes exclusivement pour les garçons musulmans parce qu’on y enseignait la langue arabe et les petites sourates du Coran en plus du programme habituel. La scolarité y durait six années. Pour entrer en première année, il fallait être âgé de six années révolues.
Une demi-galette d’orge fourrée d’harissaLa scolarisation de Ben Ali remontait donc à 1942. Le directeur de l’établissement scolaire – un Français, bien sûr, mais un Français de France – était parfaitement dévoué à sa tâche. Tout le village l’aimait parce qu’il aimait ses élèves. Non seulement il leur fournissait un savoir libérateur, mais il souhaitait les voir accéder à l’enseignement secondaire.
Nous voilà donc en octobre 1949. Ben Ali est admis au collège de Sousse, unique établissement d’enseignement secondaire, à l’époque, pour toute la 4ème Région. C’est ainsi qu’on désignait un vaste territoire qui englobait les gouvernorats actuels de Sousse, Monastir, Mahdia, Kairouan et Kasserine. Voilà donc le jeune homme obligé de se lever à l’aube pour se rendre à Sousse en piéton quel que soit le temps, se contenter, à midi, en guise de déjeuner, d’une demi galette d’orge fourrée d’harissa, puis de rentrer, en fin d’après-midi, au village, toujours à pied.
Ce pénible régime de vie, malgré l’aide de la Société de Bienfaisance, ne pouvait garantir le succès. Après avoir redoublé deux classes, Ben Ali est exclu au niveau de l’entrée en seconde.
Nous voilà en 1956. La Tunisie était indépendante depuis le mois de mars. Insensible à la liesse populaire, notre héros traînait sa misère morale et matérielle dans les rues du village quand une chance inespérée se présenta à lui au mois d’août.
Le Secrétariat d’Etat à la Défense nationale annonça pour le mois de septembre un concours sur épreuves en plus d’un test psychotechnique pour la sélection de deux catégories de jeunes en vue de créer un premier noyau d’officiers de l’armée tunisienne grâce à une formation à Coëtquidam, dans le Morbihan, en France, à l’Ecole spéciale militaire interarmes dite école de Saint-Cyr, parce que c’est au village de Saint-Cyr, près de Paris, que cette école fut créée par Napoléon en 1802. Le premier groupe devait être titulaire du baccalauréat, quant au deuxième groupe, il devait avoir accompli au moins quatre années d’enseignement secondaire.
L’appel du gouvernement reçut un appel particulièrement favorable parmi les jeunes. Il y eut plus de 250 candidats. Deux sur cinq seulement furent admis. La première liste, celle des bacheliers, comprenait vingt lauréats environ. Ils étaient appelés à suivre, à Saint-Cyr, la formation normale offerte à leurs camarades français. Les 80 lauréats non bacheliers de la deuxième liste devaient recevoir une formation accélérée de 6 mois au sein d’un bataillon spécial créé pour la circonstance. Ben Ali faisait partie de la deuxième liste. Il était tout heureux. Enfin, finie la misère!
La fin de la misèrePréalablement à leur proclamation, les résultats furent soumis, pour avis, aux cellules destouriennes concernées. A Hammam-Sousse, on émit d’abord des réserves sur l’admission de Ben Ali. Son père, rappela-t-on, était un informateur des autorités locales et son oncle paternel avait été abattu par la milice du Parti. Pour sauver la situation, il a fallu l’intervention de Hédi Baccouche, qui sera son premier Premier ministre, alors membre influent de la cellule locale. Le jeune loup plaida adroitement pour l’unique candidat du village. Il fit ressortir qu’il serait injuste de gâcher l’avenir d’un compatriote à cause du passé de ses parents et qu’il y a avait lieu de lui accorder sa chance.
C’est ainsi que Ben Ali rejoignit pour six mois, en octobre 1956, l’Ecole Spéciale militaire interarmes. Puis, en avril 1957, il fut admis pour une autre période de six mois à l’Ecole d’application de l’artillerie à Châlon-sur-Marne. Au total, une formation de douze mois. C’était le minimum requis pour la marche au pas, le tir, la connaissance des actes élémentaires du combattant. Mais ce n’était pas assez ni pour administrer, ni pour gérer, ni pour commander. Aussi, dans toute sa carrière militaire, Ben Ali n’a jamais eu sous ses ordres la moindre unité de combat.
C’est donc en octobre 1957 que Ben Ali est de retour à Tunis. Promu sous-lieutenant, il est affecté à l’état-major. Célibataire, il est logé dans un bâtiment tout proche du ministère de la Défense, servant de mess pour les jeunes officiers.
Très timide, taciturne, morose et méfiant, Ben Ali n’a jamais cherché à se distraire et a toujours refusé d’accompagner ses camarades dans un quelconque endroit de la capitale.

domenica 30 gennaio 2011

Situazione dai cugini Egiziani

(ASCA) - Roma, 29 gen - Supera quota 100 il numero delle persone che in cinque giorni di proteste in Egitto hanno perso la vita. Manifestazioni continuano al Cairo, Alessandria e Suez mentre il presidente Hosni Mubarak sta mettendo in piedi un nuovo governo. I manifestanti pero' chiedono proprio le dimissioni di Mubarak, leader del paese dal 1981. Il blog sul sito di Al Jazeera ricostruisce parte dei numeri di chi questa rivolta non la potra' raccontare. Si tratta di almeno 36 persone morte ad Alessandria, 27 a Suez, 22 al Cairo.




Sicuramente le vittime continueranno a crescere, in Egitto ci sono molti più problemi che in Tunisia ed il paese è 10 volte più grande. Inoltre la dittatura di Mubarak è stata maggiormente spietata rispetto a quella di Ben Ali.

Intervista sulla "La Presse" del 28/01/2011 a Francesco Lo Iudice


Problemi tecnici

Ci scusiamo per non aver potuto aggiornare il blog negli ultimi 3 giorni a causa di problemi tecnici.

Ritorno del capo partito islamico

ANSAmed) - LONDRA, 30 GEN - Rachid Ghannouchi, il capo del partito islamico tunisino Ennahda, in esilio da oltre 20 anni, si è imbarcato a Londra-Gatwick su un aereo diretto in Tunisia.

Lo ha riferito la figlia, che viaggia con lui. L'atterraggio è previsto per le 12.25, ora tunisina e italiana. Ghannouchi, in un'intervista pubblica una settimana fa, aveva sottolineato di voler rientrare dopo 22 anni all'estero per "contribuire intellettualmente" alla nascita di una nuova "era della democrazia" in Tunisia. Pochi giorni prima il premier tunisino, Mohammed Ghannouchi, aveva dichiarato che Rachid Ghannouchi "rientrerà in Tunisia solo dopo una legge di amnistia". (ANSAmed).

Blog del Ritrovo degli Artisti

Da oggi è attivo il nuovo blog del ristorante "Ritrovo degli artisti" all'indirizzo:

 ritrovoartisti.blogspot.com

mercoledì 26 gennaio 2011

Somiglianze!!!

Bruce Mcgill

Ben Ali


Le ultime indiscrezioni dicono che dopo aver rubato i lingotti d'oro per un valore di 45 milioni di euro Ben ali non sia andato in Arabia Saudita ma a Hollywood!!

Interpol cerca Ben Ali

TUNISIA - Il governo tunisino ha chiesto all'Interpol di arrestare l'ex presidente Ben Ali, la moglie e altri membri della famiglia. Lo ha reso noto il ministero della Giustizia. Il ministro della Giustizia, Lazhar Karoui Chebbi, nel corso di una conferenza stampa ha detto che Ben Ali e la moglie Leila Trabelsi sono accusati di "acquisizione illegale di beni mobili e immobili" e "trasferimenti illeciti di valuta straniera verso l'estero". Il presidente, fuggito dal paese il 14 gennaio scorso, si trova in Arabia Saudita. Il ministro ha detto anche che sei membri della guardia presidenziale sono ricercati per aver incitato alla violenza dopo la fuga di Ben Ali.
DOMANI ANNUNCIO COMPOSIZIONE DEFINITIVA GOVERNO - Verra' annunciata domani la ''composizione definitiva'' del governo di transizione tunisino. Lo ha riferito la televisione tunisina, citando un comunicato del portavoce dell'esecutivo. E' attesa per domani anche la nomina dei governatori locali e degli ambasciatori. Un rimpasto di governo era stato annunciato gia' ieri, ''per ricoprire i posti dei ministri dimissionari (cinque la scorsa settimana, ndr) e sostituire eventuali altri posti vacanti'', aveva detto lo stesso portavoce. Una mossa giunta dopo che manifestanti a migliaia da giorni in piazza contestano il governo ritenuto ancora in gran parte espressione del vecchio regime.

Apertura Ritrovo degli Artisti

Da oggi riapre il "Ritrovo degli Artisti", ristorante italiano situato al Nasser. 
Momentaneamente solo nelle ore di pranzo a causa del coprifuoco, ma appena possibile riprenderà la sua attività anche per cena.



Una persona muore per protesta contro proseguimento manifestazioni

(ANSAmed) - TUNISI, 25 GEN - Alaeddin Gammat, il disoccupato suicida di Gafsa, faceva parte di un folto gruppo di persone che si erano radunate dinanzi alla locale sede dell'Unione regionale del lavoro (Urt, che fa capo alla centrale sindacale Ugtt) per protestare contro la prosecuzione degli scioperi che impediscono la normale attività commerciale.

La manifestazione e' stata dispersa dai militari con colpi di arma da fuoco in aria. Gammat, stando a testimonianze, non si e' pero' allontanato ed e' entrato nella sede dell'Urt, per esprimere la sua rabbia di disoccupato. Qui e' stato bloccato da alcuni sindacalisti, duramente picchiato e gettato all'esterno, dove si e' dato fuoco.

Si sono poi avuti scontri tra gruppi di giovani e sindacalisti dell'Urt e l'esercito e' nuovamente intervenuto per porvi fine.

Il tentativo di suicidio e' avvenuto a Rgueb, nei pressi di Sidi Bouzid. Un altro giovane disoccupato, stando a fonti locali, si é cosparso gli abiti di benzina appiccandovi il fuoco. Soccorso, sarebbe stato trasportato in un ospedale.

(ANSAmed).

Appoggio dell' Unione Europea

(ANSAmed) - TUNISI, 25 GEN - Il ministro degli Esteri, Kamel Morjane, ha riceveuto oggi gli ambasciatori dei Paesi europei accreditati in Tunisia.

Morjane - scrive l'agenzia di stampa Tap -, ha detto che il governo di unione nazionale "é la strada migliore per assicurare la transizione, rispettare la costituzione ed evitare il vuoto politico, con il principale obiettivo di guidare il Paese verso elezioni libere, democratiche e trasparenti".

Da parte sua il capo della delegazione europea, ha assicurato l'appoggio dell'Unione Europea alla Tunisia nel suo processo democratico e, sottolineando l'appoggio dell'Unione a questo processo di sviluppo democratico, ha evidenziato il ruolo che potrà avere il partenariato Ue-Tunisia in questa marcia di avvicinamento.

I diplomatici europei hanno ribadito al ministro Morjane la disponibilità dei rispettivi Paesi ad appoggiare l'azione del governo provvisorio tunisino. (ANSAmed).

La libertà d'espressione di Francesco Lo Iudice

Vivere in Tunisia è un blog importante e costruttivo. Importante perché é riuscito, in un momento critico dello Stato tunisino, a fare informazione e dare un contributo essenziale in rete. Costruttivo perchè gestito da  un gruppo di giovani, italiani e tunisini residenti in Tunisia, che hanno compreso l'importanza di aprire un dialogo e un confronto, libero e democratico, utilizzando un veicolo mediatico immediato. I risultati sono evidenti e incoraggianti, mentre stò scrivendo questa nota si sono raggiunti 11.260 contatti, e le possibilità d'intervento e di critica non censurati ma stimolati.  Reprimere o impedire a questi ragazzi di esprimersi liberamente è un atto odioso e un insulto alla ragione, deplorevole e degradante, con l'aggravante se giunge da soggetti istituzionali che dovrebbero supportare e valorizzare queste iniziative. Il confronto e il dialogo sono alla base della convivenza sociale e il diritto di replica è garantito e consentito, in questo blog, senza ricorrere ad atti repressivi e intimidatori. Forza ragazzi continuate a scrivere e a informare. La libertà d'espressione và difesa e il vostro coraggio premiato e non represso......nel 1976 davanti ai cancelli dell'Università "La Sapienza" si gridava uno slogan contro il potere "....una risata vi seppellirà" era rivolto verso quei tromboni moralisti che bloccavano ogni sviluppo di idee alternative al loro sistema.
Francesco Lo Iudice

martedì 25 gennaio 2011

Governo sotto la pressione della piazza

TUNISI (ANSA) - Il governo di transizione tunisino ha annunciato un ''imminente rimpasto''. Si parla di un ''governo di saggi'' e sembra un tentativo estremo di arrivare alla calma e di arginare la piazza ancora in subbuglio, alla quale si e' rivolto ieri, in persona, anche il capo dell' esercito, dichiarandosi ''garante della rivoluzione'' e messaggero delle richieste del popolo. E mentre il Dipartimento di Stato Usa fa sapere di aver inviato a Tunisi l'emissario speciale Jeff Feltman ''per conferire col governo ad interim su quanto intenda fare in materia di elezioni e riforme democratiche'', ancora a migliaia stanno manifestando a Tunisi, chiedendo la dissoluzione di questo governo con troppi uomini legati al vecchio regime.

Il cuore della contestazione si e' spostato dalle marce lungo avenue Bourghiba alla grande piazza della Casbah, dove c'e' la sede del governo: per tutta la notte, sfidando il coprifuoco, centinaia di persone giunte a Tunisi dal sud e dal centro del Paese si sono accampate fin sotto la finestra del primo ministro, Mohammed Gannouchi. La sede del governo ''e' la nostra Bastiglia'' hanno detto alcuni dei manifestanti. ''Non credo che un rimpasto di governo sia sufficiente a soddisfare le richieste della gente'', ha detto all' ANSA una fonte dell'Ugtt. Anche il sindacato e' consapevole che, dopo l'entusiasmo della rivolta, il Paese rischia uno stallo. Ma e' evidente che il braccio di ferro continua. E se per ora il governo ha puntato sull'invito alla calma, in attesa di tornare alla normalita' con il rientro al lavoro e la ripesa delle attivita', per oggi e' gia' prevista una ''contromanifestazione'' a sostegno del governo. I messaggi sono circolati via Facebook e l'appuntamento e' per il primo pomeriggio sull'avenue Bourghiba, fino a ora esclusivo palcoscenico della contestazione.

MILLE MANIFESTANTI DAVANTI SEDE PREMIER - Un migliaio di persone chiedono stamani le dimissioni del primo ministro tunisino in una manifestazione davanti al suo ufficio a Tunisi. La grande maggioranza dei manifestanti ha passato la seconda notte all'addiaccio, sfidando il coprifuoco, sulla grande spianata davanti alla Casbah, che si trova vicino all'ufficio del premier di transizione, Mohammed Ghannouchi. Appena svegliati, alcuni hanno salutato la bandiera e hanno cantato l'inno tunisino, prima di lanciare slogan contro il governo, sotto gli sguardi dei militari che controllano la piazza. Volontari distribuiscono caffe' e vivande ai manifestanti.

domenica 23 gennaio 2011

La 'Carovana della liberazione' chiede la rimozione di personaggi del vecchio regime

ANSA - Centinaia di chilometri a piedi e con mezzi di fortuna per fare la rivoluzione. La Tunisia si è ricongiunta così nella capitale, e ne arriveranno ancora. Chiedono l'immediata dissoluzione del governo. Fuori i 'vecchi' legati al regime di Ben Ali. La 'carovana della liberta'' è composta soprattutto da giovani venuti dal sud e dal centro. Da Sidi Bouzid, da Gafsa, da Kasserine, da Regueb. Fino alla sede del governo dove hanno manifestato diventati migliaia insieme con gli abitanti di Tunisi scesi in piazza a sostenerli. Li hanno accolti entusiasti e con loro hanno chiesto ancora la svolta, quella vera. E in serata, centinaia di manifestanti sono scesi di nuovo in piazza nella capitale, sfidando il coprifuoco. "Resistiamo" dice un sindacalista, "questa è la nostra rivoluzione, l'abbiamo fatta noi, noi abbiamo cacciato Ben Ali, non possono prendersela. Vogliamo una Tunisia nuova, parlamentare. Vogliamo le elezioni subito, e loro, i complici del vecchio regime, se ne devono andare. Non c'é altro modo".

E' forte la voce della base del sindacato, la stessa che ha convinto i ministri nominati dell'Ugtt (sindacato dei lavoratori tunisini) a lasciare l'esecutivo di unità nazionale. Loro adesso sono fuori dal palazzo e da li non hanno intenzione di muoversi "perché possiamo davvero voltare pagina, possiamo farlo adesso". Così si trasforma ogni giorno questa rivolta: ieri la piazza era dei poliziotti, che guadagnano 300 dinari al mese (circa 150 euro) e si sentono, come tutti, "vittime del regime". Oggi è del paese profondo, di quei ragazzi che, come Mohamed Bouzize che si è dato fuoco il 17 dicembre scatenando la 'rivolta del Gelsomino', non hanno niente e per questo vogliono farla questa rivoluzione. Ma è anche degli abitanti di Tunisi che, in corteo, hanno raggiunto la Casbah dove c'é l'ufficio del primo ministro. Famiglie intere con bambini per mano che, con la bandiera della Tunisia come mantello e gli slogan già imparati a memoria, se la ricorderanno certo questa domenica di sole. Ci sono ragazze poco più che adolescenti, anche tre generazioni di donne "nonna, mamma e figlia: tutte e tre contro questo governo che non ci rappresenta", dicono.

Ripresa attività aziende francesi

(ANSAmed) - TUNISI, 21 GEN - Secondo la Camera Tuniso-Francese di Commercio e Industria (Ctfci), alla data odierna la quasi totalità delle imprese a partecipazione francese hanno ripreso l'attività. Questo sulla base di un sondaggio relativo ai milleduecento aderenti. Il ritorno alla piena normalità é previsto per il prossimo 24 gennaio. Viene segnalato solo un rallenamento delle operazioni di sdoganamento nel porto di Radès, nella periferia sud di Tunisi. (ANSAmed).

Aggiornamenti

Previsto un nuovo sciopero del sindacato per martedì. Possibilità di manifestazioni violente. Il rischio può essere che membri del sindacato si siano alleati con gli islamici, se é così ci vorrà molto tempo prima che la situazione si stabilizzi.

sabato 22 gennaio 2011

Dalla Tunisia al resto del Maghreb

Maghreb in agitazione. Molte le categorie in piazza oggi a Tunisi: poliziotti, pompieri, uomini della protezione civile, ingegneri, donne lavoratrici. Ad Algeri centinaia di oppositori, scesi in strada nonostante i divieti, sono stati bloccati dalla polizia che ha anche impedito l'accesso in città a chi veniva da fuori: feriti 7 agenti e un deputato dell'opposizione, un altro è stato arrestato. In Marocco due uomini cercano di bruciarsi, mentre uno è morto carbonizzato in Arabia saudita.


TUNISIA: POLIZIA, POMPIERI, PROTEZIONE CIVILE, TUTTI IN PIAZZA - Il centro di Tunisi al momento e' completamente bloccato da una grande manifestazione cui partecipano poliziotti, vigili del fuoco, protezione civile ed anche membri della guardia nazionale. Lo ha constatato l'ANSA. ''La polizia e' al fianco del popolo'' e' uno degli slogan urlati dai manifestanti. Lungo Avenue Bourghiba sfila anche un camion dei pompieri con a bordo decine di manifestanti. Al suo passaggio la gente applaude e si unisce ai cori. "In Tunisia non si può separare la polizia dal popolo", dice una poliziotta tra la folla di manifestanti diventati ormai oltre un migliaio nel centro di Tunisi dove oggi sono scesi in piazza Polizia, guardia nazionale, vigili del fuoco e protezione civile. "In ogni casa tunisina c'é un poliziotto - continua - la polizia è il popolo e il popolo è la polizia. Manifestiamo per i nostri diritti". Un poliziotto in divisa, nastro rosso al braccio come quasi tutti gli agenti in piazza - alcuni in divisa e altri in borghese - avvia un coro ed immediatamente viene circondato da persone che a loro volta cominciano a scandire slogan: "Guadagniamo 300 dinari al mese (circa 150 euro, ndr), non possiamo permetterci una casa, nemmeno un'auto. Invece nell'amministrazione ci sono molti ladri". Interviene un membro della guardia nazionale in divisa: "22 anni di servizio e 400 dinari al mese". Un altro agente della guardia nazionale si scaglia invece contro Ali Seriati, l'ex capo della sicurezza nazionale arrestato nei giorni scorsi dopo la fuga di Ben Ali, "é lui il responsabile delle vittime - dice - "non tutti quelli che lavorano al ministero dell'interno devono essere accusati". Sia la polizia, sia la guardia nazionale fanno capo al ministero dell'Interno, ma è un gruppo più ristretto di agenti ('milizianì) che era incaricato della sicurezza presidenziale e non appartengono né alla polizia né alla guardia nazionale.

ALGERIA: OPPOSIZIONE SCENDE IN PIAZZA, NONOSTANTE DIVIETO - Centinaia di persone si stanno radunando davanti alla sede del partito d'opposizione Raggruppamento per la cultura e la democrazia (Rcd) nel centro di Algeri. Nonostante il divieto delle autorità, il partito di Said Sadi, profondamente radicato in Cabilia, ha deciso di scendere in piazza per reclamare, tra l'altro, la revoca dello stato d'emergenza. Un imponente dispositivo di sicurezza è presente davanti alla sede del partito, sul quale sventola una bandiera della vicino Tunisia. Piazza Primo Maggio, punto di partenza della manifestazione, é presidiata dalle forze di sicurezza. Un elicottero sorvola la città. Lo stato d'emergenza, in vigore dal 1992 vieta, in particolare nella capitale, ogni manifestazione pubblica.

MAROCCO: STAMPA, DUE NUOVI TENTATIVI D'IMMOLARSI COL FUOCO - Due uomini hanno tentato di immolarsi con il fuoco, uno nel Sahara Occidentale, l'altro nel centro del Marocco, portando a tre il numero di tentativi compiuti in Marocco dall'inizio delle proteste in Tunisia. Lo scrive il quotidiano Assabah. Il giornale dice che il primo tentativo è avvenuto a Smara, dove ha la sua base il movimento indipendentista Polisario, da parte di un uomo originario di Tindouf, che, secondo le testimonianze, è stato bloccato dopo aver versato in terra delle benzina e avevi dato fuoco. Il secondo tentativo, dice Assabah, è stato compiuto a Beni Mellal, nel centro del Paese, da un uomo di 41 anni, ambulante, al quale le autorità avevano promesso un banco e che è rimasto ustionato in modo lieve a una mano. Ieri c'era stato un altro tentativo a Casablanca. Protagonista, dice l'agenzia Map, un uomo con problemi di "eredità".

Le Università riapriranno il 25/1

(ANSA) - TUNISI, 22 GEN - Le universita' tunisine, chiuse dal 10 gennaio, riapriranno a partire dal 25. Lo ha annunciato il ministro tunisino dell'Istruzione, Ahmed Ibrahim. Lunedi' riapriranno invece le scuole. All'inizio dei corsi verra' osservato un minuto di silenzio in memoria delle vittime dei disordini. Intanto e' allarme per il fatto che gli uomini del vecchio regime starebbero distruggendo in questi giorni i documenti piu' compromettenti del periodo dell'ex presidente Ben Ali

Tunisia, Svizzera blocca beni di Ben Ali

La Svizzera ha deciso di bloccare eventuali fondi illegali dell'ex presidente tunisino Ben Ali, mentre Tunisi ha annunciato l'apertura di un'inchiesta sull'arricchimento di Bel Ali e dei suoi clan. Intanto l'Onu ha annunciato che sono più di 100 le vittime delle ultime settimane. Proseguono le manifestazioni di protesta contro la presenza nel nuovo governo di esponenti della vecchia guardia. La tv tunisina ha detto che 33 membri della famiglia del deposto presidente Ben Ali sono stati arrestati e ha mostrato sequestri di oro e gioielli.

Il primo ministro tunisino Mohammad Ghannouchi ha parlato con l'ex presidente Zine el Abidine Ben Ali dicendogli di non tornare in patria: lo ha riferito un ministro.


«Settecento italiani, che lo hanno richiesto, sono rientrati dalla Tunisia, ma molti altri turisti hanno deciso di proseguire le loro vacanze». Lo ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini, alle commissioni riunite Affari esteri di Camera e Senato, precisando che i connazionali che si trovano ancora nel Paese non corrono alcuno pericolo. È stato inviato «un nucleo operativo speciale presso l'Ambasciata d'Italia a Tunisi», ha aggiunto il ministro, se dovesse essere necessaria una protezione degli italiani ancora presenti nel Paese. «Una nave della Tirrenia è partita per la Tunisia per riportare in patria il personale del Circo Bellucci, rimasto bloccato dalla rivolta a Sfax», ha aggiunto Frattini, secondo il quale la rivolta in Tunisia non è una sommossa di tipo islamista.

Un'inchiesta giudiziaria per «acquisizione illegale di beni e investimenti finanziari illeciti all'estero» è stata aperta nei confronti dell'ex presidente Zine el Abidine Ben Ali e della sua famiglia. L'inchiesta riguarda «l'acquisizione illegale di beni mobili e immobili, investimenti illeciti all'estero e l'esportazione illegale di valuta». Nel mirino sono in particolare l'ex capo dello Stato, la sua consorte Leila Trabelsi, i fratelli e i generi di Leila Trabelsi, i figli e le figlie dei suoi fratelli».

La polizia scende in Piazza

ULTIMA ORA:




Il centro di Tunisi al momento e' completamente bloccato da una grande manifestazione a cui partecipano poliziotti, vigili del fuoco, protezione civile ed anche membri della guardia nazionale. Lo ha constatato l'ANSA.

La polizia e' al fianco del popolo' e' uno degli slogan urlati dai manifestanti. Le forze del ordine hanno continuato a gridare che la colpa non è loro, m loro si sono limitati a obbedire agli ordini del Ex Presidente Ben Ali. Lungo Avenue Bourghiba sfila anche un camion dei pompieri con a bordo decine di manifestanti. Al suo passaggio la gente applaude e si unisce ai cori.

venerdì 21 gennaio 2011

Dichiarazioni di Stefania Craxi


Roma, 17 gen. (TMNews) – “Ben Alì è stato eletto presidente della Repubblica in Tunisia, se n’è andato in seguito a una sollevazione popolare, ma non è reo di nessun reato”. Lo sostiene il sottosegretario agli Esteri Stefania Craxi in un’intervista al Secolo XIX di Genova. “Se fosse stato a Cagliari – sostiene Craxi – l’Italia avrebbe dovuto accoglierlo”.
“E se a qualcuno fosse venuto in mente di arrestarlo, sarebbe stata una sciocchezza – aggiunge l’esponente del governo – Non lo si poteva certo accusare di immigrazione clandestina”.


Commento: Allucinante!!

Riammissione partito islamista


TUNISI - Il governo di transizione tunisino, riunitosi ieri per la prima volta, ha annunciato un'amnistia generale. La Tunisia inoltre prenderà possesso dei beni mobiliari e immobiliari del Raggruppamento costituzionale democratico (Rcd), il partito di Ben Ali. Il portavoce del nuovo governo di unità nazionale al termine del primo Consiglio dei ministri ha detto che è stato deciso il riconoscimento di tutti i movimenti politici finora al bando, che riguarderà anche il partito islamico Ennahdha, dichiarato illegale sotto il regime del deposto presidente Ben Ali.
E Amnesty International ha accolto con soddisfazione l'annuncio dell'avvenuto rilascio di tutti i prigionieri politici, da parte delle autorità tunisine il 19 gennaio. Lo ha reso noto l'ong con un comunicato. "Ora - prosegue la nota - il governo di Tunisi deve dimostrare di voler veramente porre fine alla ventennale cultura di violazioni dei diritti umani e riprendere il controllo sulle forze di sicurezza, che hanno minacciato e oppresso i cittadini comuni del Paese".
Infine il ministro dell'Industria, Mohammed Afif Chelbi, ha assicurato la continuità della produzione nelle fabbriche. Da oggi tre giorni di lutto per onorare le vittime della rivolta. Scuole e università riapriranno la prossima settimana.

Preghiera per i martiri

ANSAmed) - TUNISI, 21 GEN - Il ministero degli Affari religiosi della Tunisia ha invitato tutti gli imam del Paese a pregare nelle moschee oggi, nel venerdi' di preghiera, per ''i martiri della rivoluzione''. Lo ha annunciato in un comunicato diffuso dall'agenzia Tap.(ANSAmed).




Io penso che una giornata dovremo organizzare anche noi un qualcosa per ricordare i martiri di questa rivoluzione, si sono sacrificati per costruire una Tunisia migliore, tra l'altro la maggior parte delle vittime sono giovani. Dovremmo organizzare una commemorazione nella nostra chiesa o semplicemente anche un piccolo corteo ricordando i nomi delle vittime. Se qualcuno di voi è interessato fatemelo sapere così organizziamo il tutto insieme, io sono favorevole a qualsiasi iniziativa purché si faccia.

Tunisia Libera!!

http://www.youtube.com/watch?v=A8U9W1K0mzQ&feature=related

Armi da fuoco trovate a casa di un famigliare di Leila

ANSAmed) - TUNISI, 21 GEN - Armi da fuoco e munizioni sono state trovare nella villa di un familiare di Leila Trabelsi, moglie dell' ex presidente Ben Ali. Si tratta, secondo quanto la televisione di Stato, di pistole, fucili da caccia e munizioni, sotterrate nel giardino della villa. (ANSAmed).


Tutta brava gente!!!

Ringraziamo l' A.S. Aurora

In questo momento delicato, per la Tunisia e per la nostra collettività, bisogna essere tutti uniti e cercare di riprendere le nostre attività lavorative e creative il più presto possibile. L'Associazione Aurora si é prodigata, attraverso i suoi responsabili, ad aiutare diversi connazionali a raggiungere l'aeroporto e il porto per rientrare in sicurezza nel nostro Paese e si occupa, ancora in questi giorni, della salvaguardia delle abitazioni e del mantenimento degli animali domestici lasciati al momento della partenza.
Il nostro contributo, per una vera democrazia in Tunisia, passa anche attraverso l'operato delle nostre associazioni,che hanno valorizzato la presenza degli italiani in questa terra attraverso i secoli e sviluppato il senso dell'amicizia e della tolleranza tra i due popoli.


giovedì 20 gennaio 2011

Tunisia: portata via anche la Ferrari dell'ex presidente Ben Ali

«Confiscata» dalla folla in rivolta: «Questi sono i nostri soldi!»

MILANO - Dopo aver deposto il presidente Ben Ali, fuggito in Arabia Saudita a seguito delle violente proteste, nella capitale tunisina le residenze del regime continuano a essere meta di curiosi e di vandali. Che dai lussuosi palazzi della famiglia saccheggiano e devastano tutto ciò che trovano. La tv pubblica olandese ha documentato come alcuni dimostranti si sono impossessati persino della prestigiosa Ferrari appartenuta all'ex capo di Stato. La fuoriserie è stata portata via su una ruspa.

AUTO DEL POPOLO - Se da una parte in queste ore la Banca centrale tunisina ha smentito che la moglie dell'ex presidente, Leila Trabelsi, abbia lasciato il Paese con una tonnellata e mezza d'oro, e la Svizzera ha deciso di bloccare gli eventuali fondi illegali presenti negli istituti del Paese appartenenti a Ben Ali, in Tunisia non si fermano le proteste della popolazione. Stando alla stampa americana, la fortuna della famiglia presidenziale è stimata intorno ai 5 miliardi di euro. I saccheggi di questi giorni non hanno risparmiato neppure la Ferrari 599 GTB Fiorano dell'ex leader politico. L'incredibile sequenza è stata diffusa dagli olandesi di Nos.nl e documenta come un gruppo di manifestanti in rivolta si siano «riappropriati» della coupé a 12 cilindri. La vettura sportiva di colore giallo è stata infatti prelevata direttamente dal garage della villa dove Ali risiedeva. È stata trasportata nella capitale, in bilico su una ruspa, come un trofeo. Il guidatore a bordo del carrello elevatore si rivolge alla telecamera col pollice alzato al grido di «Questi sono i nostri soldi!». Il valore della macchina, al momento dell'acquisto, è di circa 300 mila dollari.


http://www.youtube.com/watch?v=rGnxhoZON8U

La forza di internet

Molti studiosi hanno già denominato questa rivoluzione in Tunisia come la rivoluzione dei blogger. Una rivoluzione nata e diffusa via internet tramite i blog. A differenza di facebook o youtube l'idea di un blog non può essere bloccata, perché alla chiusura di una pagina, in modo semplice e gratuito se ne possono aprire altre diecimila.

Un'idra a mille teste per i governanti di tutto il mondo. Già il 2010 si era chiuso con le rivelazioni scottanti di wikileaks che hanno destabilizzato tutta la politica internazionale ma il 2011 potrà essere l'hanno giusto per uno sconvolgimento totale.

Karl Popper diceva che una società può definirsi aperta quando i governati hanno il controllo sui governanti, chissà che questo non potrà essere un buon inizio. Si sente sempre parlare male di internet e della sua forza distruttiva, ma in questo caso questa forza si è trasformata in costruttiva.

Paolo Lo Iudice

Rispetto diritti Umani

Il nuovo governo sta già operando in questo senso. Guardate cosa dice questo comunicato ansa:

ANSAmed) - ROMA, 20 GEN - Le Nazioni Unite inviano in Tunisia una commissione per valutare la situazione dei diritti umani in seguito ai recenti sviluppi politici.

L'Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite, Navy Pillay - informa un comunicato dell'Onu - ha avuto una conversazione telefonica con il nuovo ministro degli Esteri, Radhouane Nouicer, comunicando la propria intenzione di inviare una commissione in Tunisia per stabilire le priorita' sul fronte diritti umani e proporre azioni concrete per le riforme successive.

''In futuro, coloro che abuseranno della propria posizione di potere in Tunisia dovranno essere puniti'' ha affermato Pillay, che ha accettato di buon grado l'annuncio fatto dal governo ad interim di istituire tre commissioni - rispettivamente, due commissioni di inchiesta su abusi dei diritti umani e corruzione, nonche' una commissione sulle riforme politiche - che saranno guidate da personalita' che si sono distinte per il proprio impegno in materia di diritti umani. L'Alto commissario per i diritti umani dell'Onu ha inoltre valutato che in futuro dovranno essere prese in esame altre questioni, tra cui i meccanismi di responsabilita' per gli abusi dei diritti umani verificatisi negli ultimi decenni e un'attenta revisione delle leggi tunisine e dei sistemi di sicurezza e delle istituzioni del paese.

''Si ritiene importante che la comunita' internazionale faccia il possibile per sostenere il popolo tunisino, desideroso di vedere che sia fatta giustizia'', ha affermato inoltre Pillay, esprimendo il principio che il popolo tunisino non debba farsi giustizia da solo. ''Occorre evitare - aggiunto - che altri atti di violenza contribuiscano a minare l'equita'' dei processi e altre questioni relative alla giustizia''.

Proprio ieri l'ufficio dell'Alto commissario Onu per i diritti umani ha reso noto che nelle ultime cinque settimane, il suo ufficio ha ricevuto resoconti riguardanti la morte di oltre 100 persone. (ANSAmed).





Questa iniziativa risulta molto importante, ricordiamo che la Tunisia sotto Ben Ali era uno dei paesi sulla lista nera dell'Onu in quanto rispetto dei diritti umani.

Ultimi aggiornamenti!!

Dopo la riunione del governo di unità nazionale sembra che tutti i ministri del vecchio partito abbiano lasciato il loro posto dopo la pressione di questi giorni da parte del popolo.

Possiamo dire finalmente che il vecchio regime non esiste più!!!

Quando il potere si trasforma in ossessione

I trabelsi erano poveri, vivevano in una casa tutti insieme, ammassati, 12 fratelli. Non erano istruiti a comandare, non erano neanche istruiti a dirigire nemmeno di certo per commerciare. Un bel giorno la simpatica parucchiera fa innamorare il bel presidente e da un giorno all'altro la povertà diventa un ricordo, un brutto ricordo da cancellare con ogni mezzo.

Una necessità che con il tempo diventa patologia. Sempre più potere, sempre più richezza, fino ad arrivare ad un patrimonio di 5 miliardi di euro. Così tanti soldi, solo per loro, tutti per loro, gestiti con avidità e con la voglia di averne sempre di più, come se volessero costruire un'autostrada di soldi dalla Terra alla Luna. Ma chi abusa troppo del potere alla fine deve fare i conti con la storia.

Il potere va gestito, usato con cautela, perchè altrimenti diventa come una droga, all'inizio ti da felicità e spensieratezza, nel lungo periodo di consuma e ti uccide.

Paolo Lo Iudice

Work in progress!

 
(ANSAmed) http://www.ansamed.info/ - TUNISI - E' fissato per le 13 di oggi il primo Consiglio dei ministri del nuovo governo tunisino, benche' gia' privo di quattro ministri dimissionari.

La riunione fa seguito all'annuncio di una serie di nuove concessioni alle pressanti richieste della piazza, quali le dimissioni dall'Rcd, il partito del destituito presidente Ben Ali, di tutti i ministri che vi appartenevano, alcuni dei quali con posti chiave nell'esecutivo.

Ora la questione che si pone e' chi dovra' sostituire i tre rappresentati del sindacato Ugtt che si sono dimessi insieme ad un esponente dell'opposizione al regime. Mediazioni sono in corso, annunciano i vertici del Pdp - il cui leader Nejib Chebbi ha la competenza per lo sviluppo regionale e che starebbe conducendo in prima persona questa fase di trattative.

''Dobbiamo allargare il piu' possibile la base di rappresentanza di questo governo - dice Issam Chebbi, fratello di Nejib e componente dell'ufficio politico - alle altre forze politiche, a figure vicine al sindacato e anche, perche' no, agli islamisti''. Quanto alla riunione di oggi, l'attuazione effettiva del programma sara' al centro della discussione, oltre al principio della separazione dello Stato e dell'ex onnipotente partito di Ben Ali e il progetto di amnistia generale. ''Le riforme devono andare avanti rapidamente'', spiega un altro componente dell'ufficio politico, Ahmed Bouazze. Quanto alle risorse a disposizione del ministero di Chebbi, ''non possiamo spendere prima di aver fatto una ricognizione della situazione e aver definito un piano in tal senso''. Ma sull'effettiva entita' del budget a disposizione di questo governo non vi sarebbe ancora chiarezza. Secondo voci non confermate, vi sarebbe un effettivo ammanco nelle riserve a disposizione del Paese. (ANSAmed).

Le vostre storie!!

Per tutti quelli che vogliono rendere pubblica la loro esperienza di questi giorni, ciò che hanno visto, sentito, emozioni, potete inviare un vostro articolo alla mia casella postale che troverete nella sezione contatti. Questo non è solo il nostro blog, ma il blog di tutti e ci tengo che tutti quanti partecipino in modo attivo.

mercoledì 19 gennaio 2011

Geant distrutto


C'era una volta un grande centro commerciale chiamato Geant...






La scuola Italiana di Tunisi riapre!!

Ufficiale: La scuola Italiana di Tunisi riapre il giorno lunedì 24 gennaio.

Per tutte le informazione chiamare i numeri della scuola:  Tel:(00216)71873277 Fax:(00216)71870084

Chi ha messo Ben Ali??

Articolo preso da archivio repubblica.it

Tunisia, il golpe italiano
"Sì, scegliemmo Ben Alì"



di VINCENZO NIGRO
 

ROMA - "Non fu un brutale colpo di stato: fu un'operazione di politica estera, messa in piedi con intelligenza, prudenza ma anche decisione dagli uomini che guidavano l'Italia in quegli anni. Sì, è vero, l'Italia sostituì Bourghiba con Ben Ali". Sono le dieci del mattino: per riscaldarsi ai tavolini del bar di viale Parioli l'uomo del ministero degli Esteri cerca uno spazio al sole fra l'ombra dei platani. "Fu l'Italia a costruire nel giro di un paio di anni la successione indolore fra Bourghiba e Ben Ali. Furono Craxi, Andreotti, il capo del Sismi Martini, il capo dell'Eni Reviglio a garantire una rete di sicurezza al "golpe costituzionale" che Ben Alì mise a segno la notte fra il 6 e il 7 novembre dell'87. La storia è lunga, molto più complicata e molto meno sordida di quanto sembri. Craxi fece una visita in Algeria in cui quelli si dissero pronti a invadere la Tunisia se Bourghiba non avesse garantito la stabilità del suo stesso paese. Gli algerini volevano fare qualcosa per tutelare il gasdotto Algeria-Italia, che nel tratto finale attraversa la Tunisia. L'Italia non poteva tollerare una guerra fra Algeria e Tunisia, ma non poteva neppure permettere che Bourghiba degradasse al punto da rendere insicura la Tunisia. Ma chi sa davvero tutto è l'ammiraglio Martini...".

Le undici di ieri mattina. Nel salotto del suo piccolo appartamento alla Balduina, l'ammiraglio Martini si accomoda in poltrona con agilità insospettabile per i suoi 75 anni. Tutt'intorno i cimeli, i ricordi delle due vite trascorse al servizio della Repubblica, quella da ufficiale di Marina e quella da uomo dei servizi segreti. "La storia è vecchia, ma non capisco proprio perché ci siate saltati su solo adesso: l' avevo fatto capire chiaramente nel mio libro "Ulisse"...".

Ammiraglio, semplicemente perché l'altra sera in Commissione Stragi lei ha pronunciato la parolina magica "golpe", anche se l'ha declinata all'italiana: "Organizzammo una specie di colpo di stato in Tunisia". Cos'è una specie di colpo di stato?
"Allora: all'inizio del 1985 mi chiama Bettino Craxi, presidente del Consiglio. Poco prima era stato in Algeria, dove aveva incontrato il presidente Chadli Benjedid e il primo ministro pro tempore, non ricordo chi fosse..." (il primo ministro pro tempore di Chadli era Abdel Hamid Brahimi, ndr).

"Craxi mi dice: ammiraglio, lei deve andare in Algeria, deve incontrare il capo dei loro servizi. Io gli rispondo: presidente, io in Algeria non ci vado. I servizi segreti algerini sono tra i più attivi nell'organizzare e armare i terroristi palestinesi. Il Sismi in quegli anni non aveva contatti con l'Algeria, con i libici, con la Siria. Non avevamo contatti con i servizi che appoggiavano la galassia delle organizzazioni terroristiche palestinesi. Craxi mi ordinò: lei deve andare in Algeria, si cauteli ma vada lì".

La visita di Craxi era stata la prima di un premier italiano nell'Algeria che dal 1962 aveva conquistato l'indipendenza dalla Francia. Presentando il viaggio, il 26 novembre del 1984 il corrispondente dell'Ansa da Algeri scrive: "La visita di Craxi cade in un momento particolare per l'Algeria, che è impegnata a diversificare le sue preferenze verso altri paesi dell'Europa occidentale dopo i problemi con Francia e Spagna. La diffidenza di Algeri verso Parigi è scaturita anche dalle intese raggiunte recentemente fra Mitterrand, il re del Marocco Hassan II e il leader libico Gheddafi per il Ciad. Inoltre l'Algeria si è trovata circondata da un blocco militare ostile a seguito dell'Unione fra Libia e Marocco senza un'aperta opposizione della Francia".

Craxi giunge ad Algeri il 28 novembre 1984. L'ammiraglio Martini ricorda: "Il presidente algerino prospettò al presidente Craxi un'eventualità che per noi sarebbe stata assai pericolosa. Gli algerini - disse - erano pronti a invadere quella parte del territorio tunisino che è attraversata dal gasdotto. Craxi disse a Chadli: "Aspettate, non vi muovete", e iniziò a muoversi lui con Giulio Andreotti".

Alla fine lei decide il viaggio ad Algeri."Naturalmente io eseguo le direttive del governo: non avevamo rapporti diretti col servizio algerino, un servizio unico controllato dai militari. Perciò chiamai l'ambasciata a Roma e dopo pochi giorni col mio aereo atterrai ad Algeri. Mi fecero parcheggiare a fondo pista, lontano da tutti e da tutto. Rimasi a parlare fino a notte fonda con il capo dei loro servizi, e da allora avviammo un dialogo che aveva un grande obiettivo: evitare che la destabilizzazione crescente della Tunisia portasse gli algerini a un colpo di testa. L'Italia offriva aiuto all'Algeria, e in cambio chiedeva aiuto all'Algeria nel controllo del terrorismo in Italia".

Aiuto italiano nella "stabilizzazione" della Tunisia?"Sì. Da quel momento iniziò una lunga operazione di politica estera in cui i servizi ebbero un ruolo importantissmo. Alla fine individuammo il generale Ben Ali come l'uomo capace di garantire meglio di Bourghiba la stabilità in Tunisia. Da capo dei servizi segreti, poi da ministro dell'Interno Ben Alì si era opposto alla giustizia sommaria che Bourghiba aveva intenzione di fare dei primi fondamentalisti che si infiltravano nei paesi islamici. Dopo la condanna a morte di 7 fondamentalisti, Bourghiba voleva altre teste. Noi proponemmo la soluzione ai servizi algerini, che passarono la cosa anche ai libici. Io personalmente andai a parlare con i francesi...".

Ebbe qualche problema col suo collega francese, il capo della Dgse? "Era il generale René Imbot, ex capo di stato maggiore dell' Armée. Andai da lui, gli spiegai la situazione, gli dissi che l'Italia voleva risolvere le cose nella maniera più cauta possibile, ma che comunque non voleva aspettare che la Tunisia saltasse per aria. Lui fece un errore imperdonabile: mi trattò con arroganza, mi disse che noi italiani non dovevamo neppure avvicinarci alla Tunisia, che quello era impero francese. Io ancora oggi penso che per difendere un impero bisognava avere i mezzi, la capacità ma anche la solidarietà di chi non è proprio l'ultimo carrettiere del Mediterraneo... Imbot era stato nella Legione straniera per vent'anni, aveva guidato i paracadutisti che parteciparono alla repressione nella casbah durante la battaglia di Algeri. Era un soldato, non capiva la politica, ebbe qualche problema con il suo primo ministro Jacques Chirac".

Voi andaste avanti col vostro piano: sempre con il consenso di Craxi e Andreotti? E gli americani, li avvertiste?"Gli americani non furono coinvolti. Naturalmente io mi muovevo seguendo le direttive del governo, tenendolo informato passo dopo passo. Noi del Sismi non facemmo nulla di operativo in Tunisia, ma collaborammo a un'azione politica italiana che, appena Ben Ali arrivò al potere, riuscì a sostenere il suo governo politicamente ed economicamente ed aiutò la Tunisia ad evitare l'incubo islamico che ha tormentato paesi come l'Algeria".

La notte del 6 novembre 1987 in Italia il presidente del Consiglio era Giovanni Goria, il ministro degli Esteri Giulio Andreotti, il leader del Psi Bettino Craxi. Sette medici firmarono un referto che certificò l'incapacità di Habib Bourghiba, il primo ministro-generale Zin el Abidin Ben Ali divenne presidente della Tunisia.

Martini ieri sera non ha voluto commentare le dichiarazioni di Pellegrino, Craxi e Andreotti su questo che ha definito "una specie di golpe". I giornalisti che da Tunisi il 7 novembre 1987 trasmisero i loro articoli lo chiamarono "golpe costituzionale". Chiamatelo come volete, la storia è questa.

(11 ottobre 1999)

Ripresa attività Turistiche per metà mese febbraio!!



Il peggio nel sud della Tunisia sempre essere passato, anche a Tunisi gli scontri a fuoco sono notevolmente diminuiti negli ultimi giorni anche se le ronde di cittadini insieme ai militari continuano a sorvegliare giustamente le case e i negozi rimasti intatti, ora il futuro del paese e nella mani dei politici che dovranno decidere come comporre il governo di unità nazionale.
Ecco cosa riporta ansamed.info dopo aver intervistato una donna di un'agenzia turistica:




(ANSAmed) - TUNISI, 18 GEN - I turisti sono partiti e gli hotel sono vuoti a Sousse, una delle località di turismo balneare più note della Tunisia, e nella vicina, nuovissima, Port El Khantaoui. Lo ha detto all'Ansa un'operatrice turistica italiana impiegata di un'agenzia locale.

L'agenzia, ha precisato la donna, ha programmato nuovi arrivi a partire dalla metà del prossimo mese di febbraio e nel frattempo, quasi tutti gli alberghi manterranno il personale, tendendolo occupato in lavori in vista della prossima stagione turistica e in riunioni formative. La situazione a Sousse é ora tranquilla, con la quasi totalità degli esercizi commerciali aperti.

Sono ancora parecchi invece i turisti italiani presenti a Monastir, secondo fonti locali. Anche in questa località la notte é trascorsa senza incidenti e le varie attività stanno riprendendo il ritmo normale. Anche qui, come praticamente in tutta la Tunisia, nella notte ronde di cittadini hanno affiancato l'esercito nel servizio di sorveglianza e prevenzione.(ANSAmed).

Congelamento fondi!!

Dopo l'apertura di ieri da parte di Sarkozy per un eventuale congelamento dei fondi in Francia di Ben Ali anche la Svizzera si pronuncia in merito:

(ANSAmed ) www.ansamed.info  - BERNA, 19 GEN - La Svizzera ha deciso di bloccare eventuali fondi illegali dell'ex presidente tunisino Zine el Abidine Ben Ali nella Confederazione. Lo ha annunciato oggi la presidente svizzera Micheline Calmy-Rey. (ANSAmed).




Speriamo che ciò che ha rubato e sottratto alla Tunisia servirà per ricostruire ciò che i suoi scagnozzi hanno distrutto in questi giorni. 

La posizione della Francia!!

http://www.youtube.com/watch?v=4sRmY2GuZvY

video preso da youtube

I Trabelsi in fuga a Dubai!!

http://www.youtube.com/watch?v=Ui1ZHqU251U


video preso da youtube

Fuga in Libia

Fonte: (ANSAmed, http://www.ansamed.info/ ) - TUNISI, 19 GEN - Parenti dell'ex presidente tunisino Ben Ali e numerosi componenti la sua guardia presidenziale avrebbero trovato rifugio ad Al Jamil, località libica ad una trentina di chilometri dalla frontiera tunisina. E proprio Al Jamil sarebbe stata la meta del comandante della guardia presidenziale, generale Ali El Seriati, arrestato a Ben Guerdane poco prima di raggiungere la frontiera. Lo riferisce 'Maghreb confidentiel' secondo il quale, dopo questi arrivi, a Bengasi (Libia) sarebbe stato decretato lo stato d'emergenza.(ANSAmed).



Devono catturarli tutti e dovranno essere processati in Tunisia per le porcherie che hanno fatto, speriamo che la Libia non decida di proteggerli come ha fatto l'Arabia Saudita con Ben Ali e moglie.

Wikileaks e le sue profezie

(ANSA) - ROMA, 18 GEN - Ben Ali "tiene la Tunisia" come un "dittatore" ed è difficile credere "che andrà via volontariamente": lo si legge in un dispaccio dalla sede Usa di Tunisi del 2006 siglato dall'ambasciatore William Hudson, ottenuto da Wikileaks e pubblicato dal britannico Guardian.



Se gli Stati Uniti effettivamente già dal 2006 sapevano che la Tunisia sarebbe finita nel caos odierno, dove forze vicine al partito di Ben Ali continuano a seminare terrore, perchè non hanno fatto nulla? Perchè prima delle ultime elezioni non hanno fatto forza sul dittatore per farsi da parte dopo tutte le ruberie di 20 anni di governo visto che loro insieme agli Italiani l'hanno messo al potere?
Forse una risposta c'è, tutta la forza diplomatica che decantano in giro gli americani non esiste più, è solo un vecchio ricordo del passato.

Modifiche al blog

Per migliorare la navigazione e la lettura delle notizie e articoli presenti sul blog abbiamo incrementato il numero di post in prima pagina da 10 a 15 e lateralmente troverete una graduatoria dei 10 post più letti.

Per chi voglia leggere ad esempio solamente le notizie, basta cliccare in basso sull'etichetta del post con scritto appunto "notizie" e sarà visualizzate una pagina separata solo con i post delle notizie.


Lo staff di viveretunisia.blogspot.com

Tunisi, nuovo governo già in crisi

ROMA - Moody's ha abbassato a Baa2 da Baa3 il rating dei titoli di Stato della Tunisia e ha cambiato l'outlook da stabile a negativo. Il downgrade, si legge nella nota dell'agenzia internazionale, è causato dalle "significative incertezze economiche e politiche" che pesano sul Paese dopo i gravi disordini che hanno portato all'inatteso cambiamento di regime e che ha portato anche a disordini sociali. Allo stesso tempo, Moody's ha anche abbassato il rating sui depositi in valuta estera (a Baa2) e il rating sul breve termine a P-3 da P-2. Secondo Moody's, "le agitazioni in corso, oltre che la situazione politica, mettono a repentaglio ulteriormente la stabilità futura del paese". Contemporaneamente, Moody's ha anche declassato a Baa2 da Baa3 le valutazioni della Banca Centrale di Tunisia, che emette debito per conto del Tesoro tunisino.

COLLOQUIO OBAMA-MUBARAK
- Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha avuto oggi un lungo colloquio telefonico con il presidente egiziano, Hosni Mubarak. Lo ha reso noto la Casa Bianca, precisando che Obama e Mubarak hanno affrontato diverse questioni, dagli sviluppi della situazione in Tunisia e in Libano, all'attacco di Capodanno contro fedeli copti in una chiesa di Alessandria d'Egitto. Sulla situazione in Tunisia, Obama e Mubarak - ha precisato la Casa Bianca - hanno condiviso l'invito alla calma, affinché sia messa fine a ogni violenza e un governo ad interim possa organizzare libere elezioni. Obama e Mubarak si sono confrontati anche su come rafforzare il processo di pace in Medio Oriente.

GOVERNO GIA' IN CRISI, SUBITO TRE DIMISSIONI
dell'inviata Luciana Borsatti

Ormai tutto dura meno di 24 ore, in Tunisia. Come per la fuga dell'ex presidente Ben Ali, subito dopo il suo ultimo discorso alla nazione in cui prometteva ciò che non le aveva mai dato, o per l'interim della presidenza del premier Mohammed Gannou, o per la "temporanea" assenza del dittatore. E così è stato anche oggi per il nuovo governo di unità nazionale presieduto dallo stesso Ghannouchi, annunciato ieri e sul quale pesano già oggi le dimissioni dei tre esponenti del sindacato e il mancato giuramento di un quarto ministro. E anche in questo caso il movimento di piazza sembra aver scavalcato le soluzioni politiche su cui comincia ad aleggiare la presenza di leader integralisti islamici. Oggi ad essere schiaffeggiati dalla propria base sono stati i vertici del più grande sindacato tunisino, quell'Ugtt che ha giocato un importante ruolo nella destituzione di Ben Ali. Sotto la pressione delle manifestazioni anche dei propri iscritti svoltesi a Tunisi e in tutto il Paese, la direzione nazionale dell'Ugtt ha deciso di non riconoscere un governo di cui fanno parte otto ministri del vecchio partito di governo e ha fatto appello ai suoi tre rappresentanti a "ritirarsi". Una scelta che per tutta la giornata sembra avesse tentato anche indipendenti ed esponenti dell'opposizione della squadra di Ghannouchi, ma sulla quale si è trovato alla fine un altro temporaneo compromesso.

Tutti i ministri hanno giurato, tranne quattro: appunto i tre espressi dall'Ugtt - Houssine Dimassi, Abdeljlil Bédoui e il sottosegretario Anouar Ben Gueddour - e il titolare della Salute, Mustapha Ben Jaafar, del Forum democratico. Ma sull'irrevocabilità di questa scelta le versioni sono contrastanti: secondo il Pdp, il partito di opposizione di Nejib Chebb che non lascia il suo dicastero, si tratta di una scelta ancora condizionata alle trattative in corso con il premier, e il dubbio sarà sciolto domani. Ma secondo il dirigente dell'Ugtt Monsof Ezzahid, quelle dei tre rappresentanti sindacali sono "dimissioni vere", cui potrebbero aggiungersene altre. Un altro che si dava per dimesso, insieme a Taieb Baccouch, (ex leader Ugtt e presidente dell'Istituto del mondo arabo per i diritti umani), era Ahmed Ibrahim degli ex comunisti dell'Ettajdid. Il movimento ha precisato che non è uscito dal governo, ma "se le sue rivendicazioni non saranno soddisfatte rapidamente, rivedrà la sua posizione". Insomma, i giochi sono ancora aperti per almeno alcuni neo-ministri stretti tra le pressioni della piazza e la preoccupazione di garantire al più presto un percorso democratico per la transizione. Intanto però il premier più di un segnale lo ha dato, ai ministri ancora incerti ma soprattutto al movimento di piazza: le sue dimissioni dal partito di Ben Ali, l'Rcd, dello stesso premier Ghannouchi e del presidente ad interim Foued Mebazaa. Dimissioni che "concretizzano una decisione di separazione tra gli organi dello Stato e i partiti", si spiega, ma che si aggiunge alla cacciata dallo stesso Rcd di Ben Ali e di sei suoi collaboratori, coinvolti "nei drammatici eventi che hanno scosso il paese".

Fra questi Abdallah Kallel, ex ministro dell'interno accusato di torture da varie ong. Ma il premier ha anche parlato di Rached Ghannouchi, leader del partito islamista Ennahda, al bando all'inizio degli anni '90 da Ben Ali, che rientrera' da Parigi in Tunisia, ha detto, solo dopo una legge di amnistia che annulli la sua condanna all'ergastolo. Una precisazione che suona come uno stop al leader islamista, che nei giorni scorsi si era detto pronto a tornare per partecipare al gioco democratico, ed il cui partito ha oggi annunciato di voler chiedere la propria legalizzazione, accusando nel contempo il nuovo esecutivo di essere un governo di "esclusione" nazionale, dato che lascerebbe fuori alcuni "pilastri della resistenza". Tra i manifestanti di oggi a Tunisi vi sarebbe stato anche un leader integralista islamico, secondo l'Afp, e alcuni rivendicavano una rappresentanza per tutti, e dunque anche per gli integralisti, nel nuovo governo. Ma non vi è alcun pericolo, ha detto il leader dei comunisti del Potc Hamma Hammani, "'di una deriva islamica'' per questo movimento. Intanto però un altro leader dell'opposizione è già tornato: il leader dell'opposizione laica Moncef Marzouk. Ghannouchi inoltre aveva dato altri segnali forti in un'intervista a Europe 1. La Tunisia "sembrava gestita dalla moglie di Ben Ali", ha detto. Anzi, il premier ha avuto l'impressione che questa dirigesse il Paese "alla fine del regno" dell'ex uomo forte di Tunisi. Forse una mezza conferma, da fonte autorevole, di alcune voci secondo cui Leila Trabelsi tramasse alle spalle del marito per preparare un cambio di regime. Infine, ha annunciato il premier, quanti abbiano avuto un ruolo nella repressione in Tunisia "ne risponderanno davanti alla giustizia".

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